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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; storia romana</title>
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		<title>Sardegna. Nuove scoperte confermano: i Romani sarebbero arrivati in Barbagia</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuove indagini nel selvaggio territorio sardo della Barbagia mostrano una realtà fino ad ora sconosciuta: quell’area montagnosa non fu affatto immune dalla penetrazione della cultura greco-romana. I reperti archeologici emersi dalle ricerche permetteranno ora di scrivere ex novo parte della storia dell’isola. A quest’importante scoperta la rivista “Archeologia Viva”, pubblicata dalla Giunti Editore, dedica un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11521" title="Archeologia-Viva-sardegna" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/Archeologia-Viva-sardegna.jpg" alt="" width="600" height="818" /></p>
<p>Nuove indagini nel selvaggio territorio sardo della <strong>Barbagia</strong> mostrano una realtà fino ad ora sconosciuta: quell’area montagnosa non fu affatto immune dalla penetrazione della cultura greco-romana. I reperti archeologici emersi dalle ricerche permetteranno ora di scrivere ex novo parte della storia dell’isola. A quest’importante scoperta la<strong> rivista “Archeologia Viva”</strong>, pubblicata dalla Giunti Editore, dedica un accurato reportage nel suo ultimo numero.</p>
<p>I dati archeologici attestano la penetrazione romana nel cuore della Barbagia, più esattamente nell’inimmaginabile <strong>Supramonte di Orgosolo</strong>, dove nuovi ritrovamenti costringono alla riscrittura di un considerevole segmento di storia. Durante lo scavo di un insediamento nuragico, situato in località Sirilo, su un vasto altopiano calcareo, a mille metri s.l.m., sono stati raccolti dati per una nuova teoria su come si svolsero le cose all’epoca dei Romani.</p>
<p>Le fonti classiche testimoniano una buona conoscenza della Sardegna da parte di <strong>Greci e Latini</strong>. Le testimonianze di Strabone, Diodoro Siculo, Erodoto e Pausania narrano di popoli greci fuggiti da Troia e guidati da condottieri che ripararono sui monti dell’isola. Informazioni riprese nel Novecento e che hanno fomentato tra gli abitanti della Barbagia la leggenda che nelle aree più recondite la colonizzazione romana, avviata nel 238 a.C. con la seconda guerra punica, sia stata ricacciata dall’agguerrita resistenza degli antichi barbaricini, che rifiutarono di sottomettersi.</p>
<p>Ma i fatti non andarono veramente così, come mostra l’articolo pubblicato da “Archeologia Viva” e firmato dall’archeologa <strong>Maria Ausilia Fadda</strong> della Soprintendenza di Sassari e Nuoro che dirige da anni gli scavi in quello che è considerato il territorio più ostico dell’isola.</p>
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		<title>Napoli. Nuovi ritrovamenti dallo scavo della metropolitana</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 13:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2004 fecero molto notizia i ritrovamenti archeologici che tornarono alla luce grazie ai lavori per la linea della metropolitana. A Piazza Nicola Amore furono scoperte imponenti strutture riguardanti la cittadella olimpica d’età greco-romana; a Piazza Municipio si riaffiorarono invece i resti del porto romano con imbarcazioni in perfetto stato di conservazione. Oggi, a distanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-11130" title="napoli" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/napoli.jpg" alt="" width="600" height="447" /></p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2004 fecero molto notizia i ritrovamenti archeologici che tornarono alla luce grazie ai lavori per la linea della metropolitana. A <strong>Piazza Nicola Amore </strong>furono scoperte imponenti strutture riguardanti la cittadella olimpica d’età greco-romana; a <strong>Piazza Municipio </strong>si riaffiorarono invece i resti del porto romano con imbarcazioni in perfetto stato di conservazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Oggi, a distanza di sette anni, gli scavi di Piazza Municipio, sono ancora lontani dall’essere conclusi. Nuove strutture vanno ad arricchire la nostra conoscenza della <strong>Napoli </strong>greco-romana. Poco lontano dall’antica linea di costa e dal porto sorgevano, infatti, ben due impianti termali di cui oggi si sono ritrovate le strutture. Le terme sono databili alla piena età augustea e furono utilizzate almeno fino al III sec. d. C. La posizione era sicuramente strategica. Poco lontane dal porto, separate da questo da una strada in pietra battuta, le terme servivano quanti arrivavano in città dal mare e che avevano quindi la necessità di prendersi cura del proprio corpo dopo un lungo viaggio. La strada su cui si aprivano le terme si pensa fosse la <strong>Via per Cryptam,</strong> cioè la direttrice che attraverso la <strong>Crypta Neapolitana </strong>collegava Napoli alla zona flegrea. Delle terme non si sono ritrovati materiali decorativi preziosi come elementi di marmo perché si pensa che siano serviti nelle epoche successive a quella romana per costruire nuovi edifici. Visibili invece pavimenti mosaicati e in opus spicatum.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono state riportate alla luce anche le strutture portuali del VI sec. d. C. con relativi magazzini per la conservazione delle merci.</p>
<p align="JUSTIFY">Il fronte degli scavi si allarga ed è così che nella non lontana <strong>Via de Pretis </strong>sono stati intercettati i resti di strutture abitative di epoca medievale e che dovevano essere inquadrate in isolati. Il ritrovamento costituisce un tassello importante per la conoscenza di un altro importante periodo storico di Napoli, quando cioè l’antico bacino portuale era stato obliterato e si costruiva nella zona dove oggi si trova il <strong>Maschio</strong> <strong>Angioino</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Come detto prima i lavori per la linea metropolitana non saranno conclusi a breve anche perché si crede fermamente e non a torto che la zona di Piazza Municipio e le zone limitrofe nascondano ancora importanti testimonianze della Napoli romana e medievale.</p>
