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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; archeologia islamica</title>
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		<title>Francia, Parigi. Al Louvre per il viaggio nell&#8217;Arabia Saudita</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 12:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà visitabile fino al prossimo 27 settembre 2010 la mostra intitolata “Routes d’Arabie. Archéologie et historie du royaume d’Arabie saoudite” al Museo del Louvre di Parigi. L’esposizione è unica nel suo genere poiché per la prima volta circa trecento reperti, dalla preistoria ai giorni nostri, sono visibili al di fuori del loro Paese. La mostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5416" title="routes-d-arabie" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/09/routes-d-arabie.jpg" alt="" width="600" height="300" /></p>
<p>Sarà visitabile fino al prossimo 27 settembre 2010 la mostra intitolata “<strong>Routes d’Arabie. Archéologie et historie du royaume d’Arabie saoudite”</strong> al <strong>Museo del Louvre</strong> di <strong>Parigi</strong>.<span id="more-5414"></span></p>
<p>L’esposizione è unica nel suo genere poiché per la prima volta circa trecento reperti, dalla preistoria ai giorni nostri, sono visibili al di fuori del loro Paese.</p>
<p>La mostra partendo dal periodo preislamico con le sue steli funerarie del neolitico e le colossali statue dei <strong>re del Lyhian</strong> del VI-V sec. a.C., prosegue con la parte dedicata al ruolo rivestito dall’Arabia nello sviluppo dell’Islam, il rapporto con le popolazioni beduine e le rotte dei pellegrini come mezzo di circolazioni di idee e di nuove culture.</p>
<p>Terminano il percorso espositivo le porte della <strong>Ka’Ba</strong>, l’edificio più sacro dell’Islam, poste al centro de la <strong>Mecca</strong>, ricoperte da lamine d’oro con scritte coraniche.</p>
<p>Per informazioni:</p>
<p>Museo del Louvre, Hall Napoléon.</p>
<p>Orari: lun., giov., sab. e dom. 9.00 – 18. 00</p>
<p>merc. e ven. 9.00 – 22. 00</p>
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		<title>Giordania. La cultura degli Omayyadi e i loro castelli</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 09:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[Giordania]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ il deserto giordano sede dello splendore della cultura degli Omayyadi che con le loro fortezze rappresentano un unicum nell’architettura antica e medioevale del quale ancora oggi se ne discute la funzione pratica. La fortuna della dinastia califfale omayyade fu quella di essere alla guida della Umma (prima comunità politica musulmana) dal 661 al 750 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5312" title="qaraneh-omayyadi" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/08/qaraneh-ommayadi.jpg" alt="cultura degli Omayyadi e i loro castelli" width="600" height="432" /></p>
<p>E’ il deserto giordano sede dello splendore della cultura degli <strong>Omayyadi </strong>che con le loro fortezze rappresentano un <em>unicum</em> nell’architettura antica e medioevale del quale ancora oggi se ne discute la funzione pratica.<span id="more-5311"></span></p>
<p>La fortuna della dinastia califfale omayyade fu quella di essere alla guida della <strong>Umma </strong>(prima comunità politica musulmana)<strong> </strong>dal 661 al 750 sostituendo la discendenza di <strong>Maometto</strong>.</p>
<p>Il califfo <strong>Mu’āwiya</strong> infatti trasferì la capitale a <strong>Damasco</strong> permettendo così nel giro di poco tempo di arrivare a controllare territori dalla <strong>Siria</strong> alla <strong>Giordania</strong>, dall’<strong>Egitto</strong> all’I<strong>raq</strong>. Quindi lo scopo non era solo quella della continuità politica ma bensì della promozione di un cultura e di un’arte raffinata senza precedenti.</p>
<p>Questi castelli – fortezze hanno avuto molteplici interpretazioni: residenze dei califfi, possibili centri di potere dove avveniva importanti incontri con i capi delle tribù locali o punti strategici lungo le vie commerciali.</p>
