Alessandro Mandolesi ci racconta “Sistemi d’insediamento in Etruria centro-meridionale fra il Villanoviano evoluto e l’inizio dell’Orientalizzante”


 

Alessandro Mandolesi parteciperà al Convegno dedicato all’Etruria Rupestre che si svolgerà a Barbarano Romano (Vt) tra l’8 e il 10 ottobre 2010 con “Sistemi d’insediamento in Etruria centro-meridionale fra il Villanoviano evoluto e l’inizio dell’Orientalizzante”. Gli abbiamo chiesto di riassumerci il suo intervento.

Ancora poco indagate risultano le modalità di occupazione del territorio etrusco nel cruciale periodo compreso fra le esperienze finali “villanoviane” e l’inizio dell’epoca storica, contrassegnato, fra gli ultimi decenni dell’VIII a.C. e i primi decenni del secolo successivo, dall’incipiente sfarzosità della cultura di gusto orientale. Le tante incertezze che permangono sul popolamento e sull’organizzazione planimetrica dei singoli centri derivano dalla lacunosità della documentazione archeologica, che solo in pochi casi permette di far luce su quella che possiamo definire come la stabile strutturazione a scopi politici ed economici dei comparti etruschi.

Lo studio esamina il settore territoriale più aperto alle svariate e progredite influenze extra-regionali, perlopiù di ascendenza greco-euboica e vicino-orientale. Con la “colonizzazione” della fase recente del Primo Ferro (databile attorno alla metà dell’VIII sec. a.C.) siamo di fronte alla risolutiva appropriazione di quelli che saranno i vasti e articolati distretti afferenti ai primi agglomerati urbani, peraltro già abbozzati al principio della fase villanoviana.

Veio, Cerveteri, Tarquinia, Vulci e, più a nord, Vetulonia e Populonia, sono al centro di floridi comprensori le cui risorse naturali vengono intensamente sfruttate dai ceti aristocratici che basano la propria ricchezza appunto sulla produzione, sulla lavorazione e sullo smercio internazionale. Il processo di definizione degli ambiti territoriali etruschi, e quindi le conseguenti modalità di occupazione, viene avviato non tanto dalla nascente città, quanto dall’iniziativa privata rappresentata da singole famiglie che già alla fine della prima età del Ferro avevano raggiunto enormi privilegi e riconoscimenti politici all’interno delle comunità etrusche.

L’inizio del periodo orientalizzante, come avviene per le prime battute del villanoviano, è caratterizzato dall’epilogo del processo di coaugulazione degli insediamenti protourbani, segnato ancora da un’organizzazione di aspetto protostorico, con costruzioni realizzate in materiali deperibili e distribuite a grandi quartieri nell’ambito dello spazio insediativo. Gli edifici più importanti, a carattere politico e sacro, sono innalzati con tecniche edilizie più avanzate e sembrerebbero attorniati da capanne allungate dotate di coperture straminee, il cui interno è riprodotto quasi fedelmente in alcune elaborate tombe a camera dei primi del VII secolo a.C.

I distretti territoriali sono presidiati da abitati minori dalla fisionomia ancora non monumentale, ubicati come alla fine dell’età del Bronzo su alture munite, e che solo nel medio Orientalizzante si espandono funzionalmente attorno all’altura principale, identificabile come acropoli e sede della signoria locale.

 

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