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		<title>Napoli. Visitabile la domus romana di Palazzo Ricca</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 13:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Palazzo Ricca è sede dell’Archivio del Banco di Napoli e si affaccia su Via Tribunali, l’antico decumano maggiore di Neapolis. Il sottosuolo dell’edificio cela un segreto, una realtà sconosciuta ai più: i resti di una domus romana del I sec. d. C. che in antico si trovava poco lontano dal circuito murario d’età greca e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-11126" title="" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/DOMUS-ROMANA-DI-VIA-TRIBUNALI-A-NAPOLI-2.jpg" alt="" width="600" height="755" /></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Palazzo Ricca </strong>è sede dell’<strong>Archivio del Banco di Napoli </strong>e si affaccia su <strong>Via Tribunali, </strong>l’antico decumano maggiore di <em>Neapolis.</em> Il sottosuolo dell’edificio cela un segreto, una realtà sconosciuta ai più: i resti di una <em>domus </em>romana del I sec. d. C. che in antico si trovava poco lontano dal circuito murario d’età greca e quindi dalla zona necropolare di <strong>Castel Capuano.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Oggi questo pezzo di storia ritorna a vivere grazie all’impegno dei volontari del <strong>Gruppo Archeologico Napoletano (GAN) </strong>nell’ambito dell’iniziativa <strong>Domus Accessibile. </strong>Persone esperte e preparate guidano i visitatori alla scoperta della domus di cui sono visibili un pavimento mosaicato a tessere di colore bianco e nero e resti di una decorazione in IV stile che interessava la zoccolatura di una parete. Non solo. A quanti desiderano visitare il sito saranno mostrati anche i resti di una struttura porticata e di un edificio termale.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong><img title="" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/DOMUS-ROMANA-DI-VIA-TRIBUNALI-A-NAPOLI-1.jpg" alt="" width="600" height="626" /></strong></p>
<p align="JUSTIFY">Il GAN si è spinto però oltre. Per la prima volta si pone l’attenzione ai diversamente abili, soprattutto a chi ha problemi di udito e che potrà ascoltare la storia di Neapolis e della sua domus grazie al prezioso aiuto della <strong>Federazione Regionale Sordi </strong>che, attraverso la presenza di un esperto del linguaggio <strong>LIS,</strong> garantisce la traduzione di quanto viene normalmente spiegato a tutti i visitatori.</p>
<p align="JUSTIFY">All’interno di Palazzo Ricca sono stati allestiti invece cinque laboratori didattici rivolti agli alunni di ogni ordine e grado, anche con problemi di udito o di vista. Lo scopo dei laboratori è di guidare i più giovani alla scoperta dell’architettura romana, dei principi della fotografia archeologica, dell’archeogastronomia, delle caratteristiche della pittura parietale romana e del disegno archeologico. La partecipazione ai laboratori è totalmente gratuita.</p>
<p align="JUSTIFY">La domus è visitabile nei seguenti giorni dalle 9,30 alle 12,30: 15 novembre, 22 novembre, 29 novembre, 5 dicembre, 12 dicembre, 16 dicembre, 19 dicembre, 22 dicembre, 28 dicembre, 30 dicembre.</p>
<p align="JUSTIFY">Non si paga alcun biglietto d’entrata. Chiunque fosse interessato a maggiori informazioni può prendere contatti con il Gan attraverso il numero telefonico 3388404543 telefonando dal lunedi al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17 oppure mandando una mail all’indirizzo <a href="mailto:info@ganapoletano.it">info@ganapoletano.it</a></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><img title="Gruppo Archeologico Napoletano" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/Gruppo-Archeologico-Napoletano.jpg" alt="Gruppo Archeologico Napoletano" width="220" height="225" /></strong></p>
<p align="JUSTIFY">
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		</item>
		<item>
		<title>Irlanda, forte di Drumanagh: vi giunsero i Romani?</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0010852_irlanda-forte-di-drumanagh-vi-giunsero-i-romani/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 12:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Todisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo storico Tacito, nel De vita et morbus Iulii Agricolae (Vita di Agricola), parla dell’Irlanda, chiamata Hibernia, e dei rapporti con la Britannia romana. Viene tramandato inoltre che Agricola fortificò le coste britanniche prospicienti l’Irlanda e lo stesso governatore e comandante avrebbe affermato che sarebbe stato possibile conquistare l’isola con una sola legione o poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Lo storico Tacito, nel <em>De vita et morbus Iulii Agricolae</em> (Vita di Agricola), parla dell’Irlanda, chiamata <em>Hibernia</em>, e dei rapporti con la Britannia romana. Viene tramandato inoltre che Agricola fortificò le coste britanniche prospicienti l’Irlanda e lo stesso governatore e comandante avrebbe affermato che sarebbe stato possibile conquistare l’isola con una sola legione o poco più.</p>
<p align="JUSTIFY">Presso l’attuale Loughshinny, a circa 23 km a nord di Dublino, sono stati trovati reperti romani (ceramica e monete di Tito, Traiano e Adriano) databili al I-II secolo d.C. Il promontorio interessato da queste scoperte è chiamato <strong>Drumanagh</strong> e, secondo alcuni studiosi tale toponimo sembrerebbe richiamare, l’aggettivo “romano” con la radice “(d)ruman”.</p>
<p align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-10853" title="Drumanagh3" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Drumanagh3.jpg" alt="Drumanagh" width="600" height="424" /><br />
Drumanagh da satellite. Le due linee potrebbero essere i segni di un aggere e di un fossato.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em><img title="Drumanagh2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Drumanagh2.jpg" alt="Drumanagh" width="600" height="417" /></em><br />
<em>Linee sul terreno visibili da satellite</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-10854" title="Adriano" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Drumanagh1.jpg" alt="Adriano" width="202" height="200" /></em><br />
<em>Moneta con l’effigie di Adriano dal museo di Dublino</em></p>
<p align="JUSTIFY">Per alcuni ricercatori è possibile un collegamento tra il mondo romano-bitannico e il re supremo irlandese Tuathal Techtmar, vissuto secondo la leggenda nel I secolo d.C., esiliato dalla sua patria e ritornato per conquistare il trono con l’aiuto di mercenari d’oltremare.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<ul>
<li>
<div align="JUSTIFY">TACITO, <em>Agricola</em>, XXIV</div>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Articoli (in inglese) sulla presenza romana in Irlanda:</p>
<ul>
<li>
