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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; rubrica di viaggio</title>
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		<title>Calvi Risorta (Ce). L&#8217;Archeoclub in visita alla grotta delle 7 chiese di Olevano sul T.</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 15:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[rubrica di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo questa nota di Paolo Mesolella, della sede Archeoclub di Calvi Risorta, su una visita effettuata alla: &#8220;CAVERNA DELLE SETTE CHIESE AD OLEVANO SUL TUSCIANO (SA), INSEDIAMENTO MONASTICO DOCUMENTATO FIN DALL’819 DIVENTATO COVO DEL BRIGANTE NARDANTUONO Una delle più belle e suggestive meraviglie d’Italia. Un monumento imponente e straordinario, il monastero rupestre di Olevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9628" title="grotta di san Michele 4" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/grotta-di-san-Michele-4.jpg" alt="" width="163" height="160" /></p>
<p><em>Riceviamo e pubblichiamo questa nota di <strong>Paolo Mesolella</strong>, della sede Archeoclub di Calvi Risorta, su una visita effettuata alla:</em></p>
<p>&#8220;CAVERNA DELLE SETTE CHIESE AD OLEVANO SUL TUSCIANO (SA), INSEDIAMENTO MONASTICO DOCUMENTATO FIN DALL’819 DIVENTATO COVO DEL BRIGANTE NARDANTUONO</p>
<p>Una delle più belle e suggestive meraviglie d’Italia. Un monumento imponente e straordinario, il monastero rupestre di Olevano sul Tusciano (Sa) detto anche la “Caverna delle sette chiese”. Una Grotta intitolata all’Arcangelo S. Michele (protettore dei Cristiani contro i saraceni nel IX secolo) che si estende per un chilometro all’interno del monte Raione e la sua altezza raggiunge i quaranta metri. Sembra di trovarsi in un luogo incantato, d’altri tempi. Di esso infatti parlano il “Cronicon Salernitano” nell’867 ed il famoso “Cronicon Volturnense” del monaco Giovanni nell’819. Un luogo costruito appunto dai monaci appartenenti ai benedettini di S. Vincenzo al Volturno (qualcun altro pensa addirittura a monaci Basiliani si provenienza orientale) nel IX – X secolo .</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-9629" title="Grotta di San Michele" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/Grotta-di-San-Michele.jpg" alt="" width="276" height="183" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-9630" title="Grotta san Michele 2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/Grotta-san-Michele-2.jpg" alt="" width="240" height="160" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-9631" title="Grotta di San Michele 3" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/Grotta-di-San-Michele-3.jpg" alt="" width="275" height="183" /></p>
<p>Un luogo dal freddo pungente e buio, dove è possibile penetrare solo con le lampade elettrice. Qui l’8 maggio di ogni anno, salgono in ventimila e qui ieri si sono recati in visita anche i soci dell’Archeoclub Cales, guidati dal presidente Mesolella. Anche per vedere se gli straordinari affreschi del X secolo hanno qualche affinità con quelli caleni delle Grotte dei Santi e delle Fornelle. Una serie impressionante di affreschi infatti si confonde all’interno dell’imponente grotta, sui muri di ben sette chiese, che qualcuno vuole fossero “Martirya”, dedicati ai Misteri di Cristo. La visita, stante l’inaccessibilità del sito, chiuso dalla Soprintendenza, è stata possibile grazie al preside Don Andrea Cerrone, al dottor in Beni culturali Vittorio di Cunzolo, al sindaco di Olevano, avv. Adriano Cianci, e all’agente di polizia municipale Ernesto la Francesca che hanno guidato i soci caleni all’interno dell’inaccessibile monumento, dove si intravedono almeno cinquanta affreschi tra i quali quelli rappresentanti la “Traditio Legis et Clavium” con S. Pietro e Paolo mentre Gesù calpesta il leone ed il serpente (il diavolo e l’eresia ariana) e consegna a S. Pietro le chiavi e a S. Paolo il rotolo della legge; poi S. Giovanni e l’agnello, Maria Regina in trono, S. Giovanni Battista e l’Evangelista.</p>
<p>E poi ancora una lunga serie di affreschi, a destra e a sinistra, quasi a ripercorrere per intero la “Bibbia Pauperum”, con rappresentate l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività, il Battesimo di Cristo, la Presentazione di Gesù al tempio, S. Benedetto, S. Scolastica, S. Placito, S. Vito, S. Anastasio e Ario di fronte a Costantino, la Crocifissione di S. Pietro, la Crocifissione di Cristo (con gli occhi aperti, ed il volto tranquillo, serafico)e tanti altre figure di devozione. Gli affreschi, ha spiegato il dott. Cunzolo, secondo l’autorità del Beting, sono di origine longobarda beneventana ed in essa si ritirò il grande papa Gregorio VII come ancora oggi testimonia il cosiddetto “Giardino del papa”, che si trova all’esterno della grotta dove sono state scoperte anche alcune tombe di monaci con la testa rivolta all’antro. All’interno della grande cavità, disegnata da candele di alabastro, si procede lungo un chilometro di strada in salita, per un sentiero sconnesso bagnato e al buio, solo guidati dalla luce delle torce. Così si passa dalla prima basilica, alla seconda, alle altre sei cappelle, l’ultima delle quali, inaccessibile, nel ventre profondo della terra, la tradizione vuole sia stata il rifugio del celebre brigante di Olevano sul Tusciano, Antonio di Nardo detto Nardantuono. Ma questa è tutta un’altra storia.&#8221;</p>
