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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; archeologia vicino oriente</title>
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		<title>Turchia, Karkemish. Dopo un secolo tornano i riflettori sulla celebre città hittita</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 13:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ripresi qualche mese fa, dopo quasi cento anni di stop, i lavori di scavo archeologico sul sito di Karkemish, la famosa città ittita, edificata su un importante guado dell’Eufrate, vicino al contemporaneo confine tra Siria e Turchia, ricordata nelle tavolette di Ebla del terzo millennio avanti Cristo e menzionata anche nella Bibbia, annientata nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone  wp-image-11703" title="Karkemish" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/02/Karkemish.jpg" alt="Karkemish" width="600" height="545" /></strong></p>
<p><strong>Sono ripresi qualche mese fa</strong>, dopo quasi cento anni di stop,<strong> i lavori di scavo archeologico sul sito di Karkemish</strong>, la famosa città ittita, edificata su un importante guado dell’Eufrate, vicino al contemporaneo confine tra Siria e Turchia, ricordata nelle tavolette di Ebla del terzo millennio avanti Cristo e menzionata anche nella Bibbia, annientata nel 717 avanti Cristo dall’esercito assiro di Sargon II e dallo stesso popolo ricostruita. In questa città Nabuccodonosor arrestò nel 605 avanti Cristo la conquista egiziana e in epoca romana essa tornò a fiorire.</p>
<p>Tra 1911 e 1920 Karkemish venne interessata dalla prima spedizione archeologica, diretta dal British Museum, a cui partecipò il famoso T.E. Lawrence, ma lo scavo fu subito abbandonato e, con l’indipendenza della Turchia, l’antico insediamento fu dimenticati e occupato da un’area di interesse militare turco, totalmente off limits per i civili, studiosi inclusi. Oggi, una missione italo-turca è tornata sul campo allo scopo di realizzare in loco un parco archeologico e di restituire l’area alla fruizione e alla ricerca. Infatti, gli atenei di Istanbul, Bologna e Gaziantep hanno avviato una collaborazione per valorizzare la plurimillenaria storia di questo sito.</p>
<p>Il sito di Karkemish conserva delle rovine imponenti: una vasta zona che si estende per oltre 90 ettari, circondata da mura che raggiungono i venti metri, un’acropoli fortificata che protegge una città con templi e palazzi, strade commemorative, una ricca necropoli. L’equipe italo-turca ha individuato la fase archeologica corrispondente alla distruzione assira del VI secolo avanti Cristo, mentre i resti della città romana in superficie celano al di sotto le tracce delle città costruire in questo sito strategico.</p>
<p>Una delle scoperte più importanti di questa prima missione archeologica è un altissimo monolite di basalto, rivestito completamente di iscrizioni in geroglifico luvio, caratteri idrografico-sillabici che celano una lingua di origine indoeuropea, decodificata da David Hawkins della British Academy. La stele, che riporta una dedica regale al dio Sole alato, effigiato nella parte superiore della rappresentazione, risale al 980 avanti Cristo, un’epoca ancora sconosciuta della storia di Karkemish.</p>
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		<title>Bologna. Presentata la nuova campagna di scavo a Karkemish, in Turchia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un convegno al Dipartimento di Archeologia per presentare la nuova spedizione archeologica, che coinvolge Università di Bologna, Università di Istanbul e Università di Gazientep, nell’antico sito di una delle più famose capitali del Vicino Oriente, nella regione di Gazientep. Dopo una pausa quasi secolare, sono ripartite l’anno scorso le indagini presso il sito archeologico di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11646" title="Karkemish" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/Karkemish.jpg" alt="campagna di scavo a Karkemish, in Turchia " width="600" height="398" /></p>
<p>Un convegno al Dipartimento di Archeologia per presentare la nuova spedizione archeologica, che coinvolge Università di Bologna, Università di Istanbul e Università di Gazientep, nell’antico sito di una delle più famose capitali del Vicino Oriente, nella regione di Gazientep. Dopo una pausa quasi secolare, sono ripartite l’anno scorso le indagini presso il sito archeologico di Karkemish, nella Turchia sud-orientale. A condurre i lavori è un’equipe turco-italiana, diretta dal professor Nicolò Marchetti, afferente al Dipartimento di Archeologia dell&#8217;Alma Mater.</p>
<p><strong>Karkemish ha rappresentato una delle più principali città del Vicino Oriente</strong>. Le testimonianze cuneiformi ne documentano l&#8217;esistenza sin dal 2300 avanti Cristo. È stato uno dei più importanti regni all’epoca di Hammurabi di Babilonia, poi, sotto il dominio ittita, ha ospitato la sede del viceré e nel corso dell’età del Ferro è diventato un centro di eccezionale monumentalità artistica, distrutto dagli assiri nel 717 a.C., ma risorto e tornato a fiorire come città della provincia romana.</p>
<p>Il sito di Karkemish ospita rovine imponenti: una grande area che si estende per novanta ettari, circondata da mura che arrivano fino a venti metri. All’inizio del Novecento, l’area è stato oggetto di famose campagne di scavo, sostenute da British Museum, cui presero parte C.L. Woolley e T.E. Lawrence. Quando la Turchia diventò indipendente e con la costruzione in di una base aerea in quell’area gli scavi vennero interrotti, ripartendo l’autunno scorso, patrocinati dall’Alma Mater di Bologna.</p>