<div align="JUSTIFY"><a href="http://blather.net/blather/2002/07/roman_ireland_what_did_the_rom.html">http://blather.net/blather/2002/07/roman_ireland_what_did_the_rom.html</a></div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY"><a href="https://listserv.heanet.ie/cgi-bin/wa?A3=ind9612&amp;L=CELTIC-L&amp;E=0&amp;P=1674756&amp;B=--&amp;T=text%2Fplain">https://listserv.heanet.ie/cgi-bin/wa?A3=ind9612&amp;L=CELTIC-L&amp;E=0&amp;P=1674756&amp;B=&#8211;&amp;T=text%2Fplain</a></div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY"><a href="http://h-net.msu.edu/cgi-bin/logbrowse.pl?trx=vx&amp;list=H-Albion&amp;month=9601&amp;week=d&amp;msg=9xNVisk8nKl6WeOrXc86gQ&amp;user=&amp;pw=">http://h-net.msu.edu/cgi-bin/logbrowse.pl?trx=vx&amp;list=H-Albion&amp;month=9601&amp;week=d&amp;msg=9xNVisk8nKl6WeOrXc86gQ&amp;user=&amp;pw=</a></div>
</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0010649_ostia-archeologi-britannici-scoprono-un-cantiere-navale-di-epoca-romana/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 14:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Un gruppo di archeologi dell’Università di Southampton e alla British School di Roma, alla guida di un progetto di scavo internazionale nei pressi di Portus, l’antico porto di Roma, ritengono di aver riportato alla luce un vasto cantiere navale rdi epoca omana. Il gruppo, che ha lavorato in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10650" title="cantiere-navale-portus2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/cantiere-navale-portus2.jpg" alt="Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana" width="600" height="337" /></p>
<p>Un gruppo di archeologi dell’Università di Southampton e alla British School di Roma, alla guida di un progetto di scavo internazionale nei pressi di Portus, l’antico porto di Roma, ritengono di aver riportato alla luce un vasto cantiere navale rdi epoca omana.</p>
<p>Il gruppo, che ha lavorato in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, ha scoperto i resti di un grandissimo edificio vicino alla grande vasca a pianta esagonale ritrovata nel centro del complesso portuale.</p>
<p>Simo Keay, docente presso l’Università di Southampton e direttore del Progetto Portus ha dichiarato che inizialmente il team pensava che il grande edificio a pianta rettangolare fosse semplicemente un magazzino, ma gli ultimi scavi hanno slevato come questo locale fosse stato precedentemente adibito a un altro uso: la costruzione e la manutenzione delle navi. E se si pensa di cantieri navali romani non ne sono stati ritrovati molti, una scoperta come questa potrebbe diventare il più grande ritrovamento di questo tipo in Italia e in tutto il Mediterraneo.</p>
<p>È orami assodato che Portus era un nodo portuale di cruciale importanza che collegava Roma al resto del Mediterrane in tutto il periodo imperiale, e il Progetto Portus da molto tempo sta cerando di capire l’effettiva importanza del porto nel corso dei secoli. Fino ad ore, non era stato trovato nessun grande cantiere navale nella zona di Roma, tranne la possibilità che ce ne fosse stato uno vicino al Monte Testaccio, e uno di dimensioni molto inferiori nei pressi del porto fluviale di Ostia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10651" title="cantiere-navale-portus1" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/cantiere-navale-portus1.jpg" alt="Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana" width="600" height="338" /></p>
<p>Questa ulteriore sessione di scavi svoltasi nell’ultimo anno è stata resa possibile da un finanziamento di oltre 640.000 sterline da parte dell’ Arts and Humanities Research Council (AHRC), con il supporto finanziario dalla Soprintentenza dei Beni Archeologici di Roma, dell’Università di Southampton e della British School di Londra.</p>
<p>Il grandissimo edificio che è stato scoperto dal team di scavo è datato intorno al II secolo D.C. e le sue misure sono 145 metri di lunghezza per 60 metri di larghezza, un’area quindi più grande di un campo da calcio. In alcuni punti le mura erano alte anche quindici metri, ossia come un palazzo di quattro piani. Le grandi colonne rivestite di mattoni, larghe qualcosa come tre metri e in parte ancora visibili, facevano da supporto ad otto comparti paralleli protetti da un tetto in legno. Una struttura come questa poteva facilmente essere stata impiegata per riporre legno, tele e altri materiali e sicuramente era grande abbastanza per poterci costruire o ospitare delle navi. Le dimensioni, la posizione e le caratteristiche uniche di questo edificio portano a pensare che doveva avere un ruolo chiave nella costruzione di barche e anche grandi navi da guerra.</p>
<p>Lo stesso tema di scavo, nel 2009, aveva dissotterrato un Palazzo Imperiale e un edificio a forma di anfiteatro che si trova nei pressi di questo edificio. L’insieme di questi edifici crea un complesso chiave in cui un ufficiale imperiale era incaricato di coordinare il movimento delle navi e delle mercanzie all’interno del porto. E sembra che il cantiere navale appena scoperto ne costituisca parte integrante.</p>
<p>Ulteriore evidenza a supporto di questa tesi arriva sotto forma di incisioni ritrovate a Portus che fanno riferimento a una corporazione di costruttori navali o a “<em>corpus fabrum navalium portensium</em>” nella zona del porto. In più, un mosaico che attualmente si trova nel Museo Vaticano e che una volta adornava il pavimento di un villa nei pressi dell’antica Via Labicana, una strada che da Roma portava verso sud-est, raffigura la facciata di un edificio simile a quello di Portus, che mostrava chiaramente una nave in ogni comparto. Secondo Keay, la scoperta di questo edificio offre un approfondimento della comprensioni del significato e dell’importanza della vasca a pianta esagonale che è stata ritrovata nel porto di Portus, e potrebbe fare maggiore luce sull’effettivo ruolo del complesso portuale. Il professore argomenta anche che per il momento non c’è alcuna evidenza delle rampe che potevano essere state utilizzate per immettere le navi di recente costruzione nelle acque della vasca a pianta esagonale; queste rampe potrebbero trovarsi sepolte sotto il terrapieno del ventesimo secolo che in questo momento costituisce uno dei lati di questa vasca, e riportarle alla luce vorrebbe dire avvalorare questa ipotesi oltre qualsiasi ragionevole dubbio. Ma c’è anche da mettere in conto che potrebbero non esistere più.</p>
<p>Esperti geofisici dell’ Archaeological Prospection Services di Southampton e della British School di Roma hanno effettuato rilevamenti geofisici in tutta l’area intorno all’edificio per cercare di ottenere informazioni aggiuntive riguardo alla parte di edificio ancora parzialmente sepolta. Alcuni membri dell’Archaeological Computing Research Group di Southampton, guidati dal dottor Graeme Earl, hanno anche creato una simulazione grafica computerizzata che offre valide informazioni su come doveva essere l’edificio nel momento della sua costruzione e come doveva essere stato utilizzato.</p>
