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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; archeologia bizantina</title>
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		<title>Montecorvino (Fg).  In corso una campagna di scavi archeologici</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 12:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[È stata avviata la sesta campagna di scavi archeologici sull’area abbandonata di Montecorvino. La frequentazione del sito è attesta dall’epoca bizantina, come fortezza e sede vescovile, all’inizio dell’evo moderno e l’abitato è testimoniato dagli imponenti resti della cattedrale e della torre castrale. L’indagine archeologica del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Foggia, coordinata dai professori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9656" title="Montecorvino-sito" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/Montecorvino-sito.jpg" alt="Montecorvino " width="400" height="276" /></p>
<p>È stata avviata la sesta campagna di scavi archeologici sull’area abbandonata di Montecorvino. La frequentazione del sito è attesta dall’epoca bizantina, come fortezza e sede vescovile, all’inizio dell’evo moderno e l’abitato è testimoniato dagli imponenti resti della cattedrale e della torre castrale. L’indagine archeologica del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Foggia, coordinata dai professori <strong>Roberta Giuliani e Pasquale Favia </strong>e finanziata con il contributo dei comuni di Motta Montecorvino e di Pietramontecorvino, vuole ricostruire le vicende insediative di un insediamento fortificato e arroccato nel Medioevo di Capitanata.</p>
<p>Gli scavi stanno individuando l’intera planimetria del castello, la cui torre era l’elemento principale, e della cattedrale, oltre ad alcuni resti dei quartieri abitativi. Nel corso delle ricerche è venuta alla luce una seconda torretta castrense con cisterna, riferibile a una chiesetta signorile, alcune delle torri che costeggiavano l’entrata della cattedrale, alcune camere episcopali, diverse sepolture, di fosse granarie. Tra le numerose testimonianze mobili, vanno menzionati i blocchi decorati della cattedrale, maioliche, intonaci affrescati, anelli con castone, vetri decorati, punte di frecce, monete di bronzo, strumenti da lavoro; mentre tra i reperti bioarcheologici sono emerse ossa di daino, cervo e tartaruga.</p>
<p>Il progetto su Montecorvino vuole anche segnalare il problema culturale e civico della tutela del patrimonio rappresentato da molti abitati medievali abbandonati di Capitanata, che rischiano di scomparire, situati in proprietà privata e privi spesso di qualsiasi forma di tutela, protezione o vincolo di tipo archeologico, ambientale o architettonico.</p>
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		<title>Calvi Risorta (Ce). Trafugati tutti i dipinti bizantini dalla Grotta delle Formelle</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 15:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[degrado e rischi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso di una visita guidata alla Grotta delle Formelle, l’Archeolucb caleno si è trovato davanti a una realtà sconvolgente: tutti i dipinti della caverna, databile all’undicesimo secolo dopo Cristo, erano scomparsi dalla parete. Strappati con la motosega, uno per volta dalle pareti, lasciando al loro posto tredici grandi buche. I dipinti, sebbene vertessero in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8932" title="dipinti bizantini dalla Grotta delle Formelle" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/06/Formelle1.jpg" alt="dipinti bizantini dalla Grotta delle Formelle" width="350" height="498" /></p>
<p>Nel corso di una visita guidata alla <strong>Grotta delle Formelle</strong>, l’<strong>Archeolucb caleno</strong> si è trovato davanti a una realtà sconvolgente: <strong>tutti i dipinti della caverna, databile all’undicesimo secolo dopo Cristo, erano scomparsi dalla parete</strong>. Strappati con la motosega, uno per volta dalle pareti, lasciando al loro posto tredici grandi buche. I dipinti, sebbene vertessero in cattive condizioni, fino a dieci anni fa, si trovavano ancora al loro posto.</p>
