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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; storia medievale</title>
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		<title>Santa Severa. I volontari puliscono il Castello</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 12:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[degrado e rischi]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-12313" title="Santa Severa. I volontari puliscono il Castello" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/04/volontari-santa-severa.jpg" alt="Santa Severa. I volontari puliscono il Castello" width="400" height="441" /></p>
<p>Continua come da programma la mobilitazione per il Castello di Santa Severa. Domenica 22 aprile 2012 il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite e il Comitato Cittadino per il Castello si sono attivati per collaborare alla pulizia del complesso monumentale e dei suoi dintorni ormai abbandonati da mesi, senza controlli e pulizia giornaliera. Infatti, è soltanto grazie agli operai manutentori Gabriele Mirai e Fabio Marchegiani che la spazzatura e l’erba non hanno già invaso completamente il castello. I due giardinieri continuano a lavorare gratis per il castello, sebbene siano stati licenziati da oltre cinque mesi, insieme ad altri quattro colleghi, a causa del taglio dei fondi operato dalla Regione Lazio che sovvenzionava il servizio tramite il Comune.</p>
<p>La pulizia e la sorveglianza del castello e delle zone di pertinenza sono ora sospese e rischiano di restarlo per diverso altro tempo se non si da qualcosa per ripristinarle quanto prima. Domenica i volontari armati di scope, rastrelli e sacchi per la spazzatura hanno contribuito alla rimozione delle immondizie e allo svuotamento dei cestini ricolmi. Di particolare gravità è risultata la situazione che si è venuta a creare in seguito alla moria delle oltre cinquanta palme che costeggiavano il perimetro delle antiche mura e il viale che porta alla spiaggia. I fusti morti rischiano di crollare da un momento all’altro sui passanti e un letto di grandi foglie secche con lunghi aculei velenosi si è formato sul terreno adiacente costituendo un ulteriore pericolo per cittadini e visitatori.</p>
<p>L’iniziativa di domenica è stata allietata dal contributo musicale dell’Associazione Lituus di Santa Marinella che insieme ad altre 13 Associazioni del territorio ha aderito al Comitato per il Castello. Inoltre è stata inaugurata l’esposizione “Santa Severa tra leggenda e realtà storica” che illustra con pannelli fotografici gli importanti ritrovamenti effettuati nel corso dei lavori di restauro del complesso tra il 2003 e il 2010. Tra queste la famosa scoperta della chiesa paleocristiana di Santa Severa nel cortile della Piazza della Rocca. La mobilitazione per garantire un futuro culturale e turistico al Castello di Santa Severa prosegue, quindi, dopo il successo del dibattito pubblico che si del 1 aprile, al quale hanno partecipato quasi cinquecento persone, insieme al sindaco di Santa Marinella Roberto Bacheca, alla vice-presidente della Provincia di Roma Cecilia D’Elia e a numerosi cittadini.</p>
<p>Il programma completo con tutte le iniziative previste fino al 27 maggio è sul sito www.gatc.it.</p>
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		<title>Colloredo di Monte Albano. I risultati delle ricerche archeologiche nel Castello di Caporiacco</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 10:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie ai risultati degli scavi archeologici eseguiti contestualmente al recupero del compresso fortificato da parte dei proprietari del castello, Sergio Germi di Caporiacco e la sorella, e artefici della sua valorizzazione da oltre dieci anni, un pezzo di storia è stato restituito a tutto il Friuli. Profonde trasformazioni hanno caratterizzato le fasi di costruzione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-12275" title="colloredo 1" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/04/colloredo-1.jpg" alt="Colloredo " width="600" height="503" /></p>
<p>Grazie ai risultati degli scavi archeologici eseguiti contestualmente al recupero del compresso fortificato da parte dei proprietari del castello, Sergio Germi di Caporiacco e la sorella, e artefici della sua valorizzazione da oltre dieci anni, un pezzo di storia è stato restituito a tutto il Friuli. Profonde trasformazioni hanno caratterizzato le fasi di costruzione e distruzione della fortezza e sconvolto, spesso radicalmente, il sito più antico, a causa dei numerosi conflitti in cui sono stati coinvolti i nobili di Caporiacco e a cui sono seguiti il più delle volte assedi, distruzioni e occupazioni del castello.</p>
<p>La prima versione era un’opera ben fortificata, nel settore settentrionale del rilievo. Invece, a sud, fuori dalla cerchia muraria principale, si trovavano le strutture per le attività artigianali: edifici di servizio, costruiti in legno, poi distrutti dal fuoco; qui si immagazzinavano le derrate alimentari e il Carbonio 14, insieme allo studio dei reperti, ha permesso di datare il rogo attorno alla metà del secolo IV.</p>
<p>In seguito, le ricerche archeologiche hanno messo in luce la completa ristrutturazione del sito, dopo un evento traumatico, verosimilmente un assedio. Nel 1511 il castello è dato completamente alle fiamme, presumibilmente a causa dei disordini sociali della Crudel Zobia Grassa. Il disastro è seguito da un’ulteriore ristrutturazione del complesso che viene arricchito con finestre con arco a sesto acuto e cornice di mattoni, e nuova pavimentazione., mentre la sala nord al primo piano viene abbellita con intonaco dipinto. In seguito, il castello verrà impreziosito ancora, con finestre di forma quadrangolare incorniciate da elementi lapidei squadrati. Le ultime trasformazioni importanti avvengono, infine, nel corso dei secoli XVIII, XIX e XX.</p>
<p>I risultati delle ricerche offrono oggi importanti informazioni sui materiali costruttivi adoperati e sulla loro circolazione, sul livello tecnologico delle maestranze attive in cantiere, sulla cultura materiale del contesto. L’anno scorso, nella zona sud-occidentale è stato individuato un ambiente del secolo XV sotto il quale è affiorata una stratificazione più antica, formato da carboni di legna e semi combusti, con la presenza di oggetto in ceramica, vetro e metallo.</p>