<p>L’equipe di Keay sta anche lavorando in stretta collaborazione con Angelo Pellegrino della Soprintendenza dei Beni Archeologici di Roma per allargare l’area dei primi scavi effettuati nell’area di Portus e per restaurare le strutture già riportate alla luce, per poter comprendere meglio la disposizione del sito e il suo sviluppo.</p>
<p>L’equipe internazionale ha già in programma l’approfondimento degli scavi nell’area di Portus per cercare di saperne di più su questo affascinante e importantissimo sito che potrebbe offrire enormi quantità di informazioni sulle attività commerciali dell’antica Roma.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10652" title="cantiere-navale-portus3" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/cantiere-navale-portus3.jpg" alt="Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana" width="600" height="337" /></p>
<p><em>Due ipotetiche ricostruzioni al computer dell&#8217;edificio</em></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10653" title="cantiere-navale-portus4" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/cantiere-navale-portus4.jpg" alt="Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana" width="600" height="337" /></p>
<p><strong>Approfondimento sull’edificio </strong></p>
<p>L’edificio riportato alla luce dal gruppo di scavo ha subito molti cambiamenti dal momento della sua costruzione che dovrebbe essere avvenuta ai tempi dell’imperatore Traiano (98-117 d.C.). Gli scavi condotti in uno dei comparti hanno rivelato che l’edificio è cambiato molto nel corso dei secoli: dopo 90 anni dalla sua costruzione sono stati creati degli scompartimenti interni e ancora dopo, intorno alla fine del V secolo d.C., sono stati effettuati ulteriori cambiamenti per utilizzare l’edificio come magazzino per il grano. Nei primi decenni del VI secolo d.C. parti dell’edificio sono state sistematicamente demolite, probabilmente come misura difensiva nel corso delle guerre tra i Bizantini e gli Ostrogoti, risalenti al periodo tra il 535 e il 553 d.C.</p>
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		<title>Londra. Scoperte terme romane a Southwark</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 14:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Resti di terme romane sono stati riportati alla luce a Southwark, all’angolo tra Borough High Street e London Bridge Street, mentre resti di “bagni” ancora più imponenti sono stati scoperti sempre a Southwark, vicino al Tamigi, in un appezzamento di terreno che era in fase di preparazione per la costruzione del progetto ferroviario “Thameslink” della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10645" title="Southwark-terme-romane-1" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Southwark-terme-romane-1.jpg" alt="Southwark" width="600" height="400" /></p>
<p>Resti di terme romane sono stati riportati alla luce a <strong>Southwark</strong>, all’angolo tra <strong>Borough High Street</strong> e <strong>London Bridge Street</strong>, mentre resti di “bagni” ancora più imponenti sono stati scoperti sempre a Southwark, vicino al Tamigi, in un appezzamento di terreno che era in fase di preparazione per la costruzione del progetto ferroviario “Thameslink” della Network Rail.</p>
<p>Gli archeologi e gli storici sono ancora al lavoro sul sito, ma sembra che quello che è stato riportato alla luce sia un grande complesso che include un <em>frigidarium</em> e stanze riscaldate tramite il sistema dell’ipocausto: si tratta di uno dei ritrovamenti più importanti nella banchina sud degli ultimi anni. Il sito archeologico si trova all’angolo tra Borough High Street e London Bridge Street, ossia la strada principale che porta a uno dei più antichi ponti di attraversamento del Tamigi. Negli ultimi decenni sono stati ritrovati anche cimiteri e fondamenta di edifici che hanno contribuito molto ad incrementare la conoscenza degli archeologi su come doveva essere la vita sulla riva opposta della città fortificata di Londonium.</p>
<p>Chris Place, un archeologo della Network Rail, ha dichiarato che si tratta di un ritrovamento molto importante che permette di approfondire la conoscenza della lunga storia di Londra. In epoca romana, infatti, l’insediamento principale era sulla riva nord del Tamigi ed era collegato con l’insediamento di Southwartk tramite il primo ponte costruito sul Tamigi. Negli anni passati sono stati condotti tantissimi scavi nella zona di Soutwark, ma l’importanza e l’imponenza di questa scoperta hanno lasciato gli archeologi a bocca aperta.</p>
<p>Southwark, un’area piuttosto paludosa formata da piccole isole separate da torrenti, era un insediamento di grande importanza, con edifici civici imponenti e la tomba di un’acclamatissima gladiatrice: un ritrovamento unico se fosse vero, anche se sulla questione il dibattito non si è ancora concluso.</p>
<p>Tanti ritrovamenti archeologici suggeriscono che quell’area, esattamente come ai tempi di Shakespeare, fosse un distretto un po’ pericoloso, dedicato a divertimenti come taverne, bordelli e intrattenimenti ludici. Le terme romane sorgono proprio dove doveva essere costruito un nuovo edificio di uffici, anche se gli architetti e gli sviluppatori del progetto stanno cercando un modo per preservare le rovine, dopo aver già inviato i reperti più importanti al Museo di Londra.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10646" title="Southwark-terme-romane-2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Southwark-terme-romane-2.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10647" title="Southwark-terme-romane-3" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Southwark-terme-romane-3.jpg" alt="" width="600" height="790" /></p>
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		<title>Bolzano. Scoperti tre siti di epoca romana in alta Val Venosta</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 12:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[redazionale]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante un controllo sistematico dell&#8217;Ufficio beni archeologici di Bolzano sui lavori di sbancamento per la realizzazione di un nuovo sistema di irrigazione sulla Malser Haide, sono stati individuati tre insediamenti di età romana a valle, vicino al lago Haider, presso Laudes e presso il maso Pauli a Malles. La direttrice dell&#8217;Ufficio beni archeologici Catrin Marzoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante un controllo sistematico dell&#8217;Ufficio beni archeologici di <strong>Bolzano</strong> sui lavori di sbancamento per la realizzazione di un nuovo sistema di irrigazione sulla Malser Haide, sono stati individuati tre insediamenti di età romana a valle, vicino al lago Haider, presso Laudes e presso il maso Pauli a Malles. La direttrice dell&#8217;Ufficio beni archeologici Catrin Marzoli ha definito questo ritrovamento particolarmente interessante e importante poiché i siti si trovano sulla via Claudia Augusta e rappresentano la prima individuazione di insediamenti romani nell&#8217;alta Val Venosta. Dall&#8217;importanza della scoperta è partorita l&#8217;idea di organizzare un progetto di ricerca con la collaborazione dell&#8217;Università degli Studi di Innsbruck e con il supporto della Ripartizione Diritto allo studio, università e ricerca scientifica.</p>