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		<title>Giordania, Tell al-Mashhad. Conclusa con successo la Missione Archeologica Italiana</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 12:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Marano</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso dei mesi di Luglio e Agosto si è svolta e si è conclusa la V Missione Archeologica Italiana nel sito di Tell al-Mashhad, diretta dal Dott. Francesco M. Benedettucci, dell&#8217;Associazione OLIM di Roma, oltre al quale era presente uno staff di altre cinque persone: il Dott. Luca Aprile, topografo e naturalista, dell&#8217;Associazione OLIM; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dei mesi di Luglio e Agosto si è svolta e si è conclusa la <strong>V Missione Archeologica Italiana</strong> nel sito di <strong>Tell al-Mashhad</strong>, diretta dal Dott. <strong>Francesco M. Benedettucci</strong>, <strong>dell&#8217;Associazione OLIM</strong> di Roma, oltre al quale era presente uno staff di altre cinque persone: il Dott. Luca Aprile, topografo e naturalista, dell&#8217;Associazione OLIM; il Dott. Angelo Ghiroldi, Archeologo del <strong>Centro Studi Diyala</strong> di Roma; il Dott. Dario Scarpati, Archeologo e Direttore del Museo del <strong>Museo Civico “E. Nardi” di Poggio Mirteto</strong>; gli studenti Giulia Marciani e Nicolò Pini, <strong>dell&#8217;Università degli Studi di Siena</strong>. Inoltre, ha partecipato alla missione anche un rappresentante del Dipartimento delle Antichità del Regno di Giordania, il Dott. Khaled Ahmad al-Hawawreh, del Museo Archeologico di Madaba.</p>
<p>Gli obbiettivi di questa campagna di scavo erano uno studio naturalistico funzionale alla realizzazione di un rilievo topografico della regione di Tell al-Mashhad e dell&#8217;inizio della valle di &#8216;Ayun Musa; lo scavo dell&#8217;Area A nell&#8217;edificio sulla sommità del Tell; e un progetto sperimentale di collaborazione con il Sermig Arsenale dell&#8217;Incontro di Madaba.</p>
<p>Per quanto riguarda lo studio naturalistico, questo ha compreso un approfondimento sulla flora e sulla fauna dell&#8217;area. Considerando le precipitazioni annue, tra i 150-200 mm, il sito è inquadrato nella zona climatica stepposa dove la specie vegetale dominante è il <em>Sarcopoterium spinosum</em>, cioè il cespuglio spinoso. Per il sito di &#8216;Ayun Musa, invece, si può parlare di due zone sorgive: nella parte più bassa ci sono terrazzi fluviali quaternari su diverse quote, sfruttati per la coltivazione di uliveti e vigneti; mentre nella zona a ovest l&#8217;ambiente cambia radicalmente. Inoltre, presso la sorgente, è stata messa in luce, dal Dott. Luca Aprile che si è occupato di questo studio, la presenza della canna comune da fiume <em>Arundo donax</em>, del Salice <em>Salix acmophylla Boiss</em>, dell&#8217;<em>Ephedra aphylla Forrs</em>, del <em>Ficus carica</em>, del cappero <em>Capparis spinosa L.</em>, e di molte altre specie non identificate con certezza perché non in fioritura, a eccezione di alcune del genere <em>Echinops</em>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10355" title="Echinops" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/Echinops.jpg" alt="" width="251" height="187" /><br />
Fig. 1. Genere <em>Echinops.</em></p>
<p>Inoltre, nel riparo sottoroccia della sorgente, sono state identificate alcune igrofite, tra cui molti Muschi ed Epatiche, e una Pteridofita, il capello di venere <em>Capillis veneris</em>.</p>
<p>Nel corso della ricognizione è stata individuata anche una ricca fauna: sono stati avvistati esemplari di Volpe, di Gatto selvatico, diverse famiglie di pipistrelli (Chirotteri). Nei pressi delle sorgenti lo staff ha individuato due specie di Anuri (rane), diversi tipi di Rettili, di cui uno appartenente alla famiglia dei Geconidae e un altro a quella degli Agamidae. Inoltre, in questa stessa area, sono stati identificate due specie di scorpioni, non meglio identificate, e alcune specie di ragni.</p>
<p>Inoltre, sono molti i rappresentanti dell&#8217;ordine Odonata (specie <em>Sympetrum fonscolombii</em> e <em>Orthetrum chrysostigma</em>), Mantodea, Omopthera, Eteropthera, Coleoptera, Lepidoptera (specie <em>Pieris brassicae</em> e <em>Lycaena thersamon</em>), Spirostreptida (millepiedi della specie <em>Archispirostreptus syriacus</em>). Inoltre, sono state avvistate la Colomba comune, due specie di Tortora, il falchetto, l&#8217;<em>Upupa epos</em>, la <em>Galerida cristata</em> e il merlo. Un ruolo di riguardo lo merita il Gruccione <em>Merops orientalis</em> che, nel sito di &#8216;Ayun Musa, è presente con colonie di 30 esemplari.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;indagine archeologica vera e propria, questa si è concentrata all&#8217;interno della struttura posta sulla sommità del Tell, nell&#8217;Area A. Sono state individuate alcune pietre lavorate considerate pertinenti a una struttura muraria, denominata W1 (per distinguerlo dal muro W) rivolta verso Ovest e con andamento Nord-Sud. Questo, la cui altezza è di 1.7 m, doveva essere il limite del terrazzamento ed è stato evidenziato che è sostenuto da altre tre strutture murarie, denominate W1a, W1b e W1c, con andamento Est-Ovest e realizzate con pietre di medio e grande taglio. Tra questi tre muri, merita un&#8217;attenzione maggiore il W1a in quanto è costituito da una doppia gradinata ed è stato costruito con pietre di 1.2 m di larghezza. Questo è un dato rilevante dal momento che, in corrispondenza del muro W1, è stato individuato un intervallo tra le pietre ampio 1 m che potrebbe essere collegato con il muro W1a che quindi potrebbe essere una rampa a doppio gradone.</p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10356" title="area A" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/area-A.jpg" alt="" width="244" height="181" /><img class="alignnone size-full wp-image-10357" title="area A 1" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/area-A-1.jpg" alt="" width="243" height="182" /></em><br />
