Autore: Romano Maria Levante

Il nostro “venerdì di archeorivista” prosegue l’immersione nella complessità dell’archeologia romana, alla quale è stato dedicato il Rapporto del commissario Roberto Cecchi di cui abbiamo dato conto nello scorso “venerdì”. La parola ad Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore Beni culturali, e ai soprintendenti di Roma ai Beni culturali Umberto Broccoli e archeologici Angelo Bottini; con le conclusioni del sottosegretario Francesco Maria Giro.

nella foto di apertura: Al centro il sottosegretario Giro, alla sua destra Carandini e Broccoli, alla sua sinistra Cecchi e Bottini (ph. Romano Maria Levante)

Al termine dell’ampio Rapporto del commissario all’area archeologica romana Roberto Cecchi, di cui abbiamo dato conto, era molto atteso, per il prestigio e per la posizione di presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici, l’intervento di Andrea Carandini, anche per la ben nota franchezza che non vela i problemi e le critiche con le arti della diplomazia; tali sono stati anche i suoi interventi in occasione del crollo della volta traianea alla Domus Aurea.

I riconoscimenti di Andrea Carandini

Questa sincerità dà al suo riconoscimento il valore di esame superato, tanto più che si possono vedere risultati positivi anche dopo soli otto mesi, sottolinea, mentre un anno è la dimensione minima per raccogliere i primi frutti. Si è trattato di “una svolta nella mentalità e nei metodi di lavoro”, nelle sinergie e nei risultati.

Dalla situazione critica di partenza siamo in piena rinascita, dall’impiego di strumenti inadeguati alla mobilitazione dei mezzi più moderni, dagli allarmi improvvisi a un progetto di manutenzione programmata che si unisce a settantuno interventi di manutenzione straordinaria”. Si è fatta squadra tra centro e periferia, c’è stata una contaminazione tra archeologi e studiosi di antichità classiche e di altre discipline che non hanno le competenze degli archeologi ma sono portatori di culture risolutive di problemi soprattutto se lavorano a contatto con gli operatori della soprintendenza che hanno la memoria storica dei luoghi e delle situazioni. Per questo “il ruolo delle soprintendenze è centrale se si aprono all’innovazione. Nessun ispettore centrale potrà mai svolgere il ruolo delle soprintendenze, sarebbe come se il Ministero della pubblica istruzione si sostituisse alle scuole”.

Con questa piena adesione al programma e al metodo seguito sottolinea l’importanza dell’annuncio che si sta studiando il collegamento e la ricomposizione dell’area tra il Palatino e il Colosseo “in unità con l’Appia” con particolare riguardo alla pedonalizzazione di Via de’ Cerchi: “C’è la speranza di trasformare il Circo Massimo dalla sorta di marrana com’è diventato al maggiore monumento antico di Roma che era ai suoi tempi, non ci sarà un’adeguata sistemazione dei Fori senza l’eliminazione della Via Alessandrina per portare a termine l’opera incompiuta dei Fori Imperiali; che vede importanti risultati con la riapertura della Vigna Barberini e del Complesso Severiano, del Tempio di Venere e Roma e dei preannunciati due piani superiori del Colosseo.

Sempre per la fruizione di quest’area cruciale si sofferma sull’importanza di suddividere Fori e Palatino in “dodici sezioni che rendono il patrimonio raggiungibile, sono dodici capitoli di un racconto espresso nelle didascalie e nella segnaletica, altrimenti sarebbe incomprensibile ai più. Sono importanti i siti informatici di qualità nelle aree più rilevanti. E’ ammirevole ciò che si è fatto per il Colosseo, dopo una storia tormentata di terremoti e restauri, e lo è il proposito di spostare i servizi nel terrapieno prospiciente e allontanare il traffico; se si svolge a pochi metri lo fa tremare”.


Il Tempio di Venere e Roma

Rispondendo a Fabio Isman dirà che “nella cultura dell’intervento nulla è stabile come non lo è nel mondo produttivo, perché l’impresa sopravviva deve innovare, non va sottovalutato il problema economico però bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare con le risorse esistenti”. E per esemplificare che “a volte bastano pochi uomini con idee valide e metodo appropriato”, ha citato la Carta archeologica di Roma predisposta da Roberto Marciano a fine ‘800. Ha poi prefigurato un grande Museo romano, immaginando nuclei informativi e comunicativi in cui si possa conoscere l’archeologia anche con installazioni del tipo di quella dei sotterranei di Palazzo Valentini realizzata dalla Provincia di Roma; e ha lamentato che il progetto del Museo romano non va avanti.

Dal particolare torna al generale con l’adesione “al piano di diagnosi del rischio e di azioni che richiedono assiduità e organizzazioni provviste di un archivio informatico”, rispetto alle azioni singole slegate nel tempo per inseguire le emergenze. I metodi più avanzati sperimentati sulle costruzioni moderne vanno applicati nel campo dell’archeologia ai più delicati monumenti antichi.

