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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; archeologia biblica</title>
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		<title>Nuovi indizi per svelare il mistero circa gli autori dei Rotoli del Mar Morto</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 13:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mistero degli autori dei Rotoli del Mar Morto potrebbe essere risolto Era già noto che i Rotoli del Mar Morto potevano essere stati redatti, almeno in parte, da una setta chiamata “gli Esseni”, ma questa ipotesi ha subito un notevole impulso con il recente ritrovamento di circa 200 frammenti di tessuto avvenuto nelle grotte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11477" title="autori-rotoli-mar-morto" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/autori-rotoli-mar-morto.jpg" alt="Nuovi indizi per svelare il mistero circa gli autori dei Rotoli del Mar Morto" width="600" height="427" /></p>
<h2>Il mistero degli autori dei Rotoli del Mar Morto potrebbe essere risolto</h2>
<p>Era già noto che i<strong> Rotoli del Mar Morto</strong> potevano essere stati redatti, almeno in parte, da una setta chiamata “gli Esseni”, ma questa ipotesi ha subito un notevole impulso con il recente ritrovamento di circa 200 frammenti di tessuto avvenuto nelle grotte dell&#8217;area di Qumran, nell&#8217;area nota come “West Bank”, dove erano stati ritrovati i celebri rotoli. E visto che gli studiosi sono da sempre divisi su chi sarebbe il vero autore &#8211; o i veri autori &#8211; dei Rotoli del Mar Morto e sul modo in cui i testi sarebbero arrivati a Qumran, questo ritrovamento potrebbe portare a una soluzione definitiva di questo mistero.</p>
<p>Gli studi e le ricerche condotte sui reperti dimostrano infatti che i tessuti ritrovati erano realizzati con il lino, invece che con la lana, che era il materiale tessile maggiormente utilizzato nell’antico Israele. Per di più non riportano alcun tipo di decorazione e alcuni erano stati scoloriti fino a diventare bianchi, nonostante i tessuti in quel periodo fossero caratterizzati da colorazioni molto accese. L’insieme di tutti questi elementi suggerirebbe che gli Esseni, un’antica setta ebraica, avrebbe composto alcuni dei Rotoli.</p>
<p>Questa versione dei fatti non è comunque condivisa da tutti; un archeologo che aveva condotto alcuni scavi a Qumran, ad esempio, aveva dichiarato alla rivista LiveScience che i tessuti in lino ritrovati avrebbero potuto essere appartenuti a persone in fuga dalle armate romane dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C., e che siano stati loro stessi a nascondere i Rotoli nelle caverne.</p>
<h3>Rotoli iconici</h3>
<p>I Rotoli del Mar Morto sono composti da circa 900 testi, di cui i primi sono stati ritrovati da un pastore beduino nel 1947. La loro datazione li fa risalire a prima del 70 d.C. e alcuni potrebbero risalire addirittura al III secolo a.C.. I Rotoli contengono una grandissima quantità di scritture, tra cui antiche trascrizioni della Bibbia ebraica, inni sacri, calendari e salmi. Gli oltre 200 frammenti di tessuti sono stati ritrovati nelle medesime grotte e anche a Qumran, il sito archeologico vicino alle caverne dove erano stati nascosti in antico i Rotoli.</p>
<p>Orit Shamir, il responsabile dei materiali organici presso la Israel Antiquities Authority, e Naama Sukenik, una ex studentessa della Bar-Ilan University, hanno messo a confronto i tessuti di lino bianco trovati nelle undici caverne paragonandoli con altri tessuti ritrovati in altre località archeologiche di Israele, e pubblicando i risultati delle loro ricerche nella più recente edizione della rivista Dead Sea Discoveries.</p>
<p>Una svolta negli studi effettuati su questi resti è avvenuta nel 2007, quando un gruppo di archeologi è stato in grado di dimostrare che i tessuti di lana colorata ritrovati nell’area sud di Qumran, una zona nota come le Caverne di Natale, non avevano alcun collegamento con gli antichi abitanti della zona. Questo vuol dire che la Shamir e Sukenik si sono potuti concentrare sui 200 tessuti ritrovati nelle caverne dei Rotoli del Mar Morto e a Qumran con la certezza che si trattava degli unici tessuti esistenti che potevano vantare un’autentica connessione con i Rotoli.</p>
<p>Gli studiosi hanno scoperto che ognuno dei tessuti ritrovati era di lino, anche se il tessuto più popolare in Israele nell’antichità era la lana. Hanno anche scoperto che la maggior parte dei tessuti era destinata ad essere utilizzata per la realizzazione di indumenti, e successivamente è stata tagliata e riutilizzata per altri scopi, ad esempio la creazione di bende e per avvolgere i rotoli prima di inserirli nei loro contenitori.</p>
<p>Alcuni di questi tessuti sono stati sbiancati e la maggior parte non è decorata, questo nonostante fosse uso comune nell’antica Israele decorare i tessuti. Basandosi su questo ritrovamento, gli studiosi suggeriscono che evidentemente i residenti di Qumran erano soliti abbigliarsi in maniera molto semplice, proprio per differenziarsi dal mondo di influenza romana; erano persone molto umili e non volevano indossare tessuti colorati, preferendo un tipo di abbigliamento più semplice. Nonostante questo, emerge anche che i proprietari dei tessuti non dovevano essere poveri, in quanto solo uno dei tessuti ritrovati presenta una toppa; secondo la Shamir si tratta di una scoperta molto, molto importante in quanto il fatto di rappezzare e riparare gli indumenti era invece chiaro indice di una situazione economica precaria.</p>