<em>Fig. 2-3. L&#8217;area A, al termine dello scavo, vista da Nord e da Sud.</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10358" title="Struttura muraria W1a" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/Struttura-muraria-W1a.jpg" alt="" width="161" height="212" /></em><br />
<em>Fig. 4. Struttura muraria W1a.</em></p>
<p>Tra i materiali individuati, sono presenti alcuni frammenti ceramici di vasi da conservazione, risalenti all&#8217;Età del Ferro IIC (fine VIII-VII secolo a.C.), un orlo di ciotola (con decorazione a ingubbiatura e lucidatura rossa), un&#8217;impugnatura orizzontale (ispirata forse a prototipi palestinesi) e un frammento relativo a un&#8217;altra ciotola carenata che presenta delle scanalature orizzontali e una base a tripode che rende l&#8217;esemplare unico. Inoltre, è stata rinvenuta una piccola testa di cavallo in argilla interpretata come un frammento di un oggetto rituale.</p>
<p style="text-align: left;" lang="en-US" align="RIGHT"><em><img class="alignnone size-full wp-image-10359" title="Frammento della testa di cavallo in argilla" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/Frammento-della-testa-di-cavallo-in-argilla.jpg" alt="" width="163" height="164" /><br />
Fig. 5. Frammento della testa di cavallo in argilla, dall&#8217;Area A-</em></p>
<p>Inoltre, sono stati rinvenuti alcuni oggetti in pietra destinati alla macinazione delle granaglie e una conchiglia del tipo Veneroidea, di origine mediterranea, con un foro passante che ha portato alla sua interpretazione come pendente.</p>
<p>È stato aperto anche un secondo settore di scavo: ha riguardato il muro N1, parallelo al muro N dell&#8217;edificio quadrangolare e con un&#8217;altezza di 1 m circa. Anche questo è stato datato alla fase finale dell&#8217;Età del Ferro, come i materiali rinvenuti nell&#8217;Area A.</p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10360" title="Muro N1" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/Muro-N1.jpg" alt="" width="180" height="241" /><br />
Fig. 6. Muro N1</em></p>
<p>A partire da quest&#8217;anno, la Missione ha avviato un progetto con il Sermig, Arsenale dell&#8217;Incontro di Madaba, afferente all&#8217;Arsenale della Pace di Torino. Il progetto ha visto lo svolgimento di alcuni incontri: due presso la sede del Sermig, con il coinvolgimento di alcuni giovani disabili con i riabilitatori; due di cui uno presso la sede madabese dell&#8217;organizzazione italiana e l&#8217;altro ha visto lo svolgimento di una visita guidata nell&#8217;area appena scavata, entrambe con i ragazzi di Madaba di estrazione sociale e culturale differente, e partecipanti normalmente alle attività del Sermig.</p>
<p>L&#8217;incontro con i disabili, svoltosi il 28 luglio scorso, ha visto la realizzazione di un lavoro pratico sui materiali: i ragazzi hanno descritto il colore e la forma dei materiali, hanno cercato di individuare quella che doveva essere la funzione originaria, e successivamente sono passati al lavaggio e al disegno dei suddetti oggetti.</p>
<p>La seconda serie di incontri ha visto l&#8217;avvicinamento di ragazzi di religione diversa in modo da superare le reciproche diffidenze, arrivando alle attività pratiche della stessa natura di quelle svolte con i ragazzi disabili.</p>
<p>È stata notata una grande partecipazione e un grande interesse da parte dei partecipanti e, dato ancora più interessante, è stato messo in evidenza il ruolo dell&#8217;archeologia nell&#8217;abbattere alcuni tipi di barriere, come quelle religiose e ideologiche.</p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10361" title="Lavaggio della ceramica" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/Lavaggio-della-ceramica.jpg" alt="" width="199" height="133" /></em><br />
<em>Fig. 7. Lavaggio della ceramica durante l&#8217;incontro con i ragazzi disabili del Sermig.</em></p>
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		<title>Israele, Gerusalemme. Rinvenuta una spada romana con il suo fodero</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 09:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Marano</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso degli scavi archeologici dell&#8217;Israel Antiquities Authority presso il Tempio di Gerusalemme è stata rinvenuta una spada con fodero, di un soldato romano. Questo proviene dallo scavo del canale di drenaggio datato a circa duemila anni fa, realizzato tra la città di David e il Parco Archeologico di Gerusalemme e utilizzato dai Romani come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-10271" title="spada-romana-con-fodero" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/spada-romana-con-fodero.jpg" alt="Israele, Gerusalemme. Rinvenuta una spada romana con il suo fodero" width="600" height="402" /></p>
