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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; restauri</title>
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		<title>Roma. La Uil ritira l&#8217;esposto sul finanziamento Tod&#8217;s per il Colosseo</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 18 marzo 2011 la Uil beni culturali aveva presentato a magistratura e Corte dei conti un esposto sul contratto di sponsorizzazione dell’Anfiteatro Flavio, firmato dal Ministero dei Beni culturali e dalla Tod’s. La presa di posizione della Uil aveva scatenato un caos mediatico e, nelle ultime settimane, il sindaco Gianni Alemanno si era sentito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11652" title="Colosseo 171" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/Colosseo-171.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>Il 18 marzo 2011 la Uil beni culturali aveva presentato a magistratura e Corte dei conti un esposto sul contratto di sponsorizzazione dell’Anfiteatro Flavio, firmato dal Ministero dei Beni culturali e dalla Tod’s. La presa di posizione della Uil aveva scatenato un caos mediatico e, nelle ultime settimane, il sindaco Gianni Alemanno si era sentito aggredito dai media, invitando la Uil a fare un passo indietro.</p>
<p>Il sindacato fa ora un passo indietro, sottolineando la sua storica attività nella tutela del Patrimonio Culturale. L’esposto non era contro il restauro del Colosseo, spiega la Segreteria Nazionale, che la Uil pensa vada restaurato come gli altri Beni culturali presenti a Roma e, più in generale, su tutto il territorio italiano, ma voleva attirare l’attenzione dei media e dei soggetti istituzionali che, invece di controllare i profili di legittimità di un accordo che tutt’ora non è stato reso pubblico, hanno attaccato la Uil Beni e Attività Culturali, accreditandogli la colpa dello stop del restauro del monumento.</p>
<p>L’esposto non può fermare i lavori di restauro del Colosseo perché la Soprintendenza speciale all’Archeologia di Roma disporrebbe di risorse sufficienti ad apprestare interventi, almeno quelli più urgenti. I dati resi noti dalla verifica effettuata dal Mibac e pubblicati nella circolare n. 11 del 9 gennaio segnalano che la Soprintendenza, in data 30 novembre 2011, possedeva nelle sue casse 82.720.008,78 milioni di euro. Questo implica che ad oggi esistono le condizioni per intraprendere tutte quelle azioni di tutela del Colosseo. Inoltre, alla stessa data nei bilanci speciali delle Direzioni Regionali, Soprintendenze, Istituti, Biblioteche e Archivi vi erano 536.266.773,37 milioni di euro che si addizionano ai conteggi di Tesoreria Unica per 181.750.209,07 milioni di euro. L’importo significativo ammonterebbe dunque a oltre 717 milioni di euro.</p>
<p>Va ovviamente verificato quanto di questi capitali sono già stati investiti da parte delle Direzioni Regionali, delle Soprintendenze e degli Istituti speciali. Il Ministro dovrebbe verificare le capacità di esborso delle numerose articolazioni del Ministero e accertare quali risorse rimangano in giacenza per immetterle nei circuiti territoriali, in modo da imprimere una spinta alle difficoltà di occupazione e di lavoro. Nello specifico caso del Colosseo, considerato lo spessore delle risorse disponibili, bisognerebbe effettuare urgentemente e in maniera trasparente un controllo. Per evitare future rappresentazioni distorte e fantasiose della realtà e non alimentare ulteriori sospetti verso un esercizio sempre lineare e corretto dell’attività sindacale, la Uil Beni e Attività Culturali ha ritirato l’esposto, inoltrato il 18 marzo 2011 alla Repubblica e alla Corte dei Conti.</p>
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		<title>Si indaga sulla sponsorizzazione per il restauro del Colosseo</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembra complicarsi ulteriormente la faccenda del restauro dell’Anfiteatro Flavio da parte del famoso gruppo Tod’s. Dopo il blocco ai lavori stabilito alcuni giorni fa dall’Antitrust, la Procura di Roma e la Corte dei Conti avrebbero aperto un’indagine sull’intesa firmata nel gennaio 2011 tra la Soprintendenza dei Beni archeologici di Roma, il Ministero dei Beni culturali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11572" title="Roma, il Colosseo o anfiteatro Flavio" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/indagini-sponsor-colosseo.jpg" alt="Si indaga sulla sponsorizzazione per il restauro del Colosseo " width="600" height="392" /></p>
