Dal 22 maggio 2009 fino al 22 novembre, la Rocca malatestiana sita a Montefiore Conca, ospiterà la mostra intitolata I colori di Montefiore, che espone materiali archeologici e ceramiche portati alla luce dai fossi da butto, allo scopo di tratteggiare le linee della vita del castello fra la seconda parte del Trecento e l’ultima del Cinquecento.
L’esposizione, voluta dal Comune del paese di Montefiore Conca, è allestita da Simone Biondi di TECNE S.r.l. e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna, e sovvenzionata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.
Alle ore 17 del 22 maggio, l’inaugurazione dell’evento sarà anticipata dalla presentazione dei restauri che il Laboratorio di Restauro S.r.l. di Ravenna ha effettuato sugli affreschi dell’Oratorio della Beata Vergine risalenti al XV secolo e del libro curato da Cetty Muscolino e da Valter Piazza intitolato La rocca e il sigillo ritrovato. Ultimi restauri e scoperte a Montefiore, nel quale sono presenti numerosi contributi da parte di storici dell’arte, archeologi e restauratori.
Ad ispirare la mostra I colori di Montefiore sono le numerose maioliche antiche portate alla luce grazie agli scavi realizzati nel castello: coppe, bacili e boccali ornati con cartigli e ritratti, motivi simbolici e geometrici, lettere gotiche e festoni e colorati di giallo, blu, ocra, bruno manganese, verde ramina.
La mostra rivela i lavori di scavo eseguiti su vaste aree appartenenti al piano di corte ed espone alcuni dei reperti archeologici scoperti. Grazie a questi scavi è stato possibile identificare impianti più antichi rispetto all’edificazione del castello (costruito fra 1337 e 1347 dai Malatesta) e riportare alla luce il tetto originario della rocca, insieme agli scarichi e ai coppi originali, una fila di fosse da butto realizzate in muratura e una cisterna-pozzo usata per recuperare l’acqua piovana.
La realizzazione delle fosse da butta – l’ultima delle quali fu adoperata sino al Seicento, secolo in cui il castello venne abbandonato, e ancora quasi vuota – testimonia la cura riversata negli aspetti igienici, nonché per quelli funzionali. Queste fosse venivano utilizzate in successione e nel momento in cui una era colma veniva sigillata per mezzo di una lastra, per evitare la fuoriuscita di cattivi odori.
Grazie alla sequenza di strati prodotti dai materiali scaricati nelle fosse è stato possibile ricostruire ben 3 secoli di esistenza della fortilizio e le usanze dei suoi residenti e recuperare numerosissime ceramiche. I reperti così ritrovati permettono di datare con sicurezza le fasi d’utilizzo della fortezza e mostrano le relazioni commerciali ed economiche del tempo.
L’esposizione I colori di Montefiore mostra i primi dodici ritrovamenti restaurati che rappresentano un esempio della produzione di ceramica fra la seconda parte del Trecento e l’inizio del Seicento. Inoltre, alla fine del “cantiere scuola” che partirà il 18 maggio 2009, diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, verranno riportati al loro splendore originario altri quaranta reperti.
Fra i reperti si trovano alcuni pezzi in ceramica smaltata arcaica, risalenti alla seconda metà del Trecento e propri del primo periodo malatestiano, come per esempio due boccali, uno ornato con l’emblema dei Malatesta, l’altra raffigurante un uomo barbuto; oppure lo scudo dotato di bande traversali disposte a scacchiera, attribuito a Galeotto.
A rappresentare il Quattrocento la mostra offre sei pregevoli manufatti. Praticamente, sono testimoniati tutti i periodi attraversati dalla produzione di maiolica. Le relazioni con la famiglia Montefeltro sono dimostrate da un piatto destinato all’esposizione raffigurante l’aquila coronata, emblema del casato; invece, un grosso boccale presenta due mani allacciate seguite dalla scritta “fides”, simbolo dell’amore rinascimentale.
Il Cinquecento è testimoniato da alcune maioliche in graffita rinascimentale e in stile alla porcellana, sino ai più tardivi compendiari di fattura faentina che determinano la data dell’ultimo periodo di utilizzo della Rocca.
I pezzi più numerosi si possono ricondurre a produzioni di fattura romagnola, mentre più rari sono i reperti provenienti dal ferrarese e dalle Marche. Invece, la maggior parte dei vetri sono stati prodotti a Venezia.
Per maggiori informazioni è possibile contattare il Comune di Montefiore Conca al numero 0541 – 98 00 35 o il Castello al numero 0541 – 98 01 79.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 14 maggio 2009 - Email info@archart.it