<p>Sono scomparsi la Madonna col Bambino, il ritratto di Sant’Elena, di San Giovanni Battista, di San Giovanni Evangelista, di San Pietro, di San Nicola, di San Donato, di San Michele, di San Benedetto, di Santa Caterina e di San Giuseppe; ma anche l’Ascensione di Cristo, la Madonna Orante, la Natività, il banchetto di Erode e la decapitazione di San Giovanni Battista.</p>
<p>Della Grotta delle Formelle, ossia della magnifica <strong>Cappella funeraria del Conte Pandolfo e della Contessa Gualferata </strong>dell’undicesimo secolo dopo Cristo, non resta ormai che una caverna vuota, sporca e inaccessibile. A tutto questo si aggiunge il fatto che la parete di tufo su cui appoggia la grotta è parzialmente franata e il materiale di risulta gettato da qualcuno per impedirne l’accesso. Infine, il cancello è stato rotto, divelto e spalancato.</p>
<p>Eppure una testimonianza importante come questa cappella, dove furono sepolti il Conte Pandolfo e la Contessa Gualferada, il cui sarcofago è custodito nella Cattedrale, avrebbe meritato tutt’altra considerazione da parte delle amministrazioni locali e della Soprintendenza. Col passare del tempo le Grotte affrescate sono rimaste abbandonate all’incuria e a sé stesse, permettendo ai ladri d’arte di depredarle dei loro dipinti bizantini. Il furto degli affreschi è una sconvolgente testimonianza di degrado ambientale e storico e rappresenta un danno irrecuperabile. Al posto della decorazione della cappella realizzata da Icmundo ora sono rimasti tredici grandi buchi alle pareti.</p>
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		<title>Giordania. Il volto sui Libri di Piombo potrebbe essere quello di Gesù</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/007989_giordania-volto-sui-libri-di-piombo-potrebbe-essere-quello-di-gesu/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 09:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Libri di Piombo]]></category>

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		<description><![CDATA[I Libri di Piombo scoperti nel piccolo villaggio giordano che si affaccia sul Mar Morto fanno discutere ancora gli studiosi. Infatti, sulla pagina di uno dei settanta libri è stata identificata un’immagine che raffigura un volto umano, le cui fattezze sono appena distinguibili. Gli esperti della Bibbia stanno cercando di stabilire se questa è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8001" title="libri-di-piombo-2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/04/libri-di-piombo-2.jpg" alt="volto sui Libri di Piombo potrebbe essere quello di Gesù" width="350" height="467" /></p>
<p>I <strong>Libri di Piombo</strong> scoperti nel piccolo villaggio giordano che si affaccia sul Mar Morto fanno discutere ancora gli studiosi. Infatti, sulla pagina di uno dei settanta libri è stata identificata un’immagine che raffigura un volto umano, le cui fattezze sono appena distinguibili. Gli esperti della Bibbia stanno cercando di stabilire se questa è la<strong> prima raffigurazione reale di Gesù</strong>, determinando se la figura, che rappresenta un uomo che porta una corona di spine, è stata incisa durante la vita di Cristo da coloro che lo conoscevano.<span id="more-7989"></span></p>
<p>Gli studiosi pensano che i Libri di Piombo siano stati creati dai seguaci di Gesù una decina di anni dopo la sua morte. La prova più valida a favore dell’origine cristiana dei libri è che su una delle pagine di piombo è riconoscibile una cartina di Gerusalemme con croci fuori dalla cinta muraria della città. inoltre, nel libretto si legge una frase in ebraico antico: “Salvatore di Israele”.</p>
<p>I settanta libretti sono al momento nelle mani di Hassan Saida, un camionista beduino che abita nell’insediamento arabo di Shibli-Umm Al-Ghanam, in Israele, che si è rifiutato d venderli, benché due campioni siano stati spediti in Svizzera e in Inghilterra per i test. L’uomo sostiene che i libri appartengano alla sua famiglia, da quando furono scoperti da suo nonno e nega di averli contrabbandati dalla Giordania. In realtà sembra che il suo socio abbia comprato i libri da un abitante del paesino giordano cinque anni fa e il governo giordano sta facendo tutto il possibile per ottenere la loro restituzione.</p>
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		<title>Israele, Hirbet Midras. La storia e le foto della grande scoperta</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 11:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