E termina citando l’affermazione che il segretario generale dell’Onu Kofi Annan fece nel 1999 riportata nell’Introduzione del rapporto Cecchi: “Mentre i costi della prevenzione debbono essere pagati nel presente, i suoi benefici risiedono in un lontano futuro. Inoltre, i benefici non sono visibili, essi sono i disastri che NON sono avvenuti”.

Non è facile superare questa cultura, anzi incultura, dato che la comunicazione va a caccia del sensazionale, “ci si butta sul disastro anche se piccolo, si amplificano gli incidenti secondari”, e il pensiero va alla recente insignificante caduta di calcinacci al Colosseo. Per questo “quando cesserà il commissariamento la nuova impostazione dovrà essere stata introiettata dalla Soprintendenza, non si dovrà tornare alla situazione precedente”.

La “Mozione su area archeologica centrale di Roma” votata all’unanimità il 15 febbraio dal Consiglio superiore da lui presieduto era già eloquente, ma è stato altrettanto significativo sentire i riconoscimenti motivati dalla viva voce e dalla verve di Andrea Carandini che danno corpo e anima al freddo linguaggio istituzionale: “Il Consiglio prende atto con viva soddisfazione del positivo lavoro svolto al fine di definire un quadro di interventi prioritari sulla base di un’attenta analisi della situazione del patrimonio archeologico di Roma e soprattutto dei suoi punti critici. Invita il Commissario a proseguire nella definizione e realizzazione del piano di interventi, con un parallelo piano economico della spesa”.

Si riferisce ai tre capitoli del piano complessivo: il progetto generale di tutela, le opere di manutenzione straordinaria e di consolidamento, il progetto di fruizione. Ad essi sono dedicate le quattrocento pagine del Rapporto Cecchi, sulle quali torneremo prossimamente anche per dare conto del tono e contenuto degli interventi di approfondimento svolti nella sessione pomeridiana.

tempio di romolo
Il Tempio di Romolo

La voce dei Soprintendenti romani, ai Beni archeologici e ai Beni culturali: Bottini e Broccoli

Al quadro delineato manca la voce della Soprintendenza, l’istituzione maggiormente coinvolta e in qualche modo “colpita” dal commissariamento che ne ha preso gran parte dei poteri decisionali.

Comincia il Soprintendente ai Beni archeologici uscente, Angelo Bottini, che definisce positivo “lo sforzo di definire un progetto generale per sostituire al comportamento tradizionale un modello diverso che qualifica l’intervento commissariale e svuota ogni polemica su questi interventi”. La “maggiore attenzione agli acquedotti” è un aspetto qualificante, e anche le risorse disponibili sono significative nei limiti delle possibilità di spesa. Si dichiara “contro il sensazionalismo che amplifica piccoli fatti di un patrimonio archeologico che non ha e non può avere piena stabilità, per cui vanno accettati”.

Uno sguardo al futuro che è un pieno riconoscimento: “La sfida reale al termine della gestione commissariale sarà di avere un ufficio in grado di assumerne i comportamenti, altrimenti si rischia di tornare allo stop and go tra grandi interventi come quelli per il Giubileo e lunghe pause di silenzio e di inazione”. Non va mai dimenticato, così conclude, che “le risorse generate dal flusso turistico sono insufficienti alla gestione dell’area complessiva, per cui due punti critici per il futuro sono il modello organizzativo cessata la fase commissariale, e le risorse aggiuntive.”

Umberto Broccoli, il soprintendente ai Beni culturali del Comune, che interviene anche a nome del sindaco Alemanno, non ci gira intorno, accenna alle polemiche e ai problemi del passato.

Si dichiara del tutto d’accordo con Carandini: “Il Commissario ha svolto un’importante opera di snellimento della burocrazia e di semplificazione delle competenze, sono caduti anche i muri tra Fori imperiali e Foro romano”, affidati alle diverse competenze statali e comunali, “si lavora insieme, anche materialmente. La modesta caduta di intonaco al Colosseo ci ha trovato preparati, il commissariamento ha fatto si che si sappia sempre di che si parla e con chi si parla”.

Il superamento della Via Alessandrina è stimolante e si cercherà di realizzarlo, come si dovrà “superare il degrado intervenendo con rapidità e professionalità”. Sul personale ha detto che “c’è bisogno di comunicatori dei beni culturali, che conoscano la materia e sappiano divulgarla”. E sul ricorso ai privati che “il denaro ‘non olet’, il partenariato è positivo, fatte salve le necessarie salvaguardie ben venga chi può dare una mano”.

Sul Museo di Roma, rispondendo a Carandini, precisa che è uno dei dieci progetti della città, il costo da sostenere è elevato, 150 milioni di euro solo per iniziare, “lo abbiamo presentato e ora dobbiamo metterlo nei bilanci economici ma è molto difficile trovare le risorse necessarie”.

La conclusione è significativa: “Sono lieto di aver vissuto questa importante stagione, rivoluzionaria e creativa”.