<p>L’amministrazione comunale ringrazia la famiglia di Caporiacco per l’eccezionale lavoro di recupero svolto con tanta passione: un’opera di valorizzazione del territorio e di recupero della sua storia. Finalmente un pezzo delle vicende che hanno contrassegnato il paese di Caporiacco e di Colloredo è oggi restituita alla comunità e a tutto il Friuli. A chiusura dei cantieri, ancora in corso, la Casa del Frate, già restaurata e attrezzata, sarà concessa in uso al Municipio per attività culturali, presentazioni ed eventi. Un esempio lodevole di iniziativa privata a favore del pubblico, inteso nel senso più ampio del termine.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-12276" title="colloredo 2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/04/colloredo-2.jpg" alt="Colloredo " width="600" height="450" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-12277" title="colloredo 3" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/04/colloredo-3.jpg" alt="Colloredo " /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-12278" title="colloredo 4" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/04/colloredo-4.jpg" alt="Colloredo " width="600" height="450" /></p>
<p>Didascalie immagini (dall&#8217;alto)</p>
<ul>
<li>1 &#8211; Panoramica dello scavo nel vano A (zona sud-ovest) con evidenziato lo strato ricco di carboni, emerso al di sotto del pavimento del vano stesso (dovuto a incendio datato al XIV sec).</li>
<li>2 &#8211; Panoramica dello strato combusto emerso al di sotto del vano A (zona sud-occidentale del castello).</li>
<li>3 &#8211; Tracce di finestra con arco a sesto acuto, in mattoni, emerse dalla muratura del Corpo di fabbrica B.</li>
<li>4 &#8211; Panoramica della sala nord del primo piano del Corpo di fabbrica A, con decorazioni parietali in bianco rosso e nero.</li>
</ul>
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		<title>Cerveteri. A scuola di storia a Castel Campanile</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 20:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>
		<category><![CDATA[GATC]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Castel Campanile]]></category>

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		<description><![CDATA[Da alcuni anni i volontari del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, associazione ONLUS, sono impegnati nel “” con lo studio e la valorizzazione del sito medievale, la sua divulgazione attraverso visite guidate, escursioni e, a breve, una pubblicazione, raggiungendo il primo grande obiettivo: la prima escursione didattica sull’antica area, aperta ai ragazzi delle scuole. Ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-12257" title="Gruppo Archeologico del Territorio Cerite" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/04/Gruppo-Archeologico-del-Territorio-Cerite.jpg" alt="Gruppo Archeologico del Territorio Cerite" width="600" height="120" /></p>
<p>Da alcuni anni i volontari del <strong>Gruppo Archeologico del Territorio Cerite</strong>, associazione ONLUS, sono impegnati nel “” con lo studio e la valorizzazione del sito medievale, la sua divulgazione attraverso visite guidate, escursioni e, a breve, una pubblicazione, raggiungendo il primo grande obiettivo: la prima escursione didattica sull’antica area, aperta ai ragazzi delle scuole. Ad aprire la pista le classi IA e IB Artistico e IB e IIB Alberghiero dell’I.I.S. di Civitavecchia.</p>
<p>Dopo una veloce introduzione tenuta con l’ausilio di pannelli didattici illustrati dalle guide del GATC, presso l’info point al Casale del Castellaccio, i ragazzi hanno potuto gustare una colazione a base di torte artigianali e bibite, offerta dall’Azienda biologica agricola-zootecnica Casale del Castellaccio, a scopo propiziatorio, alla maniera degli etruschi, augurando visto l’evento, il buon esito dell’iniziativa. Poi, il gruppo si è snodato lungo i percorsi di visita del sito archeologico: l’incantevole Colombaio (una stanza rupestre adibita in età medievale all’allevamento dei volatili), la Rocca, una delle trentatré caverne abitazioni-stalle indagate dall’ associazione, le due torri perfettamente conservate, i resti della chiesa dell’insediamento medievale e la collina oltre l’abitato, dove era ubicata la chiesa di San Lorenzo, appartenuta all’Ordine dei Cavalieri del Tempio.</p>
<p>Oltre alle testimonianze archeologiche, i quaranta studenti hanno osservato anche le realtà agricole-pastoriali dell’azienda, con l’allevamento biologico di ovini, bovini e asinelli e ammirare la bellezza mozzafiato del paesaggio del sito, ricco di fauna e flora. Ma i ragazzi, soprattutto, hanno potuto constatare dalla cima della rupe abitativa del sito medievale, l’incongruenza del tristemente noto “Progetto Rifiuti”, che destina la collina di Pizzo del Prete (distante da lì soltanto duecento metri) come sede futura di discariche e inceneritori.</p>
<p>Informazioni: <a href="www.gatc.it" target="_blank">www.gatc.it</a>.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/0012247_cerveteri-a-scuola-di-storia-a-castel-campanile/" data-text="Cerveteri. A scuola di storia a Castel Campanile" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F0012247_cerveteri-a-scuola-di-storia-a-castel-campanile%2F"></iframe></div><div class="social-ring-button"><fb:like href="http://www.archeorivista.it/0012247_cerveteri-a-scuola-di-storia-a-castel-campanile/" width="140" send="false" showfaces="false" layout="button_count" action="like"/></fb:like></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Gemona. Riemergono le tracce della città medievale</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 12:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[Risale all’anno mille, la torre a pianta quadrata e dalle dimensioni imponenti riportata completamente alla luce, sotto la sacrestia del duomo di Santa Maria Assunta, a Gemona, dai volontari dell’Associazione Valentino Ostermann. Dopo quattro anni di scavi, diretti e coordinati da Davide Casagrande, archeologo della Soprintendenza, è stato raggiunto il basamento del manufatto, che originariamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-12195" title="gemona2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/04/gemona2.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p>Risale all’anno mille, la <strong>torre</strong> a pianta quadrata e dalle dimensioni imponenti riportata completamente alla luce, sotto la sacrestia del duomo di Santa Maria Assunta, a Gemona, dai volontari dell’Associazione Valentino Ostermann. Dopo quattro anni di scavi, diretti e coordinati da Davide Casagrande, archeologo della Soprintendenza, è stato raggiunto il basamento del manufatto, che originariamente poteva corrispondere sia al campanile del duomo sia a una torre.</p>