<p>La Shamir afferma anche che i tessuti ritrovati invece in luoghi dove le persone erano certamente sottoposte a forti stress, come ad esempio la Caverna delle Lettere, utilizzata nel corso delle rivolte contro i romani, spesso erano rattoppati. Questo fa pensare che Qumran doveva essere un sito economicamente piuttosto prospero, senza per questo essere ricco. In ogni modo, i suoi abitanti non erano certamente “poveri”. Anche Robert Cargill, professore all’University of Iowa, che ha studiato approfonditamente Qumran e ne ha anche sviluppato un modello virtuale, ha affermato che l’evidenza archeologica del sito, tra cui anche monete e contenitori in vetro, suggerisce che gli abitanti non dovevano essere “poveri” nel senso dell&#8217;epoca. Molto lontani dall’essere dei “monaci“ dediti a una vita ridotta all&#8217;essenziale, secondo Cargill gli abitanti di Qumran potevano contare su una certa ricchezza, dovuta probabilmente al commercio basato sulla realizzazione di utensili in terracotta, sull&#8217;allevamento di animali e sulla produzione di miele.</p>
<h3>Chi ha scritto i Rotoli del Mar Morto?</h3>
<p>Gli studiosi hanno opinioni contrastanti riguardo a chi sarebbe l’autore dei Rotoli del Mar Morto e soprattutto come i testi siano arrivati a Qumran. Alcuni argomentano che i Rotoli sarebbero stati scritti nel sito stesso dove sono stati ritrovati, mentre altri sostengono che siano stati scritti a Gerusalemme o in qualche altra località di Israele, per essere poi nascosti nelle grotte</p>
<p>La località di Qumran è stata sottoposta a scavi archeologici per la prima volta negli anni Cinquanta per opera di Roland de Vaux, che è giunto alla conclusione che il sito doveva essere stato abitato da una setta religiosa chiamata Esseni, che aveva scritto i Rotoli e li aveva conservati nelle caverne. Tra le sue scoperte ci sono anche delle piscine, che secondo l’archeologo erano utilizzate per bagni rituali, e diversi calamai ritrovati in una stanza che da quel momento venne definita lo “<em>scriptorium</em>”. Secondo il risultato dei suoi scavi, gli studiosi sono anche riusciti a stimare il numero delle persone che abitavano il sito, che si aggiravano intorno alle 200 circa.</p>
<p>Un lavoro archeologico più recente, però, diretto da Yitzhak Magen e Yuval Peleg dell’Israel Antiquities Authority, suggerisce invece che il sito non poteva aver accolto più di qualche dozzina di persone, che peraltro non avevano niente a che fare con la stesura dei Rotoli. Secondo loro, infatti, i Rotoli sono stati lasciati nelle grotte da fuggitivi che cercavano di sottrarsi alle armate romane dopo la conquista di Gerusalemme nel 70 d.C.</p>
<p>Magen e Peleg hanno scoperto, inoltre, che il sito prese vita intorno al 100 d.C. come avamposto militare utilizzato dagli <strong>Hasmoneans</strong>, un regno ebraico che fiorì in quella zona. Dopo che i romani conquistarono la Giudea nel 63 d.C. il sito fu stato abbandonato e poi occupato da artigiani civili che lo utilizzarono per la produzione di ceramiche. Essi si accorsero inoltre che le piscine scoperte da Vaux erano tutte ricoperte da un sottile strato di argilla utilizzata per realizzare le ceramiche, segno evidente che si trattava di vasche per le lavorazioni artigiane.</p>
<p>Ma esistono anche delle altre teorie: Carguill, ad esempio, argomentò che se era pur vero che Qumran prese vita come fortificazione militare, negli anni successivi fu occupata da una setta i cui membri erano dediti ai riti di purificazione rituale. Che questi siano o non siano gli Esseni, secondo l’archeologo questo è ancora da chiarire. Questo gruppo di persone, di consistenza molto ridotta rispetto alla prima stima di circa 200 individui, avrebbe scritto alcuni dei Rotoli e conservato gli altri già esistenti. Sempre secondo Cargill, infatti, anche altri gruppi o sette avrebbero potuto depositare i Rotoli nelle caverne in momenti diversi e successivi.</p>
<h3>L’abbigliamento può essere la chiave per risolvere il mistero?</h3>
<p>Nuove ricerche condotte sull’abbigliamento potrebbero quindi contribuire non poco alla soluzione del mistero riguardo all’identità dell’autore o degli autori dei Rotoli del Mar Morto.</p>
<p>La Shamir, ad esempio, ha dichiarato che è molto poco probabile che i Rotoli fossero stati nascosti nelle caverne dai rifugiati romani. Se fosse stato così, infatti, nelle caverne sarebbero stati ritrovati, insieme alle altre cose, anche indumenti realizzati con il tessuto più utilizzato per l’abbigliamento all’epoca, ossia la lana colorata. Mentre eventuali profughi in fuga da Gerusalemme occupata, secondo la studiosa, si sarebbero portate dietro qualsiasi tipo di tessuto senza distinzioni, e avrebbero scelto solo il lino. Per fare un esempio pratico: quelli che sono fuggiti verso la Caverna delle Lettere, infatti, si sono portate dietro anche indumenti di lana.</p>
