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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; archeologia italica</title>
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		<title>Montenerodomo (Ch). Presentato il progetto multimediale su Juvanum</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 09:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
		<category><![CDATA[Sanniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 3 agosto 2011, alle 17.30, verrà presentata a Montenerodomo, in provincia di Chieti, la riproduzione virtuale del sito archeologico di Iuvanum, antica città abitata dai Carricini, popolazione sannitica che viveva nell’area tra la Maiella e il Sangro tra quarto e primo secolo avanti Cristo. Il progetto, prima applicazione del genere su un’area archeologica abruzzese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9797" title="juvanum20" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/juvanum20.jpg" alt="Juvanum" width="600" height="405" /></p>
<p>Mercoledì 3 agosto 2011, alle 17.30, verrà presentata a Montenerodomo, in provincia di Chieti, la <strong>riproduzione virtuale del sito archeologico di Iuvanum</strong>, antica città abitata dai <strong>Carricini</strong>, popolazione sannitica che viveva nell’area tra la Maiella e il Sangro tra quarto e primo secolo avanti Cristo. Il progetto, prima applicazione del genere su un’area archeologica abruzzese, è sovvenzionato con fondi CIPE per volontà del Comune di Montenerodomo e si è svolto in stretta collaborazione fra gli architetti incaricati Mario Gallo e Mario Di Prinzio, la dottoressa Sandra Lapenna e l’archeologa Paola Riccitelli della Soprintendenza per i beni archeologici per l’Abruzzo, il professore architetto Claudio Varagnoli dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara e l’ingegnere Giuseppe Maccarato di Smartsys srl.</p>
<p>Il prodotto finito è un modello virtuale in 3D delle strutture più interessanti e studiate dell’antica città di Iuvanum, che riproduce circostanziatamente le caratteristiche compositive originarie: la basilica, il foro, la taberna e il tempio per riportare in vita suggestivamente l’atmosfera che animò questi luoghi moltissimi anni fa. Il dispositivo rappresenta sostanzialmente una guida turistica. Il visitatore potrà usare cellulari, palmari e computer portatili e la sua ubicazione verrà rilevata grazie a un’antenna GPS e, basandosi sull’orientamento della visuale, quando si troverà vicino a un reperto, il visitatore vedrà comparire sullo schermo il modello 3D della ricostruzione, e potrà esplorare virtualmente l’oggetto. Scegliendo se ascoltarne la storia e le tecniche costruttive, leggere le informazioni testuali e visualizzare altri contenuti multimediali.</p>
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		<title>Monte Summano (Vi). Dubbi sulla ripresa degli scavi</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/009762_monte-summano-vi-dubbi-sulla-ripresa-degli-scavi/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 23:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Todisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprenderanno gi scavi sul Monte Summano? Questa è la domanda che si stanno ponendo in molti nell’Alto Vicentino. Il prossimo settembre dovrebbe essere il momento in cui gli archeologi riprenderanno la campagna di indagini e rilevamenti sull’altura che sovrasta i comuni di Santorso (sede del museo dell’Alto Vicentino) e Piovene Rocchette. Quest’anno però c’è un rischio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9764" title="Monte Summano visto da sud est" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/Monte-Summano-visto-da-sud-est.jpg" alt="Monte Summano" width="600" height="542" /></p>
<p>Riprenderanno gi scavi sul Monte Summano? Questa è la domanda che si stanno ponendo in molti nell’Alto Vicentino.</p>
<p align="justify">Il prossimo settembre dovrebbe essere il momento in cui gli archeologi riprenderanno la campagna di indagini e rilevamenti sull’altura che sovrasta i comuni di Santorso (sede del museo dell’Alto Vicentino) e Piovene Rocchette. Quest’anno però c’è un rischio finanziario: i possibili tagli della legge 17/86 della regione Veneto potrebbero ridimensionare di molto le velleità di nuove scoperte come quelle già avvenute nel 2008, 2009 e 2010.</p>
