
Scompare all’età di novantasette anni l’archeologa francese Christine Desroches-Noblecourt, la famosa egittologa nota per i suoi libri d’arte e per aver evitato che i templi danubiani venissero distrutti dalle inondazioni della diga di Assuan. Nel corso della sua lunga carriera, la studiosa ha anche contribuito a conservare la mummia del faraone Ramses II, minacciata da alcuni agenti patogeni, e fu la prima donna francese a dirigere uno scavo archeologico nel 1938.
Nata a Parigi il 17 novembre del 1913, la futura egittologa venne affascinata dal ritrovamento della tomba di Tutankhamon, ad opera di Howard Carter, e si unì alla sezione di Antichità Egizia del Louvre. Il successo più importante di Desroches-Noblecourt giunse nel 1954, quando il governo di Gamal Abdel Nasser decise di erigere una nuova diga, con una capienza di 157 miliardi di metri cubi, che avrebbe distrutto i monumenti della Nubia antica se il progetto non fosse stato modificato: la studiosa individuò i siti a rischio e fece un appello internazionale per trasferire quattordici templi dai siti che presto sarebbero stati inondati dalla diga di Assuan. È così che il più prestigioso dei templi costruiti da Ramses II ad Abu Simbel deve la sua salvezza a Desroches-Noblecourt e all’UNESCO che ne sovvenzionò lo spostamento al riparo dalle acque durante la realizzazione della diga.
Grazie all’intervento dell’UNESCO, l’archeologa riuscì a trovare i fondi che giunsero da cinquanta paesi e il piano di soccorso, incluso il trasporto e la ricostruzione dei templi sui loro nuovi siti, si protrasse per vent’anni. Il recupero fece anche migliorare le relazioni franco-egiziane, provate dalla crisi del Canale di Suez nel 1956 e portò all’allestimento di una mostra dedicata al Louvre dedicata a Tutankhamon nel 1967 che attirò oltre un milione di visitatori, seguita da un’esposizione su Ramses II nel 1976 e una su Amenophis nel 1993.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 28 giugno 2011 - Email info@archart.it