<p>Nel 2008 viene alla luce, nella parte meridionale dell’edificio religioso, una feritoia tardo-antica che accende la curiosità degli storici locali. Poco sotto viene individuata una mensola, che probabilmente supportava un solaio e nascondeva uno spazio sotto di sé. Dopo le prime ricerche, lo spazio sottostante si rivela essere l’interno di quella che nel corso dei lavori si stabilità essere una torre ed è stato usato nei secoli come ossario della chiesa e conserva resti ossei risalenti fino alla fine del XII secolo. Insieme alle ossa sono stati recuperati numerosi pezzi di vasi, medagliette, monete e grani di rosari che oggi sono esposti a Ospedaletto, presso la sede dell’associazione, sostenuta dalla Soprintendenza che dopo accurate valutazioni ha deciso di permettere ai volontari di gestire le scoperte. Quanto alla torre, le indagini continueranno per ricostruirne le vicende e scrivere una nuova pagina di storia di Gemona.</p>
<p><em>fonte foto: venetonews</em></p>
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		<title>Savona. Scavi archeologici nell’antica cattedrale di Santa Maria al Priamar</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 14:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Priamàr]]></category>

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		<description><![CDATA[Dagli scavi effettuati nel sito dell’antica Cattedrale di Santa Maria, a Savona, condotti dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri, con il benestare del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e diretti da Carlo Varaldo e Rita Lavagna, emergono preziose informazioni che faciliteranno la ricostruzione delle fasi che vanno dalla demolizione degli ambienti esterni alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11746" title="Priamar-Savona" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/02/Priamar-Savona.jpg" alt="Priamar" width="600" height="486" /></p>
<p>Dagli scavi effettuati nel sito dell’antica<strong> Cattedrale di Santa Maria</strong>, a <strong>Savona</strong>, condotti dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri, con il benestare del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e diretti da Carlo Varaldo e Rita Lavagna, emergono preziose informazioni che faciliteranno la ricostruzione delle fasi che vanno dalla demolizione degli ambienti esterni alla Cattedrale sino alla contemporaneità. Le indagini si sono svolte in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Liguria, la Fondazione De Mari e l’Assessorato alla cultura del Comune di Savona e sono state supportate dal Civico Museo Archeologico di Savona.</p>
<p>La ricerca si è svolta nel complesso del <strong>Priamàr</strong>, nella zona della Cittadella, nell’area a sud della Casa dei Colonnell, fornendo nuovi elementi per la comprensione degli interventi di demolizione delle costruzioni medievali e la realizzazione della fortezza e delle stanze residenziali della Cittadella, che risultano complementari a quelli ricavati dalle fonti scritte. Queste scoperte permettono l’elaborazione di interessanti ipotesi ricostruttive della planimetria e della vita del complesso tra il sedicesimo e il ventesimo secolo. Gli scavi proseguiranno per stabilire la sequenza cronologica e il sistema planimetrico delle vicende medievali del complesso episcopale.</p>
<p>Tali ricerche, come tutte quelle effettuate negli ultimi anni al Priamàr, si sono configurate come cantieri didattici per gli studenti di Archeologia Medievale e di Archeologia del Mediterraneo Medievale dell’Università di Genova.</p>
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		<title>Quadrato del Sator: nuove ipotesi interpretative</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0011654_quadrato-del-sator-nuove-ipotesi-interpretative/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Todisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archeorivista.it/?p=11654</guid>
		<description><![CDATA[Nuove ipotesi di interpretazione del Sator Le interpretazioni della frase sibillina del Sator sono frutto della ricerca dell’autore che, per correttezza, ha ritenuto doveroso fornire comunque una bibliografia sull’argomento. Per le precedenti interpretazioni si veda l’articolo sul Sator in Archeoguida. La diffusione della misteriosa frase latina “sator arepo tenet opera rotas” non trova ancora interpretazioni univocamente riconosciute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11656" title="Capestrano (AQ, chiesa medievale di San Pietro ad Oratorium, il Quadrato Magico" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/sator05.jpg" alt="sator arepo tenet opera rotas" width="600" height="394" /></p>
<h2>Nuove ipotesi di interpretazione del Sator</h2>
<p>Le interpretazioni della frase sibillina del Sator sono frutto della ricerca dell’autore che, per correttezza, ha ritenuto doveroso fornire comunque una bibliografia sull’argomento. Per le precedenti interpretazioni si veda l’articolo sul Sator in Archeoguida.</p>
<p>La diffusione della misteriosa frase latina “<em>sator arepo tenet opera rotas</em>” non trova ancora interpretazioni univocamente riconosciute dalla comunità scientifica a causa della sua polivalenza di inquadramento sociale (in ambito sia mistico-religioso sia laico-profano), cronologico (attestato dal I al XVI secolo) e geografico (Italia, Francia, Spagna, Ungheria, Inghilterra).</p>
<p>La storia del “Quadrato del Sator” sembrerebbe risalire al primo impero romano quindi ascrivibile in un contesto in cui il cristianesimo in Europa era tutt’altro che la religione preponderante. L’ambiente in cui nacque il suo messaggio iniziatico fu quasi sicuramente quello pagano forse con alcuni influssi di stampo giudaico-cristiano.</p>
<p>La continuazione d’uso di questo schema grafico associato ad un motto-messaggio potrebbe essere avvenuta in un contesto come quello dell’Europa cristiana, sia laica sia clericale, con un travisamento o rinnovato utilizzo del significato morale che la frase riverberava nella società romana più o meno colta.</p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-11655" title="Schema classico del quadrato del Sator" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/ipotesisator01.jpeg" alt="Schema classico del quadrato del Sator" width="250" height="251" /></em><br />
