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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; furti e recuperi</title>
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		<title>Roma. Bilancio 2011 positivo per il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 13:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Maria Levante</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sede del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale l’annuale bilancio di attività 2011, abbinato alla presentazione dei reperti archeologici rimpatriati dagli Usa con brillanti operazioni di identificazione, segnalazione e recupero: due bellissime statue di Dee a grandezza naturale antiche di due millenni con statuette e reperti, un corredo funerario ancora più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11612" title="foto 20 genn. '12 907" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-20-genn.-12-907.jpg" alt="" width="600" height="280" /></p>
<p>Nella sede del<strong> </strong><em>Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale</em> l’annuale <em><strong>bilancio di attività 2011</strong></em>, abbinato alla presentazione dei reperti archeologici rimpatriati dagli Usa con brillanti operazioni di identificazione, segnalazione e recupero: due bellissime statue di Dee a grandezza naturale antiche di due millenni con statuette e reperti, un corredo funerario ancora più antico di sette-otto secoli hanno dato un tono speciale all’annuale rendiconto. E’ stato un importante momento operativo a livello internazionale di un’attività che va dalla prevenzione all’azione di contrasto verso le minacce al patrimonio culturale, dai furti agli scavi clandestini, dalla contraffazione al danneggiamento, con riguardo ai beni archeologici e artistici fino al paesaggio.</p>
<p>Innanzitutto alcune tendenze di fondo, lo ha premesso il Comandante, generale <em><strong>Pasquale Muggeo: </strong></em>continuano a diminuire i furti nei Musei e gli scavi clandestini accertati, e c’è una certa stasi nelle attività criminose anche per le minori disponibilità finanziarie dovute alla crisi internazionale. Persiste invece, senza cali significativi, la contraffazione, fenomeno difficile da contrastare che colpisce anche una vasta serie di altri settori, dall’abbigliamento alle parti di ricambio..</p>
<p>La diminuzione delle azioni delinquenziali per trafugare i beni culturali nei musei o negli scavi clandestini è dovuta anche all’intensa <em><strong>prevenzione</strong></em> verso gli obiettivi più esposti al rischio per il pregio e il numero dei beni culturali presentati al pubblico o soltanto depositati. Questa si esercita verificando la sicurezza di Musei e Biblioteche e controllando le aree archeologiche più esposte, e dotando il personale di strumenti di sorveglianza più efficaci e le sedi di standard di sicurezza più elevati. Nelle aree archeologiche i controlli nel 2011 sono aumentati del 20% circa rispetto al 2010. Per i musei, va sottolineato che sui 5000 circa esistenti in Italia, soltanto in 16, quindi lo 0,32%, sono avvenuti furti di entità modesta. Nei musei statali si è avuto solo 1 furto, avvenuto al Museo di Storia Naturale la Specola di Firenze, dove l’8 giugno 2011 sono stati rubati 3 corni di rinoceronte (quotato 30.000 euro il chilo) forse da stranieri autori di simili furti anche in altri paesi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11613" title="foto 20 genn. '12 918" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-20-genn.-12-918.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>L’azione di <em><strong>contrasto</strong></em> è riassunta nel numero di 1129 persone deferite dal Comando all’Autorità giudiziaria, con 45 soggette a provvedimenti restrittivi della libertà personale, di cui 33 in carcere.</p>
<p>Quest’attività, oltre che verso singoli, è stata esercitata verso <em>organizzazioni criminali</em> dedite all’attacco al patrimonio culturale. Ne sono state individuate e colpite 8, di cui 1 nel settore dei beni archeologici in particolare per gli scavi clandestini, 4 specializzate nella contraffazione e vendita di opere d’arte contemporanea, e 3 nel furto, ricettazione e truffa nei beni culturali. Ma mentre per l’arte contemporanea si tratta di soggetti operanti nel settore, per i beni archeologici le persone coinvolte ne sono estranee: attirate dalle possibilità di lucrare illeciti guadagni hanno improvvisato un’attività di scavo clandestino e di vendita a collezionisti privati senza scrupoli. Anche nei furti, ricettazione e truffa, più che specialisti del settore sono delinquenti comuni.</p>
<p>E’ stata illustrata la vincente operazione di contrasto all’associazione a delinquere che aveva organizzato un’attività di scavo clandestino e relativo traffico dei beni archeologici così rinvenuti. L’illecita attività è stata stroncata, sequestrati 633 reperti, 53 monete, 1000 frammenti, oltre agli strumenti utilizzati, 8 metal detector e 14 spilloni, per un valore complessivo di 1 milione di euro. I reperti sono stati scavati illecitamente nei siti di Riardo e di Sant’Agata dei Goti, presso Benevento, sono stati arrestati 5 promotori dell’associazione a delinquere, sottoposti a misure di controllo 7 fiancheggiatori e denunciati in stato di libertà altri 22 associati all’attività criminosa campana, in codice con l’espressivo acronimo di RO.VI.NA, che ha interessato 13 comuni tra cui Pompei.</p>
