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	<title>ArcheoRivista - rivista di archeologia &#187; Dea Ortolani</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 13 May 2012 10:17:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>USA. Impunito il Getty Museum: nessuna condanna per Marion True</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 22:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Si conclude per decorrenza dei termini di legge il processo che dal 2005 vedeva come protagonista Marion True, curatrice delle antichità presso il Paul Getty Museum di Los Angeles dal 1987 al 2005. L’imputata in questione doveva rispondere dei reati di associazione a delinquere, ricettazione e traffico illecito di beni archeologici e acquisizione illegale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6222" title="marion-true" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/marion-true.jpg" alt=" Marion True" width="600" height="405" /></p>
<p>Si conclude per decorrenza dei termini di legge il processo che dal 2005 vedeva come protagonista <strong>Marion True</strong>, curatrice delle antichità presso il <strong>Paul Getty Museum</strong> di Los Angeles dal 1987 al 2005.<span id="more-6221"></span></p>
<p>L’imputata in questione doveva rispondere dei reati di associazione a delinquere, ricettazione e traffico illecito di beni archeologici e acquisizione illegale di circa 35 opere nel periodo compreso dal 1986 al 1990.</p>
<p>Purtroppo lo scorso 13 ottobre il giudice Gustavo Barbalinardo ha dovuto chiudere definitivamente il caso poiché erano scaduti i termini entro i quali poter agire giuridicamente.</p>
<p>Seppur la True si veda ora tagliata fuori dalla vicenda, rimangono ancora sotto processo il commerciante svizzero <strong>Robert Hecht</strong> e altri trafficanti che dovranno essere giudicati entro luglio 2011, data utile per emettere una sentenza.</p>
<p>In ogni modo, l’indagine portata avanti dal <strong>PM Ferri</strong> insieme alla sua squadra ha permesso in primis di porre per la prima volta sotto processo penale un personaggio eminente come la True chiamata a rispondere dell’accusa di commercio illecito di antichità bloccando così una volta per tutte i commerci clandestini che interessavano da più di un decennio il nostro patrimonio archeologico.</p>
<p>Importante è ricordare che durante i cinque anni di indagini sono stati restituiti circa 100 reperti indebitamente acquistati non solo dal Paul Getty ma anche dal <strong>Metropolitan Museum of Art</strong> di New York e il <strong>Boston Museum of Fine Arts.</strong> Tra le opere vanno menzionati il vaso attico a figure rosse di <strong>Euphronios</strong> datato 510 a.C., il cratere di <strong>Asteas</strong> del 340 a.C., gli acroteri di Demetra e Kore rivenute in scavi clandestini in località Morgantina.</p>
<p>Ancora oggetto di disputa è <strong>l’atleta di Lisippo</strong> del quale il gip <strong>Lorena Mussoni</strong> ne ha disposto la confisca anche se il nuovo curatore del museo di Los Angeles, Stephen Clark, ha prodotto chiara documentazione del corretto acquisto del bene.</p>
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		</item>
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		<title>Italia. Essere universitari nel Medioevo</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 11:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[Descritti sempre come secoli bui, quelli del periodo storico che va sotto il nome di &#8220;Medioevo&#8221; furono invece caratterizzati da un forte fervore culturale, testimoniato soprattutto dal nascere di numerose Università, che sorsero in tutta Europa. In Italia degne di nota, dopo la Scuola Medica di Salerno, è quella di Bologna, l’Alma Mater Studiorum, fondata nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6085" title="universita-medioevo" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/11/universita-medioevo.jpg" alt="universitari nel Medioevo" width="400" height="327" /></p>
<p>Descritti sempre come secoli bui, quelli del periodo storico che va sotto il nome di &#8220;Medioevo&#8221; furono invece caratterizzati da un forte fervore culturale, testimoniato soprattutto dal nascere di numerose Università, che sorsero in tutta Europa.</p>
<p>In Italia degne di nota, dopo la Scuola Medica di Salerno, è quella di Bologna, l’<strong>Alma Mater Studiorum</strong>, fondata nel 1088. A parimenti, Oxford e Cambridge in Inghilterra, Parigi e Tolosa in Francia, Salamanca e Coimbra in Spagna.<span id="more-6084"></span></p>
