Parigi. Presentate le indagini su Castrum Novum alla Scuola Normale Superiore


 

Pochi mesi dopo la conclusione dei primi lavori di scavo, svolti dall’equipe italo-francese, sull’area della città romana di Castrum Novum, sono stati presentati i risultati delle ricerche presso il Laboratorio di Archeologia della rinomata Scuola Normale Superiore di Parigi. Sono stati esposti i ritrovamenti effettuati nel corso dell’importante progetto internazionale che ha portato l’indagine archeologica nella città di Santa Marinella, oggi situata dove nacque la colonia romana, deputata nel 264 avanti Cristo al controllo del confine settentrionale del territorio ceretano.

Durante l’incontro sono state illustrate le testimonianze pervenuteci di questo antico centro abitato sorto sulla costa, tra punta di Capo Linaro e il Casale Alibrand. Nel corso del mese di settembre 2010, i ricercatori italo-francesi hanno collaborato per documentare quanto affiorante sulla terraferma e quanto sommerso nel tratto di mare antistante. Il convegno di Parigi è stato aperto da Flavio Enei, direttore del Museo Civico di Santa Marinela, promotore principale del progetto, ed è proseguito, di fronte a un pubblico di attenti specialisti, con gli interventi del professor Grégoire Poccardi, studioso di Archeologia Romana presso l’Università di Lille, delle professoresse Sara Nardi Combescure, studiosa di Archeologia dell’Università di Amiens, e Marie-Laurence Haack, docente di Storia Antica presso l’Università di Limoges, insieme alla dottoressa Flavia Trucco, funzionario della Soprintendenza per l’Etruria Meridionale, al dottor Enrico Iatta e il dottor Edoardo Bruni della Società Poseidon che ha effettuato le prospezioni sottomarine insieme al Centro Studi Marittimi del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite.

Dieci ricercatori francesi, professori e studenti, hanno incominciato a schedare e documentare graficamente e fotograficamente le testimonianze affioranti. Il Centro Studi Marittimi del GATC, diretto dal dottor Stefano Giorgi, ha effettuato le prospezioni marine volte alla comprensione di quanta parte dell’insediamento sia stata sommersa a causa dell’ingressione marina e alla ricostruzione della situazione portuale antica attraverso il monitoraggio del fondale e di diversi relitti che giacciono a varie profondità. Nel tratto di mare di fronte all’antico insediamento sono stati effettuati rilevamenti sonar sistematici che stanno permettendo di costruire una mappa del fondale e delle strutture sommerse più importanti come le grandi peschiere a vasche rettangolari. Inoltre, la prospezione sottomarina ha portato a documentare molti oggetti metallici e ceramici che testimoniano una frequentazione continuativa del porto fra l’età etrusca e quella tardo-romana.

Di grande interesse è stato il ritrovamento sulla spiaggia di resti di strutture relative a un impianto termale realizzato in opera mista, ora parzialmente demolito dal mare e parzialmente seppellito sotto la strada che sovrasta l’arenile. Le indagini hanno confermato la presenza di strati contenenti tracce di frequentazione della zona databili all’età del bronzo e alla prima età del ferro, precedenti alla costruzione dell’insediamento romano. Per adesso mancano informazioni precise relative a una frequentazione etrusca, ma le ricerche sono appena iniziate e sembra possibile una continuità di frequentazione ininterrotta, come nel caso della vicina Pyrgi.

I lavori sulla terraferma sono serviti per riprendere le ricerche nel settore di scavo situato nella zona a giardino pubblico vicina alla via Aurelia dove sono state pulite e studiate le strutture presenti ed è stato posizionato un altro pannello didattico. Alcuni locali riscaldati, una latrina e delle vasche, testimoniano l’esistenza di una struttura termale che si affaccia sull’antica sede stradale.

 

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