<p>In complesso, i <em><strong>reperti archeologici sequestrati</strong></em> nel 2011 sono stati oltre 35.000, dei quali poco meno di 20000 di carattere numismatico, pari a più della metà del totale (precisamente 54%). Le monete di origine archeologica sono molto diffuse su un mercato clandestino alimentato anche dalle vendite “on line” di privati per scarsa conoscenza della legislazione o sottovalutazione delle sanzioni: risultato, nel 2011 sono state deferite 781 persone per tale forma di ricettazione con un incremento del 25% circa rispetto al 2010. Per tale motivo il MiBAC ha istituito una Commissione per tenere sotto osservazione i beni numismatici di interesse archeologico alla quale partecipa il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.</p>
<p>Più in generale, sempre nei beni archeologici, si sono constatati 52 <em><strong>scavi clandestini</strong></em> e, come nel 2010, la regione più colpita è la Sicilia, seguita da Campania e Lazio; questa concentrazione nelle tre regioni è dovuta ovviamente alla maggiore presenza nelle stesse di aree interessanti a tal fine. Il dato promettente è che il numero, stabilizzatosi nell’ultimo triennio, segna una forte caduta rispetto ai 238 scavi clandestini del 2008 e ai 207 del 2007, a riprova dell’efficacia della prevenzione attuata mediante piani di controllo e monitoraggio dei siti archeologici, con circa 1500 interventi nel 2011.</p>
<p>Interessanti anche i dati sui <em><strong>danneggiamenti </strong></em>di monumenti e beni culturali, 43 segnalati nel 2011 con la denuncia di 26 persone, in aumento rispetto al 2010: indica la difficoltà di contrastare questi reati dato il gran numero dei beni da tutelare. nonostante gli impianti di video sorveglianza installati, ma anche la maggiore sensibilità della popolazione nel segnalare i danneggiamenti.</p>
<p>Gli ultimi dati riguardano la <em><strong>contraffazione</strong></em><em>:</em> con 5325 beni d’arte falsi sequestrati nel 2011 (grafiche, dipinti, sculture), 200 in meno del 2010, per un valore di 56 milioni di euro; e i <em><strong>furti di beni culturali</strong></em> aumentati del 16%, nei siti privati, in tutto circa 13.000 beni trafugati, 1000 in più rispetto al 2010, mentre ai danni delle chiese e istituti religiosi sono diminuiti del 20% circa. Il numero di libri e documenti sottratti è quasi raddoppiato, avvicinandosi alle 10.000 unità, “è una piaga purtroppo sempre aperta”, si è detto, inoltre molti ammanchi sono ignorati dagli istituti.</p>
<p>Entrano in campo problemi di organizzazione, i Carabinieri certo non possono surrogarli. Devono occuparsi pure della tutela del <em><strong>paesaggio</strong></em><strong> </strong>, con 1147 controlli e 143 persone deferite all’autorità giudiziaria di cui 2 in arresto nel 2011. Ne ha parlato anche il Direttore regionale del Lazio <em><strong>Federica Galloni, </strong></em>mentre il Segretario generale del MiBAC <em><strong>Antonia Pasqua Recchia </strong></em> ha ribadito l’impegno forte e coeso delle istituzioni nell’operare insieme in difesa del patrimonio culturale.</p>
<p><em>Ph: Le immagini sono state riprese alla Conferenza Stampa nella sede del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che si ringrazia per l’opportunità concessa. Al tavolo degli oratori il Comandante, generale Pasquale Muggeo, che sta parlando; alla sua destra il Segretario generale del MiBAC, Antonia Pasqua Recchia e il ten. colonnello Raffaele Mancino, a capo del reparto operativo di Roma; alla sua sinistra il Direttore regionale per i beni culturali del Lazio, Federica Galloni.</em></p>
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		<title>Roma. Carabinieri recuperano 2 statue e 200 reperti archeologici negli Usa</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 13:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Maria Levante</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono rientrate in Italia dagli Usa ad opera del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale due statue acefale di Dee a grandezza naturale del I e II secolo d. C., 210 reperti archeologici , un bronzetto romano del I sec. d. C. detto “La Venere di San Giovanni in Perareto”, un atto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="foto-913" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-913.jpg" alt="" width="600" height="515" /></p>
<p>Sono rientrate in Italia dagli Usa ad opera del <em><strong>Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale</strong></em> <em>due statue acefale di Dee</em> a grandezza naturale del I e II secolo d. C., <em>210 reperti archeologici</em> , un <em>bronzetto romano</em> del I sec. d. C. detto “La Venere di San Giovanni in Perareto”, un <em>atto notarile in pergamena </em>del 1603, un <em>corredo funerario</em> bronzeo tra l’VIII e il VII sec. a.C. con 2 collane, 5 bracciali, 1 fibula e vari pendagli. Valore commerciale 2 milioni di euro.</p>
