Calabria. Poveri Bronzi di Riace, costretti a giocare a morra


 

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Credevo di aver visto tutto in termini di banalità nel campo della promozione turistica in Italia, ma confesso che il video realizzato dalla Regione Calabria è riuscito a stupirmi, perchè alla banalità dell’idea associa anche formidabili dosi di “provincialismo” e “luoghi comuni”, ma soprattutto mostra una spaventosa carenza di “cultura” sotto tutti i punti di vista. Cosa ne è della grandezza della Magna Grecia? Cosa del passato millenario di questa splendida terra protesa verso il Mediterraneo?

Per chi non lo sapesse, la Regione ha infatti commissionato la realizzazione di uno spot (visibile su YouTube) dove i Bronzi di Riace si animano come dei cartoni 3D e, sfogliando uno schermo touch screen del loro museo, discutono su dove andare in vacanza, per l’appunto in Calabria. La banalità dell’idea e lo svilimento del valore culturale dei due capolavori, trasformati in macchiette da film dei Vanzina, vengono aggravati dall’orrenda intonazione delle loro voci e dal gioco della morra cui ricorrono per decidere la meta turistica.

Un amico, scandalizzato, mi ha detto che questo spot non lo averbbe immaginato neppure la mente “leggera” di Cetto La Qualunque, ma evidentemente ci sono in giro menti più “leggere”.

Continuiamo quindi a farci del male.

Siamo il paese che possiede la fetta più rilevante del patrimonio artistico mondiale e lo fa andare in rovina, lo abbandona, e dove è ancora in piedi non sa sfruttarlo ne valorizzarlo in alcuna maniera; governati da 60 anni da una classe politica che ritiene il patrimonio culturale una palla al piede, che spianerebbe le aree archeologiche per farne centri commerciali e trasformerebbe i musei in centri divertimento. A tutto questo disastro ora sommiamo anche una “boaiata pazzesca”, per dirla con Fantozzi, che ridicolizza due capolavori artistici e la cultura millenaria che portano con essi, e che pretenderebbe di promuovere la meravigliosa e orgogliosa terra di Calabria come in un viaggio a Disneyland. Il dilemma è infatti rilassarsi al mare o in montagna. Tutto qui? La Calabria è solo relax? E il resto? La cultura?

La cosa più tragica di questa vicenda, anche ascoltando una intervista al Governatore della Calabria (presente su youtube http://youtu.be/rfm-3ul4CW0), è che non vi è alcuna consapevolezza di quel che si è fatto. Mi spiego. Sono convinto che la politica calabrese non avesse minimamente desiderio di ridicolizzare i Bronzi e non si sia resa conto di farlo con questo video, ma che fosse anzi convinta di fare una grande operazione di marketing per la promozione del turismo in Calabria. Questo è il punto drammatico: siamo ormai in presenza di una classe politica che “ignora” nel senso che non sa, che ha un orizzonte culturale così ridotto da non vedere la realtà delle proprie azioni. Una generazione di politici convinta che la cultura sia leggere 20 libri l’anno o andare a teatro, promuovere e fare “cose culturali” o magari prendervi parte come ospiti – equazione, inauguro mostre e musei perchè sono un politico colto -. Questa è invece una genia di politici che risulta del tutto priva di consapevolezza culturale e che ci sta portando verso il baratro, precipitandoci in un fosso senza ritorno nel quale l’ignoranza e la banalità sono elevate al ruolo di riferimento universale per una società di “consumatori di prodotti culturali” che si ritengono “uomini di cultura”.

 

Questo articolo ha 7 commenti

  • Serena scrive:

    Io obbiettivamente da calabrese sono d’accordo con la redazione e non ho apprezzato lo spot, perchè nonostante sia vero che l’arte dovrebbe essere più vicina al pubblico, ciò non implica il fatto che si debba sminuire due tra i pochissimi esempi di originali di sculture greche in bronzo del V sec a.C rappresentandoli come due avatar che praticano un gioco che in più è illegale da decenni.Secondo me è poco educitivo e per nulla attinente alla cultura.

  • Dario scrive:

    Temo che si stia facendo un discorso del tipo: “Non guardo i film hollywoodiani perchè non sono storicamente corretti”. Quando voglio studiare un determinato periodo storico prendo un buon manuale e studio, ma quando voglio rilassarmi mi guardo un film, magari facendomi due risate per gli errori storici e le incongruenze. Una cosa è un film un’altra è studiare Storia; in questo caso: una cosa è lo spot un’altra è valorizzare e divulgare. In uno spot di 30 secondi non si può affrontare in maniera scientifica un’opera dell’importanza dei bronzi, la pubblicità, per sua stessa natura, è breve ma allo stesso tempo deve colpire il pubblico, scaturire interesse, non può essere un documentario.

    Anni fa andai in vacanza in Scozia e visitai il monumento di William Wallace, chiesi ai custodi “l’evoluzione” delle visite e mi confermarono quello di cui ero certo, ossia che le visite ebbero un’impennata dopo l’uscita dal film “Braveheart”, che di storico ha ben poco, ma non mi parve che fossero dispiaciuti che il loro eroe nazionale venne “usato” per un film, al contrario erano molto felici per l’aumento dei biglietti venduti. Il grande pubblico ha bisogno di “incentivi”, di stimoli, di personaggi che gli siano familiari e stimolino la loro fantasia e immaginazione e in un certo senso identificarsi con essi.

