Mariavittoria Antico Gallina (Università Cattolica del S. Cuore Milano) ha partecipato al convegno “I riti del costruire nelle acque violate”, tenutosi dal 12 al 14 giugno 2008 a Roma, con un intervento dedicato a “Sistemi ad anfore per la bonifica dei terreni di fondazione: una sacralità disattesa?”. Le abbiamo chiesto di raccontarci questo suo lavoro con un riassunto.
Fra le infrastrutture realizzate dai Romani, quelle più attestate e singolari sono le strutture ad anfore, un sistema di miglioramento dei suoli interessati da interventi costruttivi. Tecnica ereditata, ma reiterata ovunque, tanto da essere erroneamente imputata alla romanità, risponde a due caratteristiche essenziali: l’essere costituita da anfore collocate capovolte nel sottosuolo; l’essere il sottosuolo sempre connotato da acque ipogeiche. Il sistema ad anfore è infatti una struttura di bonifica geotecnica ante litteram, adottata cioè quando l’atto costruttivo si “scontrava” con terreni saturi (risorgenza della falda): la loro scarsa capacità di portanza era risolta con opere migliorative delle qualità fisico-meccaniche. Tale sistema vide un picco di applicazione fra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., in relazione a pavimenti di abitazioni, horrea, a muri, cortili, strade: opera fondazionale, tale da svolgere, contestualmente, funzioni diverse (aerazione, isolamento termico, ecc.).
Il contributo ha carattere “interlocutorio”, mirando a ricercare risposte e confronti in merito alla verificata assoluta mancanza di elementi che riconducano ad una ritualità “agita” nel momento della costruzione. Come interpretare questo dato apparentemente in negativo? Secondo quale logica dobbiamo leggere un eventuale processo di laicizzazione, tale da far accantonare una sacralità che sappiamo perdurare in altri ambiti? Se, al contrario, dobbiamo recepire che la relazione ritualità/atto costruttivo fu rispettata per “ogni” tipologia di opera, anche infrastrutturale, devono allora raffinarsi le modalità di scavo degli accumuli (ricerca di elementi organici; analisi paleobotaniche) e dilatarsi l’orizzonte di studio.
Autore: Martina Calogero
