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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; politica dei beni culturali</title>
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		<title>Napoli. Dalle terme di via Terracina un progetto di sviluppo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar De Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Terme di via Terracina. Ambienti interni del complesso termale Il complesso termale di Via Terracina Un complesso termale rinvenuto nel 1939 durante gli scavi per la costruzione della Mostra d’Oltremare, ci svela l’antico volto del quartiere partenopeo di Fuorigrotta. L’edificio datato al II secolo d.C. mostrò da subito il suo ottimo stato di conservazione e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-11688" title="Terme via Terracina" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/02/Terme-via-Terracina.jpg" alt="Terme di via Terracina. Ambienti interni del complesso termale" width="600" height="418" /><br />
Terme di via Terracina. Ambienti interni del complesso termale</em></p>
<h2>Il complesso termale di Via Terracina</h2>
<p>Un complesso termale rinvenuto nel 1939 durante gli scavi per la costruzione della Mostra d’Oltremare, ci svela l’antico volto del quartiere partenopeo di Fuorigrotta. L’edificio datato al II secolo d.C. mostrò da subito il suo ottimo stato di conservazione e la raffinatezza delle sue decorazioni. L’importante struttura era collocata laddove i viandanti provenienti da Neapolis e diretti a Puteoli trovavano ristoro dalle fatiche del lungo viaggio.</p>
<p>Ambienti realizzati in epoche successive – corridoio e tabernae – concedevano la possibilità ai mercanti tra un bagno e l’altro, di intrattenere anche relazioni commerciali.</p>
<p>In buone condizioni si presentano ancora oggi il <em>frigidarium</em> (ambiente riservato ai bagni freddi) il vestibolo e le latrine, associati ai mosaici di pregiata fattura realizzati in tessere bianche con cornice nera che caratterizzano questi ambienti, e che purtroppo non risultano essere in ottime condizioni a causa delle intemperie e degli agenti atmosferici cui sono esposti.</p>
<p>Il tema principale – di questi mosaici &#8211; riguarda l’incontro e le nozze di Anfitrite e <em>Poseidon</em>, a cui prendono parte tutte le creature appartenenti al mondo marino come i delfini le nereidi ed i tritoni.</p>
<p>Partendo dall’ingresso e giungendo alla <em>latrina</em>, si incontra il primo mosaico figurativo demarcato da un abside che &#8211; nelle linee orizzontali rappresentanti le onde marine &#8211; lascia scorgere due delfini, mentre più in basso una figura risulta difficilmente identificabile, probabilmente un Grifo di mare.</p>
<p>La raffigurazione del vestibolo poi, descrive la scena di una nereide seduta sulla coda di un giovane tritone in cui in basso a sinistra appare un delfino ed ai lati superiori due amorini.</p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-11689" title="Mosaico Tritone e Nereide" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/02/Mosaico-Tritone-e-Nereide.jpg" alt="Terme di via Terracina. Ambienti interni del complesso termale" width="240" height="272" /><br />
Il mosaico del vestibolo, con </em><em>Tritone e Nereide </em></p>
<p>Certamente più complesso è il mosaico quadrangolare del <em>Frigidarium</em>, a figure nere su fondo bianco, in cui vi è rappresentato un corteo di animali mitici seguiti e cavalcati da personaggi antropomorfi, arricchito da rappresentazioni di delfini posti ai quattro lati.</p>
<p>Il complesso – realizzato interamente in opera vittata laterizia e reticolata &#8211; doveva essere posto su più livelli, come testimonia una gradinata che conduce ad ambienti ormai perduti per sempre e che in parte furono distrutti a causa delle costruzioni moderne.</p>
<p>Il sito posto ai margini dell’attuale via Terracina ad oggi non è valorizzato ed il suo decadimento è dovuto anche alla scarsa conoscenza che ne ha la comunità circostante.</p>
<p>C’è però un progetto nato lo scorso settembre che prende il nome di “Roots Discovery” che ha raccolto la sfida della valorizzazione di questo sito e che mira a restituire alla cittadinanza la propria identità culturale.</p>
<h3>Cos’è “Roots Discovery”</h3>
<p>“Roots Discovery obiettivo terme” nasce con lo scopo di rivalutare e rendere fruibile a tutti i visitatori interessati il sito archeologico delle terme romane di via Terracina, e restituire alla cittadinanza coscienza ed identità storica.</p>
<p>Questa idea però, prevede anche la creazione di una associazione (che prenderà presumibilmente il nome di Roots Discovery) volta a promuovere progetti di <em>social innovation</em> applicati al patrimonio culturale, in modo da sensibilizzare i cittadini rendendoli consapevoli, responsabili ed attivi nella gestione e nella tutela del patrimonio archeologico a disposizione.</p>
<p>Sembra quindi palesarsi all’orizzonte un cambio di marcia rispetto alle politiche sociali e gestionali della cultura Napoletana, ed è proprio questo che pensa la Dott.Ssa Carla Cecere dell’associazione Napoli Città Visibile (tra i promotori del progetto assieme agli studenti della Federico II del corso di laurea magistrale in organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, Confprofessioni, ed il circolo Ilva Bagnoli) che commenta così: “L&#8217;idea di fondo è quella di innovare il modo di pensare le politiche di gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sviluppando realtà autosostenibili e replicabili in diversi contesti”.</p>
<p>Una “rivoluzione culturale” quindi, che mira a rendere i cittadini più dinamici all’interno del proprio quartiere e che li inquadra in un progetto &#8211; ad ampio raggio &#8211; curato e diretto dall’equipe diretta dal Prof. Stefano Consiglio.</p>
<p>L’intero programma è stato presentato il giorno 19 dicembre 2011 presso la sede della <strong>fondazione forum 2013</strong>, sita all’interno dell’ex asilo Filangieri registrando un gran numero di partecipanti tra cui: il direttore generale della <strong>fondazione forum 2013</strong> – Francesco Caruso, il presidente del Polo delle Scienze Umane e Sociali Università Federico II – Prof. Marco Rusciano, ed altre rappresentanze di fondazioni ed enti come Confprofessioni, Città della Scienza, Mostra d’Oltremare, ed associazioni archeologiche come “Viviamo l’Archeologia” ed il “GAN” (Gruppo Archeologico Napoletano).</p>
<p>Si attende dunque questo cambiamento tanto atteso e l’elaborazione di un calendario di attività che preveda almeno 60 giorni di apertura del sito previsti per il 2012.</p>
<p>La volontà e la passione di un gruppo di giovani archeologi, conservatori, e manager della cultura in collaborazione con la cittadinanza ed i più autorevoli enti territoriali, sembra essere la marcia vincente per l’innovazione culturale che dal quartiere di Fuorigrotta vuole espandersi a tutta la città di Napoli.</p>
