Il mondo del volontariato non resta indifferente di fronte alla perdita della Schola Armaturarum di Pompei e Nunziante De Maio, direttore dei Gruppi Archeologici d’Italia, e Gianfranco Gazzetti, presidente del GAR, la definiscono in una nota come l’ennesima prova dell’imbarazzante agonia del patrimonio culturale italiano, paragonabile ai recenti crolli del Colosseo, della Domus Aurea e delle Mura Aureliane.
Lo sgretolarsi di testimonianze uniche al mondo è un’offesa al costante impegno dei volontari che ogni giorno si dedicano ad attività di manutenzione, recupero e valorizzazione di quei beni che tutti ci invidiano. Alla luce della loro esperienza sul campo propongono un ripensamento generale delle politiche culturali italiane. Da circa cinquant’anni, i volontari recuperano dall’incuria reperti, aree archeologiche e monumenti restituendoli alla fruizione, con il solo aiuto della passione. Se quest’attività è possibile con pochi fondi, allora il disagio del patrimonio culturale italiano non è solamente un problema economico.
La questione è soprattutto culturale: vanno ripensate le politiche di gestione e tutela dei beni culturali, evitando le emergenze con la prevenzione costante, sviluppando una coscienza civica che interessi cittadini ed enti preposti. Tutelare la memoria storica non vuol dire solo conservare il nostro patrimonio, ma è anche un’opportunità per discutere assieme nuovi metodi e nuovi strumenti volti a sviluppare opportunità economiche, lavorative e turistiche.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 27 novembre 2010 - Email info@archart.it