<p>Venerdì 20 gennaio, nella sede di via Acinia 24, gli spettacolari reperti archeologici rimpatriati dagli Stati Uniti a coronamento delle attività di indagine dei Carabinieri sono esposti in un’apposita sala vicina all’emiciclo in cui si svolge l’affollata conferenza stampa del Comandante, il generale <em><strong>Pasquale Muggeo</strong></em><strong> </strong>affiancato dal nuovo Segretario generale del Ministero dei Beni Culturali,<strong> </strong><em><strong>Antonia Pasqua Recchia, </strong></em>e dal Direttore regionale per i beni culturali del Lazio<em> </em><em><strong>Federica Galloni</strong></em><em>.</em></p>
<p>In questi giorni di amarezza e sconcerto per le incredibili inefficienze nella tragica vicenda della “Costa Concordia” è bello assistere alla felice conclusione di un’operazione svolta nei “due mondi”: in Italia con le indagini a seguito del trafugamento, in Usa dopo le segnalazioni che le opere trafugate erano in sedi sociali, gallerie e musei come il Princeton University Art Museum e il Metropolitan Museun di New York. La documentazione del Comando dei Carabinieri è stata così inoppugnabile da portare alla restituzione spontanea senza bisogno di azioni rogatoriali. Il punto di forza è risultata la <em>Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti</em> gestita dal Comando dei Carabinieri per la Tutela, che ha fornito una prova evidente della provenienza furtiva dei reperti.</p>
<p>Sono storie che vale la pena di raccontare, insieme alla descrizione dei principali reperti. Primi tra tutti le due statue acefale di marmo bianco: la <em><strong>Dea Fortuna</strong></em>, del II sec. d. C. alta m 1,63, rubata a Fiumicino nell’edificio dell’ex Opera Nazionale Combattenti il 4 ottobre 1986, un evento infausto nel giorno di San Francesco; un’altra <em><strong>dea con ampio panneggio</strong></em>, del I sec. d. C., alta m. 1,75, non rubata ma scavata clandestinamente nel Lazio, se n’era parlato nel procedimento penale contro il trafficante internazionale Giacomo Medici. Come sono riemerse un quarto di secolo dopo, per di più oltre Oceano? La società, che le aveva acquistate sin da allora da una galleria newyorkese, le ha esposte nella rotonda della sede centrale a <em>Louisville nel Kentucky </em>ma ha avuto la sventura che sono state riconosciute: nessun addebito, l’acquisto era avvenuto in buona fede, e anche nessuna resistenza, dinanzi alle prove inconfutabili del Comando dei Carabinieri “si è spontaneamente offerta di restituirle, senza nulla pretendere, alla Repubblica Italiana, in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali”. Non è linguaggio burocratico questo, ma il giusto riconoscimento che le nostre autorità hanno dato a chi ha reso onore al proprio nome: la società si chiama <em>Humana Inc</em>.</p>
<p><img title="foto-917" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-917.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>Ben <em><strong>170 reperti archeologici interi o frammentati</strong></em> erano nel <em>Princeton University Art Museum,</em> tra cui <em>due statuette femminili di suonatrici</em>, rispettivamente di lira e tamburello, un <em>pithos</em> con figure di animali rosse e bianche, un <em>askos</em> dalla forma di astragalo, e poi tanti frammenti di un <em>cratere </em>a motivi rossi, di <em>rilievi ed elementi architettonici</em> con figure di tori; altri <em><strong>40 reperti in frammenti </strong></em>erano nel <em>Metropolitan Museum di New York,</em> dalla collezione di un americano deceduto. Ha portato a queste piste la constatazione che i reperti dei due grandi musei americani corrispondevano a quelli emersi nelle indagini su un italo-americano già residente a New York, al quale era stato sequestrato non solo un copioso materiale archeologico, ma anche una documentazione rivelatasi preziosa sulle vendite o prestiti da lui compiuti e su altri movimenti illeciti di beni archeologici provenienti dall’Italia.</p>
<p>Anche in questo caso la documentazione sulla provenienza da scavi clandestini effettuati in Italia è stata inoppugnabile e, come per la società Humana Inc., “i responsabili dei citati enti espositivi, a dimostrazione della volontà di collaborare con le autorità italiane che avevano dimostrato quanto detto, hanno presentato atto di rinuncia sui beni, stipulando accordi con il MiBAC per la definitiva restituzione”. Anche qui nulla di burocratico, un riconoscimento alla sensibilità mostrata dai grandi musei, in sala sono presenti autorità americane.</p>
<p>Lo stesso spirito di collaborazione dimostrato dalla società privata e dai rinomati centri espositivi lo si è riscontrato nel gallerista americano che deteneva in buona fede un <em><strong>bronzetto romano</strong></em> del I sec. d. C., alto 18 cm, detto la <em>“Venere di San Giovanni in Perareto”</em>, rubato nell’agosto 1962 al Museo civico di Rimini, e dinanzi alle prove della provenienza furtiva lo ha riconsegnato spontaneamente. Dello stesso periodo, gli anni ’60, la scomparsa dall’Archivio di Stato di Bari, di un’antica pergamena recante un <em><strong>atto notarile del 1603</strong></em>, riconsegnata dall’F.B.I. di Chicago &#8211; che l’ha trovata nell’ambito di sue indagini &#8211; al Comando dei Carabinieri con cui collabora in modo permanente.</p>