<p align="justify"><img class="alignnone size-full wp-image-9765" title="scavi monte Summano" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/scavi-monte-Summano.jpg" alt="Monte Summano" width="600" height="450" /></p>
<p align="justify">Questo monte, il cui contesto è stato in parte manomesso dalle trincee delle prima guerra mondiale, è uno dei più affascinanti (a livello archeologico oltre che paesaggistico) d’Italia; infatti, le leggende di antichi culti pagani, sopravvissuti al cristianesimo tardo antico e altomedievale, hanno creato un alone di fascino esoterico.</p>
<p align="justify">Guardando più razionalmente, sulla montagna sono stati trovati manufatti antichi di pregevole fattura quasi sicuramente collegati ad un santuario, preromano, che ha vissuto periodi di continuità d’utilizzo in epoca romana.</p>
<p align="justify">Link del museo di Santorso (Vi): <a href="http://www.santorsoarcheologica.it/santorsoarcheologica/portale.html" target="_blank">http://www.santorsoarcheologica.it/santorsoarcheologica/portale.html</a></p>
<p align="justify"><em>(si ringrazia la dott.ssa Anna Dalla Vecchia, direttrice del museo di Santorso, per le fotografie e le informazioni)</em></p>
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		<title>Caporciano (Aq). Nuove scoperte archeologiche sull&#8217;altopiano di Navelli</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 10:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Marano</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso delle indagini archeologiche nella piana di Caporciano, riprese alla fine del mese di giugno 2011, ma iniziate con i lavori di ampliamento della strada statale e interrotte a causa del sisma del 2009, è stata portata alla luce una tomba a fossa di 3 m X 5 m risalente al VII secolo a.C. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-9727" title="Caporciano scavi" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/Caporciano-scavi.jpg" alt="Caporciano (Aq). Nuove scoperte archeologiche sull'altopiano di Navelli" width="600" height="450" /></p>
<p align="JUSTIFY">Nel corso delle indagini archeologiche nella piana di <strong>Caporciano</strong>, riprese alla fine del mese di giugno 2011, ma iniziate con i lavori di ampliamento della strada statale e interrotte a causa del sisma del 2009, è stata portata alla luce una tomba a fossa di 3 m X 5 m risalente al VII secolo a.C. La campagna di scavo è condotta dall&#8217;Archeologo <strong>Vincenzo D&#8217;Ercole</strong> della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell&#8217;Abruzzo. La tomba ha restituito un ricco corredo che porta a credere che si trattasse di un guerriero di rango. Sono stati rinvenuti due pugnali, cinque lance, una mazza ferrata, un dolio per il vino, due brocche bronzee provenienti dall&#8217;Etruria meridionale, alcuni bastoncini e resti di scarponi che dovevano agevolare gli spostamenti sulla neve.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa tomba si inserisce in un contesto più ampio di circa 300 tombe già individuate e ci dà altre rilevanti informazioni sia sulle condizioni climatiche tipiche dei luoghi di altura sia sulla possibilità che combattessero con gli altri popoli della stessa area anche solo per potersi dedicare alla caccia.</p>
<p align="JUSTIFY">Le indagini archeologiche sono possibili grazie a un programma di restauro della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell&#8217;Abruzzo che ha preso il via nel Marzo 2009. Questo progetto, che sfrutta fondi dell&#8217;8 per mille, prevede il restauro delle Chiese di <strong>Santa Maria in Centurelle</strong>, <strong>Santa Maria Assunta di Bominaco</strong> (Caporciano) e <strong>Santa Maria di Civitaretenga</strong> (Navelli). I lavori di scavo sono seguiti da allievi restauratori archeologici della <strong>Scuola di Venaria Reale di Torino</strong> ai quali seguiranno da settembre gli studenti dell&#8217;Istituto Superiore del Restauro.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, sarà possibile avere maggiori informazioni su questa prima campagna di scavi archeologici il 4 Agosto (presso il Municipio di Caporciano), giorno in cui si terrà un incontro, tenuto dal Dott. Vincenzo D&#8217;Ercole, durante il quale verranno esposti i risultati delle indagini svolte.</p>