<em>Schema classico del quadrato del Sator</em></p>
<p>Le seguenti ipotesi interpretative considerano la possibilità che la parola AREPO sia di origine greca.</p>
<h3>ipotesi del “seminatore-guerriero”</h3>
<p>è possibile che il breve motto fosse nato con l’intento di elogiare lo stile di vita dell’uomo dedito al lavoro dei campi ma anche alla difesa della patria quindi un contadino-guerriero come quello della società romana fino alla riforma militare del generale Mario (II-I secolo a.C.).</p>
<p>A tale proposito, per ottenere una non facile palindromia con 25 lettere, sarebbe stato inserito come secondo vocabolo l’aggettivo greco “àreios” ovvero “guerresco, bellicoso” in caratteri greci maiuscoli: APEIOΣ / APEIOC formato da sei lettere e in seguito ridotto a cinque nel seguente modo:</p>
<p>APEIOC &gt; APEPC &gt; APEPO &gt; AREPO</p>
<p>Nel primo passaggio la I e la O si sarebbero fuse in un’unica lettera graficamente simile alla P.</p>
<p>Nel secondo passaggio il sigma finale, C, avrebbe visto mutare di poco la propria forma divenendo una O.</p>
<p>Nel terzo passaggio, esclusivamente per motivi di palindromia, alla P si sarebbe aggiunta una linea per ottenere R. AREPO così diverrebbe il palindromo di OPERA da un originale aggettivo greco inserito in una frase latina, frutto di un’operazione erudita non estranea alla sfera intellettuale romana (basti pensare che anche Seneca nel I secolo d.C. avrebbe fatto uso, non raramente, di termini greci nei propri scritti; il <em>Trattato del Sublime</em> “<em>Perì Hypseos</em>” fu redatto nel greco del I secolo d.C. così come anche i “Dialoghi con sé stesso” di Marco Aurelio, II secolo d.C.).</p>
<p>Il più famoso esempio mitico del contadino-guerriero è un eroe illustre della Roma della prima Repubblica, Lucio Cincinnato, forse ispiratore del motto nato in un periodo sanguinoso, fra Repubblica e Impero, in cui era stata caldeggiata da Augusto la ripresa della morale e del mito.</p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-11657" title="“Cincinnato abbandona l'aratro per diventare dittatore”, di Juan Antonio Ribera (1779-1860)" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/ipotesisator02.jpg" alt="“Cincinnato abbandona l'aratro per diventare dittatore”, di Juan Antonio Ribera (1779-1860)" width="600" height="444" /></em><br />
<em>“Cincinnato abbandona l&#8217;aratro per diventare dittatore”, di Juan Antonio Ribera (1779-1860)</em></p>
<h3>ipotesi α privativo + aggettivo</h3>
<p>altrettanto possibile è la derivazione di AREPO da α privativa unita all’aggettivo greco ρέπων “<em>rèpon</em>” (da <em>rèpo</em> = inclinarsi, piegarsi) o πέπων “<em>pèpon</em>” (maturo). In entrambi i casi le lettere totali con alfa sarebbero sei e, sempre per motivi di palindromia e di spazio, si sarebbe tralasciata l’ultima lettera portando ai seguenti passaggi:</p>
<p>alfa + <em>rèpo(n)</em> = AREΠΩ &gt; AREPΩ &gt; AREPO</p>
<p>alfa + <em>pèpo(n)</em> = AΠEΠΩ &gt; APEPΩ &gt; AREPO</p>
<p>In ambedue le situazioni la lettura è in chiave spirituale, associabile all’ambiente cristiano, e con la prima parola si indicherebbe il seminatore che non si fa piegare/sottomettere dalle fatiche della vita così come il cristiano non deve soccombere di fronte alle tentazioni mentre nel secondo campo semantico il rimando è alla giovane età di Cristo morto sulla croce e quindi “non ancora maturo” ovvero “giovane”.</p>
<p>In entrambi i casi è stato necessario un forte adattamento dai caratteri greci maiuscoli a quelli latini maiuscoli.</p>
<p>Non si esclude un passaggio dalla prima ipotesi (seminatore-guerriero) alla seconda nella fase di transizione da paganesimo a cristianesimo.</p>
<h3>Bibliografia</h3>
<ul>
<li>GUARDUCCI M. 1965, <em>Il misterioso “Quadrato Magico”, l’interpretazione di Jérome Carcopino e documenti nuovi</em> in <em>Rivista di archeologia classica</em>, XVII, pp. 219-270.</li>
<li>GWYN GRIFFITHS J. 1971, <em>&#8216;Arepo&#8217; in the Magic &#8216;Sator&#8217; Square&#8217;</em> in <em>The Classical Review</em>, vol XXI.</li>
<li>IANNELLI N. 2009, Sator – <em>Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma &#8211; la genesi e il significato del quadrato magico svelati nella teoria della correlazione astronomica</em>, Foggia.</li>
<li>PALMIERI R. 2003,<em> L’enigma di Sator, incontri di archeologia</em>. Conferenza tenutasi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 10 maggio 2003.</li>
</ul>
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		<title>Venafro. Una mostra celebra l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 22 gennaio è il giorno in cui si celebra la festa di San Vincenzo martire di Saragozza e quest’anno i festeggiamenti a Venafro sono stati arricchiti dall’inaugurazione della mostra “Splendori dal Medioevo. L’abbazia di San Vincenzo al Volturno al tempo di Carlo Magno”. Allestita dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise e curata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone  wp-image-11633" title="San Vincenzo al Volturno, monastero moderno" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-sanvin56-600x398.jpg" alt="mostra abbazia San Vincenzo al Volturno" width="600" height="398" /></p>
<p>Il 22 gennaio è il giorno in cui si celebra la festa di <strong>San Vincenzo</strong> martire di Saragozza e quest’anno i festeggiamenti a Venafro sono stati arricchiti dall’inaugurazione della mostra “Splendori dal Medioevo. L’<strong>abbazia di San Vincenzo al Volturno</strong> al tempo di Carlo Magno”. Allestita dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise e curata da Paola Quaranta e Alfonsina Russo, l’esposizione verrà ospitata fino al 4 novembre 2012 presso l’ex Convento di Santa Chiara, sede del Museo Archeologico di Venafro.</p>
<p>Attraverso fonti storiche e testimonianze materiali, la<strong> mostra </strong>vuole ripercorrere la<strong> storia dell’Abbazia benedettina</strong>, dall’ottavo secolo – anno della sua fondazione – all’undicesimo. Al primo periodi di vita del complesso religioso si riferisce l’altare dipinto della Chiesa Sud. Il secondo settore è dedicato alla rinascita d’età carolingia, durante la quale l’Abbazia, già conosciuta in epoca longobarda, tocca il massimo splendore e viene inclusa nel novero delle abbazie poste sotto la diretta protezione di Carlo Magno. Il nono secolo è il periodo di massima espansione: gli abati Giosué, Talarico ed Epifanio trasformano il cenobio, prima, in una vera e propria città monastica e poi, grazie alle sue ricche finanze e ben nove chiese, in uno dei più grandi monasteri europei. Questa fase è illustrata da vetrate multicolore, oggetti in vetro e meravigliosi dipinti, fra i quali è esposta la sequenza dei profeti, dei santi e degli abati.</p>