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		<title>CIA Liguria sullo stato dell&#8217;archeologia in regione</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 11:33:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo questa accorata lettera scritta dal dr. Carlo Pampararo, presidente CIA Liguria, relativo allo stato generale dell&#8217;archeologia nella regione e la pubblichiamo volentieri. Come sempre accade in questi casi, ci prestiamo come semplice vetrina per questo genere di testi, certi che la loro veicolazione possa essere di stimolo alla discussione. Desideriamo ribadire altresì che, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-11233" title="Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/Borsa-Mediterranea-del-Turismo-Archeologico.jpg" alt="" width="600" height="424" /></em></p>
<p><em>Riceviamo questa accorata lettera scritta dal dr. Carlo Pampararo, presidente CIA Liguria, relativo allo stato generale dell&#8217;archeologia nella regione e la pubblichiamo volentieri. Come sempre accade in questi casi, ci prestiamo come semplice vetrina per questo genere di testi, certi che la loro veicolazione possa essere di stimolo alla discussione. Desideriamo ribadire altresì che, come di regola, la nostra redazione resta del tutto imparziale nei confronti del contenuto e non esprime alcuna forma di approvazione, partecipazione o considerazione verso di esso, questo per dovere denotologico ma anche per ovvia non conoscenza dei fatti. La sua pubblicazione non può quindi esprimere in alcuna maniera una nostra condivisione dei contenuti, ma è solo un servizio al lettore e allo scrivente nel senso della veicolazione di pensiero.</em></p>
<p>Scrive Carlo Pampararo:</p>
<p>&#8220;Un Giorno da Archeologi<br />
Liguria: un punto sulla situazione.<br />
XIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.</p>
<p>La situazione dell’archeologia in Liguria è, per certi aspetti, particolare e paradossale, nel quadro italiano. La Regione ha visto, infatti, alternarsi nella ricerca archeologica della seconda parte dello scorso secolo, dal dopoguerra fino agli anni ’90, alcuni dei migliori ricercatori italiani nel settore della metodologia e della ricerca. Tra questi ricordo Nino Lamboglia, fondatore dell’archeologia subacquea e punto di riferimento per l’archeologia stratigrafica tra gli archeologi classici, Luigi Bernabò Brea, studioso di fama internazionale che ha costruito la prima sequenza culturale e stratigrafica ancora attendibile della preistoria e protostoria, non solo ligure ma del Bacino Mediterraneo, Tiziano Mannoni, fondatore dell’archeologia medievale, globale e urbana nonché pioniere dell’archeometria in Italia, Paolo Biagi, il primo e ancora l’unico ordinario italiano ad avere il dottorato, conseguito in Inghilterra, che ha introdotto l’archeologia ambientale in Liguria e ha contribuito non solo a completare il quadro delle conoscenze sulla neolitizzazione della Liguria, ma anche a insegnare a fare ricognizioni in quota e a “guardare”, per una ricerca di ampio respiro, oltre i confini politici attuali della Regione e a fare esperienza internazionale. Questi studiosi hanno lavorato in Liguria sia nella Soprintendenza, come Bernabò Brea e Lamboglia, sia all’Università, come Mannoni e Biagi, ma sempre collaborando con la Soprintendenza e soprattutto formando generazioni di studenti tuttora onorati di poter aver studiato e lavorato con loro.</p>
<p>Mi è stato chiesto di preparare quella che poteva essere una relazione sul contesto archeologico ligure attuale, e soffermandomi sulla mia esperienza e su quanto ho avuto modo di vedere e appurare nel mio percorso di studi, in varie iniziative e nei quasi due anni come Presidente regionale della CIA ho ritenuto opportuno esporre quelle che ci sono sembrate in questo momento storico alcune urgenze, e proporre alcune osservazioni.</p>
<p>Va da sé che il quadro che vado a esporre è frutto del confronto con i componenti del consiglio direttivo ligure, che si è formato sotto l’iniziativa dei primi componenti della Confederazione, coinvolgendo persone provenienti da diversi ambiti lavorativi, come quello della Soprintendenza, dell’Università e anche del mondo museale.</p>
<p>Abbiamo individuato 3 tematiche principali: Università Pubblica, Soprintendenza e aspetti museali, intese tutte nella loro forma più ampia; a queste però dovrò aggiungere, non riuscendo a trovare un sintetico “nome esplicativo”, un ulteriore aspetto, relativo anche alla possibilità di lavorare e studiare i vari materiali.</p>
<p>1) Come ho già detto, numerosi e brillanti sono stati i professori presenti e attivi all’interno della pubblica università genovese, ma anche in questo contesto il quadro è cambiato; il numero dei corsi dei <em>curricula</em> archeologici è diminuito e da due anni la laurea specialistica in archeologia è unita a quella di lettere antiche e storia. Questo è stato certamente frutto dei vari tagli effettuati sui finanziamenti all’istruzione, ma non solo: il particolarismo che impera spesso tra professori e dipartimenti universitari ha ridotto la capacità di ampliare la formazione e spesso i corsi sono a dir poco ripetitivi! Non stiamo dicendo che sono inutili. La formazione ha bisogno di molte voci e tipologie di insegnamento, ma l’assenza di materie nuove, come potrebbero essere l’archeologia preventiva, qualsiasi riferimento al mondo lavorativo post-laurea, l’applicazione dei nuovi mezzi informatici allo studio e alla ricerca, unite talvolta alla mancanza nei docenti stessi di un interesse verso tali argomenti, ha portato il numero degli iscritti a una riduzione notevole e al porsi pesanti domande sul reale futuro dell’archeologia in università.</p>
<p>A questo proposito voglio ricordare l’incontro tenutosi l’8 aprile di questo stesso anno nell’aula magna di Lettere dell’Università di Genova, promosso dalla CIA Liguria, tra docenti, funzionari della Soprintendenza, mondo museale e membri di cooperative archeologiche: per la prima volta da anni a uno stesso tavolo si è potuto parlare di argomenti di attualità, e positivi sono stati il confronto così come i momenti di disaccordo; ma le lacune erano presenti prima e nulla sembra cambiato da allora.</p>
<p>Solo 2 sono gli scavi promossi per gli studenti per il conseguimento dei crediti formativi e poco di più si fa proprio per chi decide di intraprendere questa carriera di studio.</p>