<p>Partendo da questo presupposto, si deve ricordare che i giovani iniziavano a frequentare il mondo accademico a 14 – 15 anni mentre prima erano preparati da un maestro di teologia o un istitutore privato.</p>
<p>Gli studenti erano solo uomini e seguivano le materie articolate in <strong>trivium</strong>: grammatica, retorica e logica e <strong>quadrivium</strong>, aritmetica, geometria, astronomia e musica. Le lezioni si teneva completamente in lingua latina a casa del professore che era pagato direttamente dai propri allievi.</p>
<p>I testi solitamente costavano molto e durante gli insegnamenti era vietato prendere appunti per favorire l’esercizio di memoria degli studenti, anche se esistevano delle eccezioni!</p>
<p>La vita studentesca poteva durare dai dieci ai vent’anni in base agli studi intrapresi e lo stile di vita che molte volte permetteva di vivere in maniera molto permissiva, contraddistinta da scommesse, libertinaggio, svaghi e ubriacature.</p>
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		<title>Firenze. Omaggio al manierista Bronzino</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/005828_firenze-omaggio-al-manierista-bronzino/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 12:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[storia rinascimentale]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino al prossimo 23 gennaio 2011, Palazzo Strozzi rende omaggio al maggior esponente del manierismo fiorentino di metà Cinquecento, Agnolo di Cosimo Tori, detto il Bronzino per il colore dei capelli. Nato nei dintorni di Firenze nel 1503, l’artista iniziò la sua formazione all’interno della bottega di quello che sarà il suo maestro, il Pontormo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5831" title="bronzino" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/10/bronzino.jpg" alt="Firenze. Omaggio al manierista Bronzino" width="471" height="500" /></p>
<p>Fino al prossimo 23 gennaio 2011, Palazzo Strozzi rende omaggio al maggior esponente del manierismo fiorentino di metà Cinquecento, <strong>Agnolo di Cosimo Tori</strong>,<strong> </strong>detto il <strong>Bronzino</strong> per il colore dei capelli.<span id="more-5828"></span></p>
<p>Nato nei dintorni di Firenze nel 1503, l’artista iniziò la sua formazione all’interno della bottega di quello che sarà il suo maestro, il Pontormo (1494 – 1557).</p>
<p>Sappiamo che intorno al 1539 il Bronzino venne chiamato a lavorare presso la corte di <strong>Cosimo I dei Medici</strong> il quale gli commissionò fra l’altro la decorazione della <strong>Cappella di Eleonora di Toledo</strong> in Palazzo Vecchio.</p>
<p>Il suo particolare gusto per la plasticità delle forme e l’attenzione per le figure lo hanno reso uno tra i maggiori pittori che espressero in pieno la “maniera moderna” del Cinquecento.</p>
<p>La mostra sarà composta da circa 56 opere provenienti dagli Uffizi come la <em>Sacra Famiglia Panciatichi e </em>il <em>Compianto sul Cristo morto, </em>dal <strong>Metropolitan Museum</strong> di New York arriverà il <em>Ritratto di giovane con libro</em>. Inoltre le diverse versioni della <em>Sacra famiglia con san Giovannino</em> dal <strong>Louvre </strong>di Parigi e dal <strong>Kunsthistoriches Museum </strong>di Vienna.</p>
<p>Insieme al Bronzino saranno esposti anche altri artisti suoi contemporanei come Pontormo, Cellini e Alessandro Allori.</p>
<p><strong>Per informazioni:</strong></p>
<p><strong>Palazzo Strozzi, piazza Strozzi. Tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00 – giovedì dalle 9.00 alle 23.00</strong></p>
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		<title>Olanda. &#8220;Atelier&#8221; di J.Wermeer fu uno strumento di propaganda politica</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 17:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarebbe carico di significati politici volti alla tutela dell’identità nazionale olandese, il famoso quadro “L’Atelier” dipinto da Jan Vermeer tra il 1666 e il 1668. Il quadro che rappresenta una scena quotidiana di artista è stata letta dai critici come un mezzo ricco di propaganda politica in cui si colgono i criteri morali e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5759" title="atelier-vermeer" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/10/atelier-vermeer.jpg" alt="&quot;Atelier&quot; di J.Wermeer " width="495" height="600" /></p>
<p>Sarebbe carico di significati politici volti alla tutela dell’identità nazionale olandese, il famoso quadro “<strong>L’Atelier</strong>” dipinto da <strong>Jan Vermeer</strong> tra il 1666 e il 1668.<span id="more-5757"></span></p>
