D. Qual è stato il suo percorso formativo?
Laurea in Architettura
D. E il suo percorso professionale?
Dal 1981al 1986 ho partecipato a scavi archeologici scientifici per la soprintendenza ai beni archeologici della Lombardia; fino alla fine degli anni ’90 ho continuato con un percorso di ricerca e studi archeologici che hanno accompagnato e condizionato la costruzione della professione di architetto sino a condurla a quella di museografo.
D. Di cosa si occupa attualmente?
Progettazione allestimento di mostre e musei; cultura alimentare
D. Per quali enti, istituzioni o ditte lavora?
In genere per gli enti pubblici, solitamente comuni, fino a qualche anno fa anche per la Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia. Talvolta per Fondazioni
D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
Museo Archeologico Nazionale di Vigevano e della Lomellina; mostra “Io sono Bororo”, Genova 2004; mostra “Maestri della scultura in legno nel ducato degli Sforza”, Milano 2005.
D. Il prossimo impegno lavorativo?
Museo Archeologico di Piadena (CR).
D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averne?
Nel 2002/4 ho partecipato a un progetto di ricerca antropologica in Brasile. Attualmente niente in prospettiva.
D. Il suo sogno nel cassetto?
Non saprei. Lavorare in progetti espositivi stimolanti e di qualità (mi intriga sempre più il legame attivo tra archeologia e antropologia), dove l’allestimento sia parte integrante e non solo un modo per mettere in bella mostra gli oggetti.
Musei archeologici
D. La sua opinione sui musei italiani in generale?
È difficile generalizzare. Spesso posseggono collezioni importanti, soprattutto i musei d’arte e di archeologia, ma generalmente non presentano riflessioni sull’allestimento e su come comunicare. È sufficiente che le opere esposte siano ben visibili, mentre l’apparato comunicativo si limita a pannelli scritti.
D. E su quelli archeologici?
Difficilmente si distaccano da una esposizione tassonomica di reperti senza capacità di rendere chiari né il percorso di ricerca scientifica né l’inquadramento degli oggetti nel contesto sociale a cui appartenevano. In questo modo risultano noiosi.
Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
La risposta più semplice è rendere i musei capaci di informare ed emozionare, creare partecipazione.
D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
La cultura gratis per tutti è uno slogan demagogico e fuorviante. La produzione della cultura ha un costo che deve essere coperto, sennò si rischia di non realizzarne più. Semmai il prezzo dovrebbe essere “giusto”. In realtà nessun museo ricava dai suoi biglietti abbastanza denaro se non da coprire una parte esigua delle sue spese. Il modello British Museum è una scelta politica e il suo finanziamento passa attraverso altri canali (donazioni scaricabili dalle tasse, finanziamenti pubblici, servizi, etc.), possibili comunque grazie al fatto che il museo accoglie ogni anno milioni di visitatori.
D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se sì, in che misura può essere utile?
Molto utile quando aggiunge informazioni che i reperti esposti non possono dare, li integra, aggiunge significato. Non dovrebbe mai sopravanzarli in capacità attrattiva. D’altro canto i mezzi virtuali sono una realtà quotidiana nell’esperienza personale e sarebbe sbagliato escluderli dai musei, che della società sono una componente. Spesso però se ne fa un uso auto-referenziale o fin troppo marginale (tristi postazioni pc ai margini del percorso).
D. I pannelli nei musei aiutano i visitatori che non hanno enormi conoscenze in campo archeologico?
Non necessariamente e comunque dipende da come sono fatti. Pannelli troppo lunghi, verbosi, tecnicisti come sono spesso quelli dei musei archeologici allontanano sicuramente un pubblico poco preparato, lo spaventano.
D. E i laboratori didattici (ad esempio riproduzione di vasellame antico, “un giorno da archeologo”, “un giorno nell’antichità” ecc..)?
Sicuramente utili, andrebbero fatti anche per adulti e non solo per i bambini, calibrandoli per le loro esigenze e capacità.
D. Se dovesse scegliere tre musei italiani (ospitanti almeno una sezione archeologica) che ritiene esemplari, quali sceglierebbe?
Ne cito due, un terzo non mi viene: Crypta Balbi a Roma e Museo Archeologico di Bolzano.
D. E tre stranieri?
Museum of London e soprattutto il magnifico Latenium a Neuchâtel, in Svizzera. Anche qui per il terzo ho difficoltà.
Andrea Perin
architetto museografo
www.studioandreaperin.it
Autore: Stefano Todisco - pubblicato in data 9 luglio 2011 - Email todisco@archart.it
