Pompei. Si tratta con i francesi per salvare l’area archeologica


 

Pompei

Dopo i drammatici crolli avvenuti a Pompei nel 2010, seguiti da forti polemiche, nel giugno 2011 è stato finalmente approvato il “Piano Cecchi”, che prevede il finanziamento di 105 milioni di euro per realizzare gli interventi urgenti necessari. Ultimamente, però, sembra che l’interessamento nei confronti dell’antica città romana sia cresciuto a tal punto da far pensare all’arrivo di capitali dall’estero.

Alcuni imprenditori francesi, annuncia Mario Resca, Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac, vorrebbero contribuire ai futuri lavori di recupero, impegnando 200 milioni di euro nei prossimi 10 anni. La legge francese consente ai privati che vogliono investire nel patrimonio culturale di usufruire di vantaggi fiscali che lo Stato francese applica per la salvaguardia dei monumenti di interesse nazionale e che possono essere impiegati in tutta Europa. L’unico dilemma starebbe nel trovare un’intesa tra i finanziatori francesi e il Mibac: i francesi, che offrirebbero anche l’aiuto tecnico di esperti del settore, chiedono in cambio che l’UNESCO supervisioni le operazioni, monitorando le modalità e i tempi dei lavori.

Se venissero accettati i contributi degli industriali francesi non sarebbe la prima volta che l’area pompeiana usufruisce dell’aiuto d’oltralpe, che diede un grande impulso allo sviluppo dell’archeologia locale già all’epoca di Napoleone. Infatti, Pompei rappresentò un inesauribile fonte di tesori e reperti di un passato affascinante e misterioso fin dall’inizio degli scavi sotto Carlo di Borbone nel 1748. Al principio alcune importanti testimonianze sono finite nelle collezioni di avidi sciacalli che hanno cercato di sfruttare la riscoperta dell’antica città per guadagnare e arricchirsi. Inoltre, all’epoca le tecniche di scavo non erano sviluppate come ai giorni nostri e sono stati commessi alcuni errori, come l’asportazione di alcuni dipinti per esporli a Napoli.

Col passare degli anni, il valore e il potenziale della ricerca archeologica diventarono più chiari. Durante il periodo della dominazione francese furono intensificate le operazioni di scavo con l’obiettivo di riscoprire nuovi reperti nascosti e i lavori proseguirono anche dopo il ritorno al potere dei Borbone. Con l’unità di Italia che si ebbe una svolta decisiva nei lavori su Pompei, anche grazie all’impiego di più accurate e sofisticate tecniche di scavo, mentre dal 1960 gli scavi sono diventati meno intensi e sono stati affiancati o sostituiti da interventi di restauro e manutenzione, soprattutto dopo il terremoto del 1980. Fu proprio per riparare ai danni di questa calamità che a favore di Pompei vennero disposti speciali finanziamenti perché i lavori non si paralizzassero.

Con la possibile intesa francese di cui si sta discutendo si assisterebbe quindi a un “ricorso storico” ben accetto e auspicabile, considerando che è in ballo la tutela di un patrimonio dell’umanità dal valore inestimabile, che tutto il mondo ci invidia.

 

Lascia un Commento

Si prega di inserire solo commenti inerenti l'articolo e relativi ad archeologia, storia e arte antica.