<p>2) Riguardo alla Soprintendenza voglio innanzitutto evidenziare le difficoltà economiche, di certo non uniche in Italia, in cui essa versa e la sempre maggiore fatica nel controllare il territorio; questo però è solo un aspetto: ve ne sono altri che non permettono a un membro esterno di avere un quadro chiaro e funzionale della stessa. Mi permetto di fare alcune osservazioni più in particolare: il Soprintendente ligure attuale, ad esempio, ha un doppio incarico da gestire con una’altra sede e quindi la sua stessa assenza fisica non favorisce un ottimale funzionamento degli uffici, nonostante questo è ammirevole il suo impegno il suo nuovo modo di condurre i lavori; l’assenza, protrattasi per lunghissimi anni, di un Soprintendente ufficiale e le abitudini mai corrette di alcuni funzionari hanno causato stagnamenti annuali di materiali scientifici negli uffici e una spesso totale assenza di pubblicazioni. Negli ultimi anni notevole è stato il recupero di nuovi responsabili del territorio, e maggiore è stata l’attenzione rivolta ai giovani e alle pubblicazioni, ma tante sono le questioni ancora chiuse (anche a chiave!) negli uffici o in correzzione di stampa da anni che le allontanano da quella che dovrebbe essere la loro principale funzione: la pubblicazione. Nonostante questo non si può non ammirare la determinazione di molti funzionari e l’aiuto che la Soprintendenza fornisce sia nella formazione, con corsi universitari, e con la possibilità di numerosi stage e tirocini, che consentono agli studenti di acquisire conoscenze sulle tipologie e categorie dei manufatti, sulla gestione delle collezioni e depositi, sul trattamento post-scavo dei reperti, sulle metodiche e problematiche del restauro archeologico a fini conservativi o di musealizzazione dei reperti.</p>
<p>3) Per l’aspetto museale va ricordato come il territorio ligure è contraddistinto, anche per le sue caratteristiche geografiche, da un numero assai elevato di micro realtà amministrative e di identità locali. Ciò si rispecchia anche nell&#8217;elevato numero di musei, 230 secondo il censimento effettuato da ICOM (International Council of Museums). I musei archeologici e i centri espositivi dedicati all&#8217;archeologia in Liguria sono 26, ai quali vanno aggiunte le tante (almeno una ventina) aree archeologiche attrezzate per la visita, presenti nelle 4 province (San Calogero ad Albenga; Arma delle Manie a Finale Ligure; Riparo di Pian del Ciliegio a Finale Ligure; Ville romane di Sanremo; Cava di diaspro di Valle Lagorara; Castel Gavone a Finale Ligure, solo per citarne alcune). Non bisogna farsi ingannare, tuttavia, da questo dato: si tratta di realtà nate ormai diversi decenni fa; pochissime, infatti, sono quelle attivate negli ultimi dieci anni.</p>
<p>A tale realtà variegata di musei e aree archeologiche, che costituisce un grande potenziale per la valorizzazione turistico-culturale di una Regione che non può pensare di continuare a promuovere solo le sue spiagge, ma che deve puntare a un turismo di qualità che sappia coniugare e promuovere anche il patrimonio storico, quello naturalistico e le attività sportive all’aperto, non corrisponde ad oggi una ricaduta occupazionale.</p>
<p>Le persone qualificate come archeologi, restauratori, archivisti o bibliotecari, impiegate in questo settore, sono pochissime.</p>
<p>Praticamente tutti i musei sono sotto organico (sia quelli statatali, sia quelli civici) per i vari profili professionali previsti anche dalla Carta delle professioni museali emanata dall’ ICOM. Questo perchè non vi sono abbastanza risorse da destinare in maniera stabile ai musei affinchè i rispettivi enti proprietari possano assumere personale fisso, e per l’assenza di specifiche leggi che favoriscano l’occupazione di personale adeguatamente formato.</p>
<p>La maggior parte delle aree archeologiche sono lasciate a loro stesse, nel senso che non sono presidiate costantemente e non sono spesso nemmeno previste forme di visita regolari con personale specializzato.</p>
<p>Dal 2010, a causa dei tagli finanziari, la Regione Liguria, che  comunque è sempre stata molto attenta a sostenere, con la propria legge regionale sulla cultura, i musei civici (che sono la maggioranza in Liguria, mentre abbiamo pochissimi musei statali) non ha più emesso bandi di finanziamento per progetti culturali. Per fortuna per il triennio 2011-2013 la Regione Liguria ha avuto accesso ai finanziamenti della Comunità Europea grazie al Progetto ACCESSIT (programma di cooperazione transfrontaliera Italia / Francia Marittima), nel quale sono coinvolte anche le regioni Sardegna, Toscana e la Corsica.</p>
<p>Il progetto è rivolto alla valorizzaziuone e all&#8217;accessibilità fisica e culturale del patrimonio archeologico e di quello marittimo, sono infatti coinvolti tutti i musei civici liguri che abbiano raccolte archeologiche e/o marinare. Questo progetto in questo momento è l&#8217;unico spiraglio su cui le nostre realtà museali archeologiche possano lavorare: questa è, forse, la prima e più concreta occasione per far sì che nelle aree archeologiche e nei musei siano chiamati finalmente collaborare archeologi professionisti, e non diplomati senza qualifiche specifiche.</p>
<p>Passo ora a esporre poche altre realtà di cui oggigiorno è impossibile non trattare: sul nostro territorio opera da decenni l’Istituto Internazionale di Studi Liguri. A quest’ultimo va collegato un passato e una validità in campo di ricerca, di formazione e di presenza sul territorio impossibile da sintetizzare qui e sicuramente nota a molti di voi. Ma siccome mi è stata domandata una relazione sullo stato attuale, io non posso che affermare quanto tale prestigio rischi sempre più di diventare solo un ricordo; le attività di ricerca sul territorio sono poche, slegate, senza idee di collaborazione tra le varie sedi liguri; le pubblicazioni ormai esigue; la presenza nei quadri direzionali di personale con età troppo alte e non avvezzo agli ultimi non più evitabili cambiamenti dell’archeologia moderna è limitante! Ci sono al suo interno realtà migliori di altre ovviamente, com’è naturale in un istituto che non prevede una qualificazione curriculare per i propri iscritti, ma il distacco dal mondo universitario e dalla Soprintendenza è divenuto ormai grande.</p>
<p>Molte sono le carte che ancora valgono, e potrebbero essere migliorate, proseguendo sull’onda di un rinnovamento che pure in alcuni casi comincia a esserci e che la CIA liguria sostiene dal suo interno. È infatti indubbio che in questo contesto ci sono persone di alto rilievo che forse però dovrebbero maggiormente impegnarsi a collaborare, soprattutto perchè i finanziamenti regionali e comunali (spesso a quest’istituto elargiti con continuità) stanno drammaticamente calando e si rischia così una paralisi! La mancanza di personale è evidente e il nascere di realtà alternative inevitabile; l’internazionalità di molte iniziative si è persa negli anni, i dati raccolti di innumerevoli campagne di scavo giacciono in depositi per nulla visitati e spesso non sono stati pubblicati. Si rischia una progressiva involuzione che niente porterebbe con sé di positivo per la scienza archeologica che molti giovani vorrebbero seguire.</p>