<p>Peleg, uno degli archeologi a capo dei più recenti scavi a Qumran, è in disaccordo con questa affermazione, poiché ricorda come tutti i tessuti siano stati trovati nelle grotte e non nel sito; il quesito principale, quindi, è il collegamento che esisterebbe tra il sito di Qumran e i Rotoli. E per ciò che riguarda l&#8217;aver trovato i Rotoli insieme ai tessuti in lino, Peleg avanza una sua spiegazione. Prima di tutto il lino potrebbe essere stato scelto per avvolgere i Rotoli per motivi religiosi oppure la conservazione dei Rotoli era stata affidata a un ordine religioso che, come era consueto all’epoca, vestiva indumenti in lino.</p>
<p>La Shamir e Sukenik affermano che gli indumenti ritrovati nelle caverne dei Rotoli del Mar Morto sono molto simili a delle descrizioni storiche degli indumenti utilizzati dagli Esseni, suggerendo l’ipotesi che questa setta si sia stabilita per un certo periodo di tempo a Qumran. Per affermare questo si rifanno all&#8217;antico cronista Flavio Giuseppe, il quale scrisse che gli Esseni volevano che “la pelle fosse sempre asciutta e che gli indumenti fossero bianchi”. Ma Peleg controbatte che in nessuna parte degli scritti di Giuseppe si sostiene che gli indumenti debbano essere realizzati in lino. Sempre dagli scritti di Giuseppe emerge anche che gli Esseni erano molto frugali riguardo all’abbigliamento e che si scambiavano l’uno con l’altro le cose che possedevano. Pare che, per via degli abiti e del portamento, nell&#8217;aspetto assomigliassero a bambini sottoposti a stretta e rigorosa disciplina dagli adulti; risulta inoltre che non cambiassero i propri indumenti né le scarpe fino a che non erano completamente consumati e del tutto inutilizzabili. Tra di loro, inoltre, non vigeva l’uso di vendere e comprare cose, ma piuttosto prediligevano l’usanza di regalare ai bisognosi quello che mancava loro, e di ricevere in cambio le cose di cui avevano bisogno.</p>
<p>Nel loro lavoro la Shamir e Sukenik indicano anche un altro antico scrittore, Filone di Alessandria, che scrisse di come gli Esseni fossero soliti vestire in modo molto semplice, e che non solo condividevano quello che mangiavano ma anche quello che erano soliti indossare, rimarcando anche come l’estrema semplicità delle loro vesti le rendesse idonee allo scambio, visto che tutto apparteneva a tutti.</p>
<p>Cargill sostiene che l’abbigliamento è un’ulteriore evidenza che Qumran doveva essere stata abitata da un gruppo settario di origine ebraica; il fatto che allevassero i propri animali, che producessero il proprio miele e vasellame, che seguissero il proprio calendario, o almeno un calendario diverso da quello imposto dal sacerdozio, e che vestissero in modo diverso dalle “mode” dell’epoca fa pensare che si trattasse proprio di una “setta”. Cargill ha anche notato la presenza dei <em>mikveh</em>, ossia i bagni rituali, e il fatto che i residenti fossero in grado di lavorare la ceramica per proprio conto, elementi che fanno pensare che il sito fosse considerato ritualmente “puro”.</p>
<p>Sembrerebbe che questo gruppo abbia manifestato il desiderio di separarsi dal gruppo sacerdotale che aveva come base il tempio di Gerusalemme, volontà testimoniata anche dalla congruenza di un gran numero di elementi on quelli di un’altra setta che si è separata dal sacerdozio ufficiale di Gerusalemme.</p>
<p>Secondo la teoria di Cargill, chi havissuto a Qumran potrebbe aver scritto alcuni dei Rotoli, e averne conservati altri già scritti. Ovviamente non possono essere stati loro a scrivere tutti i Rotoli, visto che la datazione indica come alcuni siano stati redatti in epoca molto precedente a quella della fondazione dell&#8217;insediamento di Qumran. Un rotolo in particolare, realizzato in rame, potrebbe essere stato depositato nel sito addirittura dopo che Qumran venne abbandonata nel 70 d.C.</p>
<p>Cargill afferma che è possibile che alcuni dei Rotoli siano stati messi nelle grotte da persone esterne alla comunità. Se questo fosse vero, allora di conseguenza anche alcuni dei tessuti ritrovati potrebbero essere appartenuti a estranei rispetto alla comunità di Qumran.</p>
<h3>C’erano donne a Qumran?</h3>
<p>Le nuove ricerche potrebbero anche gettare un raggo di luce su chi avrebbe materialmente creato i tessuti. Si tratta infatti di stoffe di alta qualità che difficilmente potrebbero essere state realizzate a Qumran, dove gli scavi archeologici non hanno rivelato mai traccia di fusaiole o di pesi da telaio.</p>
<p>Questa scoperta è particolarmente importante &#8211; secondo la Shamir &#8211; perché è strettamente connessa al sesso delle persone, in quanto la filatura e la tessitura erano attività tipicamente femminile. Secondo la studiosa, i tessuti sono stati prodotti altrove, in un luogo dove le donne avevano un ruolo chiave nella loro produzione. Questo fa quindi pensare che ci fossero pochissime donne a Qumran.</p>