<p>Il progetto presuppone uno studio sistematico delle testimonianze emerse e due nuove campagne di scavo archeologico presso l&#8217;area maso Pauli di Malles. I lavori di scavo, incominciati nell&#8217;estate 2011, hanno portato i ricercatori all&#8217;individuazione delle fondamenta di un edificio romano, corrispondente a una villa rustica, risalente al primo secolo dopo Cristo come confermano i reperti mobili recuperati. L&#8217;abitazione venne abbandonata all&#8217;inizio del terzo secolo per motivi attualmente sconosciuti, mentre per il secolo successivo è documentata una continuità, seppur più modesta rispetto al periodo precedente. All&#8217;inizio del Medioevo la casa è ormai caduta in rovina e viene reimpiegata come area cimiteriale. La maggior parte delle testimonianze è costituita da fibule, monete, recipienti di ceramica e di pietra ollare. I numerosi reperti di ceramica fine da mesa, detta Terra Sigillata, documentano rapporti commerciali ad ampio raggio con il contesto sudgallico.</p>
<p>Partecipano al progetto: Catrin Marzoli, direttrice dell&#8217;Ufficio beni archeologici, Leo Ardergassen, direttore della Ripartizione Beni culturali, il professor Gerald Grabherr dell&#8217;Università di Innsbruck, e Hubert Steiner, dell’Ufficio beni archeologici.</p>
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		<title>Cineto Romano (Rm). Scavate due tombe alla cappuccina</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 09:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>
		<category><![CDATA[tombe alla cappuccina]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese di aprile 2011 sono state recuperate a Cineto Romano due sepolture alla cappuccina, una delle quali era già stata violata in precedenza e parzialmente devastata da tombaroli. Infatti, dopo la segnalazione al Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza, che ha subito posto sotto sequestro l’area e informato la Soprintendenza per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10577" title="tombe-cineto-romano" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/tombe-cineto-romano.jpg" alt="Cineto Romano (Rm). Scavate due tombe alla cappuccina" width="600" height="450" /></p>
<p>Nel mese di aprile 2011 sono state recuperate a Cineto Romano due sepolture alla cappuccina, una delle quali era già stata violata in precedenza e parzialmente devastata da tombaroli. Infatti, dopo la segnalazione al Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza, che ha subito posto sotto sequestro l’area e informato la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, e con il lavoro della Protezione Civile di Cineto, coordinata dal professor<strong> Zaccaria Mari</strong>, funzionario della Soprintendenza, da Mattia Di Paolo, studente in Archeologia, le tombe sono state indagate, private degli elementi fittili e degli scheletri, trasferiti in un locale comunale, ove sono attualmente conservati.</p>
<p>È stato aperto così un nuovo scavo e, considerato il carattere di emergenza delle operazioni, non è stato ricercato il taglio operato anticamente per realizzare la fossa dove le tombe vennero collocate e in un secondo tempo ricoperte con la stessa terra escavata. La tomba integra ha restituito uno scheletro in buone condizioni, mentre lo scheletro contenuto nell’altra tomba è conservato solo dai piedi al bacino, probabilmente per effetto della distruzione causata dai clandestini. In nessuno dei due casi sono emersi elementi di corredo.</p>
<p>Dai dati emersi dagli scavi si deduce che le due tombe furono costruire insieme e presentano laterizi simili e identica esecuzione. Infatti, sia i coppi sia le tegole sono di dimensioni analoghe e dello stesso colore bruno-rossastro, o nerastro; la fattura è molto curata. Non presentano marchi di fabbrica: questo dato, insieme all’assenza di corredo, rende difficile la datazione delle sepolture e l’arco cronologico proposto dagli esperti è molto ampio, andando dagli inizi del primo secolo al secondo.</p>
<p>I defunti appartenevano sicuramente ai ceti meno abbienti, potrebbero essere stati schiavi, e la loro morte avvenne forse contestualmente. Un’analisi osteologica potrà fornire informazioni in merito a età, sesso, stress fisici, stato di salute, etc. I due individui potrebbero essere ricollegati alla popolazione insediata intorno alla statio viaria di Lamnae/ad Lamnas, indicata dagli itinerari sulla Via Valeria, tra gli insediamenti di Varia e Carsioli.</p>
<p>Per il futuro si pensa al restauro degli elementi fittili e alla ricomposizione delle tombe in vista di un’esposizione permanente presso l’Antiquarium di Cineto.</p>
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		<title>Intervista all&#8217;Associazione culturale “S.P.Q.R.”</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0010554_intervista-all-associazione-culturale-s-p-q-r/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 10:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Todisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione culturale romana “S.P.Q.R.” si occupa di rievocazione storica del periodo di Domiziano, ma anche di archeologia sperimentale e divulgazione: abbiamo intervistao per voi il presidente, Giorgio Franchetti. D In breve, ci racconti la storia dell&#8217;associazione. R Questa Associazione nasce dalla voglia di raccontare la storia, in questo caso la storia di Roma, senza annoiare, raccontandola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10555" title="Associazione-culturale-SPQR" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/Associazione-culturale-SPQR.jpg" alt="Intervista all'Associazione culturale “S.P.Q.R.”" width="300" height="112" /></em></p>
<p><em>L&#8217;Associazione culturale romana “S.P.Q.R.” si occupa di rievocazione storica del periodo di Domiziano, ma anche di archeologia sperimentale e divulgazione: abbiamo intervistao per voi il presidente, <strong>Giorgio Franchetti</strong>.</em></p>
<p><strong>D In breve, ci racconti la storia dell&#8217;associazione.</strong></p>