<p>Paolo Mesolella</p>
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		<title>Archeoturismo: Paola, una vacanza alla scoperta della Costa degli Etruschi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 19:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il lungo rettilineo di Rimigliano che da San Vincenzo conduce a Baratti, contraddistinto da un’interminabile fila di pini marittimi, è il primo segno della bellezza, dolce e ondulata, che quella terra ti riserva. Appena svolti a destra verso il mare, anche se le colline lo nascondono ancora, percepisci il paesaggio come fonte di serenità e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2009/07/costa-etruschi2.jpg"></a><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2009/07/costa-etruschi1.jpg"></a>“Il lungo rettilineo di Rimigliano che da San Vincenzo conduce a <strong>Baratti</strong>, contraddistinto da un’interminabile fila di pini marittimi, è il primo segno della bellezza, dolce e ondulata, che quella terra ti riserva. Appena svolti a destra verso il mare, anche se le colline lo nascondono ancora, percepisci il paesaggio come fonte di serenità e, più avanti, verso il golfo, gli scorci si fanno unici e avverti dentro di te che quella terra così bella racchiude in sé molto di più della percezione visiva del momento. Mentre cammini su quella terra è come se una magia si impossessasse di te e ti conducesse in dimensioni sconosciute”.</p>
<div id="attachment_1465" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2009/07/costa-etruschi4.jpg"><img class="size-full wp-image-1465" title="costa-etruschi4" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2009/07/costa-etruschi4.jpg" alt="costa-etruschi4" width="400" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Il mare dal promotorio</p></div>
<p><span id="more-1429"></span></p>
<p>Queste sono le prime impressioni di Paola, lettrice di ArcheoRivista.it, che ha scelto di vivere una vacanza alla scoperta delle bellezze archeologiche e naturalistiche della <strong>Costa degli Etruschi</strong>.</p>
<p>La prima tappa del viaggio indietro nel tempo è stata il <strong>Parco Archeologico di Baratti e Populonia</strong>, che comprende una parte importante dell’insediamento di <strong>Populonia</strong>, l’unica città etrusca che si affacci sul mare, con le sue estese necropoli, i quartieri industriali e le cave di calcarenite. Una volta varcato l’ingresso del Parco, Paola si è sentita catapultata in un luogo antico e magico, dall’incredibile bellezza naturalistica, dove è riuscita a percepire la vita passata delle civiltà che lo hanno popolato: quella villanoviana, quella etrusca e, infine, quella romana. “Mentre passeggi per l’<strong>Acropoli</strong> arrivi nel punto dove si trova lo scavo villanoviano che racchiude tre templi, bellissime stradine di basalto molto pendenti ma brevi, i resti di un grande edificio chiamato ‘La Loggia’ dove vi erano le terme. Un fatto che mi ha colpita molto è stato il metodo di costruzione della<strong> Rocca di Populonia</strong>, realizzazione quattrocentesca edificata con i pezzi dell’<strong>Acropoli</strong>.“</p>
<div id="attachment_1467" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2009/07/costa-etruschi2.jpg"><img class="size-full wp-image-1467" title="costa-etruschi2" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2009/07/costa-etruschi2.jpg" alt="costa-etruschi2" width="400" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">La rocca fortificata di Populonia</p></div>
<p>Spostandosi verso l’interno, Paola è giunta a <strong>Campiglia</strong>, una cittadina bellissima che le ha ricordato l’Umbria e, particolarmente, Cortone per la sua conformazione in salita. Qui, muovendosi in un itinerario medievale composto dai resti della chiesa, delle abitazioni, dell’area signorile e di quella industriale, è arrivata alla <strong>Rocca di San Silvestro</strong>. “Dalla vista che mi si è presentata una volta giunta in cima a ciò che resta della torre mi ha fatto comprendere subito quanto la sua posizione dovesse essere stata strategica: da una parte lo sguardo corre verso il mare; dall’altra verso la zona di San Silvestro”. E, infatti, la rocca venne fatta costruire fra il X e l’XI sec. dai Conti della Gherardesca per proteggere il sottostante villaggio di minatori che serbava ricchi giacimenti di argento e rame.</p>
<div id="attachment_1468" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2009/07/costa-etruschi1.jpg"><img class="size-full wp-image-1468" title="costa-etruschi1" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2009/07/costa-etruschi1.jpg" alt="costa-etruschi1" width="400" height="307" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;area archeologica dell&#39;acropoli di Populonia</p></div>
<p>tutte le foto sono &#8211; cortesia dell&#8217;autrice</p>
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