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		<title>Gerusalemme. Il tempio non fu edificato sotto re Erode</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 11:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nuova scoperta a Gerusalemme ridata l’edificazione del Secondo Tempio. Infatti, sotto i basamenti del Muro del Pianto sono state rinvenute quattro monete romane che smentiscono l&#8217;ipotesi (fino a oggi ritenuta valida) secondo cui il tempio sia stato ingrandito e completato sotto re Erode. È quanto hanno confermato alcuni archeologi israeliani dopo aver verificato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11238" title="gerusalemme-tempio-erode-ridatato" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/gerusalemme-tempio-erode-ridatato.jpg" alt="Gerusalemme. Il tempio non fu edificato sotto re Erode" width="600" height="370" /></p>
<p>Una nuova scoperta a <strong>Gerusalemme</strong> ridata l’edificazione del <strong>Secondo Tempio</strong>. Infatti, sotto i basamenti del <strong>Muro del Pianto</strong> sono state rinvenute quattro monete romane che smentiscono l&#8217;ipotesi (fino a oggi ritenuta valida) secondo cui il tempio sia stato ingrandito e completato sotto <strong>re Erode</strong>.</p>
<p>È quanto hanno confermato alcuni archeologi israeliani dopo aver verificato che le monete in bronzo furono coniate nel 17 dopo Cristo, quando la Giudea era guidata da <em>Valerius Gratus</em>, proconsole romano. E questo accadde vent’anni dopo la morte di Erode e prima di <strong>Ponzio Pilato</strong>. La scoperta avallerebbe la storia del generale e cronista ebreo <strong><em>Josephus Flavius </em></strong>(Giuseppe Flavio), secondo la cui testimonianza il Tempio di Gerusalemme, crollato per mano dei soldati romani nel 70 dopo Cristo, fu completato da re <strong>Agrippa II</strong>, un pronipote di Erode.</p>
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		<title>Israele, Gerusalemme. Scoperto un raro sonaglio d&#8217;oro dei Sommi Sacerdoti</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 10:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Apparteneva a uno dei Sommi Sacerdoti del Tempio della Città Santa il rarissimo sonaglio in oro, con un anellino sulla sommità, ritrovato nel corso degli scavi archeologici effettuati nel canale di scolo che inizia dalla vasca di Shiloah e continua dalla Città di David sino al sito archeologico di Gerusalemme, nei pressi del Muro Occidentale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10165" title="gerusalemme-sonaglio-sacerdote" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/gerusalemme-sonaglio-sacerdote.jpg" alt="Gerusalemme. Scoperto un raro sonaglio d'oro dei Sommi Sacerdoti" width="600" height="486" /></p>
<p>Apparteneva a uno dei Sommi Sacerdoti del Tempio della Città Santa il rarissimo sonaglio in oro, con un anellino sulla sommità, ritrovato nel corso degli scavi archeologici effettuati nel canale di scolo che inizia dalla vasca di Shiloah e continua dalla Città di David sino al sito archeologico di Gerusalemme, nei pressi del Muro Occidentale.</p>
<p>I lavori di scavo sono coordinati dalla Israel Antiquities Authority. Secondo <strong>Ronny Reich</strong> e <strong>Eli Shukron</strong>, i direttori degli scavi afferenti all’Università di Haifa, pare che il manufatto fosse appuntato su un indumento indossato da un alto funzionario a Gerusalemme verso la fine dell’epoca del Secondo Tempio, attorno alla metà del primo secolo dopo Cristo.</p>
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		<title>Vicenza. Si parla di Gerusalemme al Palazzo delle Opere Sociali</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 20:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 28 maggio 2011, alle 15, il Salone d’Onore del Palazzo delle Opere Sociali di Vicenza ospiterà un incontro dedicato a “Gerusalemme, Madre di tutte le Generazioni”, durante il quale interverranno l’archeologo israeliano Dan Bahat con “Le pietre narrano la storia di Gerusalemme” e il biblista francescano Frederic Manns con “Gerusalemme Madre, come grembo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8722" title="Giordania, Madaba, mosaico con la mappa della Terra Santa, Gerusalemme" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/05/mappa-gerusalemme-madaba.jpg" alt="Gerusalemme " width="600" height="389" /></p>
<p>Sabato 28 maggio 2011, alle 15, il Salone d’Onore del Palazzo delle Opere Sociali di Vicenza ospiterà un incontro dedicato a “Gerusalemme, Madre di tutte le Generazioni”, durante il quale interverranno l’archeologo israeliano<strong> Dan Bahat</strong> con “Le pietre narrano la storia di Gerusalemme” e il biblista francescano <strong>Frederic Manns</strong> con “Gerusalemme Madre, come grembo della fede”. Nel corso della tavola rotonda verrà presentato l’Atlante di Gerusalemme di Dan Bahat, recentemente pubblicato dall’Editore Messaggero di Padova.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/008715_vicenza-si-parla-di-gerusalemme-al-palazzo-delle-opere-sociali/" data-text="Vicenza. Si parla di Gerusalemme al Palazzo delle Opere Sociali" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F008715_vicenza-si-parla-di-gerusalemme-al-palazzo-delle-opere-sociali%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Vicenza. Tavola rotonda sulla stele di Ponzio Pilato</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 19 maggio 2011, alle 17.30, presso il Teatro Olimpico di Vicenza si è tenuto l’incontro dedicato a “La stele di Ponzio Pilato”, reperto scoperto nel giugno del 1961 da Maria Teresa Canivet Fortuna, archeologa vicentina che durante le operazioni di scavo in Terrsanta, a Cesarea Marittima portò alla luce l’oggetto con inciso il nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8720" title="stele-ponzio-pilato" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/05/stele-ponzio-pilato.jpg" alt="La stele di Ponzio Pilato" width="600" height="423" /></p>