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		<title>Iseo (Bs). Inaugurata la mostra “Gli Etruschi nelle terre di Siena”</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 11:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 7 maggio 2011 è stata inaugurata ad Iseo, presso Palazzo dell’Arsenale, “Gli Etruschi nelle terre di Siena”, una mostra temporanea, visitabile fino al 10 luglio 2011, che espone le testimonianze e i reperti conservati nei Musei della Val di Chiana e della Val d’Orcia. Alla presentazione sono intervenuti Riccardo Venchiarutti, Sindaco di Iseo, Paola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8660" title="Gli Etruschi nelle terre di Siena" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/05/Gli-Etruschi-nelle-terre-di-Siena.jpg" alt="Gli Etruschi nelle terre di Siena" width="250" height="313" /></p>
<p>Sabato 7 maggio 2011 è stata inaugurata ad Iseo, presso Palazzo dell’Arsenale, “Gli Etruschi nelle terre di Siena”, una mostra temporanea, visitabile fino al 10 luglio 2011, che espone le testimonianze e i reperti conservati nei Musei della Val di Chiana e della Val d’Orcia. Alla presentazione sono intervenuti Riccardo Venchiarutti, Sindaco di Iseo, Paola Battioni, Presidente della Fondazione L’Arsenale, Grazia Torelli, Direttore dell’Agenzia per il Turismo Chianciano Terme – Val di Chiana, e Monica Salvini, Direttore Archeologo Coordinatore della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/008655_iseo-bs-inaugurata-la-mostra-%e2%80%9cgli-etruschi-nelle-terre-di-siena%e2%80%9d/" data-text="Iseo (Bs). Inaugurata la mostra “Gli Etruschi nelle terre di Siena”" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F008655_iseo-bs-inaugurata-la-mostra-%25e2%2580%259cgli-etruschi-nelle-terre-di-siena%25e2%2580%259d%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Firenze. Rinascono le collezioni etrusche</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/008187_firenze-rinascono-le-collezioni-etrusche-museo-archeologico/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 10:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>

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		<description><![CDATA[Riaprono le sale del primo piano del Museo Archeologico di Firenze che espongono la collezione Etrusca, recentemente riordinata, e si conclude così il lavoro di riallestimento delle collezioni storiche della struttura, che le ha restituite al pubblico in tutta la loro originale bellezza. La collezione Etrusca è oggi completamente riordinata, in un percorso espositivo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8197" title="museo firenze collezioni etrusche 1" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/04/museo-firenze-collezioni-etrusche-1.jpg" alt="Firenze. Rinascono le collezioni etrusche " width="600" height="633" /></p>
<p>Riaprono le sale del primo piano del <strong>Museo Archeologico di Firenze </strong>che espongono la collezione Etrusca, recentemente riordinata, e si conclude così il lavoro di riallestimento delle collezioni storiche della struttura, che le ha restituite al pubblico in tutta la loro originale bellezza.<span id="more-8187"></span></p>
<p><strong>La collezione Etrusca è oggi completamente riordinata</strong>, in un percorso espositivo che incomincia con una protagonista eccezionale: la Minerva restaurata. Questa straordinaria testimonianza, finalmente ritornata a Firenze nella sua sistemazione finale, fu ritrovata casualmente nel 1541 presso la Chiesa di San Lorenzo, ad Arezzo, e comprata da Cosimo de’ Medici nel 1542 per abbellire il suo Scriptoio a Palazzo Vecchio, insieme ad altre antichità. La statua di bronzo subì diversi restauri sin dal momento della ritrovamento, ma i soli documentati sono quelli eseguiti nel 1785 da Francesco Carradori, scultore alla corte lorenese e professore all’Accademia di Firenze che le hanno donato l’aspetto con cui oggi è nota.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-8198" title="Firenze, Museo Archeologico Nazionale, sala etrusca" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/04/museo-firenze-collezioni-etrusche-2.jpg" alt="Firenze. Rinascono le collezioni etrusche " width="600" height="410" /></p>
