A proposito di Pistoletto nel parco archeologico di Scolacium


 

 Riceviamo e pubblichiamo la lettera di questo nostro lettore che ci scrive in relazione all’esposizione di Michelangelo Pistoletto dal titolo “Il DNA del Terzo Paradiso”, allestita nel parco archeologico di Scolacium. 

“Salve sono Gianni Gallello, scrivo questa lettera alla redazione per denunciare e mostrare il mio disappunto per esposizioni del tipo di Michelangelo Pistoletto “Il DNA del Terzo Paradiso” nel parco archeologico di Scolacium. Questa è l’ email senza risposta che ho inviato al direttore per i Beni Culturali della Calabria.

Illustrissimo Direttore Arch. Francesco Prosperetti.

Sono il Dott. Gianni Gallello, Dottore in Conservazione dei Beni Culturali, attualmente Dottore di Ricerca in Scienze Archeologiche, nell’ Universidad di Valencia (Spagna), uno dei tanti cervelli in fuga dall’ Italia, di origini Calabrese. Sarò breve nel mio scritto.

Mi permetta di farle una critica, in base al diritto di “autorità accademica”. Manifesto tutto il mio disappunto nel permettere che esposizioni, del tipo di Michelangelo Pistoletto “Il DNA del Terzo Paradiso”, possano mettersi in scena in un parco archeologico come nel caso di Scolacium. La valorizzazione di un’area archeologica si deve sviluppare in base a delle regole di armonizzazione e messa in risalto dei vestigi e del loro significato. La “CONTAMINAZIONE” stona, declassa, disarmonizza e mette in secondo piano lo scavo con le sue qualità storico-culturali.

La “CONTAMINAZIONE” diventa contaminazione nel vero senso della parola, le nuove metodologie di scavo contemplano, oggigiorno, anche analisi archeometriche, e la presenza di materiali metallici a contatto con le rovine mette a rischio l’oggettività dei risultati di future applicazioni scientifiche di questo tipo nell’area archeologica.

Con l’augurio che si tengano seriamente in conto questi concetti.

Distinti saluti,

Dott. Gianni Gallello

 

 

 

 

Questo articolo ha un commento

  • francesco laratta scrive:

    ho avuto solo oggi di leggere il commento inviato dal dott. Gallello inerente la manifestazione tenutasi a Roccelletta di Borgia e avente per tema le oramai ripetute “intersezioni culturali” che ogi anno si svolgono nell’ambito dell’area archeologica di Scolacium.
    Fermo restando che personalmente non condivido il concetto di valorizzazione di un’area o di un’artista, tanto più contemporaneo, tramite simili manifestazioni, trovo strano che molti studiosi nonchè appassionati si “preoccupano” solo negli ultimi anni della salvaguardia archeologica dell’area in oggetto. Quando questa era praticamente in stato d’abbandono, con recinzioni fatiscenti, cassette di materiale di scavo degli anni 60 non lavate e catalogate, materiali marmorei letteralmente gettati in magazzini, comprese alcune delle statute, e via dicendo così non vi erano tutte queste levate di scudi.E’ vero che una simile esposizione non ritengo serva a valorizzare l’area in questione, ma è solo un’idea personale, resta comunque il fatto che nel corso dell’estate, in parallelo all’organizzazione dell’esposizione del Pistoletto, cominciavano e andavano avanti le indagini stratigrafiche sull’area dell’anfiteatro, ferme da anni e solo recente sbloccate.
    Ed infine, non sarebbe forse il caso di puntare di più il dito contro i mezzi pesanti che ogni anno agevolano la raccolta delle olive nell’ambito dell’area archeologica stessa, anzichè criticare tanto per criticare una manifestazione culturale, seppur discutibile?
    dott. Francesco Laratta

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