<p>Giovedì 19 maggio 2011, alle 17.30, presso il Teatro Olimpico di Vicenza si è tenuto l’incontro dedicato a “La stele di Ponzio Pilato”, reperto scoperto nel giugno del 1961 da <strong>Maria Teresa Canivet Fortuna</strong>, archeologa vicentina che durante le operazioni di scavo in Terrsanta, a Cesarea Marittima portò alla luce l’oggetto con inciso il nome di Ponzio Pilato e che rappresenta il solo documento finora conosciuto sul procuratore romano. La tavola rotonda ha presentato i risultati delle ricerche e i conseguenti risvolti dal punto di vista biblico.</p>
<p>Sono intervenuti: la Soprintendente Marisa Rigoni con “Ricordo di Maria Teresa Fortuna Canivet, archeologa vicentina, e l’iscrizione di Ponzio Pilato” e don Raimondo Sinibaldi con “Ponzio Pilato nel dibattito biblico”. Dalle 17 sono state presentate da Luigino Rancan alcune monete coniate dal procuratore romano.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/008712_vicenza-tavola-rotonda-sulla-stele-di-ponzio-pilato/" data-text="Vicenza. Tavola rotonda sulla stele di Ponzio Pilato" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F008712_vicenza-tavola-rotonda-sulla-stele-di-ponzio-pilato%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Roma. Incontro in memoria dell’archeologo e francescano P. Michele Piccirillo</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 16:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 22 febbraio 2011 si è svolto, presso la Pontificia Università Antonianum di Rom,a l’incontro “P. Michele Piccirillo, francescano e archeologo di Terrasanta”, dedicato allo studioso scomparso nell’ottobre del 2008, in memoria del quale è stato pubblicato il volume “Michele Piccirillo, francescano archeologo tra scienza e Provvidenza”, curato da Giovanni Claudio Bottini e Massimo Luca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-7758" title="libro michele piccirillo" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/03/libro-michele-piccirillo-417x600.jpg" alt="Michele Piccirillo" width="417" height="600" /></p>
<p>Martedì 22 febbraio 2011 si è svolto, presso la Pontificia Università Antonianum di Rom,a l’incontro “P. Michele Piccirillo, francescano e archeologo di Terrasanta”, dedicato allo studioso scomparso nell’ottobre del 2008, in memoria del quale è stato pubblicato il volume “Michele Piccirillo, francescano archeologo tra scienza e Provvidenza”, curato da Giovanni Claudio Bottini e Massimo Luca.<span id="more-7721"></span></p>
<p>L’incontro, moderato da Vincenzo Battaglia, professore della Facoltà di Teologia della PUA, ha visto la partecipazione di Fabrizio Bisconti, Danilo Mazzoleni, Carmelo Pappalardo e Giovanni Claudio Bottini che hanno contribuito con interventi in memoria del noto biblista.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/007721_roma-incontro-in-memoria-dell%e2%80%99archeologo-e-francescano-p-michele-piccirillo/" data-text="Roma. Incontro in memoria dell’archeologo e francescano P. Michele Piccirillo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F007721_roma-incontro-in-memoria-dell%25e2%2580%2599archeologo-e-francescano-p-michele-piccirillo%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Turchia, Laodicea. Trovata la chiesa citata nel libro dell’Apocalisse</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 09:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’antica città di Laodicea, in Turchia, è stato identificato un edificio sacro grazie a un radar sotterraneo. Celal Simsek, direttore della spedizione archeologica turca, spiega che la chiesa, ritrovata in un buono stato di conservazione, risale all’età romana e occupava una superficie di duemila metri quadrati. Le indagini della spedizione archeologica coordinata da Simsek datano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7682" title="laodicea-chiesa-apocalisse" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/03/laodicea-chiesa-apocalisse.jpg" alt="Laodicea. chiesa citata nel libro dell’Apocalisse" width="600" height="398" /></p>
<p>Nell’antica città di <strong>Laodicea</strong>, in <strong>Turchia</strong>, è stato identificato un edificio sacro grazie a un radar sotterraneo. Celal Simsek, direttore della spedizione archeologica turca, spiega che la chiesa, ritrovata in un buono stato di conservazione, risale all’età romana e occupava una superficie di duemila metri quadrati. Le indagini della spedizione archeologica coordinata da Simsek datano l’esistenza della città di Laodicea a partire dal <strong>quarto secolo avanti Cristo </strong>e confermano che diventò uno dei più importanti centri del cristianesimo primitivo attorno al 40-50 dopo Cristo e poi sede vescovile.<span id="more-7665"></span></p>
