Nola (Na). I privati salveranno il villaggio preistorico?


 

Sembra che il privato, in Italia, debba essere l’ancora di salvezza per un patrimonio trascurato dallo Stato a causa della cronica mancanza di fondi, quando va bene, totalmente lasciato a sé stesso e dimenticato, quando si tratta di un sito a bassa visibilità. Come Porta Rosa, ad Elea, è infatti inagibile da quattro anni a causa di uno smottamento che ne impedisce la fruizione (1), così il villaggio preistorico rinvenuto a Nola in straordinarie condizioni di conservazione sta lentamente marcendo su sé stesso. È recente la notizia del crollo di una delle pareti dello scavo (2), che ha spostato le tettoie poste a protezione delle capanne ivi rinvenute: ma questo è il naturale effetto di una trascuratezza che dura da anni, tanto da spingere l’associazione culturale di Nola, Meridies, ad invocare l’intervento di imprenditori del rango di Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle (già impegnato a finanziare il restauro del Colosseo) e Gianni Punzo, per tentare il recupero dell’insediamento.

Grande fu la meraviglia quando, nel 2001, durante gli scavi per gettare le fondamenta di un supermercato, si iniziò a rinvenire una serie di suppellettili ottimamente conservate, e quasi ci si commosse quando cominciarono ad affiorare i primi resti di alcune capanne. Si gridò alla “Pompei della preistoria”, poiché, similmente al sito romano secoli dopo, quello che si delineava via via come un vero e proprio insediamento risalente all’Età del Bronzo Antico aveva conosciuto la stessa tragica fine: sigillato per sempre da una colata di fango e da una spessa coltre di cenere. Dunque, tutto preservato in attesa della scoperta: lo scheletro di un cane (e non può non venir in mente un paragone con il famoso calco in gesso di Pompei), resti di capre, addirittura impronte di spighe e di tessuti, di orme umane; e poi un reperto unico, un copricapo fatto interamente di lamine ricavate da zanne di cinghiale, oltre all’incredibile chiarezza con cui, a tremila anni di distanza, si poteva leggere la maniera in cui gli uomini del XIX secolo a.C. costruivano le proprie capanne, la perizia con la quale creavano intercapedini, forse per farvi circolare aria calda e riscaldare le pareti, l’abilità tecnica raggiunta nelle operazioni quotidiane che dovevano fare di quel villaggio una comunità florida. Emblema ne divenne il famoso forno, nel quale si rinvenne una brocchetta integra.


Forno con brocchetta, in corso di scavo

Ma ben presto sorsero i primi guai: nella notte del 13 giugno 2002, alcuni teppisti si introdussero nell’area, per nulla protetta, e distrussero proprio quel forno. Il fatto che non abbiano portato via nulla lasciò presagire che si trattasse di un atto vandalico in senso dimostrativo: lo scavo, infatti, aveva interrotto ovviamente la costruzione del supermercato. Sebbene non vi fossero prove in tal senso, si decise, anche per ferma convinzione dell’archeologo che curava l’indagine esplorativa, Giuseppe Vecchio, di acquisire l’area: occorsero ulteriori, diversi anni, a causa delle difficoltà, da parte della Regione, di stanziare la necessaria somma. I lavori comunque continuarono, a singhiozzo, finché nel 2006 scattò l’emergenza: i fondi erano terminati. “È una impresa troppo onerosa, che ha bisogno del concorso delle istituzioni. Siamo riusciti a tenere alta l’attenzione e i risultati non sono mancati. Oggi però non siamo più nelle condizioni di farlo (3)”, disse l’allora presidente di Meridies, Angelo Amato de Serpis.

E da allora il sito fu lasciato a sé stesso: mancando il denaro, non si potevano più utilizzare le indispensabili idrovore per contrastare il costante afflusso della falda freatica. L’area venne parzialmente allagata dalla risalita di quest’ultima nel 2007, quando un temporaneo flusso di liquidi, questa volta monetari, permise il drenaggio e la riapertura di un sito che, nei precedenti mesi di visita, aveva contato la bellezza di dodicimila presenze. Ritornò per un attimo l’ottimismo, si parlò addirittura di ricostruire una delle capanne, di creare un parco. Poi, l’oblio. L’acqua è velocemente risalita, fino a diventare un profondo stagno; all’inizio di quest’anno, il crollo, avvenuto naturalmente per infiltrazione. I danni, data l’azione erosiva e disgregatrice del flusso idrico, unitamente allo schiacciamento conseguente la frana, sono stati probabilmente devastanti (4) – ancora non si sa con certezza – tanto da far intervenire i Carabinieri: su ordine della Magistratura, hanno sequestrato la zona, al fine di accertare le responsabilità del disastro.


