Calvi Risorta (Ce). Il degrado della Basilica di San Casto Vecchio


 

Calvi Risorta (Ce). Fatti e misfatti della Basilica di San Casto Vecchio

San Casto venne martirizzato il 1 luglio del 66 dopo Cristo, agli albori del Cristianesimo. La tradizione vuole che fosse un discepolo di San Pietro che nel suo cammino verso Roma lo nominò vescovo della comunità cristiana calena. A Calvi il futuro santo fu sepolto nel 66 dopo Cristo e sopra la sua tomba, nel 307 dopo Cristo, il vescovo Calepodio costruì il primo altare. Nello stesso secolo venne anche eretta la Basilica di San Casto Vecchio della quale oggi rimangono solo i ruderi celati da rovi e spazzatura, affianco al ponte dell’autostrada.

Di qui la sollecitazione inoltrata dall’Archeoclub Caleno a Don Antonio Santillo, parroco della Cattedrale e al vescovo di Teano Calvi affinché si intervenga sulla Basilica di San Casto Vecchio dove si trova la sua sepoltura individuata all’inizio degli anni Ottanta del XX secolo da Jannosky.

Le origini della cattedrale di San Casto Vecchio si fanno tradizionalmente risalire al quarto secolo, periodo in cui è stata costruita su una struttura più antica, quella di una palestra romana. In età tardo-imperiale, il recinto diventò area di sepoltura e verso la fine del quarto secolo nella parte sud-occidentale venne costruita la primitiva basilica di San Casto Vecchio: ad una sola navata, monoabsidata, a croce commessa, in opera listata e opera laterizia. Alla fine dell’ottavo e all’inizio del nono secolo, il santuario, realizzato in solo tufo, venne trasformato in una chiesa a tre navate di diversa grandezza. La chiesa, così trasformata, venne probabilmente distrutta dal saccheggio perpetrato a Calvi, tra l’880 e l’882, dai Saraceni di Attanasio di Napoli. In seguito venne costruita una terza chiesa, anch’essa distrutta.

Dopo l’anno mille venne realizzato il quarto tempio, seguendo parzialmente la linea del precedente. In questa basilica era custodita un’antica sedia vescovile, con l’iscrizione dedicata a San Casto e immagini scolpite, descritta dal Cerbone e diversa da quella oggi visibile nella cattedrale romanica che non presenta iscrizioni né immagini del santo. Nel 1685 la basilica venne dichiarata non più adatta al culto e abbandonata entro il 1722.

Negli anni successivi, i contadini dei campi vicini depredarono il materiale del santuario per rimpiegarlo nella costruzione delle loro masserie. Poi, nella seconda metà del XX secolo, a seguito dei lavori per la realizzazione dell’autostrada del sole, la basilica venne coperta da un grosso ponte. Ora si aspetta il miracolo di San Casto affinché questa preziosa testimonianza della storia del Cristianesimo venga liberata dai rifiuti.

(foto da demetraviva.it)

 

Questo articolo ha un commento

  • giovanna borrelli scrive:

    …promuovi e organizza un campo di lavoro volontario per la pulizia di questi luoghi e si risolvera’ il problema….! ( attivati in questo modo ….dopo aver chiesto ed ottenuto le relative autorizzazioni che ci vogliono.) lancia un appello…..!

    Giovanna Borrelli

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