<p>Il quadro che rappresenta una scena quotidiana di artista è stata letta dai critici come un mezzo ricco di propaganda politica in cui si colgono i criteri morali e le abitudini civili in cui tutti si potevano riconoscere.</p>
<p>La modella del quadro viene ritratta nei panni della musa della Storia, Clio, con in mano un volume delle gesta degli uomini e nell’altra una tromba, per esaltarne la grandezza e la gloria. Il capo è cinto da una corona d’alloro simbolo di gloria per gli eroi e di eccellenza per gli artisti. Davanti alla musa poste sul tavolo ci sono una serie di maschere di gesso individuate come allegoria dei sensi.</p>
<p>Sulla parete di fondo la grande mappa antica segna la divisione tra i territori settentrionali protestanti, che dopo il 1648 avevano raggiunto l’indipendenza, e i territori cattolici meridionali. Purtroppo non sappiamo quale messaggio preciso abbia voluto comunicare Vermeer visto che morì a soli 43 anni lasciando la moglie e gli 11 figli sul lastrico.</p>
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		<title>Francia, Parigi. Al Louvre per il viaggio nell&#8217;Arabia Saudita</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 12:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà visitabile fino al prossimo 27 settembre 2010 la mostra intitolata “Routes d’Arabie. Archéologie et historie du royaume d’Arabie saoudite” al Museo del Louvre di Parigi. L’esposizione è unica nel suo genere poiché per la prima volta circa trecento reperti, dalla preistoria ai giorni nostri, sono visibili al di fuori del loro Paese. La mostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5416" title="routes-d-arabie" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/09/routes-d-arabie.jpg" alt="" width="600" height="300" /></p>
<p>Sarà visitabile fino al prossimo 27 settembre 2010 la mostra intitolata “<strong>Routes d’Arabie. Archéologie et historie du royaume d’Arabie saoudite”</strong> al <strong>Museo del Louvre</strong> di <strong>Parigi</strong>.<span id="more-5414"></span></p>
<p>L’esposizione è unica nel suo genere poiché per la prima volta circa trecento reperti, dalla preistoria ai giorni nostri, sono visibili al di fuori del loro Paese.</p>
<p>La mostra partendo dal periodo preislamico con le sue steli funerarie del neolitico e le colossali statue dei <strong>re del Lyhian</strong> del VI-V sec. a.C., prosegue con la parte dedicata al ruolo rivestito dall’Arabia nello sviluppo dell’Islam, il rapporto con le popolazioni beduine e le rotte dei pellegrini come mezzo di circolazioni di idee e di nuove culture.</p>
<p>Terminano il percorso espositivo le porte della <strong>Ka’Ba</strong>, l’edificio più sacro dell’Islam, poste al centro de la <strong>Mecca</strong>, ricoperte da lamine d’oro con scritte coraniche.</p>
<p>Per informazioni:</p>
<p>Museo del Louvre, Hall Napoléon.</p>
<p>Orari: lun., giov., sab. e dom. 9.00 – 18. 00</p>
<p>merc. e ven. 9.00 – 22. 00</p>
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		</item>
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		<title>Grecia. La crisi attuale ha precedenti antichi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembrerebbe che la storia si ripeta anche se con variabili del tutto differenti. Le vicende legate alla crisi economica greca di oggi avrebbero un altro famoso esempio nel passato e più precisamente nelle tombe della città di Pidna. Come spiega Mathos Besios dell’Ente greco per l’archeologia Pidna era una ricca città sul Golfo di Salonicco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5378" title="crisi-economica-grecia" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/09/crisi-economica-grecia.jpg" alt="" width="450" height="298" /></p>
<p>Sembrerebbe che la storia si ripeta anche se con variabili del tutto differenti. Le vicende legate alla <strong>crisi economica greca</strong> di oggi avrebbero un altro famoso esempio nel passato e più precisamente nelle tombe della città di <strong>Pidna</strong>.<span id="more-5376"></span></p>
<p>Come spiega <strong>Mathos Besios</strong> dell’Ente greco per l’archeologia Pidna era una ricca città sul <strong>Golfo di Salonicco</strong> che conobbe intorno al V secolo a.C. una forte crescita attestata dalla ricchezza delle sue tombe corredata da oggetti di valore, monete d’oro e materiali importati da fuori regione.</p>
<p>Purtroppo la situazione cambiò drasticamente sotto il re macedone <strong>Cassandro I</strong> (350 – 397 a.C) che diede una grossa ridimensionata alle spese per le cerimonie promuovendo un ritorno ad un’austerità mossa più da prospettive politiche che economiche.</p>