<p>Proseguendo, si entra nel Corridoio dei piccoli bronzi, dove sono state ricollocate tutte le teche dopo aver accuratamente riesaminato ogni reperto, consentendone una nuova collocazione basata sulle informazioni proprie di ogni pezzo. Fra questi una serie di specchi, esposti in una teca specifica che ne permette la visione da tutti e due i lati. Sul corridoio si affacciano altri due locali. Il primo è quello dei Grandi Bronzi, che espone la Chimera, emblema del museo, e il bronzo dell’Arringatore. Presto accoglierà anche la Testa di Fiesole, per ora ospitata dai Musei Capitolini di Roma.</p>
<p>Gli ultimi due locali sono dedicati alle Urne Cineraria. Il primo è rimasto invariato rispetto al precedente allestimento, con una collezione di produzione Volterrana in travertino e una raccolta di rilievi Chiusini in pietra fetida, mentre il successivo è totalmente rinnovato. Tra gli oggetti esposti, anche alcune novità, ritrovate nei depositi, insieme alle grandi Urne Chiudine e il noto Obeso di Chiusi, straordinario esempio di sarcofago etrusco, che a fine mese rientrerà al museo.</p>
<p>L’opera di riallestimento delle sale del primo piano ha proceduto a una selezione fra le testimonianze, che sono diminuite di numero, guadagnando in visibilità e spazio. Parallelamente a questo lavoro, è stato effettuato il restauro architettonico e filologico di tutto il Palazzo delle Crocetta, grazie alla supervisione di <strong>Lucrezia Cuniglio</strong>, che ne ha ripristinato le caratteristiche proprie del’epoca della collocazione originale delle collezioni.</p>
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		<title>Bologna. Conferenza sui popoli indigeni dell’Etruria Padana</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/007937_bologna-il-soprintendente-gambari-dedica-una-conferenza-ai-popoli-indigeni-dell%e2%80%99etruria-padana/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 09:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 9 aprile 2011, alle 16, presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, si terrà l’incontro “Liguri anzi Etruschi: l’idea dell’identità per le popolazioni indigene dell’Etruria padana”. Relatore d’eccellenza sarà Filippo Maria Gambari, Soprintendente ai Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, che tenterà, come caso significativo, di tratteggiare i riscontri e gli indizi archeologici dell’etruschizzazione dei popoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 9 aprile 2011, alle 16, presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, si terrà l’incontro “Liguri anzi Etruschi: l’idea dell’identità per le popolazioni indigene dell’Etruria padana”. Relatore d’eccellenza sarà <strong>Filippo Maria Gambari</strong>, Soprintendente ai Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, che tenterà, come caso significativo, di tratteggiare i riscontri e gli indizi archeologici dell’<strong>etruschizzazione dei popoli celto-liguri cispadani</strong>, muovendo dalla premessa che la percezione dell’appartenenza ad un’etnia è in primo luogo un fatto culturale.<span id="more-7937"></span></p>
<p>Si cercherà di evidenziare quei processi di acculturazione, che emergono anche nella protostoria e che possono giungere anche in società preurbane a fecondi risultati di assimilazione linguistica ed etnica, allo scopo di individuare l’origine di modelli indispensabili per la romanizzazione e per la finale formazione dell’idea occidentale di nazionalità.</p>
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		<title>Tortora (Cosenza).  Scoperta una tomba antica nel centro storico</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 09:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Lucania]]></category>