<p align="JUSTIFY">Nel corso degli scavi archeologici dell&#8217;Israel Antiquities Authority presso il Tempio di Gerusalemme è stata rinvenuta una spada con fodero, di un soldato romano. Questo proviene dallo scavo del canale di drenaggio datato a circa duemila anni fa, realizzato tra la città di David e il Parco Archeologico di Gerusalemme e utilizzato dai Romani come rifugio nel I secolo d.C., in occasione della distruzione del Secondo Tempio. Nel corso dello scavo del canale stanno venendo in luce numerosi reperti che stanno contribuendo a chiarire la storia della distruzione del Secondo Tempio.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Dott. Eli Shukron, dell&#8217;Israel Antiquities Authority, e il Dott. Ronny Reich, dell&#8217;Università di Haifa, entrambi Direttori dello scavo, hanno affermato che la spada rinvenuta doveva appartenere a un fante romano che si trovava a Gerusalemme in occasione della Grande Rivolta del 66 d.C. La spada è lunga 60 cm ed è in un buono stato di conservazione, come il fodero realizzato in pelle.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Inoltre, sul lato del canale di drenaggio, è stato rinvenuto un oggetto in pietra su cui è presente l&#8217;incisione di una menorah, candelabro normalmente a sette braccia ma che qui è stato rappresentato con cinque. Anche la base del candelabro è differente rispetto alla rappresentazione consueta, in quanto mostra quello che doveva essere l&#8217;aspetto originario, a forma di tripode. Il luogo del rinvenimento è il punto più vicino al Monte del Tempio per cui i ricercatori hanno ipotizzato che l&#8217;incisione fosse stata realizzata da un passante che, osservando la menorah, fosse rimasto abbagliato dalla sua bellezza e abbia voluto lasciare quella che era stata la sua impressione, riscoperta nel corso dell&#8217;attuale campagna archeologica.</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Turchia, Tayinat. Rinvenuta una statua di leone databile a oltre 3000 anni fa</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 16:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Un complesso elemento monumentale che raffigura un leone scolpito con raffinatezza: questo è quanto è emerso nei pressi della città di Taynat, in Turchia, durante le ricerche di un’equipe di studiosi dell’Università di Toronto. La statua è conservata molto bene, imponente, alta 1,3 metri e lunga 1,6 metri, posta in armonico equilibrio, con le lunghe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10298" title="leone-Turchia-Tayinat" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/leone-Turchia-Tayinat.jpg" alt="leone Turchia Tayinat" width="600" height="718" /></p>
<p>Un complesso elemento monumentale che raffigura un <strong>leone</strong> scolpito con raffinatezza: questo è quanto è emerso nei pressi della città di Taynat, in Turchia, durante le ricerche di un’equipe di studiosi dell’Università di Toronto. La statua è conservata molto bene, imponente, alta 1,3 metri e lunga 1,6 metri, posta in armonico equilibrio, con le lunghe e massicce zampe distese e le orecchie rivolte all’indietro, in atteggiamento ruggente. Il leone è situato all’entrata di una fortezza e presumibilmente forniva l’accesso alla cittadella di Kunulua, capitale del dominio dei neoittiti di Patina (databile a un periodo compreso tra il 950 e il 725 a.C.), e assomiglia in maniera straordinaria ad uno stesso portale scoperto grazie alle indagini effettuate nel 1911 presso la città ittita di Carchemish da <strong>Leonard Wooley</strong>, archeologo britannico.</p>
<p>Questi importanti lavori archeologici, promossi e sovvenzionati dall’Università di Toronto e dall’Istituto di Ricerca Preistorica dell’AEGEAN nascono dalla collaborazione tra gli studiosi di una dozzina di paesi e oltre venti università e strutture di ricerca che operano in stretta sinergia con il Ministero della Cultura turco allo scopo di aprire nuove opportunità di tirocinio e di ricerca agli studenti, neolaureati e non.</p>
<p>Il direttore del progetto,<strong> Timothy Harrison</strong>, professore di archeologia orientale, ha annunciato anche un secondo ritrovamento, emerso non molto distante dall’ingresso monumentale di Taynat. Si tratta di una forma umana, affiancata da leoni, che testimonia un motivo culturale iconico, tipico del vicino oriente e conosciuto come “Il Maestro degli Animali”, che rappresenta la civilizzazione che trionfa sulle forze caotiche della Natura. Con la conquista degli Assiri, avvenuta nel 738 a.C., il portale monumentale venne convertito in luogo sacro nel tradizionale recinto assiro, come testimoniano le identiche colonne con doppio leone nel capitello, costituenti un tempio assiro e scoperte da Timothy Harrison nel 1930, presso un’altra area anatolica dove si insediarono gli Assiri.</p>
<p>Le scoperte della città di Taynat consentono di esaminare e osservare le innovazioni e la raffinatezza culturale presenti già durante l’Età del ferro, alla fine del secondo millennio a.C., nelle piccole città-stato del Mediterraneo orientale, che forniscono una nuova e inconsueta visuale che potrebbe mettere in dubbio la datazione di precedenti testimonianze. Sembra che queste statue rientrino in una locale tradizione scultorea neo-ittita, in voga prima della conquista assira. Verrebbe così contestata l’ipotesi precedente che indicava questo tipo di rappresentazioni come frutto della cultura assira.</p>
<p>I nuovi dati spiegherebbero che le raffigurazioni di leoni, statue e sfingi colossali sono tipicamente neo-ittite e continuano una tradizione già esistente nell’Età del bronzo che simboleggia il ruolo del sovrano come protettore della collettività, eletto dagli dei. I portoni decorati con i leoni servivano così alla stregua di stemmi, parate dinastiche che ratificavano il potere della classe dirigente.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10299" title="Turchia-Tayinat-leone" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/Turchia-Tayinat-leone.jpg" alt="leone-Turchia-Tayinat" width="400" height="600" /></p>