<p>L’edificio sacro di Laodicea viene menzionata da San Paolo nella Lettera che scrisse ai Colossesi e poi compare nel libro dell’Apocalisse, come una delle sette chiese dell’Asia minore. Secondo gli esperti la chiesa di Laodicea sarebbe stata costruita dal colossese<strong> Epafra</strong>, convertito alla religione cristiana dopo aver udito la predicazione degli apostoli in Turchia. Il <strong>contesto storico e sociale descritto nell’Antico e nel Nuovo Testamento</strong> sta diventando sempre più dimostrato e attendibile, facendo lentamente cadere le ipotesi di mitologi e storicisti.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/007665_turchia-laodicea-trovata-la-chiesa-citata-nel-libro-dell%e2%80%99apocalisse/" data-text="Turchia, Laodicea. Trovata la chiesa citata nel libro dell’Apocalisse" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F007665_turchia-laodicea-trovata-la-chiesa-citata-nel-libro-dell%25e2%2580%2599apocalisse%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Spagna. La torre di Babele non poteva essere alta più di 60 metri</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 10:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studioso spagnolo mette in dubbio i dati che finora erano stati considerati attendibili sull’altezza della biblica torre di Babele, asserendo che in realtà era alta solamente sessanta metri. Secondo Juan Luis Montenero, professore di Storia Antica presso l’Università La Coruna (Galizia), una raffigurazione della mitica torre su una stele in pietra, sino ad oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7638" title="torre-babele" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/03/torre-babele.jpg" alt="torre di Babele" width="600" height="452" /></p>
<p>Uno studioso spagnolo mette in dubbio i dati che finora erano stati considerati attendibili sull’altezza della biblica <strong>torre di Babele</strong>, asserendo che in realtà era alta solamente sessanta metri. Secondo <strong>Juan Luis Montenero</strong>, professore di Storia Antica presso l’Università La Coruna (Galizia), una raffigurazione della mitica torre su una stele in pietra, sino ad oggi sconosciuta, ritrovata nella collezione privata Schoyen, attesta questa valutazione.<span id="more-7615"></span></p>
<p>Inoltre, lo storico afferma che il metodo di costruzione a base di mattoni crudi utilizzato all’epoca in Mesopotami non consentiva di raggiungere i novanta metri e il terreno d’argilla babilonese non ne avrebbe retto il peso di settecento mila tonnellate. Secondo Montero, la torre di Babele, eretta nel 590 a.C., non raggiungeva i sessanta metri, pesava quattrocento mila tonnellata ed era costituita da venticinque milioni di mattoni.</p>
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		<title>Israele, Nazaret. Proposta per definire la cittadina &#8220;patrimonio dell&#8217;umanità&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 18:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è percorso il primo passo verso la dichiarazione di Nazareth come patrimonio mondiale UNESCO con lo svolgimento del primo incontro internazionale dedicato a “Nazareth: archeologia, storia e patrimonio culturale”, tenutosi presso l’hotel Al-‘Ayn di Nazareth. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Maria di Nazareth, in collaborazione con la Commissione israeliana UNESCO, con il Centro Culturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è percorso il primo passo verso la dichiarazione di <strong>Nazareth come patrimonio mondiale UNESCO</strong> con lo svolgimento del primo incontro internazionale dedicato a “Nazareth: archeologia, storia e patrimonio culturale”, tenutosi presso l’hotel Al-‘Ayn di Nazareth. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Maria di Nazareth, in collaborazione con la Commissione israeliana UNESCO, con il Centro Culturale Italiano di Haifa e il Centro Culturale francese di Nazareth.<span id="more-6591"></span></p>
<p>Dichiarare Nazareth patrimonio dell’umanità significherebbe anche proteggere la città israeliana ed evitare che la modernizzazione e la trasformazione distruggano l’anima di questa cittadina. Non si tratta di un’iniziativa a connotazione politica, ma di una questione di culto e di cultura. L’obiettivo è di promuovere una cultura del dialogo e di pace, particolarmente fra i credenti, e più specificatamente tra musulmani e cattolici, che hanno diversi valori comuni, quali la venerazione per la Vergine Maria.</p>
<p>Questo colloquio internazionale nasce dalla constatazione che Nazareth rappresenta per tutto il mondo un luogo di enorme valore simbolico, ma il suo grande patrimonio continua ad essere nascosto. Inoltre, la varietà e la ricchezza delle dimensioni culturale, biblica, storica e spirituale di Nazareth sono state indagate solo da una piccola parte di ricercatori, pellegrini e abitanti. Inoltre, dall’archeologia preistorica alla prima chiesa giudeo-cristiana, dalle Crociate al periodo ottomano, Nazareth rappresenta per la Chiesa l’origine e la fonte, il luogo dell’incarnazione.</p>
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		<title>Gerusalemme. Saranno pubblicati gli scavi compiuti sul Monte Sion 30 anni fa</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/006469_gerusalemme-shimon-gibson-lavora-sui-materiali-scoperti-trent%e2%80%99anni-fa/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 11:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>

