Decreto Milleproroghe: ignorata l’emergenza Pompei


 

È stato approvato al Senato il tanto discusso decreto definito, con icastica terminologia giornalistica, Milleproroghe: Palazzo Madama ne ha approvato il contenuto con 158 sì, 136 no e 4 astenuti, favorevoli Pdl e Lega, contrari Pd, Idv, Udc e Mpa, mentre Fli si è diviso nella scelta.

Tralasciando le polemiche scaturite da moltissimi dei suoi comma – come quello che prevede una “tassa” sui biglietti cinematografici di un euro, oppure il congelamento delle graduatorie provinciali dei precari della scuola fino al 31 agosto 2012, per citarne due esempi (1), neanche tra quelli più eclatanti, come vedremo – e non mettendo in dubbio che in esso siano contenuti anche alcuni provvedimenti indispensabili, il Milleproroghe si presenta come un mega-contenitore nel quale sono confluite diverse delibere ritenute straordinarie, cercando ci accontentare un po’ tutti gli alleati della coalizione di governo, e nel frattempo spalmare quanto più possibile finanziamenti ed eventuali fondi, eliminandone da una parte, e cercando integrazioni da un’altra.

Succede così che, alla presentazione del decreto per l’approvazione alla Camera nel dicembre del 2010, sparisse il cosiddetto pacchetto salva-Pompei, che prevedeva interventi tesi alla protezione e tutela dell’antica città romana – Patrimonio dell’Umanità, nel caso in cui fosse necessario ribadirlo – tra i quali il conferimento di poteri speciali alla Soprintendenza, scorporata da quella di Napoli, la nomina di archeologi, l’investimento di novecentomila euro con la possibilità di sponsorizzazione da parte dei soggetti privati. Lo sdegno mediatico fu vasto, ma, come tutto ciò che è legato al mondo dei cosiddetti mezzi di informazione di massa, effimero.

Il pacchetto è stato poi ripresentato nell’aula del Senato tramite un emendamento del senatore Lucio Malan, nella Commissione Affari Costituzionali, nella seduta dell’11 febbraio 2011, sotto il titolo di “Misure urgenti di potenziamento delle funzioni di tutela nell’area archeologica di Pompei”: respinto. Il Milleproroghe è stato invece approvato, ed attualmente è alla Camera per l’approvazione definitiva: di oggi (2) è la notizia che ha ripreso il suo iter legislativo, dopo le notevoli perplessità espresse dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che “ha richiamato l’attenzione sull’ampiezza e sulla eterogeneità delle modifiche fin qui apportate (3)”, paventando la possibilità di vizi incostituzionali nel decreto. In attesa di ulteriori eventuali modifiche, concentriamoci sulla grande assente: Pompei.

Perché, nella generale frenesia di correre ai ripari dinanzi all’evidenza della nave che imbarcava acqua, durante la quale tutti scaricavano colpe su altri e nessuno faceva un sincero mea culpa, promettendo – spettacolo viste tante, troppe volte, dovremmo stancarcene, ed invece stiamo sempre lì, pronti ad abboccare – provvedimenti immediati, è stato ritirato – e per ben due volte! Errare è umano, ma perseverare…– proprio il pacchetto che avrebbe permesso un primo, sostanziale intervento in un sito in cui l’80% dei beni visibili è a rischio di danni strutturali? Il ministro Bondi, il grande assente della vicenda, fece sapere, in occasione della prima bocciatura, che “in sede di approvazione del Consiglio dei ministri si è ritenuto” che il pacchetto salva-Pompei avesse “contenuti troppo ordinamentali”. I migliori giuristi e specialisti nelle analisi crittografiche comparate stanno ancora adesso cercando di sviscerarne il significato. Altrove (4), ben più concretamente, si afferma che la vera motivazione sarebbe il mancato reperimento dei novecentomila euro promessi nel pacchetto. Novecentomila, rileggete la parola nella mente, assaporatene il suono: novecentomila. In tre anni.

Il Governo italiano non riuscirebbe a trovare novecentomila euro in tre anni. Quanto incassa Pompei ogni anno da visitatori ed attività connesse al sito? 25 milioni di euro. Venticinque milioni, ogni anno. Fanno 75 milioni in tre anni. Lo Stato non può stanziare poco meno di un settantacinquesimo di quanto Pompei da sola faccia incassare. Evidentemente si tratta di patrimonio o di bene culturale solo quando si tratta di riscuotere, e non di investire. È logico, dunque, che gli osservatori internazionali mandati dall’Unesco si chiedano dove siano finiti questi soldi, che sappiamo esser stati pessimamente gestiti da un’amministrazione straordinaria, che di straordinaria aveva solo la capacità di dilapidare preziosissimi fondi (5).

