Gli oggetti sono, soprattutto, vasi realizzati in ceramica oppure terracotte che risalgono a un’epoca compresa tra il settimo e il secondo secolo avanti Cristo e che provengono dalla Daunia, regione che si trova fra la Basilicata e la provincia di Foggia. Quasi tutti i reperti sono parte di corredi funebri depredati da sepolcri e, parzialmente, sono già stati catalogati dal dipartimento bolognese. Gli studenti dell’Università di Bologna si occuperanno di schedarli ulteriormente e di esporli in dieci teche presso il dipartimento di archeologia. L’oggetto più antico della raccolta risulta essere un vaso del settimo secolo a.C. decorato con un motivo a tenda, caratteristico della Daunia.
L’operazione di sequestro venne coordinata dai militari del Nucleo tutela patrimonio dell’Emilia-Romagna ed effettuata presso la dimora di un collezionista privato sospettato di ricettazione. Dopo la confisca, i reperti giacquero per molti anni all’interno dei depositi della Soprintendenza, fino a quando, circa un anno fa, l’autorità giudiziaria ha dato l’ok per la loro utilizzazione. In seguito, il tesoro archeologico è subito diventato oggetto di ben tre tesi di laurea specialistica, l’ultima delle quali è stata discussa appena un mese fa.
Durante il sequestro vennero recuperati altri 250 reperti, risalenti a un periodo che va dal quinto secolo avanti Cristo al quinto secolo dopo Cristo e che verranno esposti in un tempo successivo non in Puglia, ma ancora in Emilia Romagna. Luigi Malnati, portavoce della Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia-Romagna, ha spiegato che poiché i reperti sono mancanti di contesto storico, a causa degli scavi clandestini di cui sono stati vittima, è difficilissimo per gli studiosi reperire dati di scavo importantissimi come l’area dalla quale arrivano e a chi appartennero così, questo tesoro archeologico rimarrà a disposizione degli studenti che si specializzano in archeologia.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 10 aprile 2009 - Email info@archart.it