<p>Conclude questa sfilata di reperti archeologici rimpatriati dagli Stati Uniti il <em><strong>corredo funerario di bronzo</strong></em> dell’VIII-VII sec. a. C., collane, bracciali, fibula, la cui storia è ancor più edificante: non è stato segnalato e riconosciuto, ma consegnato spontaneamente senza che fosse stato richiesto, da un artista contemporaneo americano di origini italiane, che aveva ricevuto questi reperti in eredità dal nonno di Offida, provincia di Ascoli Piceno. Nulla di irregolare neppure da parte di quest’ultimo, che lo aveva trovato nel proprio campo sotto un ulivo e lo aveva portato in America da emigrato alle fine dell’’800, quando non c’era ancora la legge di tutela del nostro patrimonio culturale.</p>
<p>Questo gesto mostra un grande rispetto per la terra di origine oltre alla qualità umana di chi lo ha compiuto, e sta avendo risonanza nella comunità italo-americana. Potranno seguire altre restituzioni di reperti portati in America nelle povere valigie di cartone dell’emigrante dell’’800 e primi del ‘900, forse come i Lari e i Penati degli eroi antichi, Enea li recò con sé nella terra dove approdò. Ora il radicamento è tale che non occorre più tenere questi simboli, è un bell’esempio quello dell’americano così generoso verso la terra dei nonni. Che abisso rispetto all’indegnità di trafugatori e scavatori clandestini che depauperano il proprio paese di un patrimonio culturale identitario!</p>
<p>Dobbiamo essere grati al <em>Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale</em> per questa brillante operazione, una tessera nel vasto mosaico dell’attività di prevenzione e repressione. Il Comandante, generale<em> Muggeo, </em>ne ha fatto un ampio bilancio per il 2011. Veramente rimarchevole!</p>
<p><em>Ph: Le immagini sono state riprese alla Conferenza Stampa nella sede del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che si ringrazia per l’opportunità concessa.</em></p>
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		<title>Siracusa. Recuperati reperti archeologici di notevole importanza</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 10:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Marano</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[In una un&#8217;abitazione privata la Guardia di Finanza di Pachino, della Provincia di Siracusa, ha recuperato sei anfore integre e tre colli d&#8217;anfora. Una di queste anfore, alta oltre 1 m, era sostenuta da un basamento realizzato in ferro e presenta una copertura di incrostazioni marine sulla superficie. Questo ricorda la sua provenienza da siti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">In una un&#8217;abitazione privata la Guardia di Finanza di Pachino, della Provincia di Siracusa, ha recuperato sei anfore integre e tre colli d&#8217;anfora. Una di queste anfore, alta oltre 1 m, era sostenuta da un basamento realizzato in ferro e presenta una copertura di incrostazioni marine sulla superficie.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo ricorda la sua provenienza da siti archeologici subacquei. Probabilmente queste erano trasportate da un veliero che è poi naufragato, causando la conservazione fino a oggi di tali reperti. Questi sono datati tutti al periodo greco e romano, tra il III e il I secolo a.C. e dovevano essere adoperati per il trasporto di derrate alimentari come olio, vino, farina e cereali.</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda i colli d&#8217;anfora rinvenuti, questi sono in un discreto stato di conservazione, sono acromi e appartengono a vasi di forme differenti.</p>
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		<title>Pantelleria (Tp). Rubate due anfore puniche dai fondali</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0010267_pantelleria-tp-rubate-due-anfore-puniche-dai-fondali/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 09:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Marano</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Presso il sito archeologico sottomarino di Cala Tramontana a Pantelleria si sta effettuando uno scavo archeologico durante il quale, la settimana scorsa, erano state localizzate, dall&#8217;esploratore archeologico Francesco Spaari del consorzio “Pantelleria Ricerche”, due anfore puniche che dovevano essere state utilizzate per il trasporto di derrate alimentari. Purtroppo i due reperti sono stati trafugati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-10268" title="anfore-puniche" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/anfore-puniche.jpg" alt="anfore puniche" width="282" height="157" /></p>
<p align="JUSTIFY">Presso il sito archeologico sottomarino di <strong>Cala Tramontana</strong> a <strong>Pantelleria</strong> si sta effettuando uno scavo archeologico durante il quale, la settimana scorsa, erano state localizzate, dall&#8217;esploratore archeologico Francesco Spaari del consorzio “Pantelleria Ricerche”, due anfore puniche che dovevano essere state utilizzate per il trasporto di derrate alimentari. Purtroppo i due reperti sono stati trafugati in questi ultimi giorni da ignoti e molto probabilmente di notte, considerando che il sito archeologico è sorvegliato.</p>
<p align="JUSTIFY">Leonardo Abelli, Direttore Scientifico delle ricerche archeologiche, afferma che le due anfore erano state individuate a circa 43 m di profondità. Queste sono state fotografate e filmate dal Direttore Scientifico in persona, e sono state studiate dalla Dott.ssa Roberta Baldassari che le ha catalogate come Magna C1 e Magna C2. Inoltre, sono di dimensioni diverse: una è alta 1.1 m, mentre la seconda è di 0.8 m.</p>
