Santa Marinella (Lazio). Archeologia subacquea con il progetto Castrum Novum


 

Sono recentemente incominciate le indagini sul sito dell’antico insediamento romano di Castrum Novum posto al sessantacinquesimo chilometro della Via Aurelia, nel comune di Santa Marinella, vicino a Capo Linaro, grazie alla collaborazione degli studiosi del Centro Studi Marittimi GATC e degli archeologi del Museo del Mare e della Navigazione, diretti da Flavio Enei, direttore del Museo, e da Marco Fatucci, Stefano Giorgi, Mauro Giorgi e Fabio Papi del C.S.M. Le immersioni preliminari si propongono di studiare le numerose testimonianze archeologiche subacquee e di definire i livelli marini succedutisi nel corso del tempo. Il progetto rientra nel più vasto piano di ricerca sull’innalzamento del livello marino nella costa settentrionale di Roma, da tempo portato avanti dal Museo in sinergia con l’Università di Genova e l’ENEA.

Le indagini su Castrum Novum si concluderanno nel mese di settembre 2010 con l’organizzazione di una vera e propria campagna di studi sul campo, supervisionata da Flavia Trucco, funzionario della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale in collaborazione con tre importanti università francesi: l’Universitè de Lille III, l’Ecole Normale Sùperieurs de Paris e l’Université de Picardie de Amiens. Gli obiettivi dell’operazione che avrà come protagonisti archeologi italiani e francesi, impegnati sulla terraferma e in mare, sono tre: individuare le evidenze archeologiche della zona marina di fronte alla colonia, considerando la continua evoluzione del fondale marino provocata dallo spostamento e dalla ricollocazione di cumuli di matta formati da sabbia, alghe e inerti vari; ricostruire la linea di costa in epoca etrusca e romana per individuare il porto della colonia; comprendere la funzione, la natura e la cronologia delle opere esistenti a partire dal litorale.

Queste ricerche si propongono anche di svelare la teoria secondo la quale il toponimo Lunare (Linaro) sia collegato alla presenza di una baia a forma di luna vicino all’insediamento collocabile davanti alla foce del Fosso delle Guardiole, dove potrebbe collocarsi un porto sicuro, in grado di ospitare in epoca romana un buon numero di navi. La presenza dell’antico approdo è suggerita anche dall’esistenza nel presunto bacino di accumuli di materiale ceramico in stato frammentario che aiuterà gli archeologi a definire precisamente l’arco cronologico di frequentazione del porto.

 

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