<p>Sembra complicarsi ulteriormente la faccenda del restauro dell’<strong>Anfiteatro Flavio</strong> da parte del famoso gruppo <strong>Tod’s</strong>. Dopo il blocco ai lavori stabilito alcuni giorni fa dall’Antitrust, la Procura di Roma e la Corte dei Conti avrebbero aperto un’indagine sull’intesa firmata nel gennaio 2011 tra la Soprintendenza dei Beni archeologici di Roma, il Ministero dei Beni culturali e Diego Della Valle per il restauro del monumento. Nel mese di marzo dell’anno scorso, la Uil Beni e attività culturali aveva già presentato un esposto sulla faccenda, con lo scopo di individuare le eventuali responsabilità penali ed erariali nell’ambito dell’accordo “segreto”, relativamente al restauro del Colosseo, su cui tutt’ora non è ancora stato pubblicato alcun documento dal Mibac e dalla gestione commissariale.</p>
<p>La Uil Bac aveva denunciato la convenzione del 21 gennaio 2011 tra Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali e l’anno scorso commissario straordinario all’Archeologia, Diego della Valle e la Soprintendenza in virtù del fatto che i diritti sull’utilizzo del monumento sarebbero stati ceduti. L’accordo per la Tod’s costituirebbe, quindi, un affare, in cambio del finanziamento di venticinque milioni di euro. Secondo il sindacato, l’intesa con Tod’s è stata, di fatto, una dismissione dell’Anfiteatro Flavio, effettuata senza il parere del comitato tecnico-scientifico dei Beni archeologici.</p>
<p>Inoltre, l’Uil Bac aveva rilevato il fatto che il commissario delegato Roberto Cecchi, prima ancora della firma della convenzione, avesse impegnato la Soprintendenza per i Beni archeologici, per un periodo superiore al proprio mandato. Il sindacato chiese, perciò, di accertare in virtù di quali poteri il soggetto promotore incaricò lo sponsor di diffondere l’immagine del Colosseo e gli eventi ad esso legati all’estero, tenendo in considerazione che il commissario delegato doveva lavorare in condizioni di amministrazione ordinaria e quindi la convenzione doveva essere sottoposta alla Corte dei Conti, che avrebbe proceduto alla sua registrazione e validazione.</p>
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		<title>Roma. Scontro tra tecnici sul restauro della Domus Aurea, che intanto va in pezzi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 13:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Carandini]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[Domus Aura]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Marchetti]]></category>
		<category><![CDATA[Nerone]]></category>

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		<description><![CDATA[È appeso a un filo il destino della Domus Aurea, chiusa da sei anni per le pericolose infiltrazioni d’acqua e i rovinosi crolli. Malgrado Luciano Marchetti, commissario delegato del Ministero dei Beni culturali, spinga la promozione del progetto di restauro del grande palazzo e i lavori dovrebbero partire tra un mese, tanto che i ponteggi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11326" title="restauro Domus Aurea" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/12/domus-aurea-04.jpg" alt="restauro Domus Aurea" width="600" height="404" /></p>
<p>È appeso a un filo il destino della<strong> Domus Aurea</strong>, chiusa da sei anni per le pericolose infiltrazioni d’acqua e i rovinosi crolli. Malgrado <strong>Luciano Marchetti</strong>, commissario delegato del Ministero dei Beni culturali, spinga la promozione del progetto di restauro del grande palazzo e i lavori dovrebbero partire tra un mese, tanto che i ponteggi, i container e le recinzioni sono già montate, la Soprintendenza non ha intenzione di autorizzare il cantiere, giudicando il progetto troppo costoso – la spesa si aggira tra i quaranta e i cinquanta milioni di euro – e addirittura pericoloso e inutile per la Casa di Nerone. A tutto questo vespaio, si aggiungono le voci di protesta degli abitanti del centro storico che accusano i lavori di distruggere il Colle Oppio.</p>
<p>La prima tranche di lavori, prevista dal progetto curato dal commissario con la collaborazione di <strong>Andrea Carandini</strong>, riguarderebbe il dissodamento dei giardini del Colle Oppio, nelle vicinanze della Sala Ottagona, e porrebbe le basi per la rimozione del terrapieno che appesantisce anche le strutture sottostanti, aprendo la strada verso nuove stanze, mai viste, ovvero, il secondo livello dell’edificio, e dotandole di una copertura stabile. Benché l’attuazione del progetto Marchetti-Carandini rimanga ancora sul piano ipotetico – bisogna attendere la risposta ufficiale dei comitati di settore, architettonici e archeologici, del Ministero per i Beni culturali – il direttore del cantiere, <strong>Vincenzo Angeletti Labini</strong> e la sua équipe stanno preparando tutto quello che occorre per partire nei prossimi giorni con la prima fase del progetto, finalizzata alla costruzione di una copertura provvisoria, costruita con materiale isolante a protezione dell’area dagli sbalzi di temperatura e dalle piogge.</p>
