Gerusalemme. L’INFN conferma il luogo di produzione dei rotoli di Qumran


 

rotoli di Qumran

Mezzo secolo fa vennero scoperti nelle undici grotte di Qumran i famosi Rotoli del Mar Morto, riempiendo i dipartimenti di archeologia di quesiti. Dove sono stati scritti? Dove sono state lavorate le pergamene? Alla seconda domanda ha fornito una risposta un’indagine italiana, frutto del lavoro dei Laboratori Nazionali del Sud di Catania afferenti all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che ha sfruttato un acceleratore di particelle. La pergamena in pelle di cammello sulla quale vennero prodotti i 900 documenti sarebbe stata realizzata proprio nel luogo dove sono stati trovati, nei pressi delle rovine dell’antico villaggio di Khirbet Qumran, sulla sponda nord-occidentale del Mar Morto.

Lo studio, condotto dal fisico Giuseppe Pappalardo, ha evidenziato che i resti di bromo trovati nei campioni analizzati sono compatibili con la composizione dell’acqua di quell’area, che contiene una quantità di bromo tre volte superiore a quella degli altri mari. La ricerca è ancora all’inizio, ma è molto probabile che l’origine sia quella. I documenti sono stati fatti risalire a un periodo compreso tra il 200 avanti Cristo e il 60-70 dopo Cristo, ma non è detto che siano stati scritti nello stesso luogo nel quale sono state create le pergamene. L’analisi degli inchiostri sarà effettuata dalla stessa equipe che ha svolto lo studio, ed è probabile che gli studiosi italiani possano, tra qualche anno, dare delle risposte a questo rompicapo dell’archeologia.

L’equipe è riuscita nella scoperta incrociando un innovativo sistema di analisi, detto XPIXE, con l’acceleratore di particelle in uso negli stessi laboratori. Le pergamene analizzate rappresentano anche i testi biblici più antichi di cui abbiamo notizia, ma ad essere stata esaminata è stata soltanto una porzione della documentazione: il Rotolo del Tempio, che descrive la costruzione e la vita di un luogo sacro, illustrando come trasmettere la legge al popolo.

L’indagine degli esperti dell’INFN è stata effettuata in collaborazione con gli studiosi del Bundesanstalt fiir Materialforschung di Berlino che hanno contattato l’Istituto italiano perché erano a conoscenza del fatto che fossero gli unici a disporre di tutta la strumentazione necessaria. Infatti, lo screening dei campioni è stato effettuato grazie a un’apparecchiatura portatile che ha permesso l’analisi di tutti i loro elementi chimici, quelli leggeri e quelli pesanti.

La ricerca è stata effettuata su sette frammenti (circa un centimetro quadrato) e i reperti provenivano dalla collezione Ronald Reed ospitata dalla John Rylands University Library e dal Shrine of the Book of the Israel Museum. La strumentazione del laboratorio LANDIS ha permesso di effettuare i test senza danneggiare i frammenti e di ottenere immediatamente risultati interessanti.

Queste pergamene richiedevano per la loro preparazione un’ingente quantità d’acqua. Lo studio delle concentrazioni di bromo e cromo nelle acque del Mar Morto è risultato compatibile con la percentuale delle stesse sostanze contenuta nei campioni. Il confronto è stato effettuato usando fasci di protoni da 1.3 MeV, prodotti dall’acceleratore di particelle Tandem dei Laboratori.

Gli esiti di queste indagini preliminari sono stati presentati dal professor Pappalardo in Gran Bretagna, alla PIXE 2010 Conference di Surrey. Adesso non resta che attendere la seconda parte della ricerca, quella che studierà la composizione degli inchiostri, per scoprire dove i testi furono scritti e, magari, anche da chi.

 

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