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		<description><![CDATA[Più di trent’anni fa furono condotti importanti scavi archeologici sul Monte Sion a Gerusalemme, con la scoperta dei resti del palazzo di re Erode, abitazioni del primo secolo ben conservate e ricchi manufatti. Ma i risultati di questo lavoro non sono mai stati completamente pubblicati. L’archeologo Shimon Gibson, per il suo interesse professionale in Gerusalemme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più di trent’anni fa furono condotti importanti scavi archeologici sul Monte Sion a Gerusalemme, con la scoperta dei resti del palazzo di re Erode, abitazioni del primo secolo ben conservate e ricchi manufatti. Ma i risultati di questo lavoro non sono mai stati completamente pubblicati.<span id="more-6469"></span></p>
<p>L’archeologo <strong>Shimon Gibson</strong>, per il suo interesse professionale in Gerusalemme antica, ha deciso una decina di anni fa di assumersi la responsabilità di pubblicare questi scavi. È stato solo un anno fa che i reperti, i piani e le note di campo che si pensava fossero andati perduti, sono stati inaspettatamente trovati. Questo gli ha presentato l’arduo compito di dover affrontare enormi quantità di materiale, in gran parte in pessimo stato di conservazione causate dalle condizioni di conservazioni scadenti in cui era stato tenuto.</p>
<p>Gibson ha combattuto l’anno scorso per raccogliere i fondi necessari per lavorare su questi eccezionali manufatti e questo lo ha portato ora a pubblicare un appello per il finanziamento su internet:<br />
<a href="http://www.kickstarter.com/projects/777694384/study-of-amazing-artifacts-from-ancient-jerusalemShimon" target="_blank">http://www.kickstarter.com/projects/777694384/study-of-amazing-artifacts-from-ancient-jerusalemShimon</a>.</p>
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		<title>Siria, Tell Mozan. Il parco eco-archeologico di Urkesh</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 11:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Moriconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia vicino oriente]]></category>
		<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Parco Eco-archeologico di Urkesh sta per diventare una realtà. Questo è quanto emerge dall&#8217;intervento dei professori Giorgio Buccellati dell&#8217;University of California di Los Angeles e Marilyn Kelly-Buccellati della California State University, nel corso del seminario sulla “Conservazione dei Beni Culturali: la sostenibilità economica ed ambientale”. La discussione si è svolta il 30 novembre ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6438" title="urkesh" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/12/urkesh.jpg" alt="Siria, Tell Mozan. Il parco eco-archeologico di Urkesh" width="600" height="400" /></p>
<p>Il Parco Eco-archeologico di <strong>Urkesh</strong> sta per diventare una realtà. Questo è quanto emerge dall&#8217;intervento dei professori <strong>Giorgio Buccellati</strong> dell&#8217;University of California di Los Angeles e Marilyn Kelly-Buccellati della California State University, nel corso del seminario sulla “Conservazione dei Beni Culturali: la sostenibilità economica ed ambientale”.<span id="more-6436"></span></p>
<p>La discussione si è svolta il 30 novembre ed è stata organizzata dal Centre for Economic and International Studies dell&#8217;Università di Roma Tor Vergata nell&#8217;ambito del Master in Economia della Cultura. L&#8217;incontro è stato un momento di analisi e riflessione alla luce dei nuovi ed allarmanti eventi che hanno messo in evidenza lo stato di salute del patrimonio culturale italiano.</p>
<p>Tell Mozan, situato nella Siria settentrionale al confine con la Turchia, è stato scavato a partire dal 1984 dai proff. Buccellati. Le indagini archeologiche hanno permesso di identificare il sito con l&#8217;antica città di Urkesh, uno dei principali centri politici e religiosi degli Hurriti.</p>
<p>Le strutture murarie riportate alla luce sono state da subito preservate dai rigori dell&#8217;inverno, caratterizzato da piogge e nevicate abbondanti, mediante l&#8217;utilizzo di graticci metallici e coperture di tela scorrevoli. L&#8217;intervento, semplice ma efficace, ha prevenuto le infiltrazioni d&#8217;acqua e di conseguenza la possibilità di crolli.</p>
<p>L&#8217;idea del parco nasce nell&#8217;ambito del progetto di conservazione e fruizione dei monumenti scoperti. Obiettivo principale è quello di preservare il paesaggio circostante, che ancora non è stato intaccato da installazioni industriali, come invece è avvenuto in altri siti della zona.</p>
<p>L&#8217;importanza dell&#8217;iniziativa è evidente dai numeri del progetto. Il Parco avrà un&#8217;estensione di 54 chilometri quadrati includendo al suo interno 20 tra villaggi e paesi, sarà dotato di strade di accesso asfaltate e di un aeroporto internazionale a mezz&#8217;ora di automobile, mentre il fabbisogno energetico sarà garantito da fonti di energia alternativa, in particolare quella solare. Per accogliere i visitatori, nei centri abitati saranno sviluppati piccoli bed &amp; breakfast, prediligendo la tecnica costruttiva tradizionale a crudo anziché l&#8217;impiego del cemento. Gli insediamenti serviranno come stazioni di un grande museo all&#8217;aperto ed al loro interno sorgeranno piccole strutture espositive con l&#8217;intento di creare un percorso tematico di villaggio in villaggio.</p>