<p>Di questi i principali ancora ammirabili sono tre: <strong>Qasr al-Kharāna</strong>, costruita intorno all’VIII sec. d.C. e possibile residenza di caccia degli omayyadi; <strong>Quasr ‘ Amra</strong>, costruito intorno al 711 – 715 d.C., dotato di sontuose terme e decorazioni parietali; <strong>Qasr al- Mushatta</strong> rappresenta il palazzo più grande, edificato tra il 743/744 d.C. e rimasto incompiuto nonostante fosse il luogo di alta rappresentanza dei Califffi.</p>
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		<title>Italia, Bari – apre la mostra “Restauri e Restauratori”</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 11:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia egiziana]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>

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		<description><![CDATA[La Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari ospita da giovedì 23 luglio 2009 la mostra intitolata Restauri e Restauratori, voluta dal Preside Attilio Petrolucci e coordinata dalla Professoressa Loredana Ficarelli, che è stata organizzata nell’ambito dell’evento 2009 Anno Italo-Egiziano della Scienza e della Tecnologia.  La manifestazione è stata allestita grazie al contributo del professor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari ospita da giovedì 23 luglio 2009 la mostra intitolata <em>Restauri e Restauratori</em>, voluta dal <strong>Preside Attilio Petrolucci</strong> e coordinata dalla <strong>Professoressa Loredana Ficarelli</strong>, che è stata organizzata nell’ambito dell’evento <em>2009 Anno Italo-Egiziano della Scienza e della Tecnologia</em>.<span id="more-1533"></span> </p>
<p>La manifestazione è stata allestita grazie al contributo del professor <strong>Franco Porcelli</strong>, Consigliere Scientifico, e della Dottoressa<strong> Lucilla Alagna</strong> (MAE) e dell’addetto culturale dell’Ambasciata d’Egitto in Italia, Dottor <strong>Taha Mattar</strong>, fautori degli eventi inerenti a <em>2009 Anno Italo-Egiziano della Scienza e della Tecnologia.</em></p>
<p>L’esposizione <em>Restauri e Restauratori</em> illustra i lavori di restauro e formazione, eseguiti presso il cantiere-scuola organizzato dal <strong>Centro Italo-Egiziano</strong> al Cairo dal 2002 per l’archeologia e il restauro con l’obiettivo di recuperare la <strong>madrasa</strong> e il <strong>mausoleo</strong> siti a <strong>Sunqur Sa’di</strong> e il <strong>convento</strong> dei <strong>dervisci Mevlevi</strong>.</p>
<p>Le attività di training, che hanno visto la partecipazione di oltre cinquecento egiziani, restauratori, studenti universitari, artigiani, operai e professionisti, si possono visualizzare sui pannelli della mostra insieme alle tecniche impiegate per il restauro e a una breve descrizione storica dei monumenti interessati, che si trovano su un sito di circa sette mila metri quadrati nell’area del vecchio <strong>Cairo</strong>, con reperti archeologici e monumentali dall’occupazione araba dell’<strong>Egitto</strong>.</p>
<p>Nel 2007 si conclusero i restauri e il 13 gennaio 2008 l’Ambasciatore d’Italia <strong>Claudio Pacifico</strong> li ha inaugurati al <strong>Cairo</strong> insieme alla relativa esposizione. Durante questa cerimonia, alla quale hanno partecipato anche <strong>Lamberto Dini</strong> (Presidente della Commissione Esteri del Senato Italiano) e <strong>Giulio Andreotti</strong> (senatore a vita), il Ministro egiziano per la Cooperazione Internazionale <strong>S. E. Faiza Abulnaga</strong> ha espresso i suoi auguri.</p>
<p>La mostra fotografica, incoraggiata dall’Università di Bari che da molti anni sostiene i suoi studenti presso il <strong>CIERA</strong> dove compiono tesi e ricerche sull’architettura islamica del Cairo, si sposterà poi in altre Istituzioni Culturali e Università italiane.</p>
<p>La stessa esposizione è attualmente itinerante presso Università e Istituzioni Culturali egiziane.</p>
