
“A Ventimiglia Alta stanno accadendo cose sconcertanti”: con questa affermazione il professor Giuseppe Palmero, direttore del Quaderno annuale di Studi Storici “Intemelion” (www.intemelion.it) e Chercheur Associé presso il Centre d’Études Préhistoire, Antiquité, Moyen Âge, (CNRS – Università de Nice Sophia Antipolis http://www.cepam.cnrs.fr/) esprime il suo sdegno per lo scempio che si sta perpetrando a Ventimiglia Alta, preziosa testimonianza medievale. Questa “profanazione in corso d’opera”, com’è stata definita dallo studioso che dalla primavera del 2009 cerca di portare l’attenzione delle Istituzioni sulla situazione attraverso interventi di denuncia, è maturata nel tempo. Vi sono antichi palazzi duecenteschi ricoperti di intonaco scrostato, sulle cui facciate risaltano i tubi color arancione degli scarichi fognari, vicino ai quali coesistono fili, cavi e tubazioni minori, riferibili ai diversi appartamenti. Edifici sottoposti a vincolo, anche da diversi anni, si trovano in uno stato pessimo, con interventi in muratura effettuati in punti in cui non avrebbero dovuto. Così come portici tamponati, superfetazioni varie e balconi dove prima non esistevano.
Il più eclatante è il caso di Piazza Morosini, una delle più antiche piazze medievali, il cui arco intonacato ha suscitato un vespaio di polemiche riprese puntualmente dal quotidiano “Il Secolo XIX”. Il problema non è l’intonaco, che c’era già, ma come è stato fatto. E’ soprattutto l’attenzione per gli edifici dell’antica piazzetta ad aver fatto insorgere gli abitanti del centro storico. Ma gli orrori non si fermano qui. Ad esempio ci sono facciate ristrutturate solo a metà, perché alcuni cittadini hanno obbedito all’ordinanza, mentre altri si sono opposti all’invito del Comune. E non solo! E’ accaduto anche che i lavori siano stati interrotti perché il Comune, pur avendo permesso l’avvio dei lavori, non sapeva di che colore andasse rifatta la facciata. Costringendo così per oltre sei mesi una quindicina di famiglie a stare con le persiane chiuse, prigioniere dei ponteggi.
A mancare è un progetto globale: ognuno sta procedendo per conto proprio. La riqualificazione dell’importante centro storico di Ventimiglia non può essere affidata al “buon gusto” dei singoli. Nel centro storico ci sono archi intonacati a metà, con colori sgargianti, perché probabilmente i proprietari hanno pensato che dell’altra metà se ne dovessero occupare i loro dirimpettai. Ma spiccano anche il contrasto tra edifici vistosissimi a fianco ad altri, in pietra o di pregio, spesso ridipinti con tinteggiature non idonee. Altri invece intonacati “a cemento” o semplicemente “a calce”, su cui bizzarramente e con gli strumenti più vari sono stati “ritracciati” i filari di pietre. Cercando forse in maniera molto grossolana di dare un’idea di quel che lì dove eserci originariamente? Quasi dappertutto comunque le tinte sembrerebbero essere fuori luogo.
La tutela di questo patrimonio è responsabilità della Soprintendenza ai Beni Architettonici. Per adesso non sono servite né le denunce né gli incontri scientifici e transfrontalieri organizzati dal prof. Philippe Pergola (docente di Archeologia Cristiana presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana a Roma e Directeur de Recherche presso il LAAM de l’Université Aix-en-Provence) e dallo stesso Palmero, con l’intento di sensibilizzare e programmare in modo diverso i recuperi e la valorizzazione. Nell’ottobre 2010 a questo proposito, i sindaci (o loro rappresentanti), di Nizza, Grasse, Frajus e Saint-Raphael, ma anche di Genova, Ventimiglia, Alba e Torino, alternandosi con altrettanti funzionari della Soprintendenza ai beni Archeologici di Liguria e Piemonte o della D.R.A.C. di Provenza, si sono incontrati a Menton per illustrare le problematiche intercorse nei lavori che recentemente hanno interessato quei diversi centri storici o aree particolari. Ha destato un certo scalpore tra i presenti il fatto che il Sindaco di Ventimiglia, a differenza di tutti i relatori intervenuti , sia giunto solo al momento di presentare la sua relazione ed al termine si sia repentinamente allontanato; mentre gli altri hanno invece saputo cogliere quell’opportunità di confronto sulle diverse esperienze maturate in situazioni similari.
Bisogna insomma incominciare a battersi unitamente per salvare il salvabile, nonostante i danni già arrecati e il denaro sprecato per evitare che il nostro passato continui a essere svilito e insultato.







(foto cortesia prof. Giuseppe Palmero, tutte)
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 4 marzo 2011 - Email info@archart.it

per non parlare dei terrazzi sorti sulle mura dalla chiesa di san michele,dal lavatoio..