Marina Rubinich (Università degli Studi di Udine) ha partecipato al convegno “Suggestioni Archeologiche”, tenutosi il 6 agosto 2010 al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia con l’intervento “Vivere Aquileia: le Terme”. Le abbiamo chiesto di raccontarcelo con un riassunto.
La cura del corpo attraverso l’idroterapia ebbe particolare successo presso i Romani, che, soprattutto in età imperiale, costruirono vasti e lussuosi complessi termali sia a Roma che nel resto dell’Impero. L’articolazione degli ambienti permetteva ai frequentatori delle thermae di dedicarsi all’attività atletica (al gioco della palla, ma anche a sport più impegnativi, come il pugilato e la lotta), di sottoporsi a massaggi con olî profumati, saune e caldi bagni disintossicanti e fredde immersioni tonificanti, secondo le prescrizioni dei più famosi medici dell’epoca. Giardini, fontane e collezioni di statue, sale e teatri per audizioni musicali e recite di poesie favorivano la ricreazione dello spirito anche dei clienti meno sportivi. Botteghe e rivendite di cibo e di vino permettevano di trascorrere piacevolmente un’intera giornata alle terme, aperte dalle ore 10 al tramonto.
La costruzione di un grande edificio termale pubblico qualificava come importante la città che lo ospitava, offrendo a tutti i cittadini, uomini e donne, la possibilità di godere di un benessere considerato fra i massimi piaceri della vita; era quindi un segno della benevolenza dell’imperatore che ne promuoveva l’edificazione.
Così nel IV sec. d.C., quando Aquileia era ritenuta la quarta città più importante d’Italia (dopo Roma, Milano e Capua), Costantino decise di dotarla di un grande complesso termale (2,5 ettari di superficie), più o meno coevo alla Basilica Episcopale (ben nota per i raffinati pavimenti delle Aule Teodoriane) e costruito ex-novo nel settore sud-occidentale della città, vicino all’Anfiteatro: le Thermae Felices Constantinianae, come recita un’epigrafe rinvenuta negli anni Ottanta da Paola Lopreato.
Proprio in questa zona, dal 2002 e ricollegandosi agli scavi condotti fra il 1922 e il 1987 dalla locale Soprintendenza, gli archeologi dell’Università di Udine stanno ricostruendo la storia di uno dei più vasti edifici pubblici dell’Aquileia tardoantica. Gli scavi, frutto di un progetto scientifico congiunto pluriennale fra l’Ateneo friulano (direttore scientico: prof. Frederick Mario Fales; field director: dott.ssa Marina Rubinich) e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, si svolgono in estate, per due mesi all’anno, e sono concepiti come un grande campo-scuola, in cui gli studenti di Archeologia dell’Ateneo friulano (circa 40 all’anno) svolgono le loro attività di tirocinio sul campo e in laboratorio.
Le nuove indagini stratigrafiche e la rilettura degli scavi precedenti hanno dimostrato che il complesso termale comprendeva vasche per i bagni caldi e freddi, un’ampia piscina lastricata (Natatio) e grandi ambienti con raffinati pavimenti musivi policromi anche figurati e in tarsie marmoree. I frammenti di decorazioni architettoniche, colonne, intarsi parietali in pietre pregiate, mosaici in vetro anche con foglia d’oro, intonaci dipinti e statue, rinvenuti nei riempimenti successivi allo spoglio dell’impianto, sono oggi gli unici testimoni del lusso originario. Fra VI e VII sec. d.C. i ruderi dell’edificio furono riutilizzati come abitazioni con sepolcreto annesso; dopo i primi crolli e dopo un lungo periodo di abbandono, a partire forse dal XIII-XIV secolo, il complesso fu completamente spogliato delle strutture murarie e l’area fu destinata a scopi agricoli e all’edificazione, con materiale di reimpiego, di strutture rurali. Le ‘Grandi Terme’ sono una sintesi efficace della storia di tutta Aquileia, l’importante capitale della Venetia et Histria con un porto fluviale dove approdavano uomini, merci e materie prime da tutto il Mediterraneo, che ha continuato a vivere per secoli e secoli in un certo senso ‘consumando’ se stessa e trasformandosi nella cittadina attuale, ornata di giardini ricchi di memorie antiche e di una serena quotidianità scandita dalle campane della Basilica patriarcale.
Delle ‘Grandi Terme’ non si conserva quasi nessun tratto dei muri e dei porticati, ma dai riempimenti delle vasche del Frigidarium e da quelli della Natatio provengono numerosi frammenti di pregevoli sculture, che probabilmente decoravano in origine le sale del complesso termale e che si sono salvate dalla cottura e dalla trasformazione in calce per nuove costruzioni di età tardomedievale. Tra i frammenti rinvenuti spiccano una gamba di statua loricata e un torso marmoreo di una statua in nudità eroica; si tratta della copia, eseguita nel II sec. d.C., di un originale del V sec. a.C. (il Diomede dello scultore greco Kresilas), a cui un importante e per ora misterioso personaggio aquileiese fece applicare una testa-ritratto, che resta ancora da scoprire.
Dal 2006, l’Università di Udine sta proseguendo, in parallelo alle indagini archeologiche, un progetto di ricostruzione virtuale delle Grandi Terme di Aquileia, per farne rivivere il fasto originario, oggi completamente perduto. Dagli ortofotopiani dei mosaici, esattamente georeferenziati, si ricostruiscono fotorealisticamente i pavimenti e si modellano proposte in 3D per l’elevato, che verranno rivestite con i frammenti architettonici e di decorazioni parietali e scultoree ritrovati durante gli scavi.
Nei mesi di giugno e luglio 2010 la missione archeologica udinese si è dedicata, con un gruppo di studenti tirocinanti, allo studio e alla catalogazione dei numerosi reperti rinvenuti nel corso delle precedenti campagne di scavo, in vista di una pubblicazione integrale di quanto finora acquisito e di una mostra dedicata alle ‘Grandi Terme’. Le attività scientifico-didattiche sono state possibili grazie all’esistenza, in Aquileia stessa, del Laboratorio di Ricerca e di Didattica Archeologica, un locale acquistato dall’Università di Udine nel 2008 per contenere e studiare i reperti degli scavi 2002-2009, senza occupare i già sovraffollati magazzini del locale Museo ma senza allontanare da Aquileia i ritrovamenti che le appartengono. Nell’autunno 2010 si prevede l’avvio di una serie di interventi conservativi in situ dei raffinati e delicati pavimenti e delle strutture riscoperti, così da mantenerli intatti per la futura musealizzazione; nuove campagne di scavo saranno intraprese quando congrui finanziamenti permetteranno indagini in estensione volte alla conoscenza di tutto l’edificio e accompagnate da ulteriori interventi conservativi, indispensabili per la valorizzazione di un complesso tanto grandioso quanto consunto dalla sua stessa storia.
Per saperne di più:
M. Rubinich, Le ‘Grandi Terme’ di località Braida Murada, in Moenibus et portu celeberrima. Storia di una città, a cura di F. Ghedini, M. Bueno, M. Novello, Roma 2009, pp. 108-110.
Autore: Martina Calogero