<p>In seguito al saccheggio arabo, avvenuto nell’881, la comunità monastica viene trasferita e il monastero rinascerà alla fine del decimo secolo, con il restauro della basilica maggiore e la ristrutturazione di altre strutture del chiostro carolingio. Infine, nell’undicesimo secolo l’invasione normanna spinge i monaci a trasferirsi sulla sponda opposta del Volturno dove costruiscono un nuovo monastero fortificato. L’ultima sezione dell’esposizione, dedicata a “La presenza araba a Venafro e in Molise tra IX e X secolo. Gli scacchi e la simbologia”, presenterà per la prima volta in Molise, gli scacchi trovati nel 1932 in una tomba di Venafro ed esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.</p>
<p>Informazioni:<br />
Orario: martedì-sabato: 9.00-19.00; domenica: 13.30-19.30; chiuso il lunedì.<br />
Ingresso: € 2,00 (salve riduzioni).</p>
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		<title>Galway, Gran Bretagna. Scoperto un omicidio di mille anni or sono</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0011537_galway-gran-bretagna-scoperto-un-omicidio-di-mille-anni-or-sono/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 11:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[La scoperta di una freccia conficcata in un teschio fa scattare il sospetto: omicidio. Un mistero svelato 1000 anni dopo il delitto. Tutto è iniziato con il ritrovamento di uno scheletro, deposto in una tomba poco profonda in un villaggio della zona di Galway. L&#8217;esame dei resti ha svelato come il cranio fosse stato trapassato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La scoperta di una freccia conficcata in un teschio fa scattare il sospetto: omicidio. Un mistero svelato 1000 anni dopo il delitto.</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11538" title="" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/Galway-omicidio.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>Tutto è iniziato con il ritrovamento di uno scheletro, deposto in una tomba poco profonda in un villaggio della zona di Galway. L&#8217;esame dei resti ha svelato come il cranio fosse stato trapassato dalla punta metallica di una freccia, trovata tra le ossa; ecco emergere immediatamente l&#8217;ipotesi di un delitto consumato quasi 1000 anni fa e rimasto ignoto fino a oggi.</p>
<p>Recenti lavori in una cava nei pressi di Tisaxonm, vicino a Newcastle, hanno riportato alla luce dei resti umani. Subito sono iniziate le operazioni di studio archeologico, condotte dall’archeologo Martin Fitzpatrick della Arch Consultancy Ltd, fondata dal National Monuments Service. Dalle ricerche è emerso che il tumulo sepolcrale era una tomba poco profonda e che il corpo, quello di un uomo di età tra i 17 e i 25 anni, giaceva rannicchiato sul fianco, piuttosto che disteso come spesso avviene. Un piccolo foro nel cranio era l’unica ferita riscontrabile in uno scheletro che è stato trovato altrimenti in buone condizioni.</p>
<p>Da ulteriori studi effettuati dall’osteoarcheologo Caoimhe Tobin è emerso che la ferita era stata provocata da una piccola punta di freccia lunga circa 4 centimetri, che era stata in grado di trapassare la parete ossea, e che è stata recuperata dall’interno del cranio. Una prima analisi suggerisce che potrebbe risalire al IX o X secolo.</p>
<p>Inoltre, sono anche state rinvenute tracce di un passaggio sotterraneo in un’altra parete della stessa cava. Si è poi scoperto che il passaggio segreto portava a un ambiente sotterraneo di quelli solitamente utilizzati come rifugio o magazzino. Data la loro datazione, che li posiziona intorno al IX secolo, si pensa che queste costruzioni possano essere state strutture difensive tipiche dell’epoca.</p>
<p>Fitzpatrick ha spiegato che, anche se non esiste alcuna fortificazione associata con questo ambiente sotterraneo, il sito ecclesiastico di Templemoyle si trova nelle vicinanze, e le due cose potrebbero essere collegate. Ha anche aggiunto che Templemoye è particolarmente importante dal punto di vista archeologico per le sue caratteristiche: comprende infatti una recinzione, un pozzo, una chiesa, un cimitero, un sistema di campi ed era strategicamente posizionato vicino al Tisaxon, da cui prende il nome la città adiacente. In particolar modo la chiesa e il cimitero sono degni di nota in quanto sono posizionati sul crinale che originariamente si estendeva a nord-est della chiesa.</p>
<p>Dal 1952, durante gli scavi per l’estrazione di sabbia e di ghiaia nell’area, sono stati dissotterrati tanti tumuli sepolcrali, e nel 1979 sono stati riportati alla luce anche una lapide con un’iscrizione che recita <em>OROIT AR MAELPOIL </em>e una campana da mano di ferro ricoperta di bronzo risalente a un periodo che va dal VIII al IX secolo. La cava è stata recentemente attiva a ovest della chiesa e del cimitero, nella zona dove sono stati ritrovati la freccia e lo scheletro di un uomo assassinato oltre 1000 anni fa.</p>
<p>Secondo Fitzpatrick questi ritrovamenti indicano che la vita in questa zona non doveva essere stata proprio idilliaca a quei tempi, dato che è stato scoperto un assassinio la cui vittima peraltro è stata seppellita frettolosamente in una tomba poco profonda. Un ritrovamento che solleva molte domande sulla vittima, sul perché è stato ucciso, se la sua uccisione ha qualcosa a che vedere con il passaggio sotterraneo scoperto precedentemente o se è solo la vittima di una battaglia. Se nei dintorni ce ne saranno altri come lui è ancora tutto da scoprire.</p>
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		<item>
		<title>Ratley, Gran Bretagna. Famiglia scopre un cimitero sassone sotto casa</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[Difficile immaginare la sorpresa di un abitante del Warwickshire quando i costruttori addetti alla ristrutturazione della loro casa gli hanno comunicato di aver rinvenuto delle ossa umane sotto il suo patio. Stephen e Nicky West stavano seguendo i lavori di restauro della propria dimora quando un operaio ha dissotterrato i resti: hanno sentito bussare alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-11483" title="battle of Edgehill 1" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/battle-of-Edgehill-1.jpg" alt="" width="500" height="281" /></p>
