
Dopo il crollo della Schola Armaturarum all’interno degli scavi di Pompei, tutti abbiamo creduto che il peggio era davvero arrivato se un edificio antico di 2000 anni, crollasse su se stesso improvvisamente e che quindi le sorti dell’area archeologica sarebbero cambiate presto perché niente di simile potesse più accadere.
In realtà le cose poi non sono andate così. A quel crollo, che poi si seppe causato dal peso sulla struttura del tetto di cemento post bellico, ne sono seguiti altri, di minore entità, ma sempre crolli.
Si recarono a visitare l’antica città ferita l’allora ministro dei Beni Culturali Bondi, stiamo parlando comunque di pochi mesi fa, e l’attuale ministro Galan, quest’ultimo promettendo addirittura nuovi posti di lavoro per esperti che avrebbero aiutato una delle aree archeologiche più visitate al mondo a risollevarsi nonostante le notizie e le fotografie relative a un inesorabile degrado facessero il giro del mondo.
Oggi la Schola Armaturarum è ancora in attesa di essere ricostruita, anche se le macerie vengono sgombrate dalla strada. Le maestranze promesse per l’intervento di recupero, invece, non sono arrivate.
Peer fortuna sono stati stanziati fondi per il restauro di domus che sono a rischio crollo o che comunque sono da tempo bisognose di interventi. I primi riguarderanno le case:
- del Criptoportico
- dei Casti Amanti
- di Cerere
- di Giulia Felice
- del Fauno
- del Labirinto
- della Venere in Conchiglia
- di Paquio Proculo
oltre alla manutenzione del Vicolo Championnet fino alle Terme del Sarno e della Regio I. Quello che però si augurano gli addetti ai lavori che i fondi non servano a dei restauri che trasformino le case in piccoli show virtuali, come accaduto per la Casa di Giulio Polibio dove i soldi spesi per gli ologrammi e gli effetti sonori furono tanti, mentre poco lontano di lì a poco la Schola Armaturarum sarebbe crollata.
Per quanto riguarda il personale la faccenda è seria. Sembra addirittura che manchino archeologi e sicuramente è una cosa inspiegabile in un luogo come Pompei! Peraltro gli archeologi che ancora oggi lavorano a Pompei hanno maturato decenni di esperienza e potrebbero essere di grande aiuto per formare le nuove leve, magari proprio campane perché conoscono meglio il territorio, trasferendo loro il bagaglio di preziose conoscenze acquisite grazie a un lungo periodo di lavoro comune.
Ma non è neppure questo il punto nodale della questione però. Il vero obiettivo è cercare di salvare Pompei attraverso un pool di esperti che non comprenda solo archeologi ma anche architetti, specialisti delle varie discipline e persino operai specializzati, figure che tanto importanti sono durante uno scavo archeologico.
La Soprintendente Cinquataquattro, che ha ereditato una situazione senz’altro difficile e piena di spine, ha ideato un piano per il rilancio di Pompei che prevede il monitoraggio del sito dal punto di vista idrogeologico, un miglioramento della sezione amministrativa, interventi mirati che riguardino i vari siti della soprintendenza, e qui si parla anche della zona flegrea ad esempio, e infine migliorare l’accoglienza per i visitatori che ogni giorno visitano gli scavi.
Per finire, stando all’ultima notizie che circola in questi giorni, pare che dai finanziamenti stanziati sia stata esclusa l’area archeologica di Stabia con le sue ville che da anni si trovano in una situazione di grande degrado, in particolare Villa San Marco.
Rientrano invece nei fondi interventi a Boscoreale per Villa Regina, per Longola, per le ville di Oplontis e per la Casa del Colonnato Tuscanico di Ercolano.
Autore: Speranza Ambrosio - pubblicato in data 13 giugno 2011 - Email ambrosio@archart.it