Il villaggio preistorico, oggi (foto tratta dal sito di National Geographic Italia (5))

Arriviamo così all’accorato appello ai privati da parte di Serpis, che più di tutti ha visto prima sorgere, e poi cadere in una lenta agonia il villaggio di Nola. Qui di seguito sono riportati alcuni stralci della lettera aperta che ha scritto (6), molto chiara e diretta:

Preg.mi dott.ri Diego Della Valle, Luca Corsero di Montezemolo e cav. Gianni Punzo,

con grande entusiasmo e gioia ho appreso alcune settimane fa dell’intenzione del dott. Diego Della Valle di voler contribuire a restaurare il grande Anfiteatro Flavio di Roma, più conosciuto col nome di Colosseo. Nello stato disastroso in cui versa il nostro patrimonio archeologico e monumentale che, molto indegnamente, i nostri avi e la storia di questo paese hanno provveduto a far giungere fino a noi, vedere un imprenditore […] venire incontro, da privato, alle difficoltà vergognose dello stato nel salvaguardare un bene inestimabile come il Colosseo, non può non riempire il cuore di gioia e di speranza. […] Chi vi scrive è stato, fino a qualche mese fa, responsabile dell’Associazione Meridies di Nola che, con grande fatica e sforzi sovraumani, senza l’aiuto di nessuno, ha cercato di mantenere in vita e di rendere fruibile il più possibile la cosiddetta “Pompei della Preistoria” […] Oggi questo unicum archeologico, visitato in questi anni da migliaia di persone, ancora per la gran parte da scavare, rischia la distruzione totale a causa di una falda acquifera sottostante che ha allagato l’area e, da più di un anno, ha sommerso le fragili strutture che si sono nel frattempo, sicuramente, già gravemente danneggiate e che rischiano di scomparire del tutto. Pochi giorni fa, a questa già deprecabile situazione, si è aggiunto anche il crollo di una parete dello scavo che ha, probabilmente, distrutto parzialmente una capanna e che ha avuto un triste risalto a livello internazionale e nazionale. Purtroppo, gli appelli lanciati da Meridies e dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei che, nonostante gli sforzi, non ha mai avuto mezzi sufficienti per intervenire in modo idoneo, e dal Comitato per la Salvezza del Villaggio Preistorico di Nola, fino ad oggi sono caduti nel vuoto, sia a livello istituzionale, sia a livello privato. Ho pensato così oggi di scrivere alle SS.VV. per chiedere un vostro aiuto e interessamento in favore del Villaggio Preistorico di Nola, sia perché tutti e tre ben conoscete l’area nolana, visto che vi state investendo tanto con il progetto NTV, sia perché la classe politica e imprenditoriale locale si è mostrata, fino ad oggi, piuttosto sorda ai nostri ripetuti appelli. La perdita delle capanne di Nola non è solo un grave danno archeologico e scientifico, ma è anche e soprattutto una mancanza di rispetto nei confronti delle persone che le hanno costruite, le hanno abitate, le hanno vissute con gioie e dolori e che poi sono morti in quel tragico giorno di circa 4000 anni fa, lasciandoci questa meravigliosa testimonianza che noi stiamo volgarmente cancellando. […]

Angelo Amato de Serpis
(già presidente di Meridies)

Qualsiasi commento risulta superfluo.

Note

  • 1 http://www.archeorivista.it/007425_velia-sa-la-citta-dimenticata/
  • 2 http://www.archeorivista.it/006835_nola-na-crolla-una-parete-dello-scavo-del-villaggio-preistorico/ e, per una nota tristemente folclorica, http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/01/07/news/manifesti_a_lutto_e_funerale_per_il_
  • villaggio_preistorico-10952473/
  • 3 http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=22700
  • 4 http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/01/03/news/nola_frana_il_villaggio_preistorico_la_denuncia_di_meridies-10814535/
  • 5 http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2011/01/14/foto/sott_acqua_la_pompei_della_preistoria-
  • 169197/1/. Per avere un’idea immediata delle condizioni in cui versa l’area archeologica, si consiglia vivamente di vedere il filmato girato per conto del quotidiano Il Fatto Quotidiano: www.youtube.com/watch?v=SIhXiPpC7G8
  • 6 http://www.meridies-nola.org/comunicati/comunicati.htm
 

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