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		<title>Arabia Saudita. Sorprese dal sito archeologico di al-Maqar</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 16:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Lischi</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sito archeologico saudita di al-Maqar stupisce gli addetti ai lavori e il mondo accademico. In Arabia Saudita dai recenti scavi di un nuovo sito archeologico, al-Maqar, sono venute alla luce tracce ingenti di una nuova civiltà a cui è stato attribuito il nome di civiltà Maqar, riferendosi al luogo di ritrovamento. Nella conferenza tenutasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il sito archeologico saudita di al-Maqar stupisce gli addetti ai lavori e il mondo accademico.</em></strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10236" title="sito-archeologico-al-Maqar" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/sito-archeologico-al-Maqar.jpg" alt="sito archeologico di al-Maqar" width="600" height="334" /></p>
<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> dai recenti scavi di un nuovo sito archeologico, <strong>al-Maqar</strong>, sono venute alla luce tracce ingenti di una nuova civiltà a cui è stato attribuito il nome di <strong>civiltà Maqar</strong>, riferendosi al luogo di ritrovamento.</p>
<p>Nella conferenza tenutasi a <strong>Jeddah</strong>, il Vice-Presidente delle Antichità e dei Musei della Commissione Saudita per il Turismo e le Antichità (SCTA), <strong>Ali al-Ghabban</strong>, ha affermato che i ritrovamenti sembrano dimostrare che nel sito già <strong>9000 anni fa</strong> si ricorreva all’<strong>addomesticamento dei cavalli</strong>. L’affermazione si mette così in contrasto con la teoria, comunemente accettata in ambito accademico, che afferma che l’addomesticamento del cavallo sia avvenuto circa 5500 anni fa in Asia Centrale.</p>
<p>Le testimonianze rinvenute nel sito sembrano testimoniare che la cultura Maqar fosse, per l’<strong>epoca Neolitica </strong>in cui è inquadrata, molto avanzata. Un’evidente abilità artigianale è testimoniata dai ritrovamenti della cultura materiale come grattatoi, torni, macine, punte di frecce ed altri utensili della vita comune.</p>
<p>Sono stati inoltre trovati una serie di <strong>scheletri mummificati</strong>.</p>
<p>La Commissione Saudita per il Turismo e le Antichità, lo scorso anno, ha proposto una serie di <strong>mostre</strong> sui ritrovamenti archeologici nella Penisola Araba al museo del Louvre di Parigi ed al CaixaForum di Barcellona.</p>
<p>Sembra così che l’Arabia Saudita cominci a voler diversificare la sua economia, basata principalmente sull’esportazione del petrolio, cercando anche d’incrementare il turismo culturale nel paese.</p>
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		<title>USA, Chicago. Dopo 90 anni di lavoro completato il dizionario di assiro</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 09:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1921 l’Università di Chicago aveva iniziato a redigere un dizionario di assiro, basandosi sulle parole incise in alcune tavolette. Si trattava di un progetto monumentale con origini molto umili: un piccolo gruppo di eruditi di varie specialità. Il piano consisteva nell’esplorazione di una lingua mediorientale estinta da innumerevoli secoli. Le tavolette che sono state [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9043" title="dizionario di assiro" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/06/accadico-dizionario.jpg" alt="dizionario di assiro" width="600" height="449" /></p>
<p>Nel <strong>1921 l’Università di Chicago</strong> aveva iniziato a redigere un <strong>dizionario di assiro</strong>, basandosi sulle parole incise in alcune tavolette. Si trattava di un progetto monumentale con origini molto umili: un piccolo gruppo di eruditi di varie specialità. Il piano consisteva nell’esplorazione di una lingua mediorientale estinta da innumerevoli secoli. Le tavolette che sono state utilizzate per questo studio erano di argilla o di pietra, riportate alla luce tra i resti archeologici di Irak, Iran, Siria e Turchia; gli studiosi che hanno avviato il progetto erano al corrente del fatto che sarebbe stato un lavoro molto lungo, anche se probabilmente nessuno di loro pensava che ci sarebbe voluto quasi un secolo per portarlo a termine.</p>
<p>Decennio dopo decennio, l’équipe di studio si fece sempre più numeroso, con esperti provenienti da Vienna, Parigi, Copenaghen, Gerusalemme, Berlino, Helsinki, Baghdad e Londra, a cui poi si aggiunsero anche studiosi provenienti da Stati Uniti e Canada; alcuni di loro hanno dato avvio alla loro carriera professionale proprio con la partecipazione a questo progetto, e l’hanno finita con il progetto ancora in corso. Le generazioni si sono susseguite, mentre il Ventesimo secolo lasciò il posto al Ventunesimo secolo. Il lavoro proseguiva con una lentezza frustrante, anche perché la tecnologia a disposizione era molto rudimentale: macchine da scrivere, macchine mimeografiche e targhette di indicizzazione: di queste ne furono elaborate quasi due milioni!</p>