    Non mi pare che i Bronzi vengano sviliti, non gli fanno fare battute d’osteria, raccontare barzellette o altro; nello spot si fa vedere soltanto che in Calabria, oltre al mare e alla montagna, ci sono bellezze culturali di grandissimo livello di cui i Bronzi sono i massimi rappresentanti. Le statue non si limitino a giocare alla morra, ma mostrano sia l’aspetto naturalistico/paesaggistico che quello culturale. Ma poi diciamolo sinceramente, non mi pare che gli spot degli anni passati siano stati incisivi come questo, penso ad esempio a quello in cui come testimonial c’era Gattuso.

    Se poi vogliamo continuare a disquisire sulla bellezza dei bronzi, sulla perfezione della muscolatura e dei riccioli, sulla padronanza del bronzista della tecnica a cera persa, sugli occhi in avorio e pietre dure e le labbra in rame, continuiamo a farlo, ma saremmo solo in 4 – escludendo il resto del mondo – e secondo una visione dell’Archeologia che mi sa tanto di antiquariato ottocentesco, di ricerca Winckelmaniana del bello, in cui l’arte è su un piedistallo e che solo in pochi riescono ad apprezzare.
    Poi fate voi, ma quando si ripresenterà una drastica diminuzione del flusso turistico al museo – come del resto è accaduto negli anni passati – non iniziate ad accusare la regione per non aver fatto nulla per sponsorizzare le statue e i Beni Culturali. È sempre facile criticare e attaccare, ma fare un bel esame di coscienza ed essere obiettivi è molto più difficile.
    Dobbiamo avvicinarci al grande pubblico e il primo passo va fatto proprio da noi.

  • Redazione scrive:

    Non sono in accordo. Valorizzare e divulgare sono una cosa ben precisa; banalizzare e svilire, altro. Qui si banalizza e si svilisce. La cultura alla portata di tutti non è quella del drive in o di Ciao Darwin. E se tanti capolavori sono sviliti non significa che sia giusto ne che si debba continuare a farlo. Qui il grave sta nel fatto che a svilire i Bronzi è l’istituzione regionale….

  • Dario scrive:

    Maaahh, tutte le polemiche mi sembrano inutili. Ci si lamenta sempre che l’Archeologia è sempre più una scienza per pochi “eletti”, lontana dalle masse – che con la cultura non si mangia (cit.)- e quando si fa uno spot simpatico, ironico, per renderla più vicina alle grandi masse televisive, ci sono queste polemiche.
    Non mi pare che nessuno si lamenti per i gadget che vendono negli store dei musei, dai sottobicchieri alle calamite con immagini di quadri o statue famose; non sono forse più degradanti quelli?
    Usare la Gioconda per metterci sopra la birra o la calamita con il Colosseo per trattenere fogli, non è forse peggio?
    Vogliamo parlare dell’integratore che usa la statua della Libertà nello spot? Non mi pare che allora qualcuno si sia lamentato e credo, purtroppo non me ne vogliate, che la statua della libertà sia molto più conosciuta dei nostri bronzi di Riace.
    Tra l’altro le polemiche vengono solo dall’ambito accademico, ho chiesto volutamente a molte persone – di diverso livello culturale – e a tutte lo spot piace, dal dottore allo studente liceale, quindi non mi pare che abbia fatto cosi male alle statue o che siano state “sminuite”.
    Non ci si può lamentare che i Beni Culturali vengono spesso osteggiati, in alcuni casi visti come un limite anziché una risorsa, e poi criticare uno spot “leggero” che vuole rendere “familiare” (friendly per dirla all’inglese) i Beni Culturali alle masse televisive.
    Dobbiamo ricordarci che solo chi studia archeologia si mette a guardare ogni singolo dettaglio delle statue, magari anche in preda alla sindrome di Stendhal, :-) ma il 98% dei turisti passa davanti ad esse esclamando “Ecco i famosi bronzi” magari facendo 2-3 foto, niente di più. Quindi o si rendono più friendly i Beni Culturali o saranno destinati a cadere nel dimenticatoio, come del resto è già successo alle statue. Mi pare che dopo la loro scoperta c’erano tante aspettative, si disse che avrebbero risollevato il turismo di Reggio Calabria, e la politica del “mettiamole in un museo e non ne parliamo più” non mi pare sia stata cosi fruttuosa.
    Quindi – se non si fosse capito – favorevole allo spot e ad altre iniziative simili. Del resto, come ha detto Crono, è uno spot non un documentario.

  • Crono scrive:

    e poi subito a fare lezioni iniziando a parlare del problema della cultura in italia….ma cosa c’entra…non ditemi che lo spot è sintomo della disastrosa situazione italiana!al contrario sembrerebbe una pubblicità di un paese aperto alle vere innovazioni (anche in campo culturale…e non come l’italia)

  • Crono scrive:

    dai ora si esagera…io non trovo nulla di male nello spot…un pò di ironia ogni tanto..un problema delle categorie in italia (quella degli avvocati come quella degli archeologi etc) è proprio questo secondo me, è solo uno spot simpatico a scopo turistico..non è un documentario, è rivolto a milioni di persone (non archeologi e storici dell’arte), deve attrarre e al tempo stesso mettere in evidenza ciò per cui si attrae, perciò secondo me è uno spot geniale…subito a scandalizzarvi..ma daiiii

  • Stefano Todisco scrive:

    Concordo pienamente…e purtroppo il problema sta nella tiepida considerazione del patrimonio posseduto. In altre nazioni (e non è un caso che siano le più emergenti in termini economici e non solo sociali) la tradizione culturale dei propri padri è tenuta in alta considerazione perchè è il testimone passato dagli avi. Turismo e cultura del territorio non possono essere dissociate: pena la scarsa considerazione e la bassa fruizione, come appunto in alcuni posti d’Italia.

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