Il pregiato vino Villa dei Miseri, prodotto dai vigneti del sito archeologico di Pompei verrà sottoposto a una nuova fase di sperimentazione sui molteplici utilizzi delle uve e dei suoi derivati: dai vini medicati ai prodotti cosmetici. I primi erano impiegati come rimedi medicamentosi e si trattava di erbe infuse nel vino: il rosmarino per le coliche o l’assenzio per il mal di testa. Fra i prodotti di bellezza, il famoso agresto derivava dalla spremitura degli acini acerbi dell’uva e costituiva la base dei profumi più pregiati finché non diventò un condimento nella cucina popolare.
Da anni, il Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza conduce il suo lavoro di sperimentazione sui vigneti pompeiani e adesso cercherà di studiare e riprodurre gli usi del vino al di fuori della tavola. Lo ha annunciato la dottoressa Ciarallo, responsabile del Laboratorio, in occasione dell’annuale taglio delle uve per la decima edizione della vendemmia di Pompei.
Numerosi i visitatori incuriositi dall’attività di raccolta dell’uva di Pompei che hanno approfittato di questo percorso alternativo tra i vigneti, inseriti da alcuni mesi nell’itinerario Vinum Nostrum, parallelamente all’esposizione dedicata al vino e alla sua storia visitabile a Palazzo Pitti (Firenze) sino al 15 maggio 2011.
Le favorevoli condizioni climatiche locali hanno favorito un raccolto abbondante e di ottima qualità. L’esperimento, inaugurato nel 1994 in una zona limitata degli scavi, oggi si estende sino a circa due ettari divisi su dieci appezzamenti di varia estensione e produce circa cinquanta quintali per ettaro.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 30 ottobre 2010 - Email info@archart.it
