Intervista a Maria Cristina Guidotti


 

Maria Cristina Guidotti è archeologo direttore presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e in quanto tale dirige il Museo Egizio di Firenze. L’abbiamo intervistata per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Laurea con lode in egittologia presso l’Università di Pisa nel 1976, specializzazione con lode in archeologia classica presso l’Università di Pisa nel 1982.

D. E il suo percorso professionale?
R. Concorso nazionale espletato nel 1978, entrata in servizio presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana nel marzo 1980.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Della Direzione del Museo Egizio di Firenze, oltre all’organizzazione di eventi di vario tipo, pubblicazione libri e articoli, partecipazione a convegni e missioni di scavo, conferenze.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Vedi sopra.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Forse si tratta di alcune mostre.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Inaugurazione di una mostra egizia presso il Museo Archeologico di Arezzo il 25 settembre.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Un progetto con il Portogallo sui sarcofagi provenienti dalla cachette di Deir el Bahri.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Fare una mostra sulla ceramica egizia, di cui sono l’unica esperta in Italia.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Si fa tanto con poche risorse.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Essendo egittologa non ritengo di essere in grado di dare un parere.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. Vedi sopra.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Vedi sopra.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Sicuramente come si fa a fare tanto senza finanziamenti.

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Lo Stato.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Probabilmente sì.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Sarà ripetitivo, ma con più finanziamenti e più personale a disposizione si farebbe di più.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Creando eventi: è provato che funziona.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. A pagamento.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Si è utile; le scenografie e ricostruzioni attirano sempre.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Importante.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Penso di sì, ma non tutti riescono a staccarsi da una eccessiva scientificità nei confronti di un pubblico generico.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. In genere sono affidabili dal punto di vista scientifico, almeno quelle che conosco.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Bisogna vedere cosa si intende per affidamento. Secondo me la gestione deve rimanere pubblica, con una collaborazione con i privati.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Sì.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. No.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Spesso lo scavo in Italia è necessario per la tutela dei siti. Ovviamente come egittologa io devo studiare e valorizzare quel che è nei magazzini.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. .

 

Questo articolo ha un commento

  • Nizzoli Elio scrive:

    Complimenti, spero che i sogni nel cassetto si avverano.
    Tanti Auguri per l’inaugurazione di Arezzo.
    Con cordialità
    Elio Nizzoli

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