Autore: Martina Calogero

Elisabetta Gnignera si occupa di ricerche storiche nel settore della moda e “I soperchi ornamenti”, volume recentemente pubblicato da Edizioni Protagon, è il suo primo libro. La abbiamo intervistata per voi.

D. Qual è stato il suo percorso formativo?
R. Dopo la Maturità linguistica mi sono diplomata presso l’Accademia Internazionale d’Alta Moda e d’Arte del Costume Koefia di Roma iscrivendomi successivamente all’ Università della Tuscia presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Indirizzo Lettere Moderne- Editoria e Stampa.

D. E quello professionale?
R. Dopo il Diploma alla Accademia Koefia ho intrapreso la professione di Product Manager nel settore Moda.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Di ricerche storiche nel costume e consulenze di Personal Style a privati.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Al momento lavoro come libera professionista sia per quanto riguarda le ricerche di costume, sia per quanto riguarda le consulenze stile.

D. Il progetto più importante che l’ha vista coinvolta?
R. Sicuramente il Volume “ I soperchi Ornamenti. Copricapi e acconciature femminili nell’Italia del Quattrocento “ appena pubblicato e dall’imminente distribuzione editoriale su scala nazionale.

D. Vuole parlarci del metodo personale elaborato grazie all’esperienza acquisita come Senior product manager applicato alle ricerche storiche?
R. Relativamente al mio percorso professionale come Product Manager, ritengo di aver appreso la capacità di filtrare e accogliere, ottimizzandole e senza preconcetti accademici, quelle informazioni / istanze che possano rivelarsi utili a chiarire e circoscrivere un determinato fenomeno storico. In parole semplici l’allenamento professionale a dover individuare con il minimo margine di errore possibile, quelli che saranno o sarebbero stati i trends di stagione nella moda, mi ha sicuramente regalato un approccio molto pragmatico e mirato circa il metodo con il quale raccogliere le informazioni in base a criteri comparativi come succede nella mia professione dove per arrivare ad individuare un trend certo, si comparano più settori della società e più trends filtrandoli e analizzandoli alla luce di varie suggestioni per arrivare ad una sorta di obiettività, se così si può dire.

D. Vuole illustrarci il suo approccio innovativo e moderno circa le implicazioni sociali connesse ai fenomeni di costume, maturato dalla sua esperienza nel settore moda?
R. In base a quanto esposto sopra, nell’ambito della ricerca storica, l’innovazione metodologica è scaturita dal fatto di lasciare interagire e mettere in relazione tra loro sia fonti iconografiche che fonti documentarie ( leggi suntuarie,corredi dotali etc) e letterarie, le quali ruotino intorno ad una determinato fenomeno storico e/o di costume . Seguendo questo approccio, ho potuto circoscrivere sempre più strettamente e chiarire via via, il singolo fenomeno senza seguire teorie preconcette ma lasciando che le implicazioni -spesso inedite- naturalmente emerse dalle comparazioni instaurate, tracciassero esse stesse delle vie interpretative aperte ma non per questo meno “scientifiche” ( perché comprovate dalle fonti citate) circa gli argomenti indagati.

D. In merito alla prossima uscita del suo libro “Soperchi…”: qual è la tematica che ha approfondito di più nel corso delle ricerche preparatorie?
R. Possiamo dire che in realtà, attraverso gli argomenti esposti, ovvero passando dalle singole acconciature sino alla trattazione delle principali categorie sociali di appartenenza ( vergini, spose, vedove, prostitute etc., ), la tematica che funge da filo conduttore è l’intento ( spesso arduo) di delineare nella maniera più completa e obiettiva possibile, la figura della donna vista peró attraverso fonti e testimonianze prettamente maschili.

D. Cosa sono i “soperchi ornamenti” e come si affermano?
R. “ I soperchi ornamenti” si prestano in realtà a varie interpretazioni : anche se l’espressione sta incontrando sempre di più il favore della stampa per designare ipso facto le acconciature in genere, a ben guardare, la mia scelta è caduta su questa espressione perché veicola più di un significato.
Letteralmente “ I soperchi ornamenti” indicano tutti quegli ornamenti giudicati eccessivamente costosi ovvero “soperchi” appunto, dai contemporanei; in questa accezione l’espressione trova asilo tra l’altro, tra le pagine del cronista Giovanni Villani il quale così si esprime : “ Nel detto anno [1330] in calende d’aprile essendo le donne di Firenze molto trascorse in soperchi ornamenti di corone e di ghirlande d’oro e d’argento e di perle e di altri divisati ornamenti di testa e di grande costo[…]”.
Esiste poi un “soperchio ” di ordine etico, per così dire, che riguarda e connota la vera e propria bizzarrìa degli ornamenti femminili a causa della quale la donna si rende colpevole agli occhi dei predicatori di mettersi in competizione con Dio creatore, di sostituirsi a Dio creatore.
Infine approdiamo al significato – molto caro alla stampa – di ornamento superiore, posto sopra / sul capo con riferimento a quella gerarchia delle parti del corpo secondo la quale il capo era la parte più nobile dell’uomo perché più vicino a Dio. In tale accezione, l’espressione connota di fatto tutti quegli abbellimenti, vuoi acconciature vuoi copricapi veri e propri, i quali nel Quattrocento divengono sempre più preponderanti.

D. Quale significato assumono nella società quattrocentesca italiana?
R. “ I Soperchi ornamenti” vengono utilizzati nel Quattrocento sia per ostentare prestigio e potere come nel caso di Beatrice d’Este la quale incaricata nientemeno che dal consorte Ludovico di una delicata missione diplomatica nel maggio del 1493 muove da Ferrara a Venezia con in testa una «scuffia de perle grossissime» meravigliando tutti col suo sfarzoso abbigliamento, sia per significare infamia come nel caso delle prostitute alle quali venne in alcuni casi imposto un cappuccio in testa con un sonaglio affinché la conoscenza di quelle sventurate «entrasse per l’udire e per lo viso».
In generale però si può affermare che nel Quattrocento le acconciature rivelano molto meglio di altri complementi del costume, l’appartenenza sociale di chi le indossa, vuoi per i colori («crocei coloris» ovvero il colore del croco/zafferano spesso riservato ad ebree e prostitute…), vuoi per i materiali impiegati, come ci ricorda il Beato Giovanni Dominici : «Non appetisce contadina corona di perla, ben la vegga in testa alla contessa: e nel suo grado le pare di essere ornata con un frenello d’occhio di pesce o osso d’ostrica che si chiama madreperla, come la gentil donna delle perle e dei balasci fini».

D. Il suo prossimo impegno lavorativo?
R. Conto di approfondire attraverso saggi ed eventualmente in un prossimo volume, tematiche legate al costume femminile e alla figura della donna tra Medioevo e prima Età moderna.

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