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		<description><![CDATA[Amir Ganor non è il solito archeologo a cui siamo abituati. Nonostante lavori per le Autorità Israeliane per le Antichità si porta sempre dietro una pistola perché la sua prima responsabilità è quella di proteggere i siti archeologici dai ladri che cercano di introdurvisi per sottrarre oggetti di valore da rivendere nel mercato nero delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7441" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina008" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina008.jpg" alt="" width="600" height="475" /></strong></p>
<p><strong>Amir</strong> <strong>Ganor</strong> non è il solito archeologo a cui siamo abituati. Nonostante lavori per le Autorità Israeliane per le Antichità si porta sempre dietro una pistola perché la sua prima responsabilità è quella di proteggere i siti archeologici dai ladri che cercano di introdurvisi per sottrarre oggetti di valore da rivendere nel mercato nero delle antichità. In questa occasione, un gruppo di palestinesi fece irruzione nel complesso labirinto di grotte e di tunnel sotterranei nell’area di <strong>Beit</strong> <strong>Gubrin</strong>, nella pianura costiera della Giudea, per la precisione a <strong>Hirbet</strong> <strong>Midras</strong>, alla ricerca di monete e altri tesori. Questo ha portato Ganor al sito dove è stato ritrovata una grande architrave di pietra.<span id="more-7439"></span></p>
<p>Questa stessa architrave è stata scoperta per la prima volta negli anni ottanta e, secondo l’opinione del professor <strong>Amos</strong> <strong>Kloner</strong>, esperto in materia, sarebbe appartenuta a una sinagoga, poiché identica a un’altra architrave ritrovata più a nord, a Hirbet Nevoraya.</p>
<p>Ganor ha richiesto l’approvazione e il supporto dell’Autorità per le Antichità per effettuare scavi più approfonditi nell’area, al fine di riportare alla luce altre parti dell’edificio pubblico. Nel giro di un brevissimo lasso di tempo è stato scoperto un pavimento in mosaico molto bello: quando il gesso si staccò, rivelò grandi sassi ricoperti da quelle che sembrano croci bizantine. Grazie al ritrovamento di altri componenti architettoniche come un abside, una cripta, pavimenti di mosaico, sembra proprio che il palazzo sia stato adibito ad un uso religioso. Questa chiesa dev’essere poi stata distrutta da un terremoto qualcosa come 1.300 anni fa e da allora è rimasta in gran parte sepolta, fino al Diciannovesimo secolo. Le colonne e i capitelli sono messi in mostra esattamente come sono stati ritrovati, ossia sdraiati paralleli sul terreno, mentre il muro settentrionale è stato spostato dal terremoto e ora ha un’angolazione diversa.</p>
<p>Questo edificio ha attraversato diverse fasi di costruzione, e nelle ultime due è stato utilizzato come una bellissima chiesa. Nonostante tutto, nella prima fase lo scavo mostra che l’ultima versione della chiesa è stata costruita all’interno di un grande complesso risalente al periodo del Secondo Tempio. Nelle sue ultime fasi, la chiesa è stata costruita come una basilica, con una navata centrale e due larghi corridoi che sono stati delineati da otto colonne di marmo con bellissimi capitelli lavorati, che ai tempi venivano solitamente importati (ad oggi si possono vedere le otto colonne, ma dei capitelli ne sono rimasti solamente tre). La parte anteriore della chiesa è dotata di un grande cortile lastricato e un <em>narthex</em><strong>,</strong> mentre alla fine della navata c’è una piattaforma sopraelevata che è stata aggiunta in epoca posteriore, visto che il pavimento in mosaico continua anche sotto la piattaforma.</p>
<p>Tutti i pavimenti dell’edificio erano decorati con splendidi mosaici incredibilmente in ottimo stato di conservazione, che presentano sia trame geometriche che disegni floreali e di fauna come pesci, fiori e frutti. Oggi sono stato sul sito a fotografare il mosaico, prima che lo coprissero per proteggerlo fino a che il sito non possa essere sistemato per accogliere i visitatori.</p>
<p>Dietro alla piattaforma ci sono due stanze, una pavimentata con un pavimento di marmo e l’altra che porta fino a una tomba sotterranea, ritrovata vuota. Al di sotto dell’intero edificio è presente un complesso sotterraneo con stanze, installazioni d’acqua, trappole e stanze segrete dove nascondersi. Tra gli artefatti ritrovati ci sono monete risalenti all’epoca della Grande Rivolta (66-70 d.C.) e della sollevazione del Bar Kokhba (132-135 d.C.), vasellame in pietra, lampade e un gran numero di vasi in ceramica caratteristiche della popolazione ebraica della zona in quell’epoca.</p>
