
Giovedì 14 ottobre 2010, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha aperto il convegno “Scienze Naturali e archeologia. Il paesaggio antico: interazione uomo/ambiente ed eventi catastrofici”, nel corso del quale sono stati presentati i risultati degli studi del Laboratorio di ricerche applicate sulla flora vesuviana. Le giornate di studi è stata organizzata dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei con la collaborazione dell’Università degli Studi del Sannio di Benevento e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal Dipartimento di Studi Geologici e Ambientali, dalla Facoltà di Scienze MM.FF.NN., dall’Università degli Studi Federico II di Napoli, dal Ministero per l’Ambiente, Parco Nazionale Appennino Lucano. L’apertura è stata presieduta da Angelo Guarino, Presidente del Comitato Nazionale Beni Culturali del CNR.
Da oltre 250 anni, gli Scavi di Pompei sono un’area demaniale protetta: infatti, conservano e proteggono specie botaniche oramai estinte anche nel Parco Nazionale de Vesuvio a causa delle trasformazioni ambientali e del modificarsi delle cave in discariche. I dati emersi dalle analisi sulla flora vesuviana condotte dal Laboratorio di Ricerche Applicate della SANP, coordinato da Annamaria Ciarallo, sono stati oggetto del convegno napoletano.
Se gli scavi di Pompei offrono rifugio e protezione a una flora altrove scomparsa è grazie all’accurata gestione del verde che, iniziata con la bonifica delle piante infestanti promossa dal Soprintendente Conticello, è stata portata avanti dal suo successore, Pietro Guzzo. Questa ha consentito non soltanto di recuperare il patrimonio verde di Pompei, ma di salvare anche numerose specie rare o altrove estinte.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 17 ottobre 2010 - Email info@archart.it
