Sta per prendere le mosse un nuovo importante progetto che vede il Museo Civico di Santa Marinella portare la ricerca archeologica nel cuore della città rivierasca “Perla del Tirreno”, nell’area dove sorse la colonia romana di Castrum Novum, dedotta nel 264 a.C. a controllo del confine nord dell’antico territorio ceretano.
Grazie ad un lungo lavoro di documentazione e di contatti internazionali promossi dallo scrivente, dal prossimo mese di settembre sarà avviata la nuova indagine scientifica che poterà una nutrita equipe composta da archeologi, geologi, restauratori, paleobotanici e tecnici subacquei, alla ricognizione sistematica del sito, sia a terra che in mare. Del gruppo di lavoro, quasi tutto italo-francese, fanno parte la Prof.ssa Sara Nardi dell’Università di Amiens (Picardia), la Prof.ssa Marie Laurence Haack del Laboratorio di Archeologia della Scuola Normale Superiore di Parigi e il Prof. Gregoire Poccardi dell’Università di Lille che opereranno in stretto contatto con la Dott.ssa Flavia Trucco della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, ispettrice competente per territorio e gli archeologi del Museo Civico. Dieci ricercatori francesi, studenti e professori, saranno a Santa Marinella durante le prime tre settimane di settembre per la schedatura e la documentazione grafica e fotografica dei resti affioranti nella vasta zona di Capolinaro, tra Torre Chiaruccia e Casale Alibrandi. Il Centro Studi Marittimi del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, facente capo al Museo Civico si occuperà delle prospezioni in mare destinate a comprendere quanto insediamento sia stato sommerso in seguito all’ingressione marina ed a ricostruire la situazione portuale antica monitorando il fondale e i numerosi relitti presenti a varie profondità. A questa fase della ricerca parteciperà anche l’Associazione Poseidon con i suoi sofisticati sistemi tecnologici d’indagine sottomarina. L’importante progetto, quasi interamente finanziato dalle università francesi, ancora una volta colloca la città del Sindaco Roberto Bacheca, primo entusiasta patrocinatore, al centro della ricerca archeologica internazionale, un’iniziativa di alto livello scientifico seguita con attenzione e cura dal vicesindaco Eugenio Fratturato che, insieme al Dott. Enei, ha curato l’organizzazione tecnico-logistica del gruppo.
Il sito della colonia maritima civium romanorum di Castrum Novum, è stato identificato con sicurezza in località « Torre Chiaruccia », a partire del secolo XVIII, nel corso delle campagne di scavo effettuate dalla Reverenda Camera Apostolica, sotto il pontificato di papa Pio VI. La sua fondazione risale agli anni della prima guerra punica, quando Roma, dopo l’annessione della città etrusca di Cerveteri, comincia a rinforzare il proprio controllo sulle coste del Lazio settentrionale, tradizionalmente legate ai Cartaginesi da rapporti amichevoli e commerciali. La colonia romana, sorta ex novo, con il suo porto si estendeva originariamente dalla zona della « Bufolareccia » a quella del « Casale Alibrandi » e parte delle sue rovine sono attualmente sotto il mare. I ritrovamenti effettuati dal secolo XVIII, hanno portato ad ipotizzare la presenza di un impianto urbano di tipo regolare secondo un modello già applicato nelle colonie marittime di Cosa, Pyrgi, Ostia e Minturno. Gli oggetti portati alla luce in quegli anni sono numerosi e sono attualmente conservati in parte nei Musei Vaticani di Roma ed in parte nel Museo Archeologico di Civitavecchia. Le problematiche connesse al sito di Castrum Novum non sono comunque ancora esaurite, soprattutto se si tiene conto dei risultati degli studi più recenti avviati in questa regione .
