Sabato 19 marzo 2011, alle 10.30, presso l’Aula Gnudi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, verrà presentata dal Soprintendente Filippo Maria Gambari e dagli archeologi Luca Mercuri e Maria Grazia Maioli, l’iniziativa “Unità dal volto antico. Le radici archeologiche dell’immagine dell’Italia”, con la quale la Soprintendenza per i Ben Archeologici dell’Emilia Romagna si propone di festeggiare i 150 anni dell’Unità Nazionale e dedicata soprattutto al mondo scolastico ma anche a tutti coloro che vogliono approfondire il rapporto tra storia antica e contemporanea. Collegandosi a www.archeobologna.beniculturali.it si potrà scaricare gratuitamente materiale didattico, oltre a una scelta di immagini e di testi di facile fruibilità.
Il progetto vuole spiegare, anche con simbologie ed esempi di percezione immediata, come l’Unità italiana non sia un’artefatta creazione del Risorgimento ma si basi su modelli culturali che sono andati sedimentandosi nella nostra storia dall’Antichità. Ad esempio, l’uso del nome Italia è testimoniato sin dal settimo secolo avanti Cristo: all’inizio indicava la parte più a sud della Calabria, ma cinquecento anni dopo Polibio identifica le Alpi come le mura d’Italia e considera abitanti italiani tutte quelle popolazioni che abitano a sud di esse. La caduta dell’Impero Romano, benché apra una lunga epoca di frammentazione politica, non riesce a cancellare la concezione, ormai radicata, che il nome Italia indichi l’intera penisola, dal mare alle Alpi, incluse le isole.
Un secondo esempio è fornito dalla raffigurazione femminile dell’Italia che nasce da espressioni dell’arte ellenistica e romana, partendo dal modello della corona a forma di torre che trova conferma nella testa di marmo di Tyche scoperta negli anni Sessanta del XX secolo durante gli scavi a Classe ed oggi esposta dal Museo Nazionale di Ravenna. E vi sono molti altri esempi di modelli antichi rimpiegati dalla fine del XVIII secolo per rappresentare l’Italia nella documentazione ufficiale, su monete, cartoline e medaglie, in quadri, nei più comuni materiali in circolazione dal XIX al XX secolo, fino agli oggetti usati attualmente come i francobolli.
Espulsa dai programmi delle Medie inferiori nel 2005, l’Antichità rientra dalla porta principale per ricordare una continuità spazio-temporale con gran parte della storia moderna e con tutta quella contemporanea. D’altra parte, il processo di costruzione dell’Unità italiana è il risultato di modelli e correnti culturali che talora risalgono all’epoca preromana della nostra penisola, così come l’idea stessa di Italia unita ha radici secolari, malgrado le profonde differenze regionali che la caratterizzano.
Non considerare questi dati, come spesso accade, vuol dire percepire erroneamente l’intero percorso unitario, mentre soltanto attraverso una base culturale condivisa e solida si può fondare qualunque modello, come prova il forte interesse per la storia antica e l’unità culturale italiano di un pioniere come Carlo Cattaneo.
Vista la grande confusione, gli archeologi della Soprintendenza hanno deciso di ribadire i fondamenti, offrendo alle scuole e non solo, un trampolino di lancio per trasmettere nozioni e modelli condivisi ai più giovani e per superare così i condizionamenti ideologici e le lacune interpretative e conoscitive purtroppo molto diffuse.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 14 marzo 2011 - Email info@archart.it