<p align="JUSTIFY">Queste sono state localizzate in un&#8217;area archeologica molto importante in quanto, qui, sono affondate cinque navi cartaginesi durante la conquista romana dell&#8217;isola, avvenuta nel 217 a.C. In questo stesso sito, inoltre, a giugno scorso, è stato rinvenuto un tesoretto di 4600 monete di bronzo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sito, secondo il Dott. Abelli, è stato interdetto al traffico ed è vietato immergersi senza essere accompagnati da degli esperti, per volere della Capitaneria di porto</p>
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		<title>Foggia. Ladri di reperti archeologici depredano il Laboratorio dell´Università</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/0010204_foggia-ladri-di-reperti-archeologici-depredano-il-laboratorio-dell%c2%b4universita/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2011 14:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo le ultime ruberie di apparecchiature fotografiche e di computer e i danni ai distributori di bevande, approfittando dell’estate e della chiusura della sede per ristrutturazione, i ladri sono riusciti ad entrare un’altra volta nel complesso degli ex Ospedali di via Arpi, accedendo al Laboratorio di Archeologia dell&#8217;Università di Foggia, dal quale hanno rubato una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10212" title="furto-reperti-universita-foggia1" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/furto-reperti-universita-foggia1.jpg" alt="" width="450" height="301" /></p>
<p>Dopo le ultime ruberie di apparecchiature fotografiche e di computer e i danni ai distributori di bevande, approfittando dell’estate e della chiusura della sede per ristrutturazione, i ladri sono riusciti ad entrare un’altra volta nel complesso degli ex Ospedali di via Arpi, accedendo al Laboratorio di Archeologia dell&#8217;<strong>Università di Foggia</strong>, dal quale hanno rubato una serie di <strong>testimonianze</strong> <strong>archeologiche</strong>, oltre a un innovativo generatore di elettricità appartenente alla società di spin-off dell’Università Archeologica.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-10214" title="furto-reperti-universita-foggia2" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/furto-reperti-universita-foggia2-600x168.jpg" alt="" width="600" height="168" /></p>
<p>Dai primi rilievi effettuati risultano sottratte due piccole statue in marmo di epoca romana, risalenti a un periodo compreso tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo, raffiguranti Eracle e Afrodite, una piccola anfora del quinto-sesto secolo dopo Cristo e un capitello in calcare databile al quinto secolo dopo Cristo provenienti dalla villa romana e dalle chiese paleocristiane del sito archeologico di San Giusto, nell’area di Lucera, e una piccola colonna marmorea del sesto secolo dopo Cristo scoperta nella chiesa paleocristiana di San Pietro, a Canosa. Queste testimonianze erano emerse dagli scavi effettuati dall’Università di Foggia tra il 1995 e il 2005. A questi oggetti bisogna aggiungere quelli emersi da recentissimi scavi condotti da una società di spin-in per conto della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia in località Masseria Amendolara, nell’area di Deliceto, consistenti in lucerne, oggetti in vetro e monete appartenenti a corredi di alcune tombe di epoca romana.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-10213" title="furto-reperti-universita-foggia3" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/furto-reperti-universita-foggia3-363x600.jpg" alt="" width="363" height="600" /></p>
<p>I controlli in corso stanno valutando l’eventuale sottrazione di altri materiali, poiché i malviventi hanno frugato in diverse cassette contenenti testimonianze, spesso distruggendo contesti, da breve tempo spostati nelle nuove stanze adibite a Laboratorio di Archeologia nella sede di via Arpi. Questo ennesimo furto corrisponde a un segnale grave e preoccupante dell’ormai insostenibile situazione di insicurezza e anche di degrado morale, economico e sociale di Foggia, particolarmente del suo centro storico: continuano a essere colpite scuole ed università, privando studenti e docenti di dati importanti e di strumenti di lavoro e di studio.</p>
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		<title>New York, USA. Dal Metropolitan all’Egitto: restituiti 19 pezzi del tesoro di Tutankhamon</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 12:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia egiziana]]></category>
		<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tornano in Egitto diciannove preziosissime testimonianze archeologiche riferibili alla tomba del faraone Tutankhamon. La restituzione dei reperti da parte del Metropolitan Museum di New York era stata definita nel novembre 2010 dopo un lungo periodo di negoziati. Adesso i pezzi sono stati consegnati nelle mani di Atef Abul Dahab, vicedirettore del Dipartimento di archeologia egiziano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9849" title="Metropolitan_Museum" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/08/Metropolitan_Museum.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>Tornano in Egitto diciannove preziosissime testimonianze archeologiche riferibili alla tomba del faraone <strong>Tutankhamon</strong>. La restituzione dei reperti da parte del Metropolitan Museum di New York era stata definita nel novembre 2010 dopo un lungo periodo di negoziati. Adesso i pezzi sono stati consegnati nelle mani di Atef Abul Dahab, vicedirettore del Dipartimento di archeologia egiziano, che li riporterà a casa.</p>