<p>Alcuni studiosi che hanno vistato il sito durante l’esecuzione degli cavi hanno proposto di identificare la cripta come la tomba del profeta <strong>Zaccaria</strong>. Fonti del primo cristianesimo identificano il suo luogo di sepoltura nel villaggio di <strong>Zechariah</strong>, che è stato scoperto nel 415 D.C. Alla luce dello studio di queste fonti, che comprendono anche la Mappa del mosaico di Madaba, gli studiosi sono d’accordo nel ritenere che la chiesa ritrovata a Hirbet Midras possa essere una chiesa sorta per celebrare il luogo di sepoltura del profeta Zaccaria.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7443" title="hirbet midras chiesa bizantina" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina004.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7444" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina005" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina005.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="399" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7445" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina006" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina006.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7446" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina009" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina009.jpg" alt="" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7447" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina013" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina013.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7448" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina001" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina001.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7449" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina002" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina002.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7451" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina003" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina0031.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="332" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7452" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina007" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina007.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7453" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina010" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina010.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7454" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina011" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina011.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7455" title="hirbet-midras-chiesa-bizantina012" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/02/hirbet-midras-chiesa-bizantina012.jpg" alt="hirbet midras chiesa bizantina" width="600" height="373" /></p>
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		<title>Israele, Hirbet Madras. Scoperta una chiesa bizantina</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 10:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante i lavori di scavo effettuati dalla Israel Antiquities Authority a Hirbet Madras, nella pianura costiera della Giudea, sono ritornati alla luce una chiesa e uno straordinario pavimento mosaicato. Diversi ricercatori che hanno fatto visita al sito nel corso degli scavi hanno affermato che potrebbe trattarsi dell’abitazione e della tomba del profeta Zacaria. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante i lavori di scavo effettuati dalla <strong>Israel Antiquities Authority</strong> a Hirbet Madras, nella pianura costiera della Giudea, sono ritornati alla luce una chiesa e uno straordinario pavimento mosaicato. Diversi ricercatori che hanno fatto visita al sito nel corso degli scavi hanno affermato che potrebbe trattarsi dell’abitazione e della tomba del profeta Zacaria.