<p>Oggi, dopo novant’anni dall’avvio del progetto, il frutto di tanto lavoro vede finalmente la luce, e il Dizionario di Assiro di Chicago è stato ufficialmente completato: si tratta di 21 volumi in &#8220;<strong>Accadico</strong>&#8220;, una lingua semitica che comprende vari dialetti tra cui anche l’assiro che venne impiegata per circa migliaia di anni. Si tratta di un progetto enciclopedico, più che di un glossario, e offre una finestra sulla società dell’antica Mesopotamia, ossia l’odierno Irak, grazie a un grandissimo quantitativo di diverse fonti tra cui lettere d’amore, ricette di cucina, archivi fiscali, ricette mediche, osservazioni astrologiche, testi religiosi, contratti, poemi empici e molto altro ancora.</p>
<p>Se qualcuno si sta chiedendo qual è l’utilità di un dizionario di una lingua che fu utilizzata per l’ultima volta intorno all’anno 100 a.C. e che solo un ristrettissimo gruppo di eruditi sparsi per il mondo conoscono, il professor <strong>Gil Stein</strong>, direttore dell’Istituto Orientale dell’Università ha una risposta: “Il dizionario di assiro ci offre la chiave per comprendere la prima civilizzazione urbana del mondo. Virtualmente, tutto quello che oggi diamo per scontato ebbe origine in Mesopotamia: le città, lo stato delle società ,l’invenzione della ruota, la forma con cui misuriamo il tempo e, ancora più importante di tutto, l’invenzione della scrittura. Se vogliamo comprendere le nostre radici, dobbiamo prima di tutto arrivare a conoscere questa prima, grande civilizzazione!”</p>
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		<title>Iraq. Il turismo rinasce grazie all’archeologia</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 09:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[redazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Najaf]]></category>

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		<description><![CDATA[Malgrado gli attentati che hanno sconvolto il Paese nell’ultimo anno, il turismo iracheno cresce: sono stati almeno un milione e mezzo i visitatori che nel 2010 hanno deciso di soggiornare nelle città dell’Iraq. I turisti provengono dall’Europa, dal Golfo Persico e dall’Asia. Le mete più visitate restano le città sante di Najaf, Kerbala e Samarra, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Malgrado gli attentati che hanno sconvolto il Paese nell’ultimo anno, il turismo iracheno cresce: sono stati almeno un milione e mezzo i visitatori che nel 2010 hanno deciso di soggiornare nelle città dell’Iraq. I turisti provengono dall’Europa, dal Golfo Persico e dall’Asia. Le mete più visitate restano le città sante di <strong>Najaf, Kerbala e Samarra</strong>, frequentate soprattutto dai pellegrini sciiti. Inoltre, quest’anno è stata scoperta un’area archeologica di epoca sumerica a Nassiriya.</p>
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		<title>Siria, Tell Mozan. Il parco eco-archeologico di Urkesh</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 11:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Moriconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Parco Eco-archeologico di Urkesh sta per diventare una realtà. Questo è quanto emerge dall&#8217;intervento dei professori Giorgio Buccellati dell&#8217;University of California di Los Angeles e Marilyn Kelly-Buccellati della California State University, nel corso del seminario sulla “Conservazione dei Beni Culturali: la sostenibilità economica ed ambientale”. La discussione si è svolta il 30 novembre ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6438" title="urkesh" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/12/urkesh.jpg" alt="Siria, Tell Mozan. Il parco eco-archeologico di Urkesh" width="600" height="400" /></p>
<p>Il Parco Eco-archeologico di <strong>Urkesh</strong> sta per diventare una realtà. Questo è quanto emerge dall&#8217;intervento dei professori <strong>Giorgio Buccellati</strong> dell&#8217;University of California di Los Angeles e Marilyn Kelly-Buccellati della California State University, nel corso del seminario sulla “Conservazione dei Beni Culturali: la sostenibilità economica ed ambientale”.<span id="more-6436"></span></p>
<p>La discussione si è svolta il 30 novembre ed è stata organizzata dal Centre for Economic and International Studies dell&#8217;Università di Roma Tor Vergata nell&#8217;ambito del Master in Economia della Cultura. L&#8217;incontro è stato un momento di analisi e riflessione alla luce dei nuovi ed allarmanti eventi che hanno messo in evidenza lo stato di salute del patrimonio culturale italiano.</p>
<p>Tell Mozan, situato nella Siria settentrionale al confine con la Turchia, è stato scavato a partire dal 1984 dai proff. Buccellati. Le indagini archeologiche hanno permesso di identificare il sito con l&#8217;antica città di Urkesh, uno dei principali centri politici e religiosi degli Hurriti.</p>
<p>Le strutture murarie riportate alla luce sono state da subito preservate dai rigori dell&#8217;inverno, caratterizzato da piogge e nevicate abbondanti, mediante l&#8217;utilizzo di graticci metallici e coperture di tela scorrevoli. L&#8217;intervento, semplice ma efficace, ha prevenuto le infiltrazioni d&#8217;acqua e di conseguenza la possibilità di crolli.</p>
<p>L&#8217;idea del parco nasce nell&#8217;ambito del progetto di conservazione e fruizione dei monumenti scoperti. Obiettivo principale è quello di preservare il paesaggio circostante, che ancora non è stato intaccato da installazioni industriali, come invece è avvenuto in altri siti della zona.</p>