<p>Il parere dei comitati scientifici però tarda a venire, lasciando presuppore un aperto contrasto. Nel caso i comitati esprimeranno un parere contrario, si opterà per una soluzione più economica che prevede l’alleggerimento del terrapieno, con un vuoto tecnico, ovvero un’intercapedine sotto ai gradini. Soluzione che sembra coincidere con il piano della Soprintendenza, dedicato al settore occidentale della Casa di Nerone, che punta alla realizzazione di un massetto tecnologico impermeabile e alla valorizzazione delle Terme di Traiano. Preoccupato, forse, per l’incombere dell’inverno, Marchetti sta cercando di aprire il cantiere senza aspettare l’approvazione dei comitati tecnici e della Soprintendenza diretta da <strong>Anna Maria Moretti</strong>, al cui rifiuto il commissario ha opposto un “via libera” rilascio ai tempi di Bottini e per un diverso progetto.</p>
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		<title>Pompei. Restauri alla Casa degli Amorini Dorati</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 16:23:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>

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		<description><![CDATA[Importanti interventi di restauro riguarderanno a breve una delle domus più eleganti e raffinate dell’area archeologica di Pompei: la Casa degli Amorini Dorati. L’Officina del Restauro di Roma s’interesserà di intervenire su affreschi e mosaici che purtroppo risentono del passare del tempo e degli effetti costanti degli agenti atmosferici. Gli affreschi, infatti, si sbriciolano, mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-large wp-image-11266" title="Pompei, casa degli Amorini Dorati" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/foto-amoriniD085@-600x403.jpg" alt="Restauri alla Casa degli Amorini Dorati" width="600" height="403" /></p>
<p align="JUSTIFY">Importanti interventi di restauro riguarderanno a breve una delle <em>domus</em> più eleganti e raffinate dell’area archeologica di <strong>Pompei</strong>:<strong> la Casa degli Amorini Dorati. </strong>L’<strong>Officina del Restauro </strong>di <strong>Roma </strong>s’interesserà di intervenire su affreschi e mosaici che purtroppo risentono del passare del tempo e degli effetti costanti degli agenti atmosferici. Gli affreschi, infatti, si sbriciolano, mentre le piccole tessere dei mosaici si staccano e vanno così perdute. La Casa degli Amorini Dorati già in passato è stata interessata da restauri che però hanno riguardato le strutture e le coperture rifatte con nuove tegole. Oggi, con un budget di 300.000 euro, si spera, per marzo 2012, di ridare nuova vita all’intero apparato decorativo della casa.</p>
<p align="JUSTIFY">La Casa degli Amorini Dorati apparteneva a <strong>Gneo Poppeo Abito</strong>, esponente della <em>gens Poppaea</em> e forse cugino di <strong>Poppea</strong>, seconda moglie dell’imperatore <strong>Nerone. </strong>Al visitatore la casa si presenta ancora oggi con un piccolo vestibolo cui segue un atrio con impluvio al centro. Punto focale della casa era però il peristilio con un affascinante e ricco giardino con aiuole decorate da erme marmoree di divinità e di personaggi come il poeta <strong>Menandro.</strong> Lungo il porticato era possibile invece ammirare rilievi a soggetto dionisiaco.</p>
<p align="JUSTIFY">Tra le colonne del peristilio erano appesi <em>oscilla</em> di marmo. Al centro del giardino, una vasca piena d’acqua. Sembra che il giardino avesse avuto la funzione di teatro per ospitare le esibizioni canore di Nerone durante la sua visita a Pompei con la moglie. Sempre nel peristilio, in un angolo, vi era un larario dedicato a <strong>Iside </strong>mentre, sul lato opposto, vi era un altro larario da dove provengono piccole statuette di bronzo di <strong>Giove, Giunone, Minerva </strong>e <strong>Mercurio. </strong>La presenza del larario dedicato a Iside confermerebbe, forse, anche i rapporti commerciali che il padrone di casa intratteneva con l’<strong>Egitto </strong>e le province d’<strong>Africa. </strong>Sul peristilio si aprivano due cubicoli decorati a stucco. Uno era, probabilmente, un gineceo che si apriva un piccolo e appartato orto; l’altro cubicolo era invece decorato con scene a soggetto amoroso. Tra i due cubicoli, un grande triclinio in fase di restauro al momento dell’eruzione.</p>
<p align="JUSTIFY">Ad Amorini, incisi su foglia d’oro e applicati dietro dischetti di vetro che facevano parte della decorazione del cubicolo matrimoniale, si deve il nome dato all’abitazione.</p>
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		<title>Selinunte. Smentito il progetto di ricostruzione del Tempio G</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 11:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[tempio G]]></category>

