Forlì. Appuntamento con l’Egitto


 

Dal 2006 il Complesso di San Domenico a Forlì propone ogni anno un grande evento culturale, confermandosi uno dei più importanti centri espositivi italiani e coinvolgendo un larghissimo pubblico nazionale e internazionale. Cinque esposizioni dedicate ad altrettanti momenti della storia dell’arte, partendo sempre da un elemento rilevante del patrimonio culturale e artistico forlivese: da Marco Palmezzano a Silvestro Lega, da Guido Cagnacci a Canova, fino all’esposizione dedicata ai Fiori recentemente conclusasi. La prossima stagione autunnale, grazie all’iniziativa della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con Civita Servizi e Comune di Forlì, i Musei San Domenico inaugureranno un nuovo programma espositivo, aperto alle più diverse espressioni della cultura artistica, con una grande esposizione sulla civiltà egizia.

La mostra “Egitto mai visto” esporrà quattrocento testimonianze archeologiche, datate attorno al 2000 avanti Cristo e trovate nelle necropoli di Gebelein e di Assiut dal famoso egittologo Ernesto Schiaparelli e custodite premurosamente per circa un secolo nei magazzini del Museo Egizio di Torino, allestite nelle sale a piano terra del Complesso di San Domenico, grazie al permesso della Soprintendenza Archeologica del Piemonte e delle Antichità Egizie e all’aiuto della società Start.

All’inizio del XX secolo, Ernesto Schiaparelli dirigeva il Museo Egizio di Torino e la Missione Archeologica Italiana, dedicata agli scavi nella valle del Nilo. La ricerca scientifica era già subentrata a quella dei collezionisti e stava restituendo nuovi contesti da indagare, come quelli delle società neolitiche che avevano preceduto l’epoca delle piramidi. Benché le maggiori potenze europee e gli Stati Uniti fossero impegnati in Egitto, la Missione Italiana diede uno straordinario apporto alle nuove scoperte scientifiche, malgrado la scarsezza di mezzi a disposizione nel contesto sociale e politico postunitario.

Nelle necropoli di Gebelein e di Assiut, la Missione aveva scoperto meravigliose sepolture, che conservavano ricche testimonianze del contesto culturale e della vita sociale di una provincia del Medio Egitto tra il 2100 e il 1900 avanti Cristo. Oggi, dopo un meticoloso lavoro di studio e di restauro, si possono finalmente rivivere l’esperienza e le emozioni delle affascinanti scoperte effettuate dalla Missione Italiana tra il 1908 e il 1920. La mostra espone al pubblico quelle testimonianze archeologiche rimaste per anni nei magazzini del Museo Egizio. Anche con l’aiuto di fotografie originali, i visitatori possono tornare virtualmente nei due capoluoghi di provincia dell’Antico Egitto dove il deserto ha protetto per oltre quattromila anni i segreti della vita quotidiana e di quella nell’aldilà.

La mostra ruota attorno a un nucleo di dodici sarcofagi a cassa di legno stuccato e decorato con iscrizioni che tramandano riti funerari magico-religiosi e formule d’offerta. In diversi casi, grazie alla lettura dei geroglifici vengono svelati i nomi di questi uomini e di queste donne appartenuti alla classe media, piccoli proprietari terrieri e amministratori, che vissero nel Medio Egitto attorno al 2000 avanti Cristo. I sarcofagi sono impreziositi dagli elementi che appartenevano al corredo funerario del defunto, grazie ai quali oggi siamo riusciti a ricostruire le loro vicende e quelle delle loro famiglie: poggiatesta, vasi, modelli di attività artigianali e agricole, barche con equipaggi. Guardando questi oggetti, si resta sorpresi dall’abilità degli artigiani egiziani nella lavorazione del legno, che fece di Assiut uno dei centri dove venne raggiunto un altissimo livello di espressione artistica alla fine del Primo Periodo Intermedio. La mostra espone quaranta pareti sarcofago con geroglifici dipinti e incisi e dieci stele restaurate recentemente, che svelano i misteri della scrittura geroglifica e tramandano le credenze funerarie e le più importanti divinità egiziane.

 

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