<p>R Questa Associazione nasce dalla voglia di raccontare la storia, in questo caso la storia di Roma, senza annoiare, raccontandola in costume, facendola rivivere davanti agli occhi del pubblico; per far si che sia alla portata davvero di tutti, grandi e piccoli, e soprattutto alla portata di quelle persone che non hanno un background accademico e che non amano la lettura. Questo vuol dire, secondo noi, portare la storia su un piano che la rende accessibile davvero al grande pubblico, trasversalmente, eterogeneamente, riuscendo molto spesso a suscitare talmente tanto interesse verso chi non si era mai avvicinato prima alla conoscenza della storia da spingerlo, sulle ali dell’entusiasmo generato dalla fantasia, ad approfondire questa rinata passione leggendo qualche bel saggio storico. Così, da questa idea, forse esagerata, abbiamo cominciato, nel 2004; molti di noi partendo da esperienze negative maturate in altri ambiente di rievocazione e quindi con la voglia di dare un taglio netto a certi modi di fare “living history” e cercare di insegnare, di trasmettere, qualcosa di più alto.</p>
<p>Abbiamo cominciato in pochi, 5-6 persone, con la ricostruzione della<strong> Storica Scuola di Gladiatura</strong> di Roma del “LVDVS MAGNVS” (<a href="http://www.scuoladigladiatori.com/" target="_blank">http://www.scuoladigladiatori.com/</a> ), costruita da Domiziano a corredo del grandioso progetto del Colosseo iniziato dal padre <strong>Vespasiano</strong>, inaugurato dal fratello Tito nell’80 d.C. e completato poi proprio da Domiziano. I nostri atleti hanno iniziato con un lungo periodo di “gestazione” passato a fare ricerche di biblioteca, di testi antichi, di fonti letterarie e iconografiche, per arrivare a disegnare quelle classi gladiatorie che erano proprie del periodo in questione, lasciando davvero poco spazio alla fantasia o alle reminiscenze hollywoodiane. Per quasi 2 anni ci si è documentati e si sono studiate queste fonti e intanto, per 2 ore a settimana, ci si allenava per prendere dimestichezza con l’uso di equipaggiamenti a noi sconosciuti, come <em>sicae</em> (le corte spade dei gladiatori), elmi vari, scudi, reti e tridenti. Compiendo un percorso di archeologia sperimentale, dove partendo dal “manufatto”, nella quasi totalità dei casi, reperti di Pompei ricostruiti per peso e misure, e si doveva capire come venivano usati, non essendo arrivato a noi alcun “Manuale di combattimento gladiatorio” dell’epoca.</p>
<p>Un percorso di studio e sperimentazione che ancora continua, con lo studio che dura da anni della <em>sica supina </em>particolarissimo tipo di spada in dotazione solo al combattente di classe <em>thraex</em> (trace) e raffigurata molto bene in tantissimi mosaici (quelli dell’anfiteatro di Verona) e bassorilievi o <em>lucernae</em> (quelle del British Museum, per esempio). Verso la fine del 2006 il nostro debutto in pubblico con uno spettacolo di combattimenti e storia raccontata a voce, dal titolo “<em>Panem et Circenses</em>” (famosa frase di Giovenale) che vuole essere un percorso storico della storia della gladiatura, dalle sue misteriose origini (tra riti etruschi e usanze sannite) fino al declino nel tardo impero. Uno spettacolo che nel tempo si è molto arricchito e che oggi costituisce la punta di diamante del nostro gruppo, il perfetto connubio tra spettacolo e storia raccontata. Poi dopo i gladiatori si sono aggiunti molti nuovi soci, effetto degli spettacoli in pubblico, quindi da qui la necessità di iniziare nuovi percorsi di sperimentazione a più ampio respiro e quindi, coerentemente al periodo già scelto di ricostruzione, la decisione di ricostruire una delle famose legioni imperiali, nello specifico segmento temporale, la <strong>LEGIO X GEMINA PIA FIDELIS DOMITIANA</strong>, con le armature e gli equipaggiamenti specifici del periodo, il 95 d.C. esatto. In seguito si è creato il gruppo di senatori, matrone e patrizi; a completamento della popolazione in vita in epoca domizianea.</p>
<p><strong>D Quali sono i vostri principali progetti in corso?</strong></p>
<p>R Attualmente siamo molto impegnati nella messa a punto delle nostre <em>tormenta</em>, cioè le macchine da assedio romane, veri e propri pezzi di artiglieria, gioiello dell’ingegneria romana nell’applicazione del principio del motore a torsione. Abbiamo realizzato uno <em>scorpio</em>, nel 2008, che oggi è perfettamente funzionante e micidiale entro i 70 metri, abbiamo poi realizzato l’unico esemplare in dotazione a un gruppo di rievocazione di <em>ballista palintona</em>, sulla scorta dei pochi reperti ritrovati solo nel sito di Hatra, oggi Iraq; e infine proprio in questi mesi abbiamo ricostruito l’<em>onagro</em>, celebre pezzo di artiglieria per il lancio di massi o pignatte di pece infuocata. Infine, sotto il profilo dell’esercito, per dare un senso di continuum temporale ai nostri soldati e pressati dalle continue domande e richieste del pubblico ai nostri eventi, abbiamo varato proprio in questi giorni la nostra <strong>LEGIO X</strong> ovvero il nostro corrispettivo imperiale ai tempi della repubblica, diciamo nel 70-65 a.C. cioè poco dopo la sua fondazione e poco prima che venisse affidata a Cesare per la sua campagna di conquista delle Gallie (58-52 a.C.) e divenisse, proprio grazie a Cesare, la celeberrima DECIMA LEGIO; distintasi per valore in infiniti scontri, tanto che Cesare stesso nel <strong><em>De Bello Gallico</em></strong> la definì la sua favorita.</p>
<p><strong>D E quelli per il futuro?</strong></p>
<p>R Stiamo dedicando del tempo allo studio e realizzazione della ricostruzione di un <em>thermopolium</em>, ossia una specie di fast-food dell’antica Roma dove si consumavano, lo dice il nome, pietanze calde, spesso in piedi poggiati al famoso e tipico bancone. Di questa tipica attività commerciale ci restano pregevoli resti a Pompei e Ostia Antica.</p>
<p><strong>D Ci esponga l’iter che ha portato alle vostre attività e alle vostre preparazioni ludiche.</strong></p>
<p>R La nostra Associazione da subito ha costituito al suo interno un gruppo di lavoro composto da studiosi e scienziati, chiamato Comitato Scientifico; formato da alcuni archeologi, da un’antropologa, da alcuni laureati in Beni Culturali, da un architetto specializzato in restauro di monumenti antichi e da una laureata in Storia del Costume. L’idea di un progetto spesso nasce spontaneamente da suggerimenti raccolti nel pubblico durante i nostri eventi che, quando numerosi e convergenti, ci suggeriscono l’interesse del pubblico verso specifiche attività o figure, che poi andiamo a studiare e infine a ricreare dal vivo.</p>
<p><strong>D Il progetto già realizzato che è il vostro “</strong><em><strong>non plus ultra</strong></em><strong>”?</strong></p>
<p>R Sicuramente lo spettacolo PANEM ET CIRCENSES e le nostre macchine da assedio.</p>
<p><strong>D Avete collaborazioni con enti e istituzioni italiani?</strong></p>