<p align="JUSTIFY">Difficile immaginare la sorpresa di un abitante del Warwickshire quando i costruttori addetti alla ristrutturazione della loro casa gli hanno comunicato di aver rinvenuto delle ossa umane sotto il suo patio. Stephen e Nicky West stavano seguendo i lavori di restauro della propria dimora quando un operaio ha dissotterrato i resti: hanno sentito bussare alla porta e quando sono andati ad aprire, si sono trovati di fronte il costruttore, con un teschio in mano, che diceva loro di aver fatto una scoperta straordinaria.</p>
<p align="JUSTIFY">La coppia aveva vissuto nella loro casa a Ratley, un piccolo villaggio nella zona meridionale del Warwickshire, per quasi sette anni. Il villaggio si trova vicino a Edgehill, dove è stata combattuta la battaglia di Edgehill e dove le armate del re si sono scontrate con quelle dei <strong>Parlamentarians</strong> nel 1642, all’inizio della Guerra Civile inglese.</p>
<p align="JUSTIFY">In un primo momento il signor West ha pensato che i corpi rinvenuti sotto la sua casa potessero essere finiti lì in seguito a quella guerra, tant’è che quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione qualcuno aveva preannunciato loro che avrebbero potuto rinvenire delle ossa risalenti alla guerra civile; evidentemente si erano sbagliati di molti, moltissimi anni, visto che le ossa sono stata datate e pare che siano anteriori a quel periodo di almeno ottocento anni.</p>
<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone  wp-image-11484" title="battle of Edgehill 2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/battle-of-Edgehill-2.jpg" alt="" width="350" height="197" /></p>
<p align="JUSTIFY">In seguito a questo ritrovamento, i signori West hanno subito informato gli archeologi del Warwickshire County Council: il loro direttore, Stuart Palmer, ha fatto visita alla casa e ha dichiarato che le ossa dovevano essere state seppellite lì molti anni prima, e non si trattava affatto né di resti della guerra civile né di qualche evento più recente. Palmer ha anche detto che la sua équipe normalmente non avviava indagini scientifiche per ogni ritrovamento, data la scarsità di fondi, ma siccome i coniugi West erano tanto intrigati dalla misteriosa scoperta, la commissione archeologica del Warwickshire ha deciso di approfondire l’esame sui resti.</p>
<p align="JUSTIFY">Le ossa sono state riportate alla luce un anno fa, ma solo recentemente sono stati resi pubblici i risultati delle ricerche: gli archeologi hanno identificato i resti di almeno quattro corpi, tra cui due femmine adulte, un giovane uomo e un bambino di sesso indefinito e di età che si aggira tra i dieci e i dodici anni. La datazione al carbonio effettuata su due degli scheletri ha fissato la loro morte tra il 650 e l’820 d.C., ossia più o meno nella metà di quello che è comunemente conosciuto come il periodo Sassone. In quell’epoca l’Inghilterra era suddivisa in un gran numero di reami e il villaggio di Ratley avrebbe potuto trovarsi in una zona di frontiera nel corso di una guerra tra il regno Sassone degli Hwicce e l’allora dominante regno degli “angli”.</p>
<p align="JUSTIFY">Palmer ha dichiarato che la scoperta di una zona sepolcrale ancora sconosciuta è un evento molto raro e importante, in quanto apporta un enorme contributo a un periodo della storia del Warwickshire fino a quel momento archeologicamente inesistente. Le analisi approfondite degli scheletri hanno permesso di scoprire informazioni preziose sulla salute della popolazione della metà del periodo Sassone, che era soggetta frequentemente a lunghi periodi di malnutrizione e a tutta una serie di infezioni che ci rimandano l’immagine di una vita molto dura e spesso caratterizzata da un dolore fisico continuo e persistente.</p>
<p align="JUSTIFY">Palmer ha anche detto che è molto difficile trovare ossa in qualsiasi parte di questa regione, men che meno nel giardino di una casa privata, e questo gli ha fatto pensare che le ossa quasi sicuramente facevano parte di un cimitero molto più esteso.</p>
<p align="JUSTIFY">Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il signor West non ha espresso alcun disagio riguardo al fatto di abitare proprio sopra un antico cimitero, anzi ha dichiarato di essere quasi emozionato dalla quantità di storia che giace sotto la sua casa, nella speranza che un evento così singolare non arrivi mai a disturbare il suo sonno.</p>
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		<title>Colleferro. Presentati i risultati degli scavi al Castello di Piombinara</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 10:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[La presentazione dei risultati delle campagne di scavo 2011, sul Castello di Piombinara, nel territorio del Comune di Colleferro che ogni anno, ha lo scopo di fare il quadro della situazione sul progetto di ricerca della Missione Archeologica, che sta lentamente riportando alla luce uno dei siti medievali più importanti del Lazio Meridionale, ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11415" title="piombinaria-2011-4" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/12/piombinaria-2011-4.jpg" alt="risultati degli scavi al Castello di Piombinara" width="600" height="450" /></p>
<p>La presentazione dei risultati delle <strong>campagne di scavo 2011</strong>, sul<strong> Castello di Piombinara</strong>, nel territorio del Comune di <strong>Colleferro</strong> che ogni anno, ha lo scopo di fare il quadro della situazione sul progetto di ricerca della Missione Archeologica, che sta lentamente riportando alla luce uno dei siti medievali più importanti del Lazio Meridionale, ha fatto risaltare novità di estremo interesse.<br />
Innanzitutto l’intera area del castello è stata fatto oggetto di un’indagine geognostica a tappeto, eseguita con il georadar. Questa ha evidenziato la presenza di aree di abitazione e strutture difensive non rilevabili ad un esame autoptico e sconosciute dalle fonti antiche e moderne, tra tutti l’individuazione di quella che potrebbe essere la cinta muraria del castello primitivo o del monastero di S.Cecila, inglobata nel XIII secolo dal più grande recinto edificato da <strong>Riccardo Conti</strong>, fratello del <strong>papa Innocenzo III</strong> . L’indagine, comunque, consentirà una progettazione più puntuale degli interventi scavo per gli anni a venire.</p>