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		<description><![CDATA[A Castelvetrano, gli specialisti di diverse nazionalità hanno confrontato i risultati dei loro studi nel convegno “Selinus 2011. Restauro dell’antico. Ricerche ed esperienze nel Mediterraneo di età greca”, protrattosi dal 21 al 23 ottobre. Nonostante l’eccezionalità dell’evento, purtroppo i suoi contenuti e le sue finalità sono state relegate in secondo piano. Infatti, a fare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11247" title="Selinunte-Tempio-G" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/Selinunte-Tempio-G.jpg" alt="Selinunte. Smentito il progetto di ricostruzione del Tempio G" width="600" height="400" /></p>
<p>A Castelvetrano, gli specialisti di diverse nazionalità hanno confrontato i risultati dei loro studi nel convegno “Selinus 2011. Restauro dell’antico. Ricerche ed esperienze nel Mediterraneo di età greca”, protrattosi dal 21 al 23 ottobre. Nonostante l’eccezionalità dell’evento, purtroppo i suoi contenuti e le sue finalità sono state relegate in secondo piano. Infatti, a fare il giro del mondo è stata la notizia, <strong>falsa</strong>, riguardante l’esistenza do un progetto di ricostruzione del <strong>Tempio G di Selinunte</strong>, uno dei più grandi santuari del mondo greco, la cui costruzione incominciò attorno al 530 avanti Cristo, ma crollato dopo un terremoto quando non era stato ancora finito.</p>
<p>Non che l’idea non sia mai balenata nelle menti di politici e studiosi dell’isola. A fine agosto, il progetto è stato rilanciato dall’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi ed entusiasticamente abbracciato dal governatore Lombardo. Ma il convegno è stato tutt’altro. Un momento di dibattito scientifico tra una quarantina di studiosi, architetti e archeologi di diverse nazionalità, sulle loro esperienze, sia di riconfigurazione sia di conservazione, attuate nell’area mediterranea; ma anche un momento di approfondimento di tecniche, obiettivi e prospettive future del restauro delle architetture greche e di intervento sul paesaggio archeologico. Nell’ambito di una generale discussione sui casi di studio più rilevanti nel campo del restauro archeologico sono stati illustrati i nuovi risultati emersi dagli studi e dai rilievi effettuati da Mario Luni sul Tempio G.</p>
<p>A questo proposito, lo studioso ha spiegato che, senza spostare nulla dalla posizione originaria di crollo, è riuscito a vergare una vera e propria carta archeologica della situazione esistente, presentando a conclusione del convegno un modellino in scala. E proprio tale modellino è stato interpretato come l’avvio del fantomatico progetto di ricostruzione del Tempio, mentre la grande maggioranza degli studiosi italiani si è detta contraria alla ricostruzione completa dei monumenti, accettando solo eccezionalmente la possibilità di recuperi parziali, favorendo così la conservazione del paesaggio ruderale, archeologico e storicizzato.</p>
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		<title>Marsicotevere (Pz). ENI finanzia il restauro della villa romana</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 09:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>

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		<description><![CDATA[Petrolio e archeologia, un binomio collaudato in Basilicata per il restauro e la valorizzazione della villa d’età romana di Marsicovetere. L’abitazione, databile fra il primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo, apparteneva alla ricca e influente famiglia dei Bruttii Praesentes, da cui discese la moglie di Commodo, Bruttia Crispina. Sotterrata da due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10827" title="Bruttia-Crispina" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Bruttia-Crispina.jpg" alt="Bruttia Crispina" width="484" height="374" /></p>
<p>Petrolio e archeologia, un binomio collaudato in Basilicata per <strong>il restauro e la valorizzazione della villa d’età romana di Marsicovetere</strong>. L’abitazione, databile fra il primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo, apparteneva alla ricca e influente famiglia dei <em>Bruttii Praesentes</em>, da cui discese la moglie di <strong>Commodo</strong>, <strong>Bruttia Crispina</strong>. Sotterrata da due metri di detriti, l’abitazione è stata individuata nel corso degli scavi per la costruzione dell’oleodotto Eni-Shell che congiunge il centro oli della Val d’Agri.</p>
<p>Per portare alla luce le testimonianze archeologiche, vista l’impossibilità di reperire un percorso alternativo, le aziende petrolifere hanno ordinato la realizzazione di un micro tracciato di ottanta metri a una profondità di dodici metri, senza scalfire il sito archeologico, che si sviluppa per 2300 metri quadrati. Un esempio di sinergia tra territorio e business da esportare al mondo dove sicurezza, ambiente e sviluppo costituiscono il centro del modello Val d’Agri. Dalla cooperazione tra la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Basilicata e Eni-Shell è nato un protocollo d’intesa recentemente firmato per il restauro e la successiva fruizione della villa. Il Ministero per i Beni culturali disporrà di tre milioni di euro per la ripulitura dell’area archeologica e la ricostruzione di alcune parti dell’abitazione romana per mezzo di una nuova tecnica che coniuga materiali e strutture originarie con proiezioni e ologrammi.</p>