<p>Quando nel 1922 l’archeologo britannico Howard Carter scoprì la tomba a Luxor, gli antichi oggetti, tutti di dimensione ridotta come modelli di piccole statue e un bracciale con una sfinge, erano finiti erroneamente nella collezione egizia del Metropolitan. Ora le testimonianze verranno esposti provvisoriamente nelle sale del Museo egizio del Cairo riservate a Tutankhamon, in attesa di essere trasferite, insieme al tesoro del faraone, nel Grande museo egizio di Giza, che sarà inaugurato l’anno prossimo.</p>
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		<title>Bari. Sgominata dai Carabinieri una banda di tombaroli</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/009490_bari-sgominata-dai-carabinieri-una-banda-di-tombaroli/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 23:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Melis</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[É stata fermata una banda di tombaroli che agiva nelle aree lucane e pugliesi e in particolare nelle province di Matera (zone di Montescaglioso e Metaponto) e di Taranto (Castellaneta e Laterza). Le persone indagate sono quasi una cinquantina. L’operazione denominata Tèrsite è stata condotta dai carabinieri operanti nella tutela del patrimonio culturale (nucleo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>É stata fermata una banda di tombaroli che agiva nelle aree lucane e pugliesi e in particolare nelle province di Matera (zone di Montescaglioso e Metaponto) e di Taranto (Castellaneta e Laterza).</p>
<p>Le persone indagate sono quasi una cinquantina. L’operazione denominata Tèrsite è stata condotta dai carabinieri operanti nella tutela del patrimonio culturale (nucleo di Bari). Le indagini sono iniziate a dicembre 2010 e hanno portato all’individuazione del gruppo di tombaroli nonché al recupero dei beni trafugati in modo illecito.</p>
<p>Per scovare gli oggetti antichi e di valore da rivendere nel mercato, il gruppo si serviva anche di mezzi meccanici e per individuare pezzi metallici come monete e monili pregiati si utilizzavano metal detector.</p>
<p>La aree in cui la comitiva operava erano, oltre ad antichi centri abitati, anche necropoli arcaiche. Le grandi lastre che chiudevano le tombe venivano spaccate per cui molti dei bellissimi vasi decorati che facevano parte del corredo dei defunti sono stati ridotti in frantumi.</p>
<p>Gli oggetti sequestrati sono in totale 2.298; sono stati rinvenuti grazie alle perquisizioni avvenute in 21 comuni sparsi tra Roma e il Salento. Il bottino recuperato è formato da fossili, monete, gioielli in metallo (bracciali, orecchini, anelli), medaglie, statuette, ceramiche pregiate, fibbie e molti altri beni.</p>
<p>Fonte: <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/06/news/sgominata_la_banda_dei_tombaroli-18762230/" target="_blank">http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/06/news/sgominata_la_banda_dei_tombaroli-18762230/</a></p>
<p>Per visualizzare le foto di alcuni dei reperti sequestrati: <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/06/foto/operazione_tersite_-18746082/1/" target="_blank">http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/06/foto/operazione_tersite_-18746082/1/</a></p>
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		<title>Canada. Restituiti alla Bulgaria beni archeologici esportati illegalmente</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/009066_canada-restituiti-alla-bulgaria-beni-archeologici-esportati-illegalmente/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 23:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina Caligari</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una ricca collezione di reperti archeologici, provenienti da scavi clandestini effettuati in Bulgaria ed importati illegalmente in Canada, sono stati riconsegnati venerdì scorso al Ministro della cultura bulgaro, Vezhdi Rashidov, nel corso di una cerimonia svoltasi presso il Canadian Museum of Civilization di Gatineau. I beni restituiti comprendono oltre 18.000 monete ed altri oggetti come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9067" title="canada-bulgaria-monete" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/06/canada-bulgaria-monete.jpg" alt="Canada. Restituiti alla Bulgaria beni archeologici esportati illegalmente" width="251" height="150" /></p>
<p>Una ricca collezione di reperti archeologici, provenienti da scavi clandestini effettuati in Bulgaria ed importati illegalmente in Canada, sono stati riconsegnati venerdì scorso al Ministro della cultura bulgaro, Vezhdi Rashidov, nel corso di una cerimonia svoltasi presso il Canadian Museum of Civilization di Gatineau.</p>
<p>I <strong>beni restituiti</strong> comprendono oltre 18.000 monete ed altri oggetti come anelli, pendenti, fibbie per cinture, frecce, punte di lancia, e alcuni aghi da cucito in osso, risalenti a differenti periodi storici: ellenistico, romano, macedone, bizantino, bulgaro e ottomano.</p>