<p>Sono continuati gli interventi sulla necropoli, individuata nell’area della chiesa castellana, di cui sono state rinvenute 68 tombe a fossa terragna, con più di cento individui di varia età e sesso. In molte delle tombe scavate nel corso dell’anno 2011, gli inumati avevano un corredo-arredo personale che ha consentito di individuare almeno due fasi cronologiche; la prima risalente all’altomedioevo, con corredi costituiti per lo più da anelli ed orecchini di chiara derivazione da modelli tardoromani e bizantini. La seconda fase legata ad inumazioni localizzabili, quasi esclusivamente nella zona presbiteriale della chiesa, coeva alla costruzione del castello dei Conti Una indagine più approfondita sulle murature della chiesa ha permesso di rilevare una tessitura muraria alquanto incerta, costituita da blocchi e bozze di tufo di dimensioni variabili, disposti in file non regolari, con un discreto numero di elementi fittili di rincalzo, che la assimila ad altre strutture di culto del territorio come ad esempio la chiesa di S.Ilario Ad bivium costruita davanti la catacomba omonima, situata nel territorio del comune di Valmontone.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11416" title="piombinaria-2011-7" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/12/piombinaria-2011-7.jpg" alt="risultati degli scavi al Castello di Piombinara" width="600" height="370" /></p>
<p>Dall’indagine delle fonti, si è pensato di identificare i resti di questa chiesa con quella di S. Nicola, citata nella Bolla del Papa Lucio III del 1182.</p>
<p>Della stessa chiesa di S.Maria ha parlato la restauratrice Gigliola Patrizi, in merito all’indervento di consolidamento di frammenti di affresco provenienti da un vano sotterraneo pertinente alla chiesa medievale, probabilmente databili al XIV secolo e pertinenti alla figura di una Madonna con Bambino.</p>
<p>Un lavoro lungo, paziente e delicato, dunque, che viene svolto di concerto tra Comune di Colleferro, Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio, Museo archeologico del Territorio Toleriense, Coop. Il Betilo e scuole, con il supporto di sponsorizzazione della Italcementi, società attenta al recupero e al restauro di monumenti, testimonianze dirette della storia del nostro Paese da preservare nel tempo. Che ha aderito, ormai già dal 2005, alla richiesta dell’Amministrazione Comunale di Colleferro per il recupero e la valorizzazione del Castello di Piombinara a conferma anche dello stretto legame che la unisce al territorio in cui opera. Da quest’anno si è aggiunto un nuovo sponsor, la Flyren, grazie all’interessamento del Dr. Carlo Garuzzo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11417" title="piombinaria-2011-5" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/12/piombinaria-2011-5.jpg" alt="risultati degli scavi al Castello di Piombinara" width="600" height="450" /></p>
<p>Questa sociètà opera nel territorio nel settore del fotovoltaico è già si è fatta promotrice di interventi di rilevazione del patrimonio archeologico del Comune di Colleferro. All’Ispettore della Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio Alessandro Betori, infine, è toccato il compito di terminare i lavori, tirando le conclusioni. “Quanto viene fatto qui a Colleferro è molto positivo”, ha detto parlando della collaborazione con le scuole. Betori ha anche sottolineato l’importanza di essere sempre più vicini per il progetto di fruizione e conoscenza dei reperti archeologici locali e la necessità, quindi, di riconsiderare il grado di collaborazione tra le istituzioni per offrire sempre migliore godimento del bene culturale ai cittadini. Portando il saluto della Soprintendente per i beni archeologici del Lazio Marina Sapelli, ha detto che la stessa plaude a quanto si sta facendo a Colleferro e all’impegno profuso nella cura del patrimonio di questo territorio.</p>
<p><em>Angelo Luttazzi </em><br />
<em>Direttore Museo Archeologico del Territorio Toleriense di Colleferro</em></p>
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		<title>Cava de’ Tirreni (Sa). L’abbazia compie 1000 anni</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 14:03:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Abbazia della Santissima Trinità di Cava]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest’anno è ricorso il millenario dell’Abbazia della Santissima Trinità di Cava, ricordato attraverso diverse attività con l’obiettivo di valorizzare il monastero, che tanta importanza ebbe a livello europeo nel pieno medioevo, e il suo enorme lascito artistico e culturale. Infatti, tra l’undicesimo e il tredicesimo secolo, l’Abbazia è stata certamente la più famosa casa monastica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11384" title="Abbazia-Santissima-Trinità-Cava-Tirreni" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/12/Abbazia-Santissima-Trinità-Cava-Tirreni.jpg" alt="Abbazia della Santissima Trinità di Cava" width="400" height="294" /></p>
<p>Quest’anno è ricorso il millenario dell’<strong>Abbazia della Santissima Trinità di Cava</strong>, ricordato attraverso diverse attività con l’obiettivo di valorizzare il monastero, che tanta importanza ebbe a livello europeo nel pieno medioevo, e il suo enorme lascito artistico e culturale. Infatti, tra l’undicesimo e il tredicesimo secolo, l’Abbazia è stata certamente la più famosa casa monastica benedettina dell’Italia meridionale, e da essa dipendevano oltre quattrocento fondazioni ecclesiastiche. La continua presenza a Cava di turisti e studiosi, provenienti da ogni parte del mondo, attirati dalla singolarità del fondo pergamenaceo altomedioevale e dai manoscritti miniati, oltre che dalla bellezza dei beni artistici conservati all’interno della struttura, rappresenta un motivo di vanto e stimola un forte senso di responsabilità nei confronti del passato.</p>
<p>Per la pregnanza che riveste il progetto è stata presentata nell’autunno 2008 la proposta di Legge n. 1889, il cui percorso di è concluso con l’approvazione della Legge n. 92 nell’estate successiva, avente per oggetto ”Disposizioni per la valorizzazione dell&#8217;Abbazia della Santissima Trinità di Cava de&#8217; Tirreni”. Per la realizzazione dell’evento, la Legge ha messo a disposizione un fondo speciale di 250 mila euro per il 2009, di 500 mila per il 210, di 450 mila per il 2011 e altrettanti per il 2012. Il progetto ha previsto lavori di restauro dei manufatti, degli affreschi e dei dipinti, di ristrutturazione architettonica e di valorizzazione culturale, turistica e ambientale del complesso monastico, finalizzati al conseguimento di diversi obiettivi.</p>