<p>Tutto questo ha un riscontro negli scavi delle tombe di III e II sec. a.C. che rivelano chiaramente una standardizzazione delle sepolture, ormai più piccole e meno sfarzose, accompagnate da oggetti di minor dimensione e valore.</p>
<p>Mathos ammette inoltre che le disposizioni di Cassandro furono portate avanti per lungo tempo almeno fino alla metà del II a.C. dove si ritorna di nuovo alla fastosità e ricchezza nei costumi.</p>
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		<title>Genova. Convegno sull’archeologia subacquea di AIASub</title>
		<link>http://www.archeorivista.it/005214_genova-convegno-sull%e2%80%99archeologia-subacquea-di-aiasub/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà Genova ad ospitare il IV Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea dal 29 al 31 ottobre 2010 presso Galata Museo del Mare, inaugurato nel 2004 ed occupante un’area di circa 6 mila mq. E’ proprio grazie all’AIASub (Associazione Italiana Archeologi Subacquei) che è stato reso possibile l’evento che ripercorrerà la storia dei popoli del Mar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà Genova ad ospitare il <strong>IV Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea </strong>dal 29 al 31 ottobre 2010 presso <strong>Galata Museo del Mare,</strong> inaugurato nel 2004 ed occupante un’area di circa 6 mila mq.<span id="more-5214"></span></p>
<p>E’ proprio grazie all’<strong>AIASub</strong> (Associazione Italiana Archeologi Subacquei) che è stato reso possibile l’evento che ripercorrerà la storia dei popoli del Mar Mediterraneo attraverso le continue scoperte, i nuovi studi e le ricerche che fanno sempre di più luce sulle antiche rotte, l’economia e i commerci.</p>
<p>Il Museo, organizzato secondo aree tematiche e cronologiche, ripercorre l’evoluzione del porto e della città a partire dall’Alto Medioevo.</p>
<p>Per <strong>Informazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Galata Museo del Mare<br />
Calata Ansaldo De Mari, 1<br />
16126 Genova<br />
<a href="mailto:ftiboni@libero.it">ftiboni@libero.it</a><br />
<a href="mailto:info@galatamuseodelmare.it">info@galatamuseodelmare.it</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Italia. Elementi misteriosi nei &#8220;Tre Filosofi&#8221; del Giorgione</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 16:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Suscita curiosità e fascino il quadro “I tre filosofi” di Giorgione (1477 – 1510), composto nel 1508 e conservato oggi al Kunstistorisches Museum di Vienna, per via di una serie di simboli ed elementi misteriosi che vi sono contenuti. Dopo decine di interpretazioni che spaziano dai tre stati del pensiero o delle tre età dell’uomo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5340" title="giorgione-tre-filosofi-oggetti-misteriosi" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/08/giorgione-tre-filosofi-oggetti-misteriosi.jpg" alt="nti misteriosi nei &quot;Tre Filosofi&quot; del Giorgione" width="600" height="438" /></p>
<p>Suscita curiosità e fascino il quadro <strong>“I tre filosofi”</strong> di <strong>Giorgione</strong> (1477 – 1510), composto nel 1508 e conservato oggi al <strong>Kunstistorisches Museum</strong> di Vienna, per via di una serie di simboli ed elementi misteriosi che vi sono contenuti.<span id="more-5338"></span></p>
<p>Dopo decine di interpretazioni che spaziano dai tre stati del pensiero o delle tre età dell’uomo, del tutto rivoluzionaria è la spiegazione avanzata da <strong>Augusto Gentili,</strong> professore di Storia dell’Arte presso <strong>l’Università Ca’ Foscari</strong> di Venezia.</p>
<p>Secondo lo studioso le tre figure rappresenterebbero tre astrologi di età, nazionalità e religione diverse. Tutto questo è stato desunto dalla presenza del compasso, gli strumenti in mano al giovane e il foglio del personaggio anziano nel quale compare: il numero <strong>1504</strong>, il simbolo di <strong>Giove</strong>, un diagramma di <strong>calcoli</strong> <strong>astrologici</strong> e <strong>un’eclissi</strong> <strong>lunare</strong>.</p>
<p>La data ha riscontro nella realtà storica poiché in quell’anno si ebbe la congiunzione dei setti pianeti in contemporanea ad un’eclissi lunare.</p>
<p>La chiave numerica ed astrologica porta insomma Gentili a considerare il quadro la rappresentazione della decadenza umana in cui la decadenza estrema è raffigurata nel giovane seduto di spalle: <strong>l’Anticristo</strong>. Inoltre, lo stesso committente dell’opera, <strong>Taddeo</strong> <strong>Contarini</strong>, era un nobile veneziano dal particolare interesse per l’alchimia e l’occulto.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Giordania. La cultura degli Omayyadi e i loro castelli</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 09:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia islamica]]></category>