<p>Una notizia importante è, infine, citata come esempio e non escludendo che ve ne possano essere altre a me ignote, la Convenzione tra lo Stato francese e quello italiano per l’archeologia transfrontaliera che riguarda il dipartimento francese, le Alpi del Varo, il Piemonte meridionale e la Liguria occidentale: firmata a Nizza nel 2007 prevede scavi in comune, atti e tesi transfrontaliere, creando così un buon punto di incontro tra professionisti che condividono gli stessi obbiettivi.</p>
<p>Come Confederazione Italiana Archeologi noi possiamo solo sperare e impegnarci perchè l’attenzione verso questo nostro mondo culturale cresca e si rafforzi nel tempo; a questo fine speriamo che ci siano sempre più iniziative da organizzare e realizzare nel nostro territorio, conferenze e incontri che obblighino tutti gli aspetti operativi della Liguria (comprese ovviamente le cooperative archeologiche!) a collaborare e a condividere progetti comuni.</p>
<p>Grandi assenti nel quadro che vi ho presentato sono proprio le realtà di impresa archeologica, che pure intendiamo coinvolgere per rendere le nostre proposte totalmente rappresentative di ogni aspetto del nostro lavoro.</p>
<p>La campagna di tesseramento non è facile e non molti sono coloro che accettano di condividere battaglie legate al lavoro e al futuro di molti dei temi che ho potuto qui solo accennare:</p>
<p>questa indifferenza e questa incapacità di coesione hanno fatto e fanno oggi molti danni all’archeologia, su tantissimi fronti.</p>
<p>Possiamo solo augurarci che insieme si riesca a lavorare meglio e che il futuro non sia così faticoso come a volte sembra.</p>
<p>Ringrazio in questa importante occasione quanti hanno collaborato con me e quanti mi hanno corretto e sostenuto, impegnandomi, spero col vostro aiuto, a migliorare ancora.</p>
<p>Carlo Pampararo, Paestum 18/11/2011&#8243;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paestum. Bilancio della XIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 13:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Cici</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[La XIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico ha chiuso i battenti, tracciamo un bilancio, Dal 17 al 20 novembre del 2011 si è svolta a Paestum (Comune di Capaccio – Sa) la XIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA). La kermesse, realizzata con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il sostegno del Ministero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-11197" title="XIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/11/XIV-Borsa-Mediterranea-del-Turismo-Archeologico.jpg" alt="XIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico " width="600" height="408" /></strong></p>
<p><strong>La XIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico ha chiuso i battenti, tracciamo un bilancio,</strong></p>
<p>Dal 17 al 20 novembre del 2011 si è svolta a <strong>Paestum</strong> (Comune di Capaccio – Sa) la XIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA). La kermesse, realizzata con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero degli Affari Esteri, dell’OMT, dell’Unesco e dell’ICCROM, anche per quest’anno ha ospitato interessanti convegni e dibattiti con tema turismo e archeologia.</p>
<p>Nella sezione, dedicata agli <strong>archeofilm</strong>, a cura della rassegna internazionale del cinema archeologico, sono state presentate le due pellicole vincitrici del premio “Paolo Orsi” e del premio “Città di Rovereto – Archeologia viva”. I film, con chiaro intento di divulgazione scientifica, hanno avuto un impatto piuttosto positivo nei confronti della platea.</p>
<p>Interessante anche l’ampio dibattito sostenuto durante l’<strong>archeolavoro</strong>, dove diversi docenti delle università italiane hanno esposto l’offerta formativa dei rispettivi atenei con i conseguenti gli sbocchi professionali.</p>
<p>La sezione delle <strong>conferenze </strong>e<strong> archeoincontri </strong>è, come ogni anno, particolarmente densa.</p>
<p>Nella terza riunione della SISTUR – società italiana di scienze del turismo – si è discusso della formazione universitaria, del problema sviluppo economico e dell’innovazione turistica.</p>
<p>Ricco di spunti sono stati i dibattiti “Organizzazione e valorizzazione del territorio” e “La tessitura della ginestra nella cultura arberesche”, a cura dei gruppi archeologici d’Italia.</p>
<p>Non sono mancati gli interventi di personaggi dello spettacolo come <strong>Alessandro Cecchi Paone</strong> che si è occupato della falsa previsione fatalista dei Maya e di <strong>Alberto Angela</strong> che ha deliziato il pubblico con divulgazioni scientifiche sul mondo romano.</p>
<p>L’archeoincontro più atteso dagli operatori del settore è risultato essere “<strong>Stati generali dell’archeologia. La professione dell’archeologo</strong>”, dove si è discusso a lungo tra docenti universitari, funzionari delle Soprintendenze, associazioni di categoria come l’<strong>ANA</strong>, la <strong>CIA</strong>, la <strong>CNAP</strong> e la <strong>FAP</strong>. Tutti a gran voce hanno richiesto meno staticità da parte del Ministero, più attenzione verso la figura dell’archeologo e l’individuazione della sua categoria professionale che in Italia oggi ancora non esiste. Da segnalare l’intensa attività dello stand dell’ANA – Associazione Nazionale Archeologi – che dal 2006 opera per ottenere “ più tutela per chi tutela”, dove hanno trovato soluzione i diversi quesiti e perplessità posti dai giovani laureandi in archeologia.</p>
<p>La novità di quest’anno è stata l’area <strong>archeovirtual</strong> dedicata alla realtà virtuale, sintomo di una società che sta cambiando e che ha riscosso consenso presso i più giovani, affascinati sempre più spesso dalla tridimensionalità e dalle nuove tecnologie.</p>
<p>L’organizzazione dell’evento ha pensato anche alle esigenze dei più piccoli allestendo diversi spazi espositivi e didattici dedicati all’<strong>archeologia sperimentale</strong>, dove si poteva assistere alla realizzazione di manufatti in ceramica, pietre e osso.</p>
<p>La BMTA non è solo incontri e dibattiti, ma anche un’ottima vetrina per enti pubblici e privati che intendono proporre ai visitatori le loro attività e i loro beni culturali.</p>
<p>Sono stati seguiti con interesse lo stand del <strong>MIBAC</strong> che ha esposto i diversi progetti sulla valorizzazione e gestione integrata del patrimonio culturale, lo stand della <strong>Turchia</strong>, ospite internazionale, gli stand delle diverse nazioni (Argentina, Egitto, Iran, Lituania, Palestina, etc…) delle regioni (Basilicata, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Toscana) che promuovevano diversi itinerari culturali associati a degustazioni eno-gastronomiche, infine, lo stand dell’istituto alberghiero di Latina era dedito a rifocillare i visitatori, riproponendo in chiave moderna alcuni piatti di origine etrusca.</p>
<p>La manifestazione nel suo complesso ha contato un buon numero di presenze, ma bisogna sottolineare il calo netto di partecipanti e di espositori. Questo dato, legato alla crisi finanziaria che attanaglia l’Europa, è un chiaro segnale che bisogna impegnarsi a rilanciare il turismo e l’archeologia in Italia.</p>