<p>L&#8217;importanza dell&#8217;iniziativa è evidente dai numeri del progetto. Il Parco avrà un&#8217;estensione di 54 chilometri quadrati includendo al suo interno 20 tra villaggi e paesi, sarà dotato di strade di accesso asfaltate e di un aeroporto internazionale a mezz&#8217;ora di automobile, mentre il fabbisogno energetico sarà garantito da fonti di energia alternativa, in particolare quella solare. Per accogliere i visitatori, nei centri abitati saranno sviluppati piccoli bed &amp; breakfast, prediligendo la tecnica costruttiva tradizionale a crudo anziché l&#8217;impiego del cemento. Gli insediamenti serviranno come stazioni di un grande museo all&#8217;aperto ed al loro interno sorgeranno piccole strutture espositive con l&#8217;intento di creare un percorso tematico di villaggio in villaggio.</p>
<p>Lo sviluppo e la manutenzione del Parco sarà affidata allo ”Urkesh National Trust”, un ente autonomo ma strettamente legato alle istituzioni governative siriane, ad aziende private nazionali e ad istituzioni culturali straniere.</p>
<p>La città hurrita di Urkesh si trova nella cosiddetta “mezzaluna fertile”. Il sito presenta tracce di un&#8217;importante civiltà urbana già nel IV millennio a.C, lo stesso periodo in cui i Sumeri si sviluppavano nelle regioni più meridionali. Una grande terrazza templare era già in uso intorno al 3500 a.C., come pure una fossa necromantica profonda 8 metri in cui dovevano svolgersi riti collegati al mondo dell&#8217;oltretomba. Il palazzo reale fu costruito verso il 2250 a.C., epoca in cui ospitava una dinastia hurrita alleata ma indipendente dal regno di Akkad, che invece aveva soggiogato Mesopotamia e gran parte della Siria.</p>
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		<title>Siria, Qatna. Team italiano scopre una fonderia del II millennio a.C.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 20:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[La spedizione archeologica congiunta della Direzione Generale delle Antichità e dei Musei della Siria e dell’Università di Udine ha scoperto nel sito di Qatna, l’antica capitale siriana, un’officina per la lavorazione dell’argento e del bronzo, databile alla prima metà del secondo millennio avanti Cristo. La scoperta consentirà di chiarire quali fossero le tecniche di produzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6292" title="qatna-4 - veduta del restauro palazzo Reale" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/qatna-4-veduta-del-restauro-palazzo-Reale-.jpg" alt="" width="600" height="402" /></p>
<p>La spedizione archeologica congiunta della Direzione Generale delle Antichità e dei Musei della Siria e dell’Università di Udine ha scoperto nel sito di <strong>Qatna</strong>, l’antica capitale siriana, un’<strong>officina per la lavorazione dell’argento e del bronzo</strong>, databile alla prima metà del secondo millennio avanti Cristo.<span id="more-6149"></span></p>
<p>La scoperta consentirà di chiarire quali fossero le tecniche di produzione dei metalli, di far luce sull’origine delle materie prime e sulle vie commerciali che distribuivano il metallo anticamente nel Vicino Oriente. Come ha spiegato il condirettore della spedizione, <strong>Daniele Morandi Bonacossi</strong>, si tratta di una scoperta unica nel suo genere per l’archeologia della regione siro-palestinese.</p>
<p>La XII campagna di scavo dei ricercatori dell’università friulano a Qatna ha portato alla luce anche uno <strong>scarabeo egizio</strong> risalente all’inizio della seconda metà del secondo millennio avanti Cristo, con montatura d’oro e cartiglio e la titolatura reale di Amenhotep III. Una scoperta di enorme importanza che conferma le strette relazioni tra l’Egitto e l’antica capitale siriana che per diversi secoli ha governato un grande regno al centro delle strade carovaniere tra Occidente e Oriente. La spedizione, inoltre, ha concluso la prima parte dei lavori di restauro del palazzo reale, rendendo fruibili seimila metri quadrati di sito archeologico al pubblico.</p>
<p><strong>Galleria fotografica</strong></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6293" title="qatna-5 - veduta del restauro palazzo Reale" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/qatna-5-veduta-del-restauro-palazzo-Reale-.jpg" alt="" width="600" height="402" /><br />
veduta del restauro palazzo Reale</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6294" title="qatna-6 - la fornace per l'argento" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/qatna-6-la-fornace-per-largento-.jpg" alt="" width="600" height="402" /><br />
la fornace per l&#8217;argento</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6295" title="qatna-7 - la fornace per il bronzo" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/qatna-7-la-fornace-per-il-bronzo-.jpg" alt="" width="600" height="402" /><br />
la fornace per il bronzo</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6297" title="qatna-2 - il palazzo Orientale" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/qatna-2-il-palazzo-Orientale-.jpg" alt="" width="600" height="402" /><br />
il palazzo Orientale</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6298" title="qatna-3 - il palazzo della Città Bassa" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/qatna-3-il-palazzo-della-Città-Bassa-.jpg" alt="" width="600" height="402" /><br />
il palazzo della Città Bassa</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6300" title="qatna-1 - lo scarabeo egizio. foto Javier Ballestrer Serrano" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/qatna-1-lo-scarabeo-egizio.-foto-Javier-Ballestrer-Serrano-.jpg" alt="" width="600" height="415" /><br />