		<category><![CDATA[Giordania]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ il deserto giordano sede dello splendore della cultura degli Omayyadi che con le loro fortezze rappresentano un unicum nell’architettura antica e medioevale del quale ancora oggi se ne discute la funzione pratica. La fortuna della dinastia califfale omayyade fu quella di essere alla guida della Umma (prima comunità politica musulmana) dal 661 al 750 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5312" title="qaraneh-omayyadi" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/08/qaraneh-ommayadi.jpg" alt="cultura degli Omayyadi e i loro castelli" width="600" height="432" /></p>
<p>E’ il deserto giordano sede dello splendore della cultura degli <strong>Omayyadi </strong>che con le loro fortezze rappresentano un <em>unicum</em> nell’architettura antica e medioevale del quale ancora oggi se ne discute la funzione pratica.<span id="more-5311"></span></p>
<p>La fortuna della dinastia califfale omayyade fu quella di essere alla guida della <strong>Umma </strong>(prima comunità politica musulmana)<strong> </strong>dal 661 al 750 sostituendo la discendenza di <strong>Maometto</strong>.</p>
<p>Il califfo <strong>Mu’āwiya</strong> infatti trasferì la capitale a <strong>Damasco</strong> permettendo così nel giro di poco tempo di arrivare a controllare territori dalla <strong>Siria</strong> alla <strong>Giordania</strong>, dall’<strong>Egitto</strong> all’I<strong>raq</strong>. Quindi lo scopo non era solo quella della continuità politica ma bensì della promozione di un cultura e di un’arte raffinata senza precedenti.</p>
<p>Questi castelli – fortezze hanno avuto molteplici interpretazioni: residenze dei califfi, possibili centri di potere dove avveniva importanti incontri con i capi delle tribù locali o punti strategici lungo le vie commerciali.</p>
<p>Di questi i principali ancora ammirabili sono tre: <strong>Qasr al-Kharāna</strong>, costruita intorno all’VIII sec. d.C. e possibile residenza di caccia degli omayyadi; <strong>Quasr ‘ Amra</strong>, costruito intorno al 711 – 715 d.C., dotato di sontuose terme e decorazioni parietali; <strong>Qasr al- Mushatta</strong> rappresenta il palazzo più grande, edificato tra il 743/744 d.C. e rimasto incompiuto nonostante fosse il luogo di alta rappresentanza dei Califffi.</p>
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		<title>Gran Bretagna. Forse non fu il 410 d.C. l’ultimo anno romano della Britannia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 00:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>
		<category><![CDATA[Britannia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembrerebbe da riscrivere il capitolo storico intorno al 410 d.C. che viene considerato all’unanime il momento in cui la Britannia cessò di essere una provincia romana. Chi lo afferma è Sam Moorhead, consulente di numismatica romana presso il British Museum di Londra e autore del libro intitolato AD 410: The Year tha Shook Rome. Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5283" title="ad 410" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/08/ad-410.jpg" alt="" width="351" height="500" /></p>
<p>Sembrerebbe da riscrivere il capitolo storico intorno al 410 d.C. che viene considerato all’unanime il momento in cui la<strong> Britannia</strong> cessò di essere una provincia romana.</p>
<p>Chi lo afferma è <strong>Sam Moorhead</strong>, consulente di numismatica romana presso il British Museum di Londra e autore del libro intitolato <em><strong>AD 410: The Year tha Shook Rome.<span id="more-5281"></span></strong></em></p>
<p>Si deve ricordare che proprio in quell’anno i Romani, che si trovavano presso i porti della Britannia, dovettero fare dietrofront per andare in soccorso di Roma che era stata presa d’assalto dal re visigoto <strong>Alarico</strong>.</p>
<p>Moorhead conferma che sì la Britannia si trovò in una posizione isolata e precaria a causa dello spostamento delle sue truppe sul fronte del Reno ma anche che molti Britannici continuarono a sentirsi parte del mondo romano anche se non riconoscevano il controllo politico e militare di Ravenna, allora capitale dell’Impero d’Occidente.</p>