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		<title>Il “Mistero” della buona e cattiva divulgazione</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 20:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Todisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[A “Mistero” il mammut del Berezovka e la fine del mondo. Il 2 ottobre 2011, la trasmissione televisiva Mistero, in onda su Italia Uno, ha trattato un argomento quanto mai scottante e interessante, sostenendo però in quell&#8217;ambito una teoria abbastanza “bizzarra”, basata per giunta su un discutibile connubio tra fanta-archeologia e pseudo-scienza. Dato che la Tv [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-10732" title="mammut-Berezovka" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/mammut-Berezovka.jpg" alt="" width="600" height="391" /></strong></p>
<p><strong>A “Mistero” il mammut del Berezovka e la fine del mondo.</strong></p>
<p>Il 2 ottobre 2011, la trasmissione televisiva Mistero, in onda su Italia Uno, ha trattato un argomento quanto mai scottante e interessante, sostenendo però in quell&#8217;ambito una teoria abbastanza “bizzarra”, basata per giunta su un discutibile connubio tra fanta-archeologia e pseudo-scienza.</p>
<p>Dato che la Tv dovrebbe dare informazione concreta e reale, questo episodio a nostro avviso rappresenta un fatto abbastanza grave; non è infatti educativo che i media diffondano messaggi assai allarmistici senza supportarli con dati scientifici certi, bensì puntellandoli con ipotesi prive di copertura fattuale; ma ancor più grave è quando queste notizie vengono “avvalorate” avvolgendole con un velo di scientificità richiamato nelle premesse, come hanno fatto il conduttore Bossari e lo scrittore Capone. Nella trasmissione essi hanno infatti voluto sostenere la credibilità di una fantomatica teoria circa la &#8220;fine del mondo&#8221; o un &#8220;evento approssimativamente apocalittico e di portata astronomica&#8221; - conseguente all&#8217;allineamento di vari pianeti del sistema solare -, che porterebbe alla manifestazione di anomalie geomagnetiche sul finire dell’anno 2012 o al massimo per l&#8217;inizio di quello successivo.</p>
<p>La tesi di Bossari e Capone prendeva le mosse dal fatto che agli inizi del XX secolo, lungo le rive del Berezovka (attuale penisola di Kola, Scandinavia &#8211; Russia), fu rinvenuto un mammuth (di cui non è stata segnalata la specie esatta, cosa non da poco dato che ne esistono ben 11 diverse, distinte a seconda dei climi e delle caratteristiche fisiche dell&#8217;animale) congelato e nel cui stomaco erano presenti residui di cibo; dimostrazione di una digestione interrotta apparentemente in maniera improvvisa e per un inspiegabile motivo. La spiegazione fornita nella trasmissione era quella di un&#8217;immediata e repentina glaciazione che lo aveva surgelato all&#8217;istante!</p>
<p>Cercando in rete notizie circa il ritrovamento (alquanto lacunose sono le circostanze e i rapporti sulla scoperta) si evidenzia però come il cibo non digerito consistesse in un arbusto della famiglia delle Ranucolacee che, come molti sanno, contengono una tossina (la protoanemonina) dannosa per uomini e per animali, anche di grandi dimensioni, se ingerita in grandi quantità. Il veleno di questa pianta provoca infatti problemi cardio-respiratori e paralisi muscolare.</p>
<p>L&#8217;animale potrebbe essere quindi deceduto per avvelenamento da quella pianta (ecco dunque la digestione interrotta dalla morte); anche il semplice clima temperato del luogo, dove si alternano gelate notturne o invernali, e nel quale in seguito potrebbe essere intervenuta una successiva glaciazione (non necessariamente immediata quindi, ma dopo anni o decenni), avrebbe potuto garantire la conservazione del corpo fino alla sua scoperta, avvenuta nel 1903.</p>
<p>E&#8217; così, nel giro di poche ore e con qualche modesta <strong>ricerca scientifica in rete</strong>, è stata trovata una spiegazione plausibile, e quindi non spettacolare o catastrofista, che chiarisce il &#8220;mistero&#8221; esaminato in questa trasmissione. È mai possibile, si chiederà il cittadino (anche non esperto in materia archeologica, zoologica e/o paleontologica) che una emittente televisiva tra le più seguite in Italia non disponga di personale qualificato per fare almeno questo tipo di ricerche? O forse l&#8217;ansia di inseguire <em>audience</em> ed effetto “terrore prossimo venturo” è l’unico faro che illumina le scelte di questi programmi?</p>
<p>Concludo dicendo che in questo programma (e nella spiacevole circostanza specifica) l&#8217;unico &#8220;baluardo&#8221; di scientificità era il bravo Cecchi Paone, che aborriva &#8211; come il giusto rigore divulgativo vuole &#8211; un atteggiamento “<strong>terroristico”</strong><strong>e mistificatorio</strong> della verità; quel catastrofismo da bar che alcuni amano propinare al pubblico desideroso di stupirsi con emozionanti infondatezze fatte passare per &#8220;divulgazione scientifico-culturale&#8221;. Il rischio è che la società si abitui a un simile flusso di “non-informazione”, peraltro teletrasmessa in assenza di moderatore e contraltare, e finisca per assorbirla passivamente senza opporre rifiuto o critica alcuna, <strong>divenendone influenzata a tal punto da non distinguere più vero da falso. E la fantasiosa ipotesi diventa “verità” condivisa. </strong></p>
<p>L’<em>entourage</em> di Mistero non è andato troppo lontano da questa nefasta deriva, tenendo conto che la trasmissione in questione non annoverava nemmeno una figura accademica seria e dalle provate qualità scientifiche quale contradittore.</p>
<p>La facezia del povero elefantino surgelato all&#8217;istante, spacciata per informazione scientifica seria, ha sicuramente l&#8217;effetto (forse anche lo scopo?) di distogliere gli spettatori da tematiche e problematiche reali, di carattere sia ambientale sia culturale sia scientifico, creando però condizioni per la nascita di paure immotivate e panico collettivo.</p>
<p>Questa redazione, e crediamo anche il mondo accademico, crede nella scienza e nel suo carattere probatorio. Non siamo contrari alle ipotesi, neppure alle più fantasiose e spettacolari, ma desideriamo che vengano si enunciate, ma contemporaneamente discusse da addetti ai lavori e con dati scientifici alla mano.</p>