 Parco degli Acquedotti
Il Parco degli Acquedotti

Le conclusioni del sottosegretario Giro

La conclusione al sottosegretario ai Beni culturali Francesco Maria Giro, in rappresentanza dell’autorità politica alla quale si deve la rivoluzione del commissariamento dell’area archeologica romana. Che fa parte della strategia più generale del ministro Bondi di prendere di petto le situazioni di crisi con misure straordinarie in grado di superare di colpo situazioni consolidate e lentezze burocratiche. A tale logica rispondono i commissariamenti dell’area di Pompei, e ne abbiamo di recente illustrato gli eclatanti risultati con PompeiViva e l’apertura di due splendide Domus; nonché degli Uffizi e di Brera, per superare il degrado ambientale e la confusione di competenze con un rilancio che porterà ai “Grandi Uffizi” e alla “Grande Brera”. E’ un innesto di managerialità che percorre il Paese, da Milano a Napoli passando per Firenze e Roma.

Al ministro Bondi si è riferito direttamente l’onorevole Gito riconoscendogli il merito del “modello Colosseo”: un “sistema di efficienza e trasparenza” di grande efficacia da utilizzare anche dopo la fase commissariale, un modello che “consente di dominare i complessi problemi di un’area archeologica di milioni di metri quadri, con una gestione rivolta alla valorizzazione oltre che alla tutela. Il ‘modello Bondi’ è valorizzare per tutelare, tutelare per valorizzare, due facce della stessa medaglia”. L’attenzione del sottosegretario anche qui è rivolta a Roma nella sua identità cittadina, oltre agli aspetti di rilevanza nazionale: “Il Comune nel prepararsi alla grande sfida dei Giochi Olimpici per i quali ha presentato la candidatura, dovrà pensare non solo alle nuove infrastrutture sportive ma anche al patrimonio museale e di antichità che la città custodisce. Quindi il progetto dell’archeologia dovrà coinvolgere anche il Coni perché deve lavorare per valorizzare ciò che distingue Roma dalle altre candidate, la sua civiltà millenaria”.

Ha formulato poi una previsione che è quasi un annuncio: “Il commissariamento, che si è rivelato strumento appropriato ed efficace, durerà sicuramente fino al termine dell’anno in corso, ma credo che debba proseguire almeno nel 2011, l’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia”. Roberto Cecchi, passato dai beni architettonici e paesaggio alla Segreteria generale del Ministero, “da questa posizione nel vertice amministrativo e tecnico può dare ulteriori garanzie di prontezza decisionale e coordinamento, anche per il suo altissimo profilo”.

“La soprintendenza – prosegue Giro – aveva bisogno di un avvocato difensore che portasse avanti le aspettative spesso mortificate e disattese dei propri funzionari; si è avuto con il commissariamento, perché il lavoro dei soprintendenti, spesso oscuro e messo sotto accusa, lo si è fatto emergere, si è comunicato meglio. Sono emerse le migliori competenze che lavoravano in solitudine senza un metodo comune e avevano bisogno di coordinamento, si è avuto con il commissario”. In questo modo le risorse umane di elevato livello esistenti e quelle economiche rese disponibili “sono state finalizzate a progetti di grande valore scientifico” per affrontare e risolvere problemi giganteschi.

Dà atto che molte cose sono state già fatte, come l’accessibilità della parte superiore del Colosseo entro agosto e la sistemazione degli ipogei, parla anche della possibilità di “rendere visibili, magari con lastre trasparenti, cantieri enormi e complessi”, del lavoro svolto si vedono risultati concreti. Per l’anfiteatro Flavio c’è un progetto di restauro conservativo nel quale “i privati intervengono nella più totale trasparenza, il bando di gara contiene regole precise di assoluta chiarezza”.

Ha anche detto con forza che è sterile parlare dei tagli nelle risorse pubbliche, dipendono dalla situazione economica internazionale e devono portare a ricercare fondi alternativi e forme diverse di reclutamento del personale. “I progetti faraonici e costosi non servono a questa città, deve valorizzare quello che già possiede senza opere faraoniche. Anche all’arte contemporanea i grandi spazi di Maxxi e Macro assicurano adeguata visibilità”.

E ha concluso con un vibrante attestato di solidarietà per “l’aggressione mediatica al ministro Bondi” che ha definito “indegna violenta barbarica”, ed è rivolta a colpire “la straordinaria serietà con cui sta svolgendo un lavoro talvolta impopolare adottando con grande senso di responsabilità scelte coraggiose e innovative che hanno fatto voltare pagina rispetto al passato verso una piena valorizzazione dalla quale il Paese avrà grandi benefici”.

Area dello Stadio di Domiziano
Area dello Stadio di Domiziano

Il nostro tormentone di Via dei Fori Imperiali: risposte e prospettive

Nella discussione che è seguita, abbiamo riproposto il problema di Via dei Fori Imperiali, da noi già sollevato diverse volte come un tormentone, ma alla luce dei due fatti nuovi emersi dal Rapporto: la ricerca di continuità con l’area del Circo Massimo fino all’Appia antica e i rischi crescenti di inquinamento dell’interno del Colosseo per il particolato non lavato dalle piogge, cui si aggiunge