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		<description><![CDATA[Riemergono presso il Comune di Tortora reperti archeologici di enorme valore, riferibili all’antica cultura lucana, grazie alla collaborazione tra le Fiamme Gialle di Scalea e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, supportate logisticamente dal Comune di Tortora. Tra le testimonianze rinvenute ci sono interessanti reperti a figura rossa, fra cui frammenti di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riemergono presso il Comune di Tortora reperti archeologici di enorme valore, riferibili all’antica cultura lucana, grazie alla collaborazione tra le Fiamme Gialle di Scalea e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, supportate logisticamente dal Comune di Tortora. Tra le testimonianze rinvenute ci sono interessanti <strong>reperti a figura rossa</strong>, fra cui frammenti di un recipiente per vino e di un cratere di un’anfora, resti di un’anfora di fattura attica e un puntale di anfora da trasporto. La testimonianza più interessante risulta essere una<strong> tomba lucana a cassa in laterizi </strong>risalente alla fine del quarto secolo avanti Cristo che contiene, oltre a un vaso chiuso e integro, verniciato di nero, uno scheletro adulto.<span id="more-7684"></span></p>
<p>La scoperta è stata segnalata da un cittadino che ha telefonato al 117, raccontando che nel corso di alcuni lavori avviati dal Comune di Tortora per sistemare piazza Madonna delle Grazie, erano stati trovati frammenti di vasellame e altri oggetti antichi. L’intero sito archeologico, che si estende per circa duecento metri quadrati, è stato sottoposto a sequestro.</p>
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		<title>Roma. A Montecitorio una mostra sul mistero del popolo Dauno</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 12:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Dauni]]></category>
		<category><![CDATA[stele]]></category>

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		<description><![CDATA[Le stele daunie del Museo Archeologico di Manfredonia saranno finalmente protagoniste di una mostra che gli permetterà di narrare la loro meravigliosa storia ai curiosi che ancora non la conoscono, grazie all’ospitalità della Sala della Regina della Camera dei Deputati a Roma. La mostra tutta “pugliese” presentata il 2 marzo 2011 da Gianfranco Fii, permette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-large wp-image-7641" title="mostra-dauni-roma" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/03/mostra-dauni-roma-459x600.jpg" alt="" width="459" height="600" /></strong></p>
<p>Le<strong> stele daunie </strong>del<strong> Museo Archeologico di Manfredonia</strong> saranno finalmente protagoniste di una <strong>mostra</strong> che gli permetterà di narrare la loro meravigliosa storia ai curiosi che ancora non la conoscono, grazie all’ospitalità della Sala della Regina della Camera dei Deputati a Roma. La mostra tutta “pugliese” presentata il 2 marzo 2011 da Gianfranco Fii, permette anche di ricordare il valore simbolico della testimonianza di un’Italia che aveva un’essenza storica anche prima dell’Unità, grazie ai più remoti segnali di civilizzazione italica. L’esposizione, curata da Anna Maria Tunzi, direttrice del Museo di Manfredonia e allestita dagli architetti Antonello D’Ardes e Giorgio Buccarella, è dedicata a questi preziosi reperti dell’archeologia di Capitanata, tra le migliori classi di testimonianze del passato della storia italiana.<span id="more-7620"></span></p>
<p>Alla scoperta di queste stele magiche furono intraprese soltanto negli anni Sessanta del XX secolo delle rigorose ricognizioni vicino a Siponto, grazie all’intuizione di Silvio Ferri che casualmente s’imbatté in un frammento di pietra decorata. Ci si rese presto conto che le testimonianze riemergevano dal terreno o erano state rimpiegate in costruzioni rurali. Da quel giorno venne avviata la scrittura di una delle pagine più interessanti della protostoria italiana.</p>
<p>L’archeologa <strong>Marina Mazzei</strong>, nel volume edito postumo, riassunto di una vita di indagini dedicata all’archeologia dei Dauni, racconta con ricchezza di elementi bibliografici e illustrazioni, nell’ambito di cinque secoli di storia, che vanno dal bronzo finale all’età del ferro, sino alla fine del mondo daunio, i dettagli della nascita, della scomparsa e del ritrovamento delle stele daunie, che sembra affondino le loro origini in una leggenda, ricca di suggestioni interpretative tuttora aperte. Sia che provengano dalle mura di Troia, poi lanciate come zavorra nella nave di Diomede, sia che l’eroe stesso le costruì su tutta la pianura e alla sua morte gettate in mare da Dauno, si racconta infatti di un incantesimo grazie al quale sfuggite ai flutti, vennero trovate erette nel medesimo posto da cui erano state tolte.</p>
