L’intervento riguarda il periodo in cui Ortalli, come funzionario della Soprintendenza Archeologica, ha avuto tra le sue competenze l’area archeologica di Claterna, cui ha riservato una particolare attenzione in considerazione della notevole importanza del sito; contrariamente a quasi tutte le antiche città della regione esso, infatti, era stato abbandonato nella tarda antichità senza che vi fosse una persistenza insediativa fino ai nostri giorni, circostanza che aveva permesso di conservarne nel sottosuolo l’intera fisionomia.
Partendo da questi presupposti, e dalla considerazione che le scoperte effettuate tra la fine dell’Ottocento e il dopoguerra avevano portato in luce importanti testimonianze ma non avevano chiarito l’assetto urbanistico del centro, si è elaborato un articolato programma di ricerca la cui strategia era basata sulla concomitanza di vari interventi, tra di loro integrati, che permettessero finalmente di riconoscere e ricostruire l’originaria “forma urbis”.
Il progetto ha dunque comportato una serie di verifiche bibliografiche e di archivio, che tra l’altro hanno permesso di ritrovare la documentazione grafica originale dei vecchi scavi del Brizio, e soprattutto svariate attività sul campo, tra le quali battute di fotografie aeree, un microrilievo di superficie e il controllo sistematico di tutte le opere infrastrutturali attuate in zona.
L’impegno maggiore è stato comunque riservato a molteplici campagne annuali di ricerche sistematiche di superficie, nelle quali la Soprintendenza è stata efficacemente supportata da gruppi di volontariato locale (Gruppo per la valorizzazione della valle del Sillaro e Gruppo città di Claterna). Tali indagini hanno consentito di rilevare l’esatta estensione della città romana e il tracciato delle principali strade che, assieme al decumano massimo / via Emilia, componevano il sistema viario urbano. Contemporaneamente sono state avviate diverse campagne di scavo (con dieci settori indagati tra il 1987 e il 1990), che hanno confermato e arricchito il quadro ricostruttivo del reticolo stradale e portato in luce numerose strutture abitative. Al termine di tutte queste attività è stato finalmente possibile elaborare una carta archeologica nella quale erano delineate per la prima volta le principali componenti urbanistiche del centro abitato e di parte del suburbio di Claterna, fornendo così una solida base per ogni ulteriore intervento.
Negli stessi anni sono state efficacemente contrastate le numerose attività di ricerca clandestina di cui per decenni la zona aveva sofferto; pure, esercitando in due distinte occasioni il diritto di prelazione su terreni in vendita, si è ottenuta l’acquisizione al demanio dello stato dei due terzi dell’area archeologica, presupposto essenziale per i futuri progetti di valorizzazione del sito.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 15 ottobre 2010 - Email info@archart.it