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		<title>Italia – Nasce il Museo virtuale dell&#8217;Iraq</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 07:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia sperimentale]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
		<category><![CDATA[storia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>

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		<description><![CDATA[Tecniche avanzate e affascinanti nella comunicazione e nella ricezione del patrimonio culturale: queste le premesse del Museo Virtuale dell’Iraq, realizzato grazie all’accordo fra Consiglio Nazionale delle Ricerche e Ministero degli Affari Esteri, che esporrà seimila anni di storia attraverso reperti muniti di schede didattiche, microclip, filmati e carte geografiche interattive.  L’esposizione virtuale, creata dal Consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tecniche avanzate e affascinanti nella comunicazione e nella ricezione del patrimonio culturale: queste le premesse del <strong>Museo Virtuale dell’Iraq</strong>, realizzato grazie all’accordo fra Consiglio Nazionale delle Ricerche e Ministero degli Affari Esteri, che esporrà seimila anni di storia attraverso reperti muniti di schede didattiche, microclip, filmati e carte geografiche interattive.<span id="more-1107"></span> </p>
<p>L’esposizione virtuale, creata dal Consiglio nazionale delle Ricerche grazie al supporto del Ministero degli Affari Esteri, è stato presentata alla Farnesina alle ore 10 del 9 giugno 2009. All’evento erano presenti Franco Frattini (Ministro degli Affari Esteri) e il suo Segretario Generale (Giampiero Massolo), Gianfranco Fini (Presidente della Camera dei Deputati), Sandro Bondi (Ministro per i Beni e le Attività Culturali), il Professor Roberto de Mattei (vice Presidente del CNR) e il ricercatore e archeologo, responsabile scientifico del progetto, Massimo Cultraro (Istituto per i beni archeologici e monumentali del CNR).</p>
<p>L’Onorevole Franco Frattini ha affermato che la presentazione dell’esposizione virtuale di <strong>Baghdad</strong> è una dimostrazione dell’impegno dello stato italiano verso la ricostruzione di un Paese, quello iracheno, che ha visto nascere la civiltà umana, e il recupero del suo patrimonio culturale artistico. L’iniziativa presentata alla Farnesina permette allo stato italiano di partecipare al mantenimento della sicurezza nazionale e della pace tramite la stabilizzazione dell’Iraq per mantenere gli equilibri nell’area del Golfo e, così facendo, in tutto il mondo. A questo scopo, il Ministero degli Affari Esteri affidò al Consiglio Nazionale delle Ricerche la ricostruzione virtuale del <strong>Museo Nazionale dell’Iraq</strong> per consentire a tutti navigatori del mondo, e particolarmente alla comunità scientifica, la fruizione, attraverso internet, del <strong>patrimonio culturale iracheno</strong>, considerato importantissimo a livello mondiale.</p>
<p>Sandro Bondi ha dichiarato che la realizzazione del <strong>Museo Virtuale dell’Iraq</strong> si inserisce nel quadro del lavoro svolto dal MiBAC in questo campo. Questo compito, consistente nell’impegno per la salvaguardia, la fruizione e la comunicazione dei <strong>beni culturali iracheni</strong>, si può già dedurre dalle due fondamentali attività realizzate dallo stato italiano in questo ambito durante l’attuale governo: l’apporto all’importante riapertura, sebbene per ora parziale, del <strong>Museo Archeologico di Baghdad</strong>, dove i tecnici italiani continuano ad adoperarsi con grande impegno nell’allestimento, e il corso di formazione destinato al personale iracheno dell’<strong>area archeologica di Ur</strong> (Nassirya), curato dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro e coordinato dall’ambasciata italiana a Baghdad.</p>