<p>La pietra impiegata è quella estratta dalla cave calcaree sotto Monte Sant’Angelo e lascia immaginare l’organizzazione di botteghe specializzate dove gli artigiani avevano compiti diversi. L’utilizzo di queste pietre rettangolari di calcare con grandezze variabili, ma sempre decorate sui quattro lati, non è ancora ben definito. Segnalazione di tombe o segnacolo votivo collegato a zone di culto, si configurano principalmente nella rappresentazione di ornamenti femminili o armi, con la netta preponderanza dei primi, che ha permesso di immaginare una società dauna di tipo matriarcale. Sono rappresentate anche scene nuziali e di vita quotidiana: di molitura del grano, di pesca, di caccia e di navigazione, di tessitura del telaio, oltre che complesse scene erotiche e rappresentazioni d sacrifici rituali con eroi, personaggi umani, animali fantastici e reali, guerrieri, creature mitiche. La relazione tra la religione e la stele resta ancora nebulosa perché non si posseggono conoscenze dirette degli dei dauni: i soggetti fantastici rappresentati sulle stele potrebbero anche essere protagonisti di rituali magici che avvenivano secondo le tradizioni tribali durante le quali i Dauni si travestivano da personaggi fantastici.</p>
<p>È sicuro, invece, che la storia di questa grande civiltà preromana che abitava un’area estesa e varia dal promontorio garganico sino alla catena subappeninica, avrebbe avuto, in mancanza delle stele, una ricostruzione differente. La frattura fra il mondo ellenico e quello daunio è il motivo per cui è difficile saperne di più. La creazione di nuove divinità per ragioni politiche ridurrà le stele a lastre frantumate, riutilizzate nell’edilizia e nemmeno più conservate per ricordare gli antenati.</p>
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		<title>Cerveteri. Scoperte due tombe etrusche</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 17:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 17 febbraio 2011, durante una ricognizione aerea per la tutela delle aree UNESCO del Lazio, i carabinieri hanno scoperto, alla Banditaccia, nei pressi delle necropoli, un capitello marmoreo e, nelle vicinanze del selciato sepolcrale principale, due tombe a camera. All’interno di una di queste tombe è stata ritrovata una coppa a vernice nera, risalente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 17 febbraio 2011, durante una ricognizione aerea per la tutela delle aree UNESCO del Lazio, i carabinieri hanno scoperto, alla Banditaccia, nei pressi delle necropoli, <strong>un capitello marmoreo </strong>e, nelle vicinanze del selciato sepolcrale principale, <strong>due tombe a camera</strong>. All’interno di una di queste tombe è stata ritrovata <strong>una coppa a vernice nera</strong>, risalente a un periodo compreso tra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo, di grande importanza storica, poiché è effigiata con il simbolo della Trinacria.<span id="more-7400"></span></p>
<p>Le testimonianze archeologiche, celate dalla vegetazione, sono state individuate grazie alla panoramica aerea. Il recupero è stato eseguito dai carabinieri del Reparto Operativo Tpc, del IV Reggimento a Cavallo, del Reparto Elicotteri di Pratica di Mare e della Stazione di Cerveteri. Sul luogo erano presenti anche alcuni funzionari della Soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale per gli aspetti riguardanti la tutela dell’area e il futuro recupero del capitello dorico.</p>
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		<title>Caserta. “Costruire e misurare nell’antichità: dall’irregolare al modulare nel territorio di Trebula Balliensis”</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 12:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 14 febbraio 2011, alle 16, presso l’Aula Magna del Museo Michelangelo di Caserta, Domenico Caiazza ha presentato l’intervento “Costruire e misurare nell’antichità: dall’rregolare al modulare nel territorio di Trebula Balliensis”. Il territorio di Trebula Balliensis ha conservato reperti esemplari del percorso che, in ogni cultura, l’uomo ha percorso nel tempo, prima per adeguarsi al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 14 febbraio 2011, alle 16, presso l’Aula Magna del Museo Michelangelo di Caserta, <strong>Domenico Caiazza</strong> ha presentato l’intervento “Costruire e misurare nell’antichità: dall’rregolare al modulare nel territorio di Trebula Balliensis”. Il territorio di Trebula Balliensis ha conservato reperti esemplari del percorso che, in ogni cultura, l’uomo ha percorso nel tempo, prima per adeguarsi al territorio poi per impiegarlo e pianificarlo per le necessità commerciali, abitative e militari.<span id="more-7361"></span></p>
