Gli interessanti risultati dello scavo della necropoli enotria di Guardia Perticara hanno rivelato l’evoluta civiltà di questa zona dell’Enotria antica fra l’ottavo e quinto secolo avanti Cristo, inserita in un’ampia rete di circuiti estesi dall’Europa continentale al mondo egeo-balcanico. Per promuovere e far conoscere questo importante patrimonio riscoperto, giovedì 5 agosto è stata inaugurata presso Palazzo Montano, a Guardia Perticara una mostra dedicata agli eredi dell’Enotria di un tempo.
Secondo Antioco, Dionigi di Alicarnasso e Strabone, l’Enotria si estendeva dalla Calabria sino alla linea Metaponto-Posidonia, e confinava a nord-est con le popolazioni apule dei Peuceti e a nord-ovest con gli Ausoni. L’importante popolo italico degli Enotri si formò attraverso un lungo processo, incominciato fra l’età del Bronzo e quella del Ferro, di influenze e apporti dall’area tirrenica ed egea, e di movimenti di popoli, particolarmente dall’area balcanica.
Le zone della costa e quelle interne dell’Enotria si distinguono per alcuni elementi del rituale funerario. Le prime, rappresentate dai siti di Santa Maria d’Anglona ed Incoronata, San Teodoro di Metaponto e dagli abitanti di Ferrandina, Pisticci e Craco, usavano il rito funerario dell’inumazione rannicchiata dei morti, come ritorno simbolico al grembo della Madre Terra; le zone interne, ravvisabili nei poli di Latronico, Chiaromonte, Roccanova, Aliano, Guardia Perticara, Alianello e Garaguso si contraddistinguono per il rito dell’inumazione supina di origine tirrenica.
Attorno al settimo secolo avanti Cristo sulla costa del Mar Ionio vengono fondate le colonie greche di Sibari, Siris e Metaponto, mentre in area campana si sviluppano insediamenti etruschi come Pontecagnano e Capua. Queste importanti realtà culturali entrano in contatto con gli Enotri, modificandone l’assetto socioeconomico e portando all’affermazione di un ristretto ceto aristocratico al vertice della comunità. Poi, il popolo enotrio verrà influenzato positivamente dall’egemonia di Sibari, di cui adotterà i modelli culturali e religiosi. Alla fine del sesto secolo avanti Cristo, a causa della distruzione di Sibari e della fine del suo forte sistema economico, la civiltà enotria entra progressivamente in crisi, mentre attorno alla metà del quinto secolo avanti Cristo entrano sulla scena politica popolazioni di stirpe sannitica, da cui in breve tempo emergeranno i Lucani.
Nel corso degli scavi, la necropoli di Guardia Perticara, situata sulle pendici di contrada San Vito, ha restituito importanti testimonianze della civiltà e della vita degli Enotri tra l’ottavo e il quinto secolo avanti Cristo. In un primo tempo, il corredo funerario tradizionale è composto da un grande contenitore accompagnato da un vasetto per attingere, decorato con semplici motivi geometrici. A questo periodo rislgono anche i ricchi ornamenti bronzei femminili come i copricapo-diadema di fattura balcanica. Durante il settimo secolo, il corredo funerario accoglie vasi grecizzanti, che diventano sempre più numerosi nel secolo successivo, quando i ceramisti di Guardia Perticara producono ceramiche con forme vascolari, decorate in maniera originale. Fra il settimo e il sesto secolo avanti Cristo, si assiste alla diffusione degli ornamenti femminili in ambra, bronzo e pasta vitrea.
Fra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo, i corredi funerari risentono fortemente dell’influenza delle cerimonie greche del simposio e del banchetto e si connotano per la presenza di vasi per mangiare o contenere le carni e gli strumenti impiegati per la loro cottura come pinze, alari e spiedi; ma anche vasi per bere e miscelare il vino, come coppe, oinochoai e crateri, e utensili per preparare e miscelare come mestolo, colino e grattugia. Queste cerimonie da una parte sono segno di prestigio sociale, mentre dall’altra sono testimonianza dell’adesione alla religiosità greca e al culto di Dioniso da parte delle aristocrazie indigene. Infatti, Dioniso è la divinità che ha donato all’umanità l’arte della coltivazione della vite e il vino e la presenza nei corredi funebri degli utensili necessari per svolgere il simposio rappresenta la partecipazione dell’anima del morto al simposio eterno davanti al Dio e il raggiungimento della salvezza per mezzo dello stato di ebbrezza prodotto dal vino.
Autore: Martina Calogero