<p>L’indagine, che ha portato al ritrovamento di questi materiali, è iniziata in seguito all’intercettazione da parte del Canada Border Services Agency di due invii postali illegali di beni culturali dalla Bulgaria. Le successive indagini della Royal Canadian Mounted Police hanno portato al sequestro di circa <strong>21.000 oggetti</strong>, il più grande sequestro di beni culturali mai effettuato nel paese.</p>
<p>Il Canada e la Bulgaria sono entrambi firmatari della Convenzione concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali, in virtù della quale i paesi firmatari si impegnano a collaborare per il loro recupero.</p>
<p>“Questa è la più cospicua restituzione di beni culturali importati illegalmente in Canada, siamo lieti di restituire questi 21.000 preziosi manufatti al loro paese di origine, la Repubblica di Bulgaria” ha dichiarato il Ministro James Moore “il ritorno di questi oggetti sul suolo bulgaro dimostra l’impegno del Canada a porre fine al traffico di beni culturali e a recuperare i beni importati illegalmente”.</p>
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		<title>Cosenza. Torna dopo un secolo una stele romana</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/008227_cosenza-torna-dopo-un-secolo-stele-romana/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 14:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria e il Museo dei Bretti e degli Enotri di Cosenza, la stele romana, scoperta nel 1903, nel corso dei lavori di fondazione dell’ex Seminario Arcivescovile, torna a casa. Infatti, Marilena Cerzoso, Direttore del museo cosentino, si è recata personalmente al Museo Nazionale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8246" title="cosenza-stele-romana" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/04/cosenza-stele-romana.jpg" alt="stele romana" width="220" height="217" /></p>
<p>Grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria e il Museo dei Bretti e degli Enotri di Cosenza, la <strong>stele romana</strong>, scoperta nel 1903, nel corso dei lavori di fondazione dell’ex Seminario Arcivescovile, torna a casa. Infatti, Marilena Cerzoso, Direttore del museo cosentino, si è recata personalmente al Museo Nazionale di Reggio Calabria per recuperare il reperto e riportarlo a Cosenza.<span id="more-8227"></span></p>
<p>Si apre così un nuovo scenario per l’archeologia di Cosenza e per la valorizzazione delle sue testimonianze all’interno del Museo. In particolare la stele possiede la particolarità di non essere un reperto qualunque, ma uno dei più eccezionali e straordinari ritrovati a Cosenza, e anche uno dei più esaminati e problematici per le domande che lascia ancora senza risposta.</p>
<p>Scoperta nel 1903, la stele fu subito rubata dagli operai che si occupavano dei lavori di fondazione dell’attuale Biblioteca Nazionale, per essere poi venduta sul mercato nero per essere infine recuperata in Sicilia nel 1927, da dove fu trasferita al Museo Nazionale di Reggio Calabria.</p>
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		<item>
		<title>Lima, Perù. Tornano in patria 5400 reperti di Machu Picchu trafugati in USA</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/007909_lima-peru-tornano-in-patria-5400-reperti-di-machu-picchu-trafugati-in-usa/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 17:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia mesoamericana]]></category>
		<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo lunghissime trattative,il Perù accoglie finalmente le prime tra le 5400 testimonianze archeologiche restituite dagli USA: circa 340 manufatti preziosi, utensili di bronzo e ceramiche, provenienti da Machu Picchu, ma esposti da anni presso l’Università statunitense di Yale. I primi due scatoloni contenenti reperti archeologici integri e numerosi frammenti, provenienti dagli States saranno controllati dagli studiosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7933" title="machu-picchu" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/04/machu-picchu.jpg" alt="Tornano in patria 5400 reperti di Machu Picchu trafugati in USA" width="600" height="426" /></p>
<p>Dopo lunghissime trattative,<strong>il Perù accoglie finalmente le prime tra le 5400 testimonianze archeologiche restituite dagli USA</strong>: circa 340 manufatti preziosi, utensili di bronzo e ceramiche, provenienti da <strong>Machu Picchu</strong>, ma esposti da anni presso l’Università statunitense di Yale. I primi due scatoloni contenenti reperti archeologici integri e numerosi frammenti, provenienti dagli States saranno controllati dagli studiosi locali che verificheranno la presenza di tutti gli oggetti inseriti nelle liste.<span id="more-7909"></span></p>
<p>Queste prime scatole inviate dagli USA – le restanti rientreranno entro la fine dell’anno – rappresentano la conclusione di un difficile contenzioso, prolungatosi per anni, fra Washington e Lima. Le testimonianze, infatti, sono custodite dal Museo Peabody, dipendente dall’Università di Yale, presso la quale lavorava lo storico ed esploratore Hiram Bingham che un secolo fa scoprì che quei resti nascosti dalla foresta peruviana facevano parte di un’antichissima città Inca del XV secolo, conservatasi a oltre 2600 metri di altezza.</p>