<p>L’incontro espone le caratteristiche delle principali costruzioni edilizie e delle reti di collegamento che testimoniano e docuemtano le tecniche costruttive e di misura del terreno impiegate dai Sanniti alla Tarda Antichità. La conferenza fa parte dell’ampio programma di appuntamenti storici, scientifici, artistici e tecnici del progetto “Scientia magistra vitae – Creare, Conoscere, Diffondere e Valorizzare la Scienza e la sua memoria storica”, promosso dal “Buonarroti” e realizzato da una rete di Musei, Enti Pubblici, Scuole, Associazioni delle province di Napoli, Caserta e Benevento.</p>
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		<title>Firenze. Presentato il progetto “Via Etrusca del Ferro” e l’Appello per la tutela delle aree archeologiche abbandonate</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 18:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stati presentati, presso la sede fiorentina del Consiglio Regionale della Toscana, il progetto “Via Etrusca del Ferro 2011” e l’appello per la tutela delle aree archeologiche in abbandono coatto con particolare riferimnto al caso di Gonfienti. All’incontro erano presenti il Consigliere regionale Mauro Romanelli, l’architetto Giuseppe A. Centauro, Presidente dell’Associazione “Via Etrusca del Ferro” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati presentati, presso la sede fiorentina del Consiglio Regionale della Toscana, il progetto “Via Etrusca del Ferro 2011” e l’appello per la tutela delle aree archeologiche in abbandono coatto con particolare riferimnto al caso di Gonfienti. All’incontro erano presenti il Consigliere regionale <strong>Mauro Romanelli</strong>, l’architetto <strong>Giuseppe A. Centauro</strong>, Presidente dell’Associazione “Via Etrusca del Ferro” e docente dell’Università degli Studi di Firenze, l’archeologo <strong>Michelangelo Zecchini</strong> e <strong>Gianfranco Bracci</strong>, ideatore del trekking Via etrusca del Ferro da Spina a Pisa.<span id="more-7358"></span></p>
<p>Durante la conferenza è stata presentata l’associazione culturale “Via Etrusca del Ferro”, che si propone di studiare e valorizzare l’antico percorso di epoca etrusco-arcaica, portato recentemente alla luce e confermato dalla scoperta della strada acciottolata del Frizzone, dei resti dell’antica Felsina nel centro di Bologna e dell’insediamento etrusco di Gonfienti.</p>
<p>Archeologi, restauratori, architetti, esperti di antiche viabilità, appassionati di storia antica, hanno messo a frutto le loro competenze con lo scopo di promuovere collaborazioni per nuove indagini che possano ampliare le conoscenze sulle origini della cultura etrusca, riportando alla luce ulteriori testimonianze di una direttrice lungo la quale transitavano ferro e minerali vari, ma anche notizie, tecnologie, arti e mestieri che hanno contribuito allo sviluppo di un modello economico e culturale quantomeno contemporaneo a quello della genesi della repubblica romana e della democrazia ateniese.</p>
<p>Nel corso dell’incontro è stato anche lanciato un appello per la tutela delle numerose aree archeologiche abbandonate: infatti, è grave la situazione della conservazione delle aree archeologiche nazionali e, particolarmente, per quanto si vede dal 2007 fino ad oggi, nell’area etrusca di Gonfienti, riconosciuta eccellenza dell’archeologia toscana per la grande importanza storica e scientifica del centro etrusco arcaico. Oltre alla denuncia dell’abbandono coatto dell’area e dell’incuria in cui versa il sito, confidando in una rinnovata attenzione da parte del Comune di Prato e della Soprintendenza, i partecipanti hanno anche sollecitato la riresa degli scavi, anche allo scopo di rendere al più presto fruibile la zona agli studiosi e al grande pubblico.</p>