<p>Il sito che ospita l’esposizione virtuale è fruibile in tre diverse lingue – italiano, arabo e inglese – ed è stato creato presso i laboratori del CNR grazie alla stretta collaborazione fra esperti del mondo antico e di informatica che ha messo al lavoro più di cento persone con competenze diverse. Roberto de Mattei ha evidenziato che il lavoro di progettazione e di studio, anticipando l’obiettivo di convergenza culturale perseguita dal progetto nei confronti dei propri utenti, ha consentito l’integrazione, nello stesso ambito operativo, fra la ricerca storica e archeologica e la creazione di metodi di comunicazione che impiegano il linguaggio della realtà virtuale, ma anche tra esperti italiani ed iracheni</p>
<p>L’Ambasciatore Giampiero Massolo ha spiegato che il progetto si fa portavoce di tre elementi di novità: è un esempio di collaborazione tra diverse istituzioni, è una maniera innovativa di fare cultura utilizzando appieno le potenzialità della comunicazione multimediale ed è l’esito di un metodo innovativo di gestione dei fondi pubblici.</p>
<p>Grazie al <strong>Museo Virtuale</strong>, i visitatori potranno apprezzare i reperti di ogni periodo e conoscere le fasi storiche attraverso le quali sono passate le culture sviluppatesi fra il <strong>Tigri</strong> e l’<strong>Eufrate</strong> grazie alla ricostruzione 3D che propone un tipo di approccio e di apprendimento interattivo, visivo e sonoro alle opere. Questo risultato è il frutto della più avanzata tecnologia informatica e si deve all’attività di ricerca di un’equipe di esperti coordinata dal Professor Roberto de Mattei, assistito dal Dottor Massimo Cultraro.</p>
<p>Gli interessati, collegandosi al sito <a href="http://www.virtualmuseumiraq.cnr.it">www.virtualmuseumiraq.cnr.it</a>, si troveranno davanti ad accessi in lingua italiana, araba ed inglese; una volta cliccato il linguaggio desiderato, i visitatori saranno accolti dal capolavoro dell’arte sumerica, il viso enigmatico della <strong>Dama di Uruk</strong>. Il museo espone settanta reperti, quaranta dei quali dotati di ricostruzioni 3D; per di più, contiene diciotto rielaborazioni cartografiche delle aree archeologiche e ventidue filmati.</p>
<p>A ogni ambiente da ammirare, otto in totale, corrisponde un periodo storico: preistorico, sumerico, accadico-neosumerico, babilonese, assiro, achemenide-seleucide, partico-sasanide e islamico. Ogni sala ha un allestimento differente e presenta reperti con tre stadi di approfondimento: una scheda che informa dell’appartenenza culturale e cronologica del manufatto, un testo che lo descrive scientificamente e la voce ‘explora’ che permette di visionare la ricostruzione 3D del reperto ricostruita fedelmente per mezzo di innovative tecniche in laser scanner per realtà virtuali. Inoltre, alcuni oggetti sono illustrati da un filmato di circa tre minuti, che narra un episodio storico, una tecnica artigianale antica oppure una scoperta.</p>
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		<title>Italia, Colleferro – si conclude la mostra L’argilla e la luce. Ceramiche dell’antica Terra Santa</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 07:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia cananea]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[storia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[età del Bronzo]]></category>
		<category><![CDATA[Terra Santa]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 19 aprile 2009 è stata inaugurata a Colleferro, presso la Sala comunale Vladi Lino Moffa, l’esposizione intitolata L’argilla e la luce. Ceramiche dell’antica Terra Santa. La mostra è stata voluta dall’Assessorato alla Cultura, dal Comune, dal Museo Archeologico del Territorio Toleriense e dall’Associazione OLIM di Roma con il supporto del Gruppo Archeologico toloriense e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 19 aprile 2009 è stata inaugurata a <strong>Colleferro</strong>, presso la Sala comunale Vladi Lino Moffa, l’esposizione intitolata <em>L’argilla e la luce. Ceramiche dell’antica Terra Santa</em>. La mostra è stata voluta dall’Assessorato alla Cultura, dal Comune, dal Museo Archeologico del Territorio Toleriense e dall’Associazione OLIM di Roma con il supporto del Gruppo Archeologico toloriense e fa parte delle iniziative promosse nell’ambito della <em>Primavera della Cultura 2009</em>, evento partito a marzo che si concluderà il 13 giugno.<span id="more-748"></span> </p>