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		<title>Petizione per la ratifica della Convenzione europea a tutela del patrimonio archeologico</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 14:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante la tavola rotonda, tenutasi sabato 24 settembre 2011 e promossa dall’Università di Bologna presso il suo Dipartimento di Archeologia, intitolata “Il mestiere dell’archeologo”, l’Associazione Nazionale Archeologi ha denunciato la mancata ratifica dell’Italia della Convenzione Europea, firmata a La Valletta nel 1992 e volta a proteggere il patrimonio archeologico, e ha lanciato una petizione per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10632" title="Roma, Fori Imperiali, veduta dal Campidoglio" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/10/foto-forimp125-600x409.jpg" alt="" width="600" height="409" /></p>
<p>Durante la tavola rotonda, tenutasi sabato 24 settembre 2011 e promossa dall’Università di Bologna presso il suo Dipartimento di Archeologia, intitolata “Il mestiere dell’archeologo”, l’<strong>Associazione Nazionale Archeologi</strong> ha denunciato la mancata ratifica dell’Italia della<strong> Convenzione Europea</strong>, firmata a La Valletta nel 1992 e volta a proteggere il patrimonio archeologico, e ha lanciato una petizione per la ratifica della stessa da parte dello Stato italiano.</p>
<p>La Convenzione ha modificato in maniera profonda e incisiva le modalità della ricerca archeologica in Europa: in numerosi paesi europei ha posto le basi per una profonda riforma del settore, attuate attraverso legislazioni organiche che permettono all’archeologia di stare al passo più facilmente con la società contemporanea. Benché l’Italia avesse sottoscritto il documento nel 1992, dopo vent’anni non l’ha ancora ratificato, trovandosi in una situazione di arretratezza rispetto al resto d’Europa che sta sforzandosi di programmare oculatamente le risorse pubbliche e private destinate alla ricerca, alla valorizzazione e alla tutela del patrimonio culturale europeo.</p>
<p>Infatti, <strong>la Convenzione sta alla base delle innovazioni nel campo dell’archeologia preventiva</strong> <strong>che in ambito europeo ormai rappresenta una delle basi su cui poggia l’attività archeologica.</strong> Gli articoli 5 e 6 del Trattato prescrivono che le necessità della tutela dei reperti archeologici devono essere inserite nei programmi di pianificazione territoriale e soprattutto che le risorse economiche per la suddetta tutela, in tutte le sue applicazioni (scavo dei siti, indagini non invasive, pubblicazione dei risultati), vengano integrate nel bilancio dei lavori pubblici e privati, per non gravare necessariamente solo sui fondi degli Enti pubblici di tutela, strutturalmente insufficienti.</p>
<p>Nei Paesi che hanno accolto pienamente le norme della Convenzione sono fiorite nuove e straordinarie opportunità occupazioni nel campo dell’archeologia che si sono tradotte immediatamente in numerosi posti di lavoro per archeologi giovani e meno giovani, oltre che in una ritrovata dignità professionale, in una potenziata coesione degli operatori e in un’evoluzione della professione. Per questi motivi è necessario che il Governo italiano ratifichi il documenti rapidamente e gli organi legislativi di impegnino ad avviare contemporaneamente un percorso legislativo che riorganizzi il settore in materia, considerando i molteplici interessi che sono espressione dei diversi attori nel complesso ma produttivo campo del rapporto tra pianificazione territoriale e archeologia.</p>
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		<title>Palestrina (Rm). Il Santuario della Fortuna Primigenia diventa una “meraviglia italiana”</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 13:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina, bellissimo esempio dell’architettura ellenistica in territorio italiano, è stato selezionato come “Meraviglia Italiana”, a rappresentanza della Regione Lazio nell’ambito del progetto promosso dal Forum Nazionale dei Giovani in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, patrocinato dalla Camera dei Deputati, dal Ministro del Turismo, dal Ministro della Gioventù, dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9923" title="Palestrina-Santuario-Fortuna-Primigenia" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/Palestrina-Santuario-Fortuna-Primigenia.jpg" alt="Santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina" width="600" height="431" /></p>
<p>Il <strong>Santuario della Fortuna Primigenia</strong> di Palestrina, bellissimo esempio dell’architettura ellenistica in territorio italiano, è stato selezionato come “Meraviglia Italiana”, a rappresentanza della Regione Lazio nell’ambito del progetto promosso dal Forum Nazionale dei Giovani in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, patrocinato dalla Camera dei Deputati, dal Ministro del Turismo, dal Ministro della Gioventù, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e da diverse regioni italiane.</p>
<p>Inoltre, tutte le domeniche del mese di agosto, alle ore 11, il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina organizza delle visite guidate al Museo e al Santuario della Fortuna Primigenia, al costo di cinque euro a persona, in aggiunta al prezzo del biglietto d’ingresso. Le visite possono essere prenotate il giorno stesso presso la biglietteria del Museo, fino al raggiungimento del numero massimo di quaranta visitatori.</p>
<p>Potete votare il Santuario, fra le altre “meraviglie italiane”, sul sito <a href="http://www.meravigliaitaliana.it/" target="_blank">www.meravigliaitaliana.it</a>.</p>
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		<title>Vanno a Napoli i 5 milioni di fondi sottratti a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 10:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giro]]></category>

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		<description><![CDATA[Un terzo del bilancio della Soprintendenza speciale archeologica di Roma – ben cinque milioni di euro – sarà destinato dal Governo a Capodimonte e a Napoli. La decisione, comunicata alla stampa dal sottosegretario Francesco Giro, ha lasciato interdetti i funzionari colpiti, poiché quei soldi facevano parte del fondo straordinario per le emergenze archeologiche e i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9830" title="capodimonte" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/capodimonte.jpg" alt="" width="600" height="374" /></p>
<p>Un terzo del bilancio della Soprintendenza speciale archeologica di Roma – ben cinque milioni di euro – sarà destinato dal Governo a Capodimonte e a Napoli. La decisione, comunicata alla stampa dal sottosegretario <strong>Francesco Giro</strong>, ha lasciato interdetti i funzionari colpiti, poiché quei soldi facevano parte del<strong> fondo straordinario per le emergenze archeologiche e i crolli di Roma</strong>. Sospesi improvvisamente progetti rilevanti di manutenzione straordinaria delle antichità, quali la messa a museo dell’Ipogeo del Quadraro e la valorizzazione del sito di Ostia Antica con la realizzazione di una nuova biglietteria, ma anche l’allestimento della caffetteria di Palazzo Massimo.</p>
