È stato presentato il volume “Favella. Un villaggio del Neolitico antico nella Sibaritide”, curato da Vincenzo Tiné. Il testo è stato introdotto dal professor Jean Guilaine del Collège de France durante l’incontro tenutosi venerdì 1 ottobre 2010, alle 15.30, presso la Sala Conferenze del Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, al quale hanno partecipato il curatore e gli autori. Alla presentazione sono intervenuti: M. Cipolloni, M.A. Fugazzola, R. Grifoni, A. Manfredini, F. Martini, M. Pearce, A. Pedrotti, A. Pessina, R. Poggiani, G. Radi, F. Radina, J. Robb, L. Sarti, A. Traverso, S. Tusa, N. Vella.
L’insediamento neolitico di Favella è stato ritrovato nel 1957, scavato per la prima volta negli anni Sessanta e indagato quasi continuativamente tra il 1990 e il 2002. Favella rappresenta il solo sito neolitico conosciuto nella piana di Sibari ed è uno dei pochi indagati sistematicamente per quanto concerne la fase più antica della neolitizzazione del sud-est: quella che si contraddistingue, all’inizio del sesto millennio avanti Cristo, dalle Ceramiche Impresse Arcaiche.
Sfortunatamente, l’alterazione del paesaggio della Sibaritide, provocato dall’introduzione dell’agricoltura meccanizzata, ha fortemente danneggiato la conservazione del record archeologico originale – già compromesso dall’impatto agrario di epoca classica ed ellenistica – e profondamente intaccato le possibilità di interpretazione e lettura. In ogni caso, l’importanza di Favella per la prima storia del territorio Sibari risulta seconda rispetto alla possibilità offerta dal sito di studiare la fase iniziale di neolitizzazione in un ambito sostanzialmente monofase. Infatti, la rioccupazione dell’insediamento nelle fasi più avanzate del Neolitico è separata dalla prima di circa 1500 anni, caratterizzandosi in modo del tutto diverso per ciò che concerne l’intero spettro ergologico: dalle testimonianze strutturali alla cultura materiale.
La migliore garanzia di un’analisi specifica, epurata dai possibili inquinamenti e dalle commistioni con reperti di fasi successive è data proprio dal breve arco di vita della prima fase di occupazione neolitica del sito, datato dalla presenza di ceramiche impresse di tipo arcaico e dalle datazioni radiometriche all’inizio del sesto millennio avanti Cristo. Questa caratteristica era stata già intuita da Santo Tiné con le campagne di scavo degli anni Sessanta e ha incoraggiato la ripresa degli scavi a Favella nel 1990 e la macchinosa fase gestionale dei dati emersi dalle ricerche.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 2 ottobre 2010 - Email info@archart.it