<p>I rappresentanti di Yale dichiararono di aver ricevuto tutti i reperti in maniera legale, sottolineando che, considerato il lungo lasso di tempo passato, il reclamo giudiziario di Lima era ormai caduto in prescrizione. Malgrado ciò, tempo fa, l’università americana aveva restituito volontariamente più di 300 manufatti del sito Inca.</p>
<p>Il governo peruviano ha annunciato che i preziosi reperti verranno inizialmente esposti a Lima e poi rientreranno a Cusco, capitale della regione dove si trova Machu Picchu.</p>
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		<title>Torino. Riconsegnati al Messico 9 reperti sequestrati</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 10:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia mesoamericana]]></category>
		<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 5 aprile 2011 verranno riconsegnate nove testimonianze archeologiche dall’Italia al Messico con una cerimonia presso la sede dell’Ambasciata del Messico in Italia, a Roma. Dei nove reperti, otto sono stati sequestrati in Piemonte e uno a Bologna, grazie all’attività dei Nuclei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale delle due città. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 5 aprile 2011 <strong>verranno riconsegnate nove testimonianze archeologiche dall’Italia al Messico</strong> con una cerimonia presso la sede dell’Ambasciata del Messico in Italia, a Roma. Dei nove reperti, otto sono stati sequestrati in Piemonte e uno a Bologna, grazie all’attività dei Nuclei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale delle due città.</p>
<!-- Social Ring Buttons Start --><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeorivista.it/007854_torino-riconsegnati-al-messico-9-reperti-sequestrati/" data-text="Torino. Riconsegnati al Messico 9 reperti sequestrati" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeorivista.it%2F007854_torino-riconsegnati-al-messico-9-reperti-sequestrati%2F"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div><!-- Social Ring Buttons End -->]]></content:encoded>
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		<title>Aidone (En). Dopo 30 anni torna in Italia la Venere da Morgantina</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 12:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo un esilio di trent’anni, la Venere da Morgantina torna finalmente a casa. La massiccia immagine della divinità pagana, scolpita da un artista sconosciuto, probabilmente discepolo di Fidia, con un panneggio che ne fa un oggetto particolarmente pregiato, ha passato gli ultimi anni nel Paul Getty Museum di Malibù, dove è stata ammirata ininterrottamente da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7784" title="venere-morgantina" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2011/03/venere-morgantina.jpg" alt="Venere da Morgantina" width="260" height="358" /></p>
<p>Dopo un esilio di trent’anni, <strong>la Venere da Morgantina torna finalmente a casa</strong>. La massiccia immagine della divinità pagana, scolpita da un artista sconosciuto, probabilmente discepolo di Fidia, con un panneggio che ne fa un oggetto particolarmente pregiato, ha passato gli ultimi anni nel Paul Getty Museum di Malibù, dove è stata ammirata ininterrottamente da tantissimi visitatori.<span id="more-7772"></span></p>
<p>La statua rientra a Aidone perché la direzione del museo americano ha deciso di restituirla a conclusione di un avventura incominciata nell’autunno del 1979, quando i tombaroli che depredavano da anni i siti archeologici della Sicilia si ritrovarono in possesso di un reperto alto circa due metri e venti. Un prezioso manufatto di arte greca, realizzato fra il 425 e il 400 a.C. e scolpito da tutti i lati, segno che doveva essere posizionato in un posto centrale, probabilmente l’agorà, dell’antica Morgantina. Per le difficoltà nel trasportarlo, i tombaroli divisero con una sega elettrica il reperto in tre pezzi: da Aidone, la Venere ha veleggiato verso la Francia e da qui è stata trasportata in Svizzera e acquistata da Renzo Canavesi, piccolo trafficante d’arte che comprese il valore della statua e la vendette a Robin Symes, mediatore inglese di antiche opere d’arte, per quattrocentomila dollari. Due anni dopo, il Paul Getty Museum si assicurò l’opera d’arte per diciotto milioni di dollari e nel 1988 la portò a Malibù.</p>
<p>Nel frattempo, l’indagine è proseguita e ha fatto un balzo in avanti grazie alla collaborazione di Giuseppe Mascara, un tombarolo pentito, con Silvio Raffiotta, magistrato appassionato di archeologia. Il ladro di reliquie ha confessato cosa era accaduto alla Venere, ma anche ad altri due acroliti – le teste di Persefone e di Demetra – e di diciassette oggetti di argenteria di epoca ellenistica acquisiti dal Metropolitan di New York. L’indagine ha creato un giallo mondiale nel quale è saltato fuori come compratore dei gioielli anche Maurice Templeton, ultima fiamma di Jacqueline Kennedy.</p>
<p>Dall’inchiesta della Procura di Enna è stato prima condannato Canavesi a due anni di carcere e poi è scaturita la decisione del Metropolitan e del Getty Museum di rendere le opere d’arte. Gli argenti, esposti ad Aidone dal 2010, faranno da corona alla Venere appena rientrata.</p>
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