Lungi da questa sede la polemica politica: obiettivo è dimostrare l’ennesimo, scandaloso affronto ad un passato che sempre meno meritiamo. Conti alla mano, anche ammettendo che lo Stato abbia investito l’incasso pompeiano in altre iniziative meritorie, non si capisce davvero come non possa trovarsi meno di un milione di euro, in tre anni, per salvaguardare ciò che, volendo rimanere nell’ambito dell’economia e ragionare con mentalità prettamente utilitaristica, rende 75 volte tanto: basterebbe questo dato da solo per zittire quanti, ricoprendo incarichi istituzionali, affermino che la cultura non paghi i conti. La missione militare in Afghanistan costa all’erario sessantacinque milioni di euro. All’anno? No, al mese. Ed il Milleproroghe prevede lo stanziamento di ben 750 milioni per finanziare le missioni internazionali di pace. Cifre inimmaginabili, ma mancano i novecentomila per Pompei.

Leggere i comma del Milleproroghe getta nello sconforto: si ha l’impressione che si cerchi di far cassa in ogni maniera, tagliando fondi all’editoria – che sfavorisce i piccoli gruppi – destinando briciole ad istituzioni culturali, come gli enti lirici, aumentando il prezzo del biglietto del cinema, facendo pagare il 100% delle tasse arretrate agli Abruzzesi (ricordiamolo, ancora senza casa, ed al contrario dei terremotati in Umbria, nel 1996, ai quali fu permesso di versare il 40% e dopo 12 anni), ignorando Pompei. Ma non ci si dimentica degli allevatori, che avrebbero dovuto iniziare a versare le rate delle multe sulle quote latte – per lo sforamento delle quali lo Stato paga all’Unione Europea consistenti interessi – né si abbandonano quanti, in Campania, hanno costruito le proprie abitazioni abusivamente, e correvano il pericolo di vedersele abbattute; e guai a sollevare la questione “manifesto selvaggio”, simpatica abitudine per la quale i manifesti elettorali vengono affissi anche in luoghi non consentiti: dovrebbero essere pagate ingenti multe, ed invece è prevista una semplice sanzione una tantum di mille. Ultimo, ma non ultimo, “le città sopra il milione di abitanti (Milano e Roma) possono mantenere 60 seggi in consiglio comunale (invece dei 48 previsti dalle nuove norme) e aumentare da 12 a 16 il numero degli assessori (6)”.

Forse ha ragione chi va affermando che in Italia la cultura non è considerata un bene, forse perché siamo troppo assuefatti ad essa: se gli stranieri che vengono nel nostro Paese ce lo invidiano, e rimangono addolorati per le condizioni in cui versa, noi italiani diamo per scontato di essere il Belpaese, culla dei tesori del passato, invidia del mondo, quasi che la riverenza altrui fosse un atto dovuto. Non ci accorgiamo, così, che il tempo passa anche per i monumenti, che senza manutenzione e tutela tutto si sbriciola e si deteriora, che il nostro passato può essere perso.

Pompei, nelle condizioni attuali, come ben sa ogni archeologo, studioso d’antichità e persona di buon senso, è destinata a scomparire. Ma, come ogni cosa in Italia, ci si penserà soltanto quando sarà troppo tardi: l’attività legislativa indugia, mentre il tempo passa.

Le sentite, cari politici, le lancette ticchettare?

Note

  • 1) Per un elenco maggiormente esaustivo, http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-22/labc-milleproroghe-voci-205836.shtml?uuid=AahWNfAD e http://www.repubblica.it/politica/2011/02/16/news/milleproroghe_le_novit-12523791/
  • 2) http://libero-news.it/news/675624/Milleproroghe__Tremonti_da_Napolitano.html
  • 3) http://www.corriere.it/politica/11_febbraio_22/millproroghe-napolinao-scrive-al-governo_5c848500-3ea1-11e0-a025-f4888ad76c86.shtml
  • 4) http://www.fondoambiente.it/Beni-Culturali/milleproroghe-sparito-piano-rilancio-di-pompei.asp
  • 5) http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pompei-crolla-loro-mangiano/2138127?ref=nf//1
  • 6) http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-02-15/milleproroghe-principali-novita-100835.shtml?uuid=Aa9HTR8C&fromSearch#continue
 

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