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		<title>Cortona (Ar). Al MAEC arrivano le collezioni etrusche del Louvre</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 11:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 5 marzo al 3 luglio 2011 a Cortona sarà possibile ammirare la straordinaria mostra di testimonianze etrusche del Louvre che testimoniano la cultura e la civiltà dell’Etruria, fra l’Arno e il Tevere. Quaranta opere, fra cui alcuni capolavori, appartenenti ad una delle collezioni d’arte etrusca più famose d’Europa, saranno esposte nell’importante mostra in programma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7377" title="louvre-cortona-mostra" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/louvre-cortona-mostra.jpg" alt="" width="600" height="539" /></p>
<p>Dal 5 marzo al 3 luglio 2011 a Cortona sarà possibile ammirare la straordinaria <strong>mostra di testimonianze etrusche del Louvre che testimoniano la cultura e la civiltà dell’Etruria</strong>, fra l’Arno e il Tevere. Quaranta opere, fra cui alcuni capolavori, appartenenti ad una delle collezioni d’arte etrusca più famose d’Europa, saranno esposte nell’importante mostra in programma presso il Maec-Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, nel cuore dell’Etruria.<span id="more-7355"></span></p>
<p>L’evento, patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal Ministero degli Affari Esteri e sostenuto dall’Ecole française de Rome, è promosso dal Maec-Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona e dal Louvre, dal Comune di Cortona, dalla Provincia di Arezzo, dalla Regione Toscana, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, dal Mibac-Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, dall’Accademia Etrusca e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.</p>
<p>L’evento è stato organizzato grazie alla collaborazione instaurata con il Museo francese, che nei mesi passati ha firmato un accordo di tre anni con Cortona, antico insediamento etrusco, a testimonianza – dopo l’esposizione allestita due anni fa con il Museo Ermitage di San Pietroburgo – del ruolo importante assunto internazionalmente dalla città toscana sulla tematica degli Etruschi. Il primo esito positivo di questa intesa è la mostra, condivisa fra studiosi italiani e francesi, che permetterà di apprezzare la varietà e la ricchezza delle opere del Louvre – fra le più importanti d’Europa – capaci di testimoniare la complessità della civiltà etrusca e le particolarità delle località e regioni dell’Etruria.</p>
<p>L’esposizione “Le collezioni del Louvre a Cortona. Gli Etruschi dall’Arno al Tevere” offre una scelta accurata di testimonianze di enorme fascino, inclusi anche reperti poco conosciuti al grande pubblico ed esposti per la prima volta in Italia, per donare nuovi e importanti elementi di riflessioni sulla cultura etrusca in rapporto alle varie località di questa zona, anche attraverso indagini, studi e restauri.</p>
<p>Quello proposto è un percorso affascinante, che rievoca anche i singoli mercanti, collezionisti e amatori, come Edme-Antoine Durand, Giovanni Pietro Campana o Alessandro Castellani, attraverso i quali sono passate le testimonianze etrusche arrivate al Louvre. Un percorso che è soprattutto una specie di grande fotografia dell’Etruria interna e della funzione che svolsero le valli del Tevere e dell’Arno negli scambi attraverso statue e vasi, monumenti sepolcrali e urne, preziose terrecotte, gioielli.</p>
<p>Cortona – che ospita dal diciottesimo secolo la famosa Accademia Etrusca, conosciuta in tutta Europa e alla quale hanno aderito anche prestigiose personalità francesi come Montesquieu e Voltaire – continua a confrontarsi con i più importanti musei internazionali con questa straordinaria esposizione e a offrire occasioni di ricerca e di studio sugli Etruschi. La tradizione di collezionismo e erudizioni, gli scavi condotti negli ultimi vent’anni che tuttora permettono risultati e scoperte affascinanti, il restauro delle testimonianze direttamente in loco, la conservazione e l’esposizione dei reperti nei locali dell’innovativo Maec e la valorizzazione e la fruizione di questo immenso patrimonio hanno realizzato a Cortona un ciclo archeologico completo, dove la collaborazione internazionali con i grandi musei e le istituzioni di ricerca diventa ulteriore tassello fondamentale.</p>
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