<p>L’abitazione della famiglia Bruttii, appena inaugurata, dopo i primi scavi, ha riscosso l’interesse nazionale, essendo collocata in un’area ricca di reperti del Neolitico e dell’Età del Bronzo. Il recupero, di durata triennale, permetterà di sperimentare se valorizzazione, tutela e sviluppo di un territorio dalle grandi potenzialità turistiche e ambientali sono compatibili con la costruzione di opere strategiche per l’economia italiana. Questi lavori offrono un bell’esempio di cooperazione tra pubblico e privato.</p>
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		<title>Pompei. Riapre l&#8217;Orto Botanico</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 17:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>

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		<description><![CDATA[Da domenica 16 ottobre 2011 è possibile visitare l’Orto Botanico all’interno dell’area archeologica di Pompei. La riapertura è stata decisa dalla Soprintendenza Speciale di Napoli e Pompei in concomitanza con la Giornata mondiale dell’alimentazione promossa dal Ministero degli Affari Esteri a favore di associazioni come la Fao. L’Orto Botanico di Pompei, nato nel 2007 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10776" title="Pompei, orto botanico" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/pompeii-raccontata.jpg" alt="Pompei, orto botanico" width="500" height="302" /></p>
<p>Da domenica 16 ottobre 2011 è possibile visitare l’<strong>Orto Botanico</strong> all’interno dell’area archeologica di <strong>Pompei. </strong>La riapertura è stata decisa dalla <strong>Soprintendenza Speciale</strong> di <strong>Napoli </strong>e <strong>Pompei </strong>in concomitanza con la Giornata mondiale dell’alimentazione promossa dal <strong>Ministero degli Affari Esteri</strong> a favore di associazioni come la <strong>Fao.</strong></p>
<p>L’<strong>Orto Botanico </strong>di <strong>Pompei</strong>, nato nel 2007 e che ricopre una superficie di 800 metri quadrati, ospita tutte le varietà di piante ritrovate nell’antica città durante gli scavi archeologici e permette di avere una conoscenza globale della storia della vegetazione dell’area vesuviana all’indomani dell’eruzione del 79 d. C. L’Orto in questione si trova in una<em> domus</em> che si affaccia su <strong>Via dell’Abbondanza</strong>, nei pressi delle <strong>Terme Stabiane.</strong> Il giardino fu allestito proprio come doveva presentarsi in età romana, suddividendo le varie categorie delle piante secondo gli usi che ne facevano gli antichi.</p>
<p>Il visitatore potrà conoscere le piante che i pompeiani usavano per le cerimonie religiose, durante i pasti, per curarsi e anche per truccarsi. Può capitare anche di trovare piante che erano usate per più scopi, anche totalmente diversi da loro.</p>
<p>Ci sono alberi di mele, sorbe e olivi. Degli alberi era sfruttato anche il legno sia nel campo dell’edilizia che della costruzione di navi. Con il legno del frassino, invece, si costruivano le doghe dei letti, mentre con il pioppo realizzavano ceste. Le canne servivano per la costruzione di strumenti musicali, lance, oppure servivano a riempire i materassi o a costruire dei tramezzi per le abitazioni. Poi ci sono le piante medicinali e aromatiche come il basilico e il timo, considerato un potente antisettico. Il giunco invece serviva non solo a legare la verdura, ma anche a colare la ricotta. Il lino e la ginestra erano utili in campo tessile. Nell’ambito della sfera religiosa si usavano le coronarie sempreverdi per intrecciare corone celebrative. Si attesta però l’uso delle coronarie anche in ambito medico.</p>
<p>Ogni pianta presenta una didascalia in italiano e in inglese per permettere a tutti i visitatori di conoscere ogni tipo di pianta e il suo utilizzo. La riapertura dell’<strong>Orto Botanico</strong>, che si spera possa essere quanto prima definitiva, permette anche di comprendere gli sforzi della Soprintendenza e del <strong>Laboratorio di scienze applicate</strong> nella tutela delle specie vegetali dell’area archeologica, come accadde qualche anno addietro quando si scoprì un antico vivaio dove si coltivavano fino a 160 tipi di piante, le più richieste probabilmente, come nocciole, di più facile conservazione grazie al guscio duro, e prugne. O ancora, come accadde nell’800, quando all’atto dello scoprimento della <strong>Casa dei Vettii, </strong>si ripiantarono nel giardino le specie vegetali affrescate sulle pareti del peristilio.</p>