<p>All’inaugurazione sono intervenuti Mario Cacciotti (Sindaco di Colleferro), Graziana Mazzoli (Assessore alla Cultura), Angelo Luttazzi (Direttore del Museo Archeologico del Territorio Toloriense), Francesco M. Benedettucci (Direttore della Missione Archeologica di Tell al-Mashhad e Presidente dell’associazione OLIM di Roma, che ha concesso i preziosissimi reperti) e alcuni esponenti del Gruppo Archeologico Toloriense di Colleferro.</p>
<p>La straordinaria collezione di reperti archeologici che provengono dalla <strong>Terra Santa</strong> presenta, soprattutto, materiale ceramico risalente a varie epoche storiche, partendo dall’<strong>età del bronzo</strong> fino al <strong>periodo islamico</strong>: tutte testimonianze della presenza, nell’antichità, dell’uomo nel <strong>territorio siro-palestinese</strong>.</p>
<p>La mostra ha esposto anche un plastico che riproduce il famoso <strong>Tempio di Salomone</strong>, la copia artistica di un mosaico antichissimo e alcune gigantografie concesse al Museo di Colleferro, con un’affascinante scenografia, dal Museo Nazionale d’Arte Orientale Giuseppe Tucci di Roma.</p>
<p>Francesco Benedettucci spiega che l’esposizione è stata allestita allo scopo di permettere al grande pubblico, particolarmente quello composto dai più giovani, di accedere alla conoscenza di testimonianze concrete della vita quotidiana degli uomini che hanno vissuto in <strong>Terra Santa</strong> durante i secoli e delle culture di quei popoli e di quelle civiltà, tenendo conto delle scoperte archeologiche più recenti.</p>
<p>La mostra, che è stata curata dal Dottor Angelo Luttazzi, dall’archeologo Dottor Andrea Schiappelli e dal Dottor Francesco M. Benedettucci, si è conclusa il 2 maggio.</p>
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		<title>Italia, Bologna – I progetti di ricerca archeologica dell&#8217;Università</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 08:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia orientale]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[storia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[età del Bronzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricca e molteplice si presenta l’attività archeologica del Dipartimento di Archeologia operante presso l’Università di Bologna, che si vede impegnato in campagne di scavo che interessano il territorio padano-adriatico, ma anche il lato tirrenico, in località come Marzabotto, Classe e Pompei. Dal 4 maggio fino al 3 giugno si terrà a Bologna, un ciclo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricca e molteplice si presenta l’attività archeologica del Dipartimento di Archeologia operante presso l’Università di Bologna, che si vede impegnato in campagne di scavo che interessano il territorio padano-adriatico, ma anche il lato tirrenico, in località come Marzabotto, Classe e Pompei. Dal 4 maggio fino al 3 giugno si terrà a <strong>Bologna</strong>, un ciclo di conferenze e di incontri con lo scopo di illustrare queste attività.<span id="more-776"></span> </p>
<p>L’interesse dell’Università bolognese per l’<strong>archeologia mediterranea</strong> è confermata dai molteplici progetti, realizzati in ambito internazionale, su aree archeologiche molto importanti in Grecia, in Egitto, in Turchia, in Siria, in Francia e in Albania che coprono un lasso di tempo che va dall’<strong>Età del Bronzo</strong> al <strong>periodo bizantino e antico-islamico</strong>.</p>
<p>Per di più, l’Ateneo sta sviluppando diversi progetti in Asia centrale e in Oman che si occupano di studiare l’avvicendamento dei periodi culturali in zone di cruciale importanza per i rapporti fra l’Occidente e l’Oriente.</p>
<p>Per questo motivo, l’obiettivo di questa serie di conferenze è quello di divulgare i risultati ottenuti dal Dipartimento di Archeologia bolognese e di gettare luce, grazie alle informazioni così acquisite, sugli avvenimenti del passato per meglio capire i rapporti storici e culturali sia del passato sia del presente.</p>
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