<p>R Collaboriamo con tutte le Soprintendenze di Italia, con svariati Musei (come il Museo della Civiltà Romana o il Museo Archeologico del Molise) e con enti come il FAI Fondo Ambiente Italiano nell’allestimento di rievocazioni storiche all’interno dei siti o presso questi, regalando al pubblico la suggestione di vederli nuovamente popolati, come in passato, di quelle figure, di quei colori e di quei suoni che furono loro. In questo ambito spiccano le rievocazioni nel Foro Romano con le nostre 6 vestali che ricostruiscono alcuni riti del calendario romano, la rievocazione del Tempio di Vesta a Tivoli, dei combattimenti di gladiatori nell’Anfiteatro de La Civitella di Chieti e, proprio il 24 e 25 di questo mese di settembre 2011 saremo nel famoso Mercato di Traiano, a Roma, per riportarlo in costume ai fasti dell’epoca traianea, con botteghe artigiane, personaggi e attività tipiche dell’epoca. Siamo stati anche all’Università La Sapienza per rievocare l’accensione del fuoco alla statua della Minerva, con svariati docenti e il rettore prof. Luigi Frati.</p>
<p><strong>D E con enti e istituzioni stranieri?</strong></p>
<p>R Siamo stati invitati ad Alesia, in Francia, dove Cesare vinse la battaglia finale contro Vercingetorige e di fatto la guerra in Gallia, per una serie di rievocazioni e celebrazioni e in questa occasione abbiamo consegnato alla città una lapide in marmo da noi preparata dove si leggeva in latino, francese e italiano “IN QUESTO GIORNO LA LEGIO X E’ TORNATA AD ALESIA IN PACE” che è stata murata nelle mura della città a perenne ricordo del ritorno della DECIMA. Siamo stati a Geilenkirchen in Germania, ospiti della locale base NATO e del contingente italiano per rievocazioni e celebrazioni con la cittadinanza locale e la base militare, saremo l’anno prossimo in Olanda dove la LEGIO X GEMINA fu stanziata a lungo in quella che era chiamata NOVIOMAGUS BATAVORUM e che oggi è la splendida cittadina di Nijemegen, al confine con la Germania.</p>
<p><strong>D Il vostro rapporto con il mondo dell&#8217;istruzione<br />
e della formazione?</strong></p>
<p>R Ottimo, siamo regolarmente nelle scuole di Roma e provincia con un progetto didattico dal titolo “A SCUOLA CON GLI ANTICHI ROMANI” dove in 1 ora e 30 con l’ausilio di un videoproiettore i nostri legionari raccontano ai bambini delle elementari e medie che cosa hanno costruito nel mondo i legionari e cosa è Roma, partendo dalla sua fondazione tra storia e leggenda e arrivando fino alla costruzione dei Fori Imperiali, toccando argomenti come le mura di Roma, le porte di Roma, la costruzione delle strade, degli acquedotti, i servizi nel mondo romano e via dicendo.</p>
<p><strong>D Quanto di realistico c’è e quanto di ricostruito (per esigenze o per lacune nelle fonti storiche) nel vostro operato?</strong></p>
<p>R Portiamo dinnanzi al pubblico solo delle scene realistiche, poi per altre situazioni di cui non si ha notizia certa operiamo applicando la logica e la scienza, nel senso che ci poniamo delle domande e cerchiamo di rispondere in maniera coerente. Ad esempio, nella ricostruzione delle nostre macchine da guerra, ci siamo chiesti cosa veniva usato come cordame, se un materiale elastico (tipo tendini animali) o corde in fibra vegetale. E poi, nella logica della macchina, abbiamo optato per le corde vegetali perché tale macchina sprigiona una così forte resistenza in torsione che le braccia non si sarebbero mai potute ritrarre con un elemento elastico che si sarebbe solo teso esso stesso, facendo perdere di efficacia alla spinta generata. Per altre cose, se non siamo certi di fonti specifiche o, come in questo caso, scientifiche e logiche, preferiamo non procedere con la ricostruzione.</p>
<p><strong>D Organizzate corsi o laboratori per amatori della materia ludica?</strong></p>
<p>R Certamente la nostra Palestra di Gladiatura è aperta a tutti coloro che vogliono calarsi nei panni di personaggi vissuti 2000 anni fa e sperimentare quello che noi chiamiamo il punto di “vista del gladiatore”, o del legionario, cioè da dentro l’elmo.</p>
<p><strong>D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato per i vostri scopi?</strong></p>
<p>R Assolutamente no, l’Associazione investe interamente i ricavi degli spettacoli nei progetti di studio e ricostruzione che chiaramente sono limitati dal numero di spettacoli che si fanno, che varia ogni anno.</p>
<p><strong>D Gli enti sono sensibili alle vostre attività?</strong></p>
<p>R Pochi e sempre gli stessi, quelli dove c’è studio alle spalle sicuramente si, come appunto il FAI o le Soprintendenze, ma la pubblica amministrazione, dove si è formati su carriere politiche e non scientifiche, alterna persone appassionate e competenti a persone disinteressate e gelide, che spesso sono irraggiungibili e sterili.</p>
<p><strong>D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?</strong></p>
<p>R No, riceviamo annualmente un piccolo finanziamento dalla Banca di Credito Cooperativo di Casalotti, il quartiere di Roma dove c’è la sede e che è molto sensibile alle nostre attività che spesso trovano spazio nel quartiere. Peccato che il Municipio in questione lo sia molto meno o per niente.</p>
<p><strong>D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico? </strong></p>
<p>R Con i nostri siti e collaborando con le riviste del settore, come Civiltà, BBC History, Focus e la rivista edita dal Delegato allo Sport per il Comune di Roma, Alessandro Cochi, SPQR SPORT. Inoltre collaboriamo spesso con le tv che fanno divulgazione scientica come Ulisse dell’amico Alberto Angela, The National Geographic Channel e The History Channel. Poi sono infinite le televisioni straniere che ci hanno visitati e hanno ripreso le nostre attività.</p>
<p><strong>D Il vostro rapporto con la stampa?</strong></p>
<p>R Ottimo direi, dedicano sempre ampio risalto alle manifestazioni che organizziamo, sia la stampa nazionale che locale, contribuendo in maniera determinante alla diffusione e pubblicizzazione dei nostri eventi che quindi richiamano molto pubblico e di conseguenza l’informazione storica che vogliamo trasmettere allarga il proprio bacino di utenza.</p>
<p><strong>Carta d&#8217;identità dell&#8217;associazione</strong></p>
<ul>
<li>Nome ufficiale: ASSOCIAZIONE CULTURALE “S.P.Q.R.”</li>
<li>Scopi sociali: rievocazione storica del periodo di Domiziano, archeologia sperimentale, divulgazione</li>
<li>Anno di fondazione: 2004</li>
<li>Presidente: Giorgio Franchetti</li>
<li>Numero di soci: 54</li>
<li>Sede principale: Roma, via Montiglio 9</li>
<li>Altre sedi: Parco della Cellulosa, Via della Cellulosa 132 Roma</li>
<li>Recapiti: Presidente: +39 338 4141191 – Responsabile Eventi sig.ra Milioni +39 335 1535878</li>