<p>Il budget, già limitato, per affrontare le emergenze e i crolli che a Roma costituiscono una triste evenienza che colpisce regolarmente l’enorme patrimonio archeologico, è stato ancora tagliato. Ma è l’operazione nel complesso che sconcerta. Gli archeologi romani si chiedono come sia stato possibile un intervento su un bilancio operativo in corso, che di fatto è inferiore ai 40 milioni di euro, e supera così il dieci per cento dell’intero bilancio corrente.</p>
<p>Tra le uscite più consistenti del prelievo ci sono i 1300000 euro che erano stanziati per interventi già in corso quali il restauro del museo di Palazzo Massimo, Ostia Antica e l’allestimento del museo dell’Ipogeo del Quadraro. A Palazzo Massimo viene bloccata la realizzazione della caffetteria, quasi completata, che così non potrà fornire nuove entrate considerata l’impossibilità di appaltarla. Al Quadraro, invece, viene fermata la musealizzazione di una testimonianza importante per la fruizione di reperti del suburbio. Infine, ad Ostia Antica viene rinviata la sistemazione della biglietteria e vengono decurtati altri fondi stanziati per interventi di recupero e conservativi.</p>
<p>Altre voci riguardano infine cifre minori che erano state stanziate per gli adeguamenti alla sicurezza, imposti dalla legge 494 e per la sistemazione delle Cave di Grottarossa. Un prelievo consistente interessa le somme dedicate alle iniziative sperimentali per l’incremento della fruizione turistica del patrimonio archeologico.</p>
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		<title>Napoli. Una casa dell’antica Roma accessibile ai disabili</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 11:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Marano</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[I siti archeologici accessibili anche ai diversamente abili: è un importante traguardo raggiunto a Napoli e che interessa una domus romana identificata nei sotterranei di Palazzo Ricca. Questa è stata attrezzata adeguatamente per accogliere disabili uditivi e visivi: sono stati realizzati pannelli esplicativi del sito in linguaggio Braille e sono presenti degli interpreti. Questo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9453" title="napoli-domus-romana-Palazzo-Ricca" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/07/napoli-domus-romana-Palazzo-Ricca.jpg" alt="Napoli. Una casa dell’antica Roma accessibile ai disabili" width="450" height="600" /></p>
<p>I siti archeologici accessibili anche ai diversamente abili: è un importante traguardo raggiunto a Napoli e che interessa una domus romana identificata nei sotterranei di <strong>Palazzo Ricca</strong>. Questa è stata attrezzata adeguatamente per accogliere disabili uditivi e visivi: sono stati realizzati pannelli esplicativi del sito in linguaggio Braille e sono presenti degli interpreti.</p>
<p>Questo è il punto di arrivo del progetto <strong>DomusAccessibile</strong>, sostenuto dal <strong>Gruppo Archeologico Napoletano</strong>, associazione Onlus impegnata nella tutela e nella valorizzazione dei siti archeologici, in collaborazione con la FederSordi e con la Fondazione Banco di Napoli.</p>
<p>Durante il corso di tutto l&#8217;anno, sono previste delle visite guidate a cura del Gruppo Archeologico Nazionale.</p>
<p>Per ulteriori informazioni:</p>
<ul>
<li>Sito internet: <a href="http://www.ganapoletano.it/" target="_blank">http://www.ganapoletano.it/</a></li>
<li>Telefono: 0815529002</li>
<li>E-mail: <a href="mailto:info@ganapoletano.it">info@ganapoletano.it</a></li>
</ul>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/009452_napoli-una-casa-dell%e2%80%99antica-roma-accessibile-ai-disabili/" data-text="Napoli. Una casa dell’antica Roma accessibile ai disabili" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F009452_napoli-una-casa-dell%25e2%2580%2599antica-roma-accessibile-ai-disabili%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Catanzaro. Intesa sui beni culturali tra Soprintendenza e GDF</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/008710_catanzaro-intesa-sui-beni-culturali-tra-soprintendenza-e-gdf/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 17:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato firmato a Reggio Calabria il 24 maggio 2011 l’accordo triennale tra Michele Calandro, Comandante regionale della Guardia di Finanza, e Simonetta Bonomi, Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria, che inaugura una stretta cooperazione tra i due enti nella tutela del patrimonio archeologico e storico. Il protocollo d’intesa prevede l’impiego delle unità calabresi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato firmato a Reggio Calabria il 24 maggio 2011 l’accordo triennale tra <strong>Michele Calandro</strong>, Comandante regionale della Guardia di Finanza, e <strong>Simonetta Bonomi</strong>, Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria, che inaugura una stretta cooperazione tra i due enti nella <strong>tutela del patrimonio archeologico e storico</strong>. Il protocollo d’intesa prevede l’impiego delle unità calabresi dei Reparti navali e l’utilizzo del Nucleo Sommozzatori di Vibo Valentia, per trovare le testimonianze archeologiche che giacciono sui fondali marini e combattere il trafugamento di reperti. Il Nucleo Sommozzatori, formato da cinque militari esperti in operazione subacquee, fornirà un importante aiuto nell’attività di recupero di testimonianze sommerse e nel controllo de principali siti archeologici marini.</p>
<p>L’accordo prevede due tipi di intervento della componete navale e del Nucleo Sommozzatori della GDF calabrese: operazioni programmate che si svilupperanno attraverso sopralluoghi predisposti su aree già conosciute alla Soprintendenza per il controllo delle condizioni dei siti e l’individuazione di testimonianze portate alla luce da eventi naturali e interventi immediati attivati dalle segnalazioni della Soprintendenza, dei cittadini e delle Forze dell’Ordine. L’intesa permetterà di trasportare sulle navi della Guardia di Finanza, il personale del Nucleo Operativo di Archeologia Subacquea della Soprintendenza e di usare le strumentazioni della Soprintendenza per recuperare i reperti rinvenuti.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/008710_catanzaro-intesa-sui-beni-culturali-tra-soprintendenza-e-gdf/" data-text="Catanzaro. Intesa sui beni culturali tra Soprintendenza e GDF" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F008710_catanzaro-intesa-sui-beni-culturali-tra-soprintendenza-e-gdf%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Monumenti Aperti 2011: la Sardegna valorizza il proprio patrimonio</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 17:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Todisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[L’immenso patrimonio culturale sardo è il grande protagonista dell’ormai famoso evento Monumenti Aperti, nato nel 1997 e da allora ripetutamente proposto e patrocinato da enti come la provincia di Cagliari, la regione Sardegna, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC). Promossa da gruppi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8418" title="Monumenti-Aperti-2011-sardegna" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/05/Monumenti-Aperti-2011-sardegna.jpg" alt="Monumenti Aperti" width="448" height="308" /></p>
