
Riprendono le ricerche sul sito archeologico della Doganaccia, al centro della Necropoli Etrusca di Tarquinia, patrimonio dell’umanità UNESCO. Se ne occuperanno dal 25 luglio 2011 la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, il corso di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università degli Studi di Torino e l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro che, come l’anno scorso, concentreranno i loro sforzi sul tumulo “della Regina”, di epoca orientalizzante (settimo secolo avanti Cristo) che, insieme a quello “del Re”, rappresenta una regale coppia di tombe che distinguevano, per i viaggiatori antichi che arrivavano dalla costa marina, l’entrata alla necropoli tarquiniese.
Attraverso gli scavi e grazie agli interventi di valorizzazione, la tomba “della Regina” sta mostrando la sua maestosità e sta restituendo inaspettate particolarità decorative e architettoniche. Il tumulo presenta una base dal diametro di quaranta metri e rappresenta la struttura più grande di Tarquinia nel suo genere. Le ricerche di quest’anno punteranno a definire le caratteristiche della costruzione, evidenziandone i limiti e le aree destinate al culto; infatti, la tomba preserva nella zona anteriore uno spiazzo sacro usato per le commemorazioni in onore dei nobili defunti.
Nella precedente campagna di scavi, il tumulo “della Regina” ha restituito interessanti informazioni archeologiche. In primo luogo, è stato rilevato che le similitudini tra le tombe principesche di Tarquinia e quelle di Cipro non si fermano alla sola pianta, ma si allargano ad altri elementi come le caratteristiche murature in opera quadrata e l’intonaco in gesso alabastrino che decorava l’entrata della tomba. Rivestimenti simili erano diffusi nell’antico Egitto e nel Vicino Oriente: gli artigiani locali, che costruirono il tumulo “della Regina”, decisero evidentemente di ispirarsi ai modi orientali per intonacare l’entrata e forse anche l’interno. Nell’architettura funeraria etrusca l’impiego del gesso alabastrino è un episodio isolato e limitato nel tempo.
Gli scavi di quest’estate cercheranno di terminare l’esplorazione dell’entrate e di liberare i resti di intonaco conservati all’interno dell’ingresso-vestibolo. I ricercatori si impegneranno anche nell’individuazione di tracce di decorazioni dipinte (per ora in nero e rosso) rappresentate, finora, da fasce e rappresentazioni di difficile lettura a causa della labile conservazione delle pitture. Inoltre, grazie ai nuovi lavori verrà precisata la datazione dei decori su intonaco, riferibili comunque ad antichissime manifestazioni di pittura funeraria tarquiniese.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 22 luglio 2011 - Email info@archart.it

Grazie per riportare alla luce il fantastico mondo degli etruschi,dateci notizie.