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		<title>Roma. Visitabile il Mausoleo dei Marci nella necropoli vaticana</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 17:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>

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		<description><![CDATA[Visitando la Necropoli, si scopre un’intera città che dal colle Vaticano raggiunge le rive del Tevere e che esiste ancora sotto terra, inviolata e coperta da Piazza San Pietro, dalla Basilica Vaticana e dagli edifici di Via della Conciliazione. Si questa solamente una parte è stata recuperata. La stretta e buia via in terra battuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10753" title="Mausoleo-Marci" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Mausoleo-Marci.jpg" alt="Roma. Visitabile il Mausoleo dei Marci nella necropoli vaticana " width="600" height="390" /></p>
<p>Visitando la Necropoli, si scopre un’intera città che dal colle Vaticano raggiunge le rive del Tevere e che esiste ancora sotto terra, inviolata e coperta da Piazza San Pietro, dalla Basilica Vaticana e dagli edifici di Via della Conciliazione. Si questa solamente una parte è stata recuperata. La stretta e buia via in terra battuta che conduce ai monumenti sepolcrali riportati alla luce, porta direttamente alla Tomba di San Pietro che Costantino fece rivestire con lastre di marmo nel quarto secolo. La Necropoli venne interamente interrata e l’imperatore vi fede erigere sopra la prima grande Basilica, formata da cinque navate e ottantotto colonne.</p>
<p>Il restauro del Mausoleo dei Marci fa parte dell’importante e complesso programma di lavori, intrapreso nel 1998, per conservare al meglio e valorizzare la Necropoli sotto la Basilica di San Pietro. Delle ventidue sepolture emerse dagli scavi degli anni Quaranta e Cinquanta, molte sono state già restaurate grazie ai fondi messi a disposizione dall’Enel, mentre l’attuale restauro del Mausoleo dei Marci e quello del Mausoleo dei Valeri nel 2007 sono stati finanziati dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra.</p>
<p>Durante la presentazione, Courtial ha menzionato i restauri che la sua Fondazione ha sovvenzionato in passato, tra i quali la facciata della Basilica Vaticana, il sopraccielo di Arnolfo di Cambio dell’altare della Basilica di San Paolo Fuori le Mura e gli appartamenti del papa del Palazzo Apostolico. Nel 2012 avranno inizio i lavori di restauro al terzo lotto del prospetto della Basilica di San Pietro e si sta già restaurando il quarto lotto, rappresentato dalla fontana della Burbera sulla terrazza della Basilica, che sarà completata a novembre, e ripristinando l’organo della chiesa di San Francesco Saverio a Roma.</p>
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		<title>Pompei. Annunciato il restauro della Casa della Fontana Piccola</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 12:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il resoconto dell’importante restauro della conceria di Via Stabiana, la Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei ha annunciato imminenti lavori di restauro anche per la Casa della Fontana Piccola su Via di Mercurio. La domus, nata dall’unione di due abitazioni costruite intorno al 100 a. C, prende il nome da una fontana mosaicata con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-large wp-image-10678" title="Pompei, casa della Fontana Piccola" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/foto-fonpic07-600x393.jpg" alt="Pompei, casa della Fontana Piccola" width="600" height="393" /></p>
<p align="JUSTIFY">Dopo il resoconto dell’importante restauro della conceria di Via Stabiana, la Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei ha annunciato imminenti lavori di restauro anche per la <strong>Casa della Fontana Piccola</strong> su Via di Mercurio.</p>
<p align="JUSTIFY">La domus, nata dall’unione di due abitazioni costruite intorno al 100 a. C, prende il nome da una fontana mosaicata con tessere in pasta vitrea e conchiglie con edicola e nicchia al centro.</p>
<p align="JUSTIFY">L’acqua fuoriusciva da una maschera di Sileno realizzata in marmo e finiva in un bacino, dove al centro vi si trovava la statua bronzea di un bambino con un’oca. Ai lati due statuette raffiguranti un amorino addormentato di marmo e un pescatore seduto di bronzo.</p>
<p align="JUSTIFY">La fontana si trova in un piccolo peristilio con le pareti decorate con scene di paesaggio e di giardino. La domus già in passato è stata oggetto di restauri in particolare proprio le pitture del peristilio, dove si trova la fontana insieme alle pitture sacrali di un piccolo ambiente vicino all’ingresso.</p>
<p align="JUSTIFY">Qui le pitture si stagliano su un fondo bianco e decorano la parte centrale della zona mediana della parete.</p>