lo scarabeo egizio. Ph. Javier Ballestrer Serrano</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6302" title="qatna-48879827_earrings-300x168" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/qatna-48879827_earrings-300x168-.jpg" alt="" width="400" height="224" /><br />
gli orecchini in oro</em></p>
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		<title>Turchia, Aglasun. Scoperte le più antiche terme dell’Asia Minore</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 11:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[L’equipe del professor Marc Waelkens ha portato alla luce in Asia Minore le più antiche terme romane sinora conosciute. La scoperta è avvenuta presso l’area archeologica di Sagalassos (moderna Aglasun, in Turchia), un insediamento frequentato sino al settimo secolo dopo Cristo, prima che delle forti scosse sismiche ne provocassero l’abbandono. Al di sotto delle già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’equipe del professor <strong>Marc Waelkens</strong> ha portato alla luce in Asia Minore le più antiche terme romane sinora conosciute. La scoperta è avvenuta presso l’area archeologica di <strong>Sagalassos </strong>(moderna Aglasun, in Turchia), un insediamento frequentato sino al settimo secolo dopo Cristo, prima che delle forti scosse sismiche ne provocassero l’abbandono.<span id="more-5571"></span></p>
<p>Al di sotto delle già conosciute terme imperiali, databili a un periodo compreso tra il 120 e il 165 dopo Cristo, gli scavi estivi hanno individuato un’altra struttura termale, risalente al 10-30 dopo Cristo, sebbene si creda che probabilmente venne realizzata qualche anno prima, sotto Augusto o Tiberio. Ad ogni modo, sono state costruite prima delle terme di Capito a Mileto, edificate sotto l’imperatore Claudio e considerate fino ad oggi le più antiche dell’Asia Minore.</p>
<p>La struttura termale misura 32,5 metri per 40 metri e le pareti dovevano misurare almeno 12 metri di altezza, benché ne rimangano in piedi solo 8 metri e mezzo. Queste vecchie terme furono sostituite dalle più ampie terme imperiale quando l’imperatore Adriano fece di Sagalassos il centro del culto imperiale della Pisidia. L’allestimento di feste e giochi che questa scelta comportava, richiese l’edificazione di nuove strutture a sostegno della crescita della città.</p>
<p>Inoltre, gli scavi hanno restituito la facciata di un edificio pubblico di epoca imperiale (27 avanti Cristo – 14 dopo Cristo) e portato alla conclusione che l’arco di trionfo che si pensava eretto in onore di Caligola fu, invece, un omaggio a Claudio.</p>
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		<title>Giordania, Petra. Scoperte pitture rupestri di 2000 anni fa</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 10:38:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Petra ha di nuovo sorpreso il mondo dopo che una squadra di restauratori britannici del Courtauld Institute di Londra ha salvato alcune spettacolari pitture rupestri di duemila anni fa, scoperte in una delle grotte di questa antica città nabatea. Di stile ellenistico, le pitture si aggiungono ai tesori di questa città scolpita nella pietra che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5509" title="giordania-petra-pitture" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/09/giordania-petra-pitture.jpg" alt="Giordania, Petra. Scoperte pitture rupestri di 2000 anni fa" width="500" height="282" /></p>
<p><strong>Petra</strong> ha di nuovo sorpreso il mondo dopo che una squadra di restauratori britannici del <strong>Courtauld Institute </strong>di <strong>Londra</strong> ha salvato alcune spettacolari pitture rupestri di duemila anni fa, scoperte in una delle grotte di questa antica città nabatea.<span id="more-5504"></span></p>
<p>Di stile ellenistico, le pitture si aggiungono ai tesori di questa città scolpita nella pietra che per secoli ha conservato la sua originale bellezza. Secondo il professor <strong>David Park</strong>, un eminente esperto di pitture murali del Courtauld Institute, restauratore delle opere, questi dipinti lasceranno molti a bocca aperta.</p>
<p>Gli esperti hanno dovuto rimuovere la fuliggine, il fumo e la polvere che negli anni ha coperto le pareti della grotta per svelare queste pitture, la cui eccezionale qualità artistica potrebbe superare quella di alcuni dei migliori dipinti romani di <strong>Ercolano</strong>, ispirati all’arte ellenistica.</p>
<p>L’importanza di questa scoperta si deve al fatto che non si sono conservate molte pitture ellenistiche e solamente alcuni frammenti ricordano le opere d’arte che furono, rivelando poco dei loro colori e della loro composizione. La complessità naturalista delle pitture trovate a Petra è tale che le specie di fiori, di uccelli e di insetti pieni di vita possono essere identificate.</p>
<p>I lavori di restauro delle pitture sono durati tre anni. Tra le scene rappresentate sono state identificate tre tipi di vite, uva, edera e rampicanti – tutte collegate con <strong>Dionisio</strong>, l’antico dio greco del vino –, numerosi uccelli, che includono una gru e un uccello palestinese con deliziosi colori. Le scene sono piene di figure di cherubini, un bambino con le ali che suona il flauto seduto su un carretto di vite, altri che raccolgono la frutta e terrorizzano gli uccelli che beccano l’uva. Sono eccezionali per la loro raffinatezza, per la loro estesa tavolozza e per il lussuoso materiale impiegato, che include foglie d’oro.</p>
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