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/007421_israele-hirbet-madras-scoperta-una-chiesa-bizantina/" data-text="Israele, Hirbet Madras. Scoperta una chiesa bizantina" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F007421_israele-hirbet-madras-scoperta-una-chiesa-bizantina%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Perugia. Aprono al pubblico i sotterranei della Cattedrale di San Lorenzo</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 12:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia etrusca]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[I resti della Perugia d’epoca etrusca, romana e bizantino-romanica s’intrecciano tra loro in un articolato percorso di gallerie e cunicoli che si sviluppano per oltre un chilometro sotto la Cattedrale di San Lorenzo. È il percorso archeologico che il 29 gennaio 2011, giorno in cui a Perugia si festeggia San Costanzo, patrono della città e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I resti della Perugia d’epoca etrusca, romana e bizantino-romanica s’intrecciano tra loro in un articolato <strong>percorso di gallerie e cunicoli </strong>che si sviluppano per oltre un chilometro sotto la Cattedrale di San Lorenzo. È il percorso archeologico che il 29 gennaio 2011, giorno in cui a Perugia si festeggia San Costanzo, patrono della città e dell’Arcidiocesi, è stato aperto al pubblico. La presentazione del percorso archeologico “un museo per conto suo” ha rappresentato per Perugia un evento straordinariamente importante poiché è destinato a divenire per la molteplicità  e la ricchezza degli insediamenti patrimonio dell’umanità.<span id="more-7112"></span></p>
<p>Il percorso è emerso durante i lavori di scavo e consolidamento realizzati nel sottosuolo dell’edificio religioso e in quello degli ambienti vicini. I lavori, incominciati nel 1986, hanno avuto un momento d’oro nel 1999 con gli interventi del post-sisma e giubilari che hanno riguardato la ristrutturazione del Museo della diocesi. Ulteriori finanziamenti pubblici hanno consentito di rimettere in luce i resti del periodo etrusco, romano e medievale e valorizzare tutto l’insieme architettonico visibile da via delle Cantine, vicino a piazza Cavallotti.</p>
<p>Camminare per il sito archeologico – particolarmente la zona sacra della città durante i diversi periodi storici, con il santuario etrusco che giace sotto l’altare della Cattedrale – consente di ricordare anche eventi della storia di Perugia come il bellum perusinum o la costruzione del corridoio bizantino Roma-Ravenna o i cinque conclavi svoltisi a Perugia tra il 1216 e il 1305, e personaggi che vi soggiornarono come i papi Urbano IV, Innocenzo III, Benedetto IX e Martino IV o che vi nacquero come Braccio Fortebraccio di Montone.</p>
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		<title>Roma. Convegno dedicato al ruolo di Costantinopoli-Istanbul</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 17:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 3 novembre 2010, in occasione di “Istanbul 2010 Capitale Europea della Cultura” e in concomitanza con la pubblicazione dell’opera curata da Antonio Iacobini e intitolata “Le porte del Paradiso. Arte e tecnologia bizantina tra Italia e Mediterraneo”, edita da Campisano Edtore, è stata organizzata presso l’Istituto Svizzero di Roma una convegno dedicato al ruolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 3 novembre 2010, in occasione di “Istanbul 2010 Capitale Europea della Cultura” e in concomitanza con la pubblicazione dell’opera curata da <strong>Antonio Iacobini </strong>e intitolata “Le porte del Paradiso. Arte e tecnologia bizantina tra Italia e Mediterraneo”, edita da Campisano Edtore, è stata organizzata presso l’Istituto Svizzero di Roma una convegno dedicato al <strong>ruolo di Costantinopoli-Istanbul come centro della civiltà mediterranea da Bisanzio al XX secolo.</strong><span id="more-6224"></span></p>
<p>Dopo i saluti da parte di Christoph Riedweg, Direttore dell’Istituto Svizzero di Roma, Roberto Nicolai, Preside della Facoltà di Scienze Umanistiche, Sapienza Università di Roma, Marina Righetti Tosti-Croce, Direttore del Dipartimento di Storia dell’Arte e dello Spettacolo, Sapienza Università di Roma, e Santo Lucà, Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Millenario della Fondazione dell’Abbazia di S. Nilo a Grottaferrata, sono intervenuti Paolo Cesaretti dell’Università di Bergamo con “Costantinopoli nell’immaginario dell’Occidente medievale (XI-XII secolo)”, Valentino Pace dell’Università di Udine/Bibliotheca Hertziana-Istituto Max Planck per la Storia dell&#8217;arte di Roma con “Opere in movimento: le porte bizantine e la circolazione artistica mediterranea”, Francesca Rizzo Nervo dell’Università La Sapienza di Roma con “Costantinopoli nel Medioevo letterario fra Oriente e Occidente”, Gisella Capponi,  Direttore dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma con “Restauri a porte di bronzo: l&#8217;attività dell&#8217;Istituto Centrale del Restauro da Costantinopoli all&#8217;Italia”, Isabella Palumbo Fossati dell’Université de Picardie-Amiens con “Gaspare e Giuseppe Fossati: due architetti svizzeri nella Istanbul ottomana”, Maria Antonella Fusco, Direttore dell’Istituto Nazionale per la Gra di Roma con “Costantinopoli nelle immagini italiane dell’Ottocento: pittura e fotografia”. La giornata di studi è stata coordinata da Antonio Iacobini dell’Università La Sapienza di Roma e Adelia Rispoli del MAE, Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale.</p>
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		<title>Borghi (Fc). Aperta al pubblico l’area archeologica di San Giovanni in Galilea</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 10:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>
		<category><![CDATA[storia rinascimentale]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 9 ottobre 2010, alle 17, in località “La Piva” di San Giovanni in Galilea, presso Borghi (Fc), è stato presentato l’importante intervento di musealizzazione intrapreso nel 2009, con l’apertura al pubblico dell’area archeologica di San Giovanni in Galilea, illustrata da un ricco apparato didattico, e l’inaugurazione del restaurato Museo Renzi di San Giovanni in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5679" title="Chiesa-San-Giovanni-Battista" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/10/Chiesa-San-Giovanni-Battista.jpg" alt="San Giovanni in Galilea" width="301" height="224" /></p>
<p>Sabato 9 ottobre 2010, alle 17, in località “La Piva” di San Giovanni in Galilea, presso Borghi (Fc), è stato presentato l’importante intervento di musealizzazione intrapreso nel 2009, con l’apertura al pubblico dell’area archeologica di <strong>San Giovanni in Galilea</strong>, illustrata da un ricco apparato didattico, e l’inaugurazione del restaurato <strong>Museo Renzi </strong>di San Giovanni in Galilea che conserva le testimonianze scoperte durante gli scavi.<span id="more-5677"></span></p>
<p>Le vestigia dell’antica Chiesa di San Giovanni Battista e le testimonianze dell’omonima Pieve bizantina si sporgono dal balcone che sovrasta la pianura riminese e il mare Adriatico. L’abside e l’altare della chiesa databili al quindicesimo secolo si riconoscono a prima vista nel perimetro della chiesa, mentre all’interno sono emersi quattro ossari e all’esterno della parete meridionale sono state scoperte le tracce di una struttura per la produzione di calce. Le vicende storiche di questo sito archeologico, frequentato dalla metà del sesto secolo fino alla metà del diciottesimo, sono state scritte dalla natura: le continue frane si sono portate via le costruzioni religiose che venivano ricostruite una sull’altra, arretrando alla ricerca di un terreno più stabile.</p>
<p>La Pieve venne abbandonata alla fine del quindicesimo secolo, forse a causa dei numerosi cedimenti strutturali; allo stesso tempo venne costruita alle sue spalle la Chiesa di San Giovanni Battista, di cui parlano le Visite Pastorali del XVI-VIII secolo. A causa dei continui movimenti franosi che minacciavano il crollo, l’edificio venne ristretto nel 1680 con il ribaltamento dell’altare a occidente e lo smantellamento dell’abside. Nel 1741 il fronte battesimale venne trasferito all’interno della cinta muraria dell’insediamento di San Giovanni in Galilea, mentre nel 1746 l’edificio venne abbandonato, a causa del crollo del tetto.</p>
<p>Le prime ricerche archeologiche in questa zona risalgono al 1970 quando vennero individuate sul ciglio della scarpata le fondazioni dell’abside della Pieve bizantina. Successivamente, furono recuperati dodici frammenti in calcare locale, scolpito a bassorilievo, appartenenti alla decorazione dell’edificio e forse anche un ciborio, ovvero la struttura a baldacchino che sovrastava l’altare.</p>