<p>Lo sviluppo e la manutenzione del Parco sarà affidata allo ”Urkesh National Trust”, un ente autonomo ma strettamente legato alle istituzioni governative siriane, ad aziende private nazionali e ad istituzioni culturali straniere.</p>
<p>La città hurrita di Urkesh si trova nella cosiddetta “mezzaluna fertile”. Il sito presenta tracce di un&#8217;importante civiltà urbana già nel IV millennio a.C, lo stesso periodo in cui i Sumeri si sviluppavano nelle regioni più meridionali. Una grande terrazza templare era già in uso intorno al 3500 a.C., come pure una fossa necromantica profonda 8 metri in cui dovevano svolgersi riti collegati al mondo dell&#8217;oltretomba. Il palazzo reale fu costruito verso il 2250 a.C., epoca in cui ospitava una dinastia hurrita alleata ma indipendente dal regno di Akkad, che invece aveva soggiogato Mesopotamia e gran parte della Siria.</p>
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		<title>Etiopia. Spedizione italiana avrebbe localizzato le &#8220;miniere di Re Salomone&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 12:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[re Salomone]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli archeologi italiani Angelo e Alfredo Castiglione avrebbero localizzato in Etiopia le miniere di re Salomone, note per la loro ricchezza. I due ricercatori avrebbero documentato la scoperta con un filmato presentato durante l’ultima giornata della Rassegna del Cinema Archeologico tenutasi a Rovereto. I fratelli Castiglione raccontano di aver compiuto cinque spedizioni, fra il 2004 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli archeologi italiani <strong>Angelo e Alfredo Castiglione</strong> avrebbero localizzato in Etiopia le <strong>miniere di re Salomone</strong>, note per la loro ricchezza. I due ricercatori avrebbero documentato la scoperta con un filmato presentato durante l’ultima giornata della Rassegna del Cinema Archeologico tenutasi a Rovereto.<span id="more-5849"></span></p>
<p>I fratelli Castiglione raccontano di aver compiuto cinque spedizioni, fra il 2004 e il 2008, per individuare le antiche zone di estrazione dell’oro del re biblico. Sembra che una zona aurifera sia stata rivelata a Salomone dalla regina di Saba, quando andò a Gerusalemme recando in dono centoventi talenti d’oro, come narra la Bibbia. I Castiglioni sottolineano il passo dei Libro dei Re dove è raccontato che nelle casse di Salomone affluivano ogni anno 666 talenti, un’immensa ricchezza poiché un talento corrisponde a circa trenta chilogrammi d’oro.</p>
<p>Evitando di esprimere certezze assolute, i due ricercatori italiani credono di aver scoperto le miniere nel Paese di Beni Shangul, sui monti dell’Etiopia sud-occidentale, lungo la strada forse percorsa dalla regina di Saba quando intraprese il viaggio per Gerusalemme. Durante le prime tre spedizioni nel Beni Shangul, gli archeologi avrebbero scoperto enormi zone aurifere, sfruttate nell’antichità; tutt’oggi si lavora con i medesimi metodi e gli stessi strumenti di allora, e alcune gallerie sono ancora chiamate dalla popolazione locale “le antiche miniere di re Salomone”. Una seconda area aurifera, anch’essa presumibilmente fornitrice di oro al sovrano di Israele, si troverebbe nell’Etiopia sud-orientale, sui monti dell’etnia Guji: i due fratelli l’avrebbero esplorata nel 2007-2008.</p>
<p>Secondo Angelo e Alfredo Castiglione è improbabile che il viaggio a Gerusalemme della sovrana avesse le ragioni tramandate dalla Bibbia che vede la regina incuriosita dalla fama del re così decide di fargli visita per mettere alla prova la sua saggezza. È più probabile che si trattò di una spedizione commerciale, volta a scambiare oro con rame: Erodoto nelle Storie racconta che il rame era considerato dagli Etiopi il metallo più pregiato di tutti.</p>
<p>I fratelli Castiglioni, che insieme ad altri ricercatori, non sono d’accordo nel localizzare il regno di Saba in Vemen, ipotizzerebbero che la regina di Saba discendesse dalle Candaci, le grandi sovrane-guerriere del regno di Kush, che corrisponde alla moderna Nubia sudanese, l’antica Etiopia, ed era conosciuto come il paese della dinastia dei Faraoni neri. Oltre a combattere con i loro uomini, sembra che le Candaci fossero capaci di compiere lunghi e faticosi viaggi commerciali.</p>
<p>La prossima missione, annunciata dai Castiglioni alla rassegna roveretana, sarà lo scavo archeologico del porto di Adulis, in Eritra, che continuerà il lavoro incominciato all’inizio del secolo scorso dall’archeologo italiano Paribeni. Si tratta del porto che anticamente collegava i traffici marittimi tra l’Oriente e il Mediterraneo: la spedizione dei due ricercatori italiani, che partirà a gennaio 2011 con la collaborazione dell’Università Orientale di Napoli, ha come obiettivo la verifica dell’ipotesi che vede la costa eritrea corrispondere alla Terra di Punt, dalla quale il faraone donna Hatshepsut portò alla corte egizia, a Tebe, rarissime e preziose merci.</p>
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