<p align="JUSTIFY">I prossimi interventi di restauro riguarderanno la parete principale del giardino, la fontana stessa per riportarne all’antica nitidezza gli splendidi colori e tutte le pareti della domus. A finanziare i lavori sarà la Fondazione Città Italia che ha sede a Firenze e che si propone di terminare i lavori entro il 2012.</p>
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		<title>Pompei. Presentato il restauro della Conceria</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0010672_pompei-presentato-il-restauro-della-conceria/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 12:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>

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		<description><![CDATA[All’Auditorium di Pompei la Soprintendenza ha ufficializzato la fine dei lavori di restauro della Conceria (I, 5, 2) che si apriva sulla Via Stabiana, vicino a una delle porte cittadine. I lavori sono durati due anni e sono stati compiuti dagli archeologi del Centro Jean Bernard di Napoli con a capo Jean Pierre Brun. Oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-10674" title="Pompei. Presentato il restauro della Conceria" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/pompei-Conceria_restauro_ultimato.jpg" alt="Pompei. Presentato il restauro della Conceria" width="600" height="450" /></p>
<p align="JUSTIFY">All’Auditorium di Pompei la Soprintendenza ha ufficializzato la fine dei lavori di restauro della Conceria (I, 5, 2) che si apriva sulla Via Stabiana, vicino a una delle porte cittadine.</p>
<p align="JUSTIFY">I lavori sono durati due anni e sono stati compiuti dagli archeologi del Centro Jean Bernard di Napoli con a capo Jean Pierre Brun. Oltre a illustrare gli interventi di restauro sono state anche spiegate le antiche tecniche di lavorazione delle pelli.</p>
<p align="JUSTIFY">Presenti, tra gli altri, anche la soprintendente Elena Cinquantaquattro, Gianni Russo e Salvatore Mercogliano dell’Unione Nazionale Industria Conciaria che hanno partecipato economicamente al restauro e infine Riccardo Villari sottosegretario ai Beni Culturali.</p>
<p align="JUSTIFY">Nella struttura, datata al I sec. d. C . si lavoravano le pelli provenienti dall’Irpinia. La scoperta dell’edificio risale al 1873 ma si dovettero aspettare gli anni ’50 del secolo scorso per un disseppellimento completo.</p>
<p align="JUSTIFY">Nell’edificio abitava anche il proprietario che aveva destinato agli ambienti da lavoro la zona a nord-est. Alle spalle del portico uno spazio ospitava quindici vasche in muratura di forma circolare e ricoperte di calcestruzzo con due fori di scolo. Di queste, dodici servivano per la concia vegetale, con foglie di castagno o quercia, di pelli di grandi dimensioni, mentre le restanti tre per le pelli più piccole.</p>
<p align="JUSTIFY">Per esse s’impiegava l’allume di rocca ritrovato in anfore all’atto del primo scavo. La prima parte del lavoro ci concia avveniva nel portico della casa, dove gli animali erano privati della pelle che poi era immersa in tini pieni di tannino.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla fine le pelli erano stese ad asciugare al sole. Questa conceria si trovava in un’insula interamente occupata da officine dello stesso tipo, e ciò può significare solo che a Pompei la concia delle pelli aveva un importante mercato.</p>
<p align="JUSTIFY">Ciò che rende interessante la conceria è anche la presenza di un mosaico pavimentale trovato nel triclinio estivo situato vicino alla cucina con latrina, che raffigura un teschio con attrezzi da muratore a simboleggiare la brevità della vita e quindi un invito a goderne il più possibile.</p>
<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-10675" title="Pompei restauro della conceria" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/Pompei-restauro-della-conceria.jpg" alt="Pompei. Presentato il restauro della Conceria" width="400" height="267" /></p>
<p align="JUSTIFY">Nel giardino, vicino alla fistula di piombo della fontana, si scoprì graffito il nome di Marco Vesonio Primo, proprietario di una fullonica sulla Via Stabiana e a quanto pare anche di questa conceria.</p>
<p align="JUSTIFY">L’intervento di restauro ha permesso di porre delle coperture per proteggere le vasche e il triclinio. Inoltre si è reso fruibile al pubblico ancora un interessante spaccato della Pompei antica. Prossimo obiettivo è di restaurare l’intera insula conciaria sempre con i finanziamenti dell’Unione Industria Conciaria.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>(foto cortesia Mibac)</em></p>
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		<item>
		<title>Roma. Chiuse le candidature per i primi due interventi di restauro sul Colosseo</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0010619_roma-chiuse-le-candidature-per-i-primi-due-interventi-di-restauro-sul-colosseo/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 14:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Galan]]></category>