<p>Gli scavi, eseguiti dal Museo Renzi e dell’A.R.S.S.A. e diretti dall’archeologa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, Maria Grazia Maioli, riprendono nel 2004, permettendo l’accertamento delle diverse fasi di vita della Chiesa di San Giovanni Battista anche dal punto di vista architettonico. Viene riconosciuta la chiesa rinascimentale con altare e abside rivolti a oriente e sotto la pavimentazione vengono alla luce ossari contenenti, insieme agli scheletri, centinaia di medagliette devozionali e migliaia di grani di rosario.</p>
<p>Nell’autunno del 2009 Tecne s.r.l. intraprende una nuova campagna di scavo volta alla musealizzazione dell’area archeologica, rimettendo in luce l’abside smantellata nel 1680 e tre calcare impiegate nel quindicesimo secolo per la produzione di calce rimpiegando i marmi degli edifici più antichi.</p>
<p>Quest’area archeologica non ha soltanto un forte impatto visivo ma è parte integrante del paesaggio che contribuisce a modificare. Il lavoro di musealizzazione, attuato per conservare le strutture murarie scoperte nel corso degli scavi e per facilitare la loro lettura, ha recuperato completamente le potenzialità di un paesaggio perduto, dalla storia millenaria.</p>
<p>Il recupero della Pieve e della Chiesa di San Giovanni Battista rappresenta un’ulteriore tappa di quel percorso della memoria della comunità dell’insediamento di San Giovanni in Galilea già incominciato con il restauro della Fonte del Coppo e del cippo commemorativo. Dell’originaria Pieve Bizantina resta soltanto una traccia sul terreno e un’ipotesi di ciborio, ma se si volge lo sguardo a sud sembra quasi di parlare con la contemporanea Pieve di San Michele Arcangelo, sita a Santarcangelo di Romagna, e con la romanica Pieve di Santa Maria Assunta a San Leo.</p>
<p>Informazioni:</p>
<p><a href="http://www.archeobologna.beniculturali.it/san_giovanni_galilea/area_archeologica_pieve.htm" target="_blank">http://www.archeobologna.beniculturali.it/san_giovanni_galilea/area_archeologica_pieve.htm</a></p>
<p><a href="http://www.tundra.it/galilea.html" target="_blank">http://www.tundra.it/galilea.html</a></p>
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		<title>San Giovanni a Piro (Sa). Visite ed eventi presso gli insediamenti bizantini</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 12:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 25 e domenica 26 settembre 2010, le Giornate Europee per il Patrimonio offriranno l’occasione di mostrare il potenziale culturale degli insediamenti bizantini del Vallo di Diano e del Cilento. Tra i siti restaurati recentemente potranno essere visitati quelli si San Filadelfo a Pattano, di Santa Maria della Splerlonga a Palomonte, di San Giovanni a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 25 e domenica 26 settembre 2010, le <strong>Giornate Europee per il Patrimonio </strong>offriranno l’occasione di mostrare il potenziale culturale degli <strong>insediamenti bizantini del Vallo di Diano e del Cilento</strong>. Tra i siti restaurati recentemente potranno essere visitati quelli si San Filadelfo a Pattano, di Santa Maria della Splerlonga a Palomonte, di San Giovanni a Piro e il Cenobio Basiliano di San Mauro la Bruca. Inoltre, la Badia di Pattano ospiterà la proiezione dei lavori realizzati dalle scuole che hanno partecipato all’iniziativa “Insediamenti monastici e conventuali nella Provincia di Salerno e Avellino”.</p>
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		<title>Turchia, Mira. Scoperta una chiesa bizantina di 900 anni fa</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 06:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Moriconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Una chiesa bizantina risalente a 900 anni fa è stata scoperta nel sito dell&#8217;antica Mira, presso la moderna Demre nella provincia di Antalia. Responsabile per i ritrovamenti di epoca bizantina è il professor Engin Akyurek del dipartimento di Storia dell&#8217;Arte dell&#8217;Università di Istanbul. La chiesa risale probabilmente al XII secolo d.C., ma lo scavo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4939" title="mira-chiesa-bizantina" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/07/mira-chiesa-bizantina.jpg" alt="Turchia, Mira. Scoperta una chiesa bizantina di 900 anni fa" width="500" height="322" /></p>
<p>Una <strong>chiesa bizantina</strong> risalente a 900 anni fa è stata scoperta nel sito dell&#8217;antica <strong>Mira</strong>, presso la moderna Demre nella provincia di <strong>Antalia</strong>. Responsabile per i ritrovamenti di epoca bizantina è il professor Engin Akyurek del dipartimento di Storia dell&#8217;Arte dell&#8217;Università di Istanbul.<span id="more-4938"></span></p>
