Ercolano. Il Museo Archeologico Virtuale MAV rischia la chiusura


 

MAV ercolano

L’8 luglio 2008 venne inaugurata la più grande e la più importante struttura museale di archeologia virtuale del mondo, nei pressi degli scavi di Ercolano. Il progetto, iniziato nel 2005, quando la Provincia di Napoli e il Comune di Ercolano costituirono la Fondazione CIVES per la gestione del MAV, a cui nel 2009 aderì anche la Regione Campagna, è costato circa cinque milioni di euro e il risultato è stato eccezionale. L’ex scuola Iaccarino è stata così trasformata nel Museo archeologico virtuale: una superficie di cinquemila metri quadrati articolati su tre piani.

Il primo piano è occupato da una grandissima galleria espositiva che accoglie le mostre e le iniziative temporanee; il secondo livello ospita l’auditorium più grande della Campania, con trecento posti, per visioni tridimensionali e proiezioni cinematografiche; mentre una volta raggiunto il terzo piano si entra nel cuore del Museo. Un percorso nella storia, un viaggio attraverso le città sepolte di Pompei, Ercolano, Boscoreale, Stabia, Capri e Baia, dove il passato ritorna alla luce grazie alle numerose installazione multimediali, ologrammi, touschscreen, riproduzioni 3D, laser, fogscreen, libri e tavoli virtuali, effetti multisensoriali e ambientali, ricostruzioni di testimonianze e cave immersive, tracking del visitatore, interfacce interattive e multiproiezioni sincronizzate rendono il Mav un luogo unico al mondo, dove storia e tecnologia si intrecciano.

Si consiglia la visita soprattutto alle scolaresche come introduzione al percorso tra le rovine di Ercolano. Il Mav permette di imparare attraverso il gioco, un metodo geniale e diretto per far avvicinare i più piccini, ma anche i grandicelli, all’archeologia, alla sua assimilazione e alla sua analisi. Hanno superato il migliaio le scuole campane che hanno visitato il Mav, ma quest’anno si è registrato un brusco calo. Una delle cause è certamente attribuibile alla riduzione del personale: eliminate la promozione, la comunicazione e l’ufficio stampa, restano le funzioni di amministrazione, manutenzione, bookshop e biglietteria. E adesso si parla di un nuovo taglio del personale e la probabile chiusura del museo, poiché le spese superano le entrate giornaliere.

Nel corso dei primi due anni di apertura, il Museo incassava oltre sette mila euro al giorno e circa duecento mila visitatori hanno reso il Mav la struttura museale più visitata della Campania, superando il Nazionale e Capodimonte. Malgrado il suo successo, non è certo facile mantenere un museo così imponente, soprattutto per ciò che riguarda la sostituzione e la manutenzione di apparecchiature tecnologiche e informatiche, quali scanner, pannelli, laser, computer, proiettori. Nonostante l’attenzione del direttore Ciro Cacciola e la continua cura del presidente Nino Daniele, la struttura rischia di chiudere. Pare che il Mav abbia già il destino segnato, che lo vedrebbe trasformato in un parcheggio o in un centro commerciale. Ma non bisogna che questa singolare realtà culturale chiuda i battenti.

Inoltre, il 17 dicembre 2010 era stata aperta l’ultima stanza dove vi è ricostruita la Schola Armaturarum di Pompei, crollata nel mese di novembre. Una nuova esperienza, irripetibile e unica, che permette al visitatore di ammirare virtualmente la Scuola, scoprire com’era l’allenamento dei gladiatori, quali erano le attrezzature e le armature usate nelle parate militari; ma anche osservare i dipinti sulle pareti e i dettagli degli armadi e di ciò che conservavano: scudi, vessilli, spade, elmi. Si spera ora che la Regione Campania e la Provincia intervengano per salvare il Museo archeologico virtuale, offrendo il loro sostegno economico. Altrimenti il destino di questa eccezionale attrazione culturale potrebbe essere definitivamente segnato.

 

Questo articolo ha un commento

  • antonio capacchione scrive:

    Sono un componente del CdA della Fondazione Archeologica Canosina, ho visitato il MAV due anni fa, restandone entusiasta insieme al mio gruppo.
    Quest’anno ritorneremo a visitarlo, la notizia di una probabile chiusura ci lascia molto scoraggiati, perchè realizzazioni come queste danno lustro al nostro passato e ancora più al nostro presente.
    La cultura spesso viene scambiata come un businiss, ma, in realtà deve essere un servizio alla collettività.
    Non è giusto reprimere queste iniziative, comunque, spero che le istituzioni locali e nazionali impediscano lo scempio di una chiusura.

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