
La Madonna del Monte di Marciana è un meraviglioso mix di ambiente, paesaggio, storia, archeologia. Lì, forse meglio e più che in altri luoghi dell’Elba, ci si può calare in una pace di tipo eremitico. Da lì, se ti va, puoi allontanare lo sguardo verso la successione di valli, golfetti e spiagge dove l’opera dell’uomo appare ancora misurata.
Il Santuario, al quale conduce una strada selciata di origine tardorinascimentale, è un assaggio sostanzioso dei millenni di storia che la località racchiude. Ad accogliere il visitatore è un’esedra fatta di conci granitici, il cui spazio è scandito da dodici lesene con capitelli ionici a volute e da tre nicchie che ospitano mascheroni marmorei e bocche per acqua. Nella cavità centrale, sopra il mascherone, è degno di nota un Cristo crocifisso scolpito in bassorilievo su lastra di marmo. Alcune connotazioni stilistiche parrebbero ricondurne la paternità a maestranze centro-meridionali. Di fronte, dentro la chiesa, stanno altri manufatti (un’acquasantiera datata 1609, un altare marmoreo del 1661) riferibili al periodo di maggiore floridezza. Di indubbio rilievo artistico è, sopra l’altare, un affresco dovuto a un pittore manierista della metà circa del XVI secolo.
A un tiro di schioppo c’è un altro ‘santuario’, altrettanto apprezzabile, creato da madre natura. Si tratta del complesso granitico – di assoluto pregio geologico e archeologico – denominato Masso dell’Aquila (circa 630 metri di altitudine s.l.m.). In realtà i massi sono parecchi, intrecciati a sagomare grotte e dolmens, arcuati a configurare ripari sottoroccia, slanciati verso il cielo affinché vento e pioggia possano disegnare incavi e modellare guglie. L’insieme, osservato da lontano, assume l’aspetto di una cattedrale, bizzarra e stupefacente nelle sue forme. D’intorno l’ambiente è incontaminato e il paesaggio circostante e sottostante, da Poggio a Serraventosa, da S. Andrea all’Enfola, è fra i più belli dell’ Arcipelago toscano.

Le grotte, le strutture dolmeniche, i ripari rocciosi nascondono sepolture etrusche di epoca orientalizzante (prima metà del VII secolo a. C.). Alcune di esse, in anni lontani, hanno restituito ceramiche dipinte prodotte a Vulci (kylikes, olpai aryballoi), buccheri (kyatoi, calici, kantharoi), fibule d’argento e di bronzo. Ma più che nei reperti fittili e metallici, i quali peraltro sono di prim’ordine, la valenza della necropoli sta nelle singolari architetture sepolcrali, tipiche dell’Elba. Tombe del genere – coti granitiche a fungo o a becco d’aquila, riadattate e completate dalla mano dell’uomo – esistono solo nel Massiccio del Capanne e sono di straordinaria importanza per gli studi di archeologia funeraria del mondo etrusco.
Inoltre è noto che durante il breve regno elbano di Napoleone Bonaparte (l’imperatore, per inciso, soggiornò alla Madonna del Monte, dove fu raggiunto da Maria Walewska, tra la fine di agosto e gli inizi del settembre 1814) fu costruito sul cocuzzolo del Masso dell’Aquila un basamento in clasti granitici legati con malta, vera e propria postazione di segnalazione ottica, secondo schemi di comunicazione e di difesa del territorio già adottati all’Elba in epoca etrusca e nel basso medioevo.
Ebbene: sulla vetta di questa ‘cattedrale’, di questo eccezionale concentrato di valori ambientali, storici e archeologici, per l’appunto sopra la postazione napoleonica che, di conseguenza, è stata danneggiata e obliterata, si erge un moderno e ‘delizioso’ terrazzo con vista elevato (una ventina di anni fa?) a blocchetti in calcestruzzo, gentilmente intonacati all’esterno con malta cementizia color grigiotopo e dotati all’interno di un estetizzante marrone tendente al fucsia.
E’ vero o non è vero che i beni culturali e paesaggistici sono di tutti? Di conseguenza ognuno deve goderne, nel modo più comodo possibile. Che male c’è nel proiettare l’aspirazione al balconcino di casa, magari osteggiato da vincoli burocratici, realizzandolo sulla guglia più alta della ‘cattedrale’ dell’Aquila per bearsi di scenari da incanto? L’idea è geniale e potrebbe essere replicata con successo, per esempio, sulla sommità della Torre di Pisa o in cima al Colosseo. Ignoro a chi si debba attribuire l’intervento edilizio, ma so per certo che l’autore ha un animo non privo di venature storico-ambientaliste. Per costruire il suo terrazzino sul paradiso, infatti, ha scelto bozze di calcestruzzo fonoisolanti, in modo che non vengano disturbati né il respiro dei castagni secolari né il sonno eterno dei nostri antenati etruschi.
Autore: Michelangelo Zecchini - pubblicato in data 12 aprile 2011 - Email zecchini@archart.it

a portarli fin li…!