Il futuro Polo logistico di Passo Corese (Rieti), a pochi chilometri da Roma, minaccia il Parco Archeologico della Sabina e occuperà le colline e i prati con capannoni per la logistica alti oltre quindici metri. A lanciare l’allarme sono state alcune associazioni come Sabina Futura, il WWF Lazio e Legambiente della Bassa Sabina, affermando che la struttura progettata cade proprio al centro del territorio occupato dal Parco Archeologico della Sabina e ricopre circa dodici siti d’interesse archeologico.
Questa zona coincide con l’area del famoso Ratto delle Sabine, vicina al Tevere, di enorme importanza archeologica, come attestano ben cinque testimonianze, con reperti che coprono un periodo compreso tra l’età neolitica e quella romana. Lo stesso Piano territoriale paesaggistico regionale compilato dalla Regione Lazio nel 2007 ribadisce l’importanza storica di questa zona, descrivendola ricca di siti archeologici e destinata a diventare parco culturale e archeologico. Oltre all’insediamento più famoso della Sabina Tiberina a partire almeno dal settimo secolo avanti Cristo, conosciuto come Cures Sabini, l’area è ricca di centri agricoli con fattorie, ville, resti di acquedotti, pozzi e di una dettagliata rete stradale.
Gli oppositori del polo lamentano la mancanza di una Valutazione ambientale strategica, perché il progetto è stato sottoposto soltanto a una Valutazione d’impatto ambientale che presuppone procedure meno rigide. Benché il Consorzio si sia impegnato a svolgere alcune indagini archeologiche con tecniche moderne, questo non è mai avvenuto: la Soprintendenza, che ha il compito di verificare cosa ci sia sottoterra, sta lavorando con l’antico metodo dello scotico, che prevede una ruspa che scavi nel terreno fino a trenta centimetri. Se si trova qualcosa, gli scavi proseguono; altrimenti si passa oltre. Questa tecnica è stata ormai superata da altri metodi. Una delle più famose scuola di archeologia europee, la British School at Rome si era offerta per svolgere i rilevamenti con il più tecnologico e veloce metodo geofisico, chiedendo come compenso per la prestazione circa duecento mila euro. Ma il Consorzio ha preferito continuare con lo scotico che sinora è costato poco più di due milioni di euro.
Benché Andrea Ferroni, presidente del Consorzio degli Industriali di Rieti, abbia invitato chi vuole vederci chiaro a fargli vista presso la sede, dove è possibile visionare qualsiasi atto, il WWF di Roma, ospitato per due giorni di accesso agli atti, ha raccontato che ci sono voluti mesi e ci sono state mille difficoltà. Infatti, alla fine della consultazione il WWF ha richiesto alcuni documenti in copia (verbali, Valutazione di impatto ambientale, parere della Soprintendenza) e il Consorzio gli ha presentato un preventivo di circa 2 mila euro, ovvero 6,50 euro a fotocopia. Un prezzo inaudito che ha portato il WWF a presentare il caso di fronte alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, un organo fondato nel 1990 a Palazzo Chigi con il compito di occuparsi della trasparenza degli atti pubblici. Per favorire la massima trasparenza dell’operazione, il Consorzio ha quindi promesso di pubblicare online gli atti del progetto e sembrerebbe che dopo gli innumerevoli controlli svolti la procedura adottata che ha portato all’autorizzazione prevista dalla legge sia pienamente legittima.
Intanto le ruspe hanno già sorpassato i confini della zona destinata a Parco, in un’area dove le mappe archeologiche della British School at Rome segnano una villa, una dependance e una fattoria. Ma in Sabina s sospetta un’enorme speculazione immobiliare che varrebbe miliardi di euro, che si rivelerebbe una grande pantomima che farebbe affondare il progetto del Polo logistico, incolpando proprio le associazioni che si oppongono, per costruire invece un sobborgo residenziale in grado di accogliere trentacinque mila persone, posto vicino a Roma. Palazzine dall’enorme valore economico invece di capannoni, realizzate in un’area appetibile per i costruttori romani, che vogliono espandersi verso nord.
Questo articolo, firmato da Francesco Oggiano, è uscito recentemente su Affari Italiani.it: ArcheoRivista.it ha voluto riprenderlo per amplificare l’allarme.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 6 dicembre 2010 - Email info@archart.it