<p>Uno degli intenti era riconoscere all’iniziativa il pregnante valore religioso, cosicché la secolare tradizione spirituale dei monaci di Cava potesse toccare i visitatori del Monumento e creare diversi momenti di riflessione teologica e raccoglimento. Allo stesso tempo, grande importanza è stata assegnata agli interventi di restauro artistico e architettonico, ma anche alle occasioni di confronto scientifico, percorsi ed esposizioni tematiche proposte al pubblico di fedeli, medievisti e visitatori. Il recupero dell’ex Seminario, ad esempio, al quale si vuole assegnare una funzione di accoglienza per i tanti turisti che vorranno pernottare presso il Monumento, è apparso fin dall’inizio, fondamentale. Infatti, la costruzione di nuove strutture ricettive e turistiche è una delle priorità per raggiungere l’obiettivo di una valorizzazione più ampia e una fruizione del Monastero più completa.</p>
<p>In corso di realizzazione c’è anche un film-documentario, che ricostruirà le origini del cenobio e l’evoluzione dell’Ordo Cavensis attraverso l’intero territorio dell’Italia meridionale. Il filmato, basato su un’aggiornata e rigoroso consulenza storica sulle vicende dell’Abbazia e sul suo patrimonio architettonico, librario, documentario e storico-artistico, impiegherà tecnologie di grafica tridimensionale per le ricostruzioni virtuali degli ambienti e scritturerà attori e figuranti professionisti per girare gli episodi più importanti della storia del Monumento.</p>
<p>Un altro progetto, gestito dall’Istituto Centrale per gli Archivi, prevede di inventariare e digitalizzare i documenti scritti o editi dalla fine del Medioevo ad oggi su Cava de’ Tirreni e sulla sua Congregazione, nonché di censire il materiale documentario relativo alle chiese e ai monasteri cavensi, per consentire una funzionale e corretta fruizione da parte di turisti e studiosi. Mentre il Comune di Cava de’ Tirreni si è occupato degli eventi di carattere scientifico, come mostre, convegni e concerti, e dei numerosi appuntamenti di carattere spirituale.</p>
<p>Le attività svolte sono state frutto dell’appassionata collaborazione tra più soggetti che hanno scelto di dedicare tempo e risorse alla causa per la comune stima e riverenza nei confronti di un’interessante esperienza spirituale che perdura a Cava da oltre mille anni.</p>
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		<title>Scozia, Ardnamurchan. Scoperta una “nave” funeraria vichinga praticamente intatta</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 09:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo oltre un millennio di permanenza sotto uno spesso strato di sedimenti è tornata alla luce una &#8220;nave funeraria&#8221; vichinga. La scoperta è avvenuta nell’estremo lembo occidentale della Scozia, precisamente nella penisola dell’ Ardnamurchan; secondo gli studiosi che stanno lavorando sul sito si tratta della prima tomba di questo tipo trovata intatta sul territorio britannico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10834" title="Ardnamurchan01" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Ardnamurchan01.jpg" alt="Ardnamurchan. nave funeraria vichinga" width="600" height="355" /></p>
<p>Dopo oltre un millennio di permanenza sotto uno spesso strato di sedimenti è tornata alla luce una <strong>&#8220;nave funeraria&#8221; vichinga</strong>. La scoperta è avvenuta nell’estremo lembo occidentale della Scozia, precisamente nella penisola dell’ <strong>Ardnamurchan</strong>; secondo gli studiosi che stanno lavorando sul sito si tratta della prima tomba di questo tipo trovata intatta sul territorio britannico.</p>
<p>I resti dell’imbarcazione conservavano numerose ossa dell&#8217;uomo (o degli uomini ?) sepolto all&#8217;interno della nave trasformata in cassa. Accanto ai resti sono state rinvenute importati testimonianze archeologiche come cui uno scudo, una spada e una cassa che erano sicuramente riunite in origine nella parte centrale della nave funeraria, attorno al defunto, o al suo fianco.</p>
<p>In relazione alla datazione, secondo l’esperto Colleen Batey la tomba potrebbe risalire addirittura al decimo secolo dopo Cristo.</p>
<p>L&#8217;imbarcazione è lunga solo cinque metri e alta sulla fiancata circa uno e mezzo; rappresenta dunque un vascello di piccole dimensioni ma si ritiene che abbia navigato le acque della Scozia, della Scandinavia e dell’Irlanda.</p>
<p>Il corredo funerario del guerriero, individuato in una fossa di cinque metri, è costituito da una spada con l’elsa finemente ornata, un’ascia, uno scudo, una lancia e alcuni spilloni in bronzo; sono stati ritrovati molti altri reperti in ferro, che devono ancora essere studiati. I reperti trovati e il loro stato di conservazione rendono questo sito una delle più importanti tombe vichinghe mai scoperte in Gran Bretagna.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10835" title="Ardnamurchan02" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Ardnamurchan02.jpg" alt="Ardnamurchan. nave funeraria vichinga" width="600" height="343" /><br />
<em>Parte del corredo funrario: una spada, una testa di ascia e uno degli spilloni di bronzo.</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10837" title="Ardnamurchan03" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Ardnamurchan03.jpg" alt="Ardnamurchan. nave funeraria vichinga" width="600" height="349" /></em><br />
<em>L&#8217;esame della spada</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10838" title="Ardnamurchan04" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Ardnamurchan04.jpg" alt="Ardnamurchan. nave funeraria vichinga" width="360" height="624" /></em><br />
<em>Radiografia della spada</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10840" title="Ardnamurchan05" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Ardnamurchan05.jpg" alt="Ardnamurchan. nave funeraria vichinga" width="600" height="370" /></em><br />
<em>Spillone in bronzo</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10841" title="Ardnamurchan06" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Ardnamurchan06.jpg" alt="Ardnamurchan. nave funeraria vichinga" width="600" height="338" /></em><br />
<em>Ricostruzione della nave funeraria</em></p>
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