<p>L’immenso patrimonio culturale sardo è il grande protagonista dell’ormai famoso evento <strong>Monumenti Aperti</strong>, nato nel 1997 e da allora ripetutamente proposto e patrocinato da enti come la provincia di Cagliari, la regione Sardegna, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC).<span id="more-8417"></span></p>
<p>Promossa da gruppi, scuole ed associazioni, la motra a cielo aperto accoglie i visitatori alla (ri)scoperta di beni archeologici, storici, artistici ed ambientali di una delle regioni più affascinanti d’Europa. Monumenti Aperti rappresenta uno straordinario appuntamento di civile e comunitario impegno per la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale, culturale e artistico e la sua importanza è direttamente proporzionale alla sponsorizzazione.</p>
<p>Informazioni sul sito: <a href="http://www.monumentiaperti.com/index.php" target="_blank">http://www.monumentiaperti.com/index.php</a></p>
<p>Tel. della segreteria 070-6402115. Mail: <a href="mailto:info@monumentiaperti.com">info@monumentiaperti.com</a></p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/008417_monumenti-aperti-2011-la-sardegna-valorizza-il-proprio-patrimonio/" data-text="Monumenti Aperti 2011: la Sardegna valorizza il proprio patrimonio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F008417_monumenti-aperti-2011-la-sardegna-valorizza-il-proprio-patrimonio%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Roma. Il Ministero dei Beni Culturali appoggia le scelte del Comune</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 11:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giro]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma Capitale si avvarrà dell’appoggio del Ministero dei Beni Culturali. Lo ha comunicato Francesco Giro, Sottosegretario ai Beni e Attività Culturali, che ha approvato le scelte del sindaco Gianni Alemanno in tema di paesaggio, appoggiando la politica capitolina e proponendosi di tutelare il paesaggio e la sua identità. Le relazioni interistituzionali tra Ministero e Comune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma Capitale si avvarrà dell’appoggio del Ministero dei Beni Culturali. Lo ha comunicato <strong>Francesco Giro</strong>, Sottosegretario ai Beni e Attività Culturali, che ha approvato le scelte del sindaco <strong>Gianni Alemanno</strong> in tema di paesaggio, appoggiando la politica capitolina e proponendosi di tutelare il paesaggio e la sua identità. Le relazioni interistituzionali tra Ministero e Comune sono aperte e lavorano già da tempo con risultati positivi che rappresenteranno sicuramente una buona premessa per facilitare l’accordo con la Regione Lazio per la definizione del progetto territoriale paesaggistico regionale.<span id="more-8164"></span></p>
<p><strong>I rapporti fra Roma Capitale e il Ministero dei Beni e le Attività Culturali si stanno stringendo</strong>: sono in atto progetti di interazione e di tutela, come il Progetto del Tridente Mediceo che rientra nel Piano Strategico della Capitale, e altre attività interconnesse di supervisione tra gli Assessorati Capitolini e le Soprintendenze del MiBAC per il miglioramento del paesaggio e la tutela e il recupero dei beni culturali in tutte le aree archeologiche e culturali di Roma.</p>
<p>Il Sindaco Alemanno è riuscito a voltare pagina, infrangendo antiche consuetudini antiche e rendite di posizione e ponendo la sua amministrazione davanti alle proprie responsabilità, quando si tratterà di vincere insieme al Ministero la sfida di uno sviluppo urbanistico e paesaggistico sostenibile e capace di unire lo sviluppo produttivo ed economico del territorio con i valori della tutela del paesaggio.</p>
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		<title>Roma. Giro vieta la commercializzazione del Colosseo</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Colosseo]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giro]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo le polemiche intercorse sabato scorso sulla possibilità che privati possano &#8220;commercializzare&#8221; il Colosseo a seguito dell’intesa con Tod’s, Francesco Giro, Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, ha sottolineato che l’accordo con Tod’s Spa non delega e non potrebbe mai delegare a privati la tutela di un monumento quale è il Colosseo che è, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8113" title="Roma, il Colosseo o anfiteatro Flavio" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/04/colosseo-diritti-della-valle.jpg" alt="commercializzazione del Colosseo" width="600" height="393" /></p>
<p>Dopo le polemiche intercorse sabato scorso sulla possibilità che privati possano &#8220;commercializzare&#8221; il Colosseo a seguito dell’intesa con Tod’s, <strong>Francesco Giro</strong>, Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, ha sottolineato che l’accordo con<strong> Tod’s Spa </strong>non delega e non potrebbe mai delegare a privati la tutela di un monumento quale è il Colosseo che è, e sarà sempre, prerogativa esclusiva dello Stato, esplicitata attraverso il solerte lavoro delle Soprintendente, così come è previsto dall’Art. 9 della Costituzione e il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.<span id="more-8094"></span></p>
<p>Il Sottosegretario ha voluto rendere chiaro a tutti gli operatori del settore culturale, che il Colosseo è un monumento dal <em>brand</em> e dall’immagine molto potente e, per questo motivo, sottoposto a una tutela speciale e quindi l’utilizzo commerciale di questa monumentale struttura architettonica verrà sempre sottoposta a forti limitazioni. Il dibattito polemico sul presunto rifiuto al progetto della Wolkswagen, che Giro afferma non sia mai stato presentato formalmente e quindi mai valutato, non ha fondamenta perché sarebbe stato giudicato basandosi sui principi della tutela indicata nel Codice e delle leggi e dunque non c’entra niente con Tod’s perché anch’essa deve essere sottoposta a tali vincoli.</p>
<p>Giro si è dichiarato sorpreso dal repentino mutamento di posizione di chi attaccava l’Amministrazione e il Sindaco Alemanno di voler commercializzare il Colosseo con l’accordo Tod’s e, adesso, cambia bandiera e lancia accuse su una commercializzazione insufficiente dello stesso Colosseo. Tutti coloro che hanno sollevato questo polverone devono sapere che il Colosseo è una testimonianza preziosissima che non sarà mai affittata, ma verrà tutelata e difesa nella sua integrità culturale e storica.</p>
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