Pompei. Crolla l’armeria dei Gladiatori: una vergogna nazionale


 

Pompei. Il crollo della Schola Armaturarum

Alle prime luci dell’alba sono crollati il solaio in calcestruzzo armato che ricopriva la Schola Armaturarum Iuventutis Pompeianae e buona parte delle mura perimetrali. L’edificio, situato in via dell’Abbondanza a Pompei, è da sempre chiuso al pubblico e visibile solo da fuori. I funzionari e gli impiegati della Soprintendenza di Pompei hanno immediatamente transennato l’area e stanno provvedendo a puntellare anche la parte dell’edificio vicino.

La Schola è costituita da un solo ambiente di forma rettangolare di 8 metri per dieci e alto sei. Probabilmente il crollo ha colpito le murature verticali ristrutturate, mentre sembrerebbe essersi conservata la zona più bassa, per un’altezza di 1,50 metri, ovvero la parte che conserva le decorazioni affrescate che si spera di riuscire a recuperare.

La Schola aveva subito un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale e alla fine degli anni Quaranta, era stata ristrutturata con il completamento della parte superiore delle murature e con il rifacimento della copertura.

Allo stato delle verifiche appena svolte, il dissesto che ha causato il crollo sembrerebbe imputabile a uno smottamento causato dal terrapieno sito a ridosso dell’edificio e che per via delle abbondanti piogge degli ultimi giorni era completamente imbevuto d’acqua. Il crollo del tetto ha provocato la parziale distruzione delle murature, dello spigolo e della facciata della domus nell’insula adiacente. La Soprintendenza ha provveduto a chiudere un tratto di Via dell’Abbondanza al pubblico, in corrispondenza del crollo, visto che le macerie ostruiscono la via, e a puntellare le strutture pericolanti.

Quest’ultimo caso di dissesto riattualizza il tema della tutela del patrimonio culturale e conseguentemente della necessità di disporre delle risorse adeguate e di provvedere alla manutenzione ordinaria. La cura di un ‘patrimonio delle dimensioni di quello pompeiano e nazionale non può essere affidata a interventi episodici e clamorosi. La soluzione migliore è la cura quotidiana, come si è incominciato a fare per il sito archeologico centrale di Roma e per la stessa Pompei.

 

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