</ul>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/0010554_intervista-all-associazione-culturale-s-p-q-r/" data-text="Intervista all&#8217;Associazione culturale “S.P.Q.R.”" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F0010554_intervista-all-associazione-culturale-s-p-q-r%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Pompei. Concluso il secondo lotto dei restauri sulla Domus della Fontana Piccola</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 09:20:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 22 luglio 2011, alle 11,30, presso l’Auditorium degli Scavi di Pompei, è stata presentata la conclusione della seconda parte dei restauri dei dipinti della Domus della Fontana Piccola, sovvenzionato dall’Associazione Pompei e dalla Fondazione CittàItalia e diretto dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Sono intervenuti, Antonio Varone, direttore degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-9700" title="Pompei, casa della Fontana Piccola" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/foto-fonpic04-600x403.jpg" alt="" width="600" height="403" /></p>
<p>Venerdì 22 luglio 2011, alle 11,30, presso l’Auditorium degli Scavi di Pompei, <strong>è stata presentata la conclusione della seconda parte dei restauri dei dipinti della Domus della Fontana Piccola</strong>, sovvenzionato dall’Associazione Pompei e dalla Fondazione CittàItalia e diretto dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Sono intervenuti, Antonio Varone, direttore degli scavi; Grazia Bottiglieri Rizzo, presidente dell’Associazione per Pompei, Ledo Prato, segretario generale della Fondazione CittàItalia; Stefano Vanacore, direttore dei lavori.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/009690_pompei-concluso-il-secondo-lotto-dei-restauri-sulla-domus-della-fontana-piccola/" data-text="Pompei. Concluso il secondo lotto dei restauri sulla Domus della Fontana Piccola" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F009690_pompei-concluso-il-secondo-lotto-dei-restauri-sulla-domus-della-fontana-piccola%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Roma. Domus Aurea: troppe infiltrazioni, riapertura rimandata di 3 anni</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 12:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[Bisognerà aspettare altri tre anni per visitare la Domus Aurea, la grandiosa abitazione che Nerone fece costruire tra Colle Oppio e Palatino. Prima bisogna salvarla evitando altri crolli. Luigi Malnati, direttore generale per l’Archeologia del Mibac ha spiegato in una recente intervista che verranno impiegate nuove tecnologie, avanzate e sofisticate, per ora alla fase preliminare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-9549" title="Roma, la Domus Aurea, sala della Volta Dorata" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/foto-domusaurea017-600x407.jpg" alt="Domus Aurea" width="600" height="407" /></p>
<p>Bisognerà aspettare altri tre anni per visitare la <strong>Domus Aurea</strong>, la grandiosa abitazione che Nerone fece costruire tra Colle Oppio e Palatino. Prima bisogna salvarla evitando altri crolli. <strong>Luigi Malnati</strong>, direttore generale per l’Archeologia del Mibac ha spiegato in una recente intervista che verranno impiegate nuove tecnologie, avanzate e sofisticate, per ora alla fase preliminare e sperimentale.</p>
<p>Il primo problema da risolvere sono le <strong>infiltrazioni</strong>. Finora sono stati resi impermeabili due grandi ambienti, ma alcune volte sono ancora ridotte a veli di calce, mentre i muri sono impregnati di umidità. Non potendo lavorare da sotto, è necessario alleggerire il peso di ciò che sta sopra alla Domus e non si può mettere mano alle Terme di Traiano, come non si può pensare a un’impermeabilizzazione totale perché il sito è troppo vasto. Per risolvere questi problemi verranno testati due progetti su un quarto della Domus: quello del commissario Luciano Marchetti e dell’ingegner Giorgio Croci, che prevede una copertura a intelaiatura appoggiata alle strutture della casa, e quello della Soprintendenza, non ancora totalmente definito, ma agisce meno sulle strutture, rendendo impermeabile il piano delle Terme sovrapponendovi uno strato di terra.</p>
<p>Per ora sono state puntellate le volte dei magazzini comunali, che stavano crollando. Ma è una soluzione provvisoria perché ci si è accorti che la terra, di cui sono riempiti altri ambulacri, spinge le murature. Esaminando le pareti affrescate, umide, si è capito che consolidata la struttura, va garantito il microclima, analogo a quello di oggi, per evitare che si secchino le malte, provocando fratture. In via embrionale, si pensa alla costruzione inedita di una cupola che garantisca il clima.</p>
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		<title>Gabii (Rm). Torna alla luce un secondo sarcofago in piombo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 11:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Marano</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>

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		<description><![CDATA[  In questi primi giorni di Luglio è stato rinvenuto a Gabii, antica città del Lazio tra Roma e Preneste, un sarcofago in piombo. Questo è il secondo reperto di questo genere che è stato rinvenuto nel sito: il primo è stato scoperto nel 2009 nel corso delle indagini del Gabii Project, coordinato dall&#8217;Università del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9410" title="Gabii-sarcofago-piombo" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/Gabii-sarcofago-piombo.jpg" alt="" width="450" height="600" /> </p>
<p>In questi primi giorni di Luglio è stato rinvenuto a Gabii, antica città del Lazio tra Roma e Preneste, un sarcofago in piombo. Questo è il secondo reperto di questo genere che è stato rinvenuto nel sito: il primo è stato scoperto nel 2009 nel corso delle indagini del Gabii Project, coordinato dall&#8217;Università del Michigan nella persona del Prof. Nicola Terrenato e diretto sul campo da Anna Gallone.</p>
<p>Il progetto, iniziato nel 2007, ha l&#8217;intento di studiare l&#8217;antica città-stato che sembra aver avuto una notevole importanza particolarmente in Età Repubblicana. Qui sembra che Romolo e Remo ricevettero la loro istruzione e successivamente si ha notizia di una rivalità con la città di Roma. Il sito è stato occupato ininterrottamente dal X secolo a.C. al II-III secolo d.C. e quindi è molto importante per gli studi di archeologia urbana nell&#8217;Italia centrale.</p>
<p>La vicinanza dei due sarcofagi, datati al I-II secolo d.C., fa pensare a un rituale tipico della città di Gabii.</p>
<p>Il primo sarcofago rinvenuto è momentaneamente conservato presso l&#8217;American Academy di Roma e Sabato 9 Luglio, alle ore 17.00, sarà possibile vederlo in occasione di un evento organizzato per amici ed ex-alunni dell&#8217;Università del Michigan.</p>
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