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		<description><![CDATA[All’inizio di agosto furono divulgati i bandi di gara concernenti i primi due appalti relativi al Piano degli Interventi sul Colosseo. E oggi, alla chiusura delle candidature, Giancarlo Galan, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, si è dichiarato soddisfatto per la promettente manifestazione di interesse giunta dal mondo dell’imprenditoria nella fase di presentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10629" title="Roma, il Colosseo o anfiteatro Flavio" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/09/foto-colosseo15-600x398.jpg" alt="Colosseo" width="600" height="398" /></p>
<p>All’inizio di agosto furono divulgati i bandi di gara concernenti i primi due appalti relativi al Piano degli Interventi sul Colosseo. E oggi, alla chiusura delle candidature,<strong> Giancarlo Galan</strong>, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, si è dichiarato soddisfatto per la promettente manifestazione di interesse giunta dal mondo dell’imprenditoria nella fase di presentazione delle richieste di partecipazione al restauro dell’Anfiteatro Flavio da parte degli operatori economici.</p>
<p>La prima fase ha proposto la progettazione esecutiva e la successiva esecuzione del restauro dell’area settentrionale e meridionale dell’Anfiteatro Flavio, oltre che la costruzione delle cancellate site a chiusura dei fornici del primo ordine. Inoltre, è stato pubblicato il bando per la progettazione e l’esecuzione dei lavori per la costruzione di un centro servizi entro il rialzo compreso tra la piazza del Colosseo e via Celio Vibenna. Dopo la verifica dei requisiti delle ditte pre-qualificate, nella seconda fase verrà inviata la lettera che invita a presentare l’offerta.</p>
<p>L’iniziativa ha per protagonista un monumento unico al mondo e proprio per questo motivo richiede una grande attenzione. Per il bando finalizzato al restauro sono arrivate quarantatré richieste mentre per quello relativo alla progettazione e realizzazione del centro servizi ne sono pervenute quarantacinque.</p>
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		<title>Trapani. Un progetto per ricostruire il tempio di Selinunte</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 09:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[restauri]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Valerio Manfredi]]></category>
		<category><![CDATA[tempio G]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricostruzione in sughero del tempio G realizzata da Paolo Lipari (ph. da selinunte.net) Durante la visita dello scrittore Massimo Valerio Manfredi, accompagnato dal presidente della Regione Sicilia, al sito archeologico di Selinunte (Trapani) è stato lanciato un prospetto per riedificare il tempio G, distrutto da un terremoto duemilacinquecento anni fa. Lo scrittore, promotore del progetto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10286" title="Selinunte-tempio_g" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/Selinunte-tempio_g.jpg" alt="selinunte tempio g" width="600" height="323" /></p>
<p id="rg_hn"><em>Ricostruzione in sughero del tempio G realizzata da Paolo Lipari (ph. da selinunte.net)</em></p>
<p>Durante la visita dello scrittore <strong>Massimo Valerio Manfredi</strong>, accompagnato dal presidente della Regione Sicilia, al sito archeologico di <strong>Selinunte</strong> (Trapani) è stato lanciato un prospetto per <strong>riedificare il tempio G</strong>, distrutto da un terremoto duemilacinquecento anni fa. Lo scrittore, promotore del progetto, ha mostrato un particolare interesse proponendo di studiare, esaminare e verificare la possibilità di ricostruire le colonne del tempio G.</p>
<p>La ripresa dei lavori si inserirebbe in un piano di più ampio respiro che mirerà alla valorizzazione dell’intera area, incluse le vicine Cave di Cusa che nel frattempo sono già state abbellite e stanno aspettando la sponsorizzazione da parte di privati per la realizzazione dell’impianto di illuminazione. A breve verrà realizzato un plastico di come dovrebbe apparire il tempio dopo l’intervento e ne verranno catalogati i pezzi, in vista della giornata di studi che si terrà a ottobre e porterà al confronto di studiosi da tutto il mondo.</p>
<p>Il tempio di Selinunte rappresenta il più grande tempio di epoca arcaica dell’area mediterranea, secondo solo al tempio anatolico di Didime. Sino ad ora gli esami preliminari sono stati finanziati da uno patrocinatore privato che ha già contribuito con 50 mila euro ed è disposto a continuare a sovvenzionare il progetto. Inoltre, la direzione del parco archeologico di Selinunte ha avviato la pratica per chiedere all’UNESCO l’inclusione del sito nel suo patrimonio.</p>
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