Restano ancora molto incerte la topografia della città e del suo porto, le cronologie relative alla sua fondazione e il contesto storico al quale attribuire il suo abbandono. Dal toponimo Castrum Novum si è supposto per anni l’esistenza di un centro chiamato convenzionalmente Castrum Vetus, che si tende ormai ad identificare con il pagus etrusco della « Castellina del Marangone », situato a circa tre chilometri di distanza dalla colonia romana e scavato recentemente da un’équipe franco-tedesca .
Non è comunque da escludere che la colonia romana sia stata costruita su un sito più antico di epoca etrusca, in quanto gli scavi del secolo XVIII, non interessarono le stratigrafie più antiche.
Per quello che riguarda l’abbandono del centro, da un testo di Plinio il Giovane che descrive la costruzione del vicino porto di Centumcellae (l’attuale Civitavecchia), sembrerebbe che almeno agli inizi del II secolo d.C., il porto della colonia non fosse più in uso . Ma le ricerche archeologiche condotte da P. A. Gianfrotta agli inizi degli anni Settanta del Novecento hanno dimostrato che se l’abitato si era ridotto rispetto alla propria superficie originaria, le iscrizioni recuperate a « Torre Chiaruccia » ne attesterebbero una continuità di vita pubblica almeno fino al V secolo d.C. . Un quadro quindi meno catastrofico, rispetto alla descrizione di Rutilio Namaziano che definisce il centro come semidistrutto e suggellato da una porta vetusta o dalle teorie proposte da Mario Torelli, che vede la distruzione di Castrum Novum, avvenuta in concomitanza con il sacco d’Alarico su Roma. A questo vanno aggiunte una serie d’informazioni legate direttamente alla cristianizzazione di questo territorio, reperibili nel Martirologio Gerominiano e in una Passio datata dal V al VII secolo d.C. . A Castrum Novum è difatti situato il martirio dei santi Secondiano, Marcellino e Veriano e la loro sepoltura, visto che le salme sarebbero state poi trasportate nel 648 dal luogo dell’originario martirio alla chiesa di San Pietro a Tuscania. Se l’esistenza di una chiesa dedicata ai tre martiri non è stata ancora provata archeologicamente, è comunque interessante notare che l’associazione del martirio alla colonia romana, lascerebbe presupporre una certa continuità di vita almeno alla metà del VII secolo d.C.
L’abbandono di Castrum Novum, potrebbe quindi essere avvenuto poco più tardi, in un’epoca in cui l’intero territorio viene riorganizzato in frontiera per la difesa del Ducato di Roma dai Longobardi, installati a Tuscania.
I problemi qui sollevati, hanno come principale origine l’assenza di un’indagine stratigrafica, condotta con criteri scientifici, su di un centro che costituisce uno dei principali siti archeologici del territorio romano e che è l’oggetto della nostra iniziativa di ricerca.
La ricerca verrà condotta in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, il Museo del Mare e della Navigazione Antica e il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, che forniranno un supporto logistico molto importante nel corso delle operazioni sul campo. L’indagine sarà aperta a studenti italiani e agli studenti di archeologia delle Università di Amiens, Lille III e Limoges, nell’ambito dei tirocini, proposti dalle Università. Durante tutta la durata del progetto sono previste delle azioni di divulgazione scientifica, sotto forme differenti come : conferenze al Museo del Mare e della Navigazione Antica e nella biblioteca di Santa Marinella, interventi nelle scuole di Santa Marinella, pagine d’informazione sul net, organizzazione di visite guidate e dossiers su riviste di divulgazione scientifica francesi e italiane. In accordo con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale potranno essere previste forme di restauro, valorizzazione e musealizzazione all’aperto dei siti recuperati.
Il prossimo 4 settembre 2010 l’intero progetto sarà presentato alla cittadinanza nell’ambito della prestigiosa rassegna d’incontri culturali santamarinellesi “Cose, uomini e paesaggi del mondo antico”, giunta alla sua decima edizione nella spettacolare cornice del Castello di Santa Severa, a cura del Museo Civico (www.museosantasevera.org – www.gatc.it).
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 9 settembre 2010 - Email info@archart.it
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