<p>La chiesa risale probabilmente al XII secolo d.C., ma lo scavo è appena all&#8217;inizio e gli archeologi saranno in grado di datarla esattamente solo una volta entrati nell&#8217;edificio. La copertura presenta una cupola parzialmente distrutta, larga 5 metri ed alta 10. Le tegole del tetto invece sono state ritrovate ancora in buone condizioni.</p>
<p>Tutte le chiese bizantine sopravvissute fino ad oggi hanno subìto interventi di restauro e modifiche, mentre la chiesa di Mira risulta interessante perché presenta ancora la sua struttura originale.</p>
<p>La città di Mira fu un importante centro della federazione dei lici in età ellenistica e accrebbe la sua prosperità in età romana: l&#8217;imperatore Adriano ne promosse lo sviluppo e Teodosio II la fece capitale della Licia. I monumenti principali sono l&#8217;anfiteatro, il più grande della provincia, e le tombe della necropoli, scavate nella roccia.</p>
<p>Foto: cortesia Anadolu Ajansi</p>
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		<item>
		<title>Napoli. Al Museo Nazionale in mostra i reperti dallo scavo della metropolitana</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 17:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Da sabato 22 maggio 2010, l’atrio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospiterà una mostra che esporrà i reperti restituiti dagli scavi archeologici collegati ai lavori per la costruzione della linea 1 della metropolitana della città. La mostra illustra la trasformazione urbanistica del lato mare di Napoli dalla città romana a quella bizantina.  Al centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da sabato 22 maggio 2010, l’atrio del <strong>Museo Archeologico Nazionale di Napoli</strong> ospiterà una mostra che esporrà i reperti restituiti dagli scavi archeologici collegati ai lavori per la costruzione della linea 1 della metropolitana della città. La mostra illustra la<strong> trasformazione urbanistica del lato mare di Napoli dalla città romana a quella bizantina</strong>.<span id="more-4323"></span> </p>
<p>Al centro dell’atrio sarà ricostruito anche un frammento della torre, pertinente a una fortificazione i cui resti sono stati rilevati nel cantiere della stazione della metropolitana di piazza Bovio. La torre venne edificata riutilizzando antichi marmi appartenenti a un arco onorario del periodo degli imperatori Severi, fra il sesto e il settimo secolo avanti Cristo, che doveva essere stato costruito nel litorale di fronte all’antico porto di Napoli.</p>
<p>L’esposizione è completata da un video che narra l’evento archeologico: dalla scoperta al recupero di marmi e successivo restauro.</p>
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		<title>Israele, Gerusalemme – Torna alla luce l&#8217;antica via dei pellegrini</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 19:43:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia bizantina]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Vicino alla porta di Jaffa, ingresso a Gerusalemme, è stata recentemente portata alla luce da un’equipe di archeologi israeliani un tratto di una strada percorsa dai pellegrini cristiani in età bizantina.  Il ritrovamento avalla quanto testimoniato dal mosaico di Madaba: la più antica carta geografica della Terra Santa, custodita nella chiesa bizantina di San Giorgio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vicino alla <strong>porta di Jaffa</strong>, ingresso a Gerusalemme, è stata recentemente portata alla luce da un’equipe di archeologi israeliani un tratto di una strada percorsa dai <strong>pellegrini cristiani</strong> in età bizantina.<span id="more-3046"></span> </p>
<p>Il ritrovamento avalla quanto testimoniato dal <strong>mosaico di Madaba</strong>: la più antica carta geografica della Terra Santa, custodita nella<strong> chiesa bizantina di San Giorgio</strong> che segnala l’esistenza della strada, una delle principali per entrare nella Città Santa.</p>
<p>Tuttavia, il tratto di strada riemerso durante i lavori di restauro della porta di Jaffa verrà nuovamente interrato entro un mese per via dell’intenso traffico in questa zona della Città Vecchia.</p>
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