<p>Una serie di monete in rame con raffigurato l’imperatore <strong>Valentiniano III,</strong> datate 425 – 435 d.C. e ritrovate nelle attuale località di Wroxeter, St Albans e Richborough, confermerebbero di come la valuta romana fosse ancora in uso nel V secolo e della volontà di mantenere una sorta di legame con i commerci nel Mediterraneo.</p>
<p>Insomma, la questione sembra riaprire un capitolo della storia romana che nel libro di Moorhead trova varie ipotesi interessanti nel quale viene fatta una panoramica generale sulle cause delle invasioni barbariche che portarono all’inevitabile crollo dell’Impero romano.</p>
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		<title>Chiusi. La città celebra le testimonianze di Goti e Longobardi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 00:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[storia medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Chiusi]]></category>
		<category><![CDATA[Goti]]></category>
		<category><![CDATA[Longobardi]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiusi dedica, dopo quarant’anni dall’ultima esposizione, una mostra ed un volume alle sue radici gotiche e longobarde con un interessante esposizione al Museo Nazionale Etrusco. La città, divenuta famosa per i suoi ritrovamenti di epoca etrusca, fu oggetto di ripetute invasione tra il VI e VIII secolo, per divenire in un secondo momento contea sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5269" title="goti-e-longobardi" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/08/goti-e-longobardi1.jpg" alt="Chiusi. La città celebra le testimonianze di Goti e Longobardi" width="371" height="500" /></strong></p>
<p><strong>Chiusi</strong> dedica, dopo quarant’anni dall’ultima esposizione, una mostra ed un volume alle sue radici gotiche e longobarde con un interessante esposizione al Museo Nazionale Etrusco.<span id="more-5266"></span></p>
<p>La città, divenuta famosa per i suoi ritrovamenti di epoca etrusca, fu oggetto di ripetute invasione tra il VI e VIII secolo, per divenire in un secondo momento contea sotto il regno di Carlo Magno.</p>
<p>Gli scavi del 1971 della necropoli dell’Arcisa hanno portato alla luce decine di ricche tombe i quali corredi sono ora visitabili grazie a questo evento che si protrarrà fino al prossimo 31 marzo 2011.</p>
<p>Si deve sottolineare di come questi reperti sono i pochi che si siano salvati al mercato nero: difatti molti degli oggetti del periodo gotico e longobardo toscano sono stati dispersi o ceduti a musei europei ed internazionali tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.</p>
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		<title>Italia, Lucca. Al via ad ottobre la sesta edizione del LU.BE.C.</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 11:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[Si terrà dal 21 al 22 ottobre 2010 la sesta edizione del LU.BE.C. – Lucca Beni Culturali 2010 in partnership con il MIBAC, Confcultura/ Confindustria, Regione Toscana, UPI, CESVOT, e numerosi Comuni aderenti all’iniziativa. Elementi centrali del dibattito internazionale di quest’anno saranno la promozione della qualità ed efficacia professionale, la presentazione del progetto TE.BE volto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5185" title="lucca-beni-culturali" src="http://www.archeorivista.it/wp-content/uploads/2010/08/lucca-beni-culturali.jpg" alt="Italia, Lucca. Al via ad ottobre la sesta edizione del LU.BE.C." width="500" height="479" /></p>
<p>Si terrà dal 21 al 22 ottobre 2010 la sesta edizione del <strong>LU.BE.C.</strong> – <strong>Lucca Beni Culturali 2010</strong> in partnership con il <strong>MIBAC</strong>, Confcultura/ Confindustria, Regione Toscana, UPI, CESVOT, e numerosi Comuni aderenti all’iniziativa.<span id="more-5184"></span></p>
<p>Elementi centrali del dibattito internazionale di quest’anno saranno la promozione della qualità ed efficacia professionale, la presentazione del progetto TE.BE volto all’individuazione dei modelli sulle nuove tecnologie applicate ai beni culturali e il rapporto di fabbisogno professionale in questo settore.</p>
<p>Circa 150 saranno gli esperti chiamati a confrontarsi su questi argomenti attraverso workshop, desk e presentazioni sulle strategie da adottare per delle possibili collaborazioni di lavoro. Ospite d’onore sarà la <strong>Finlandia</strong>, protagonista dello scambio culturale per la stagione 2010 – 2011 con lo stesso LU.BE.C.</p>
<p>Per informazioni:</p>
<ul>
<li><strong>PROMOPA</strong></li>
<li>Viale Luporini, 37/57</li>
<li>55100 Lucca</li>
<li>Tel: 0583-582783</li>
<li>Fax: 0583-317352</li>
<li>Email: <a href="mailto:info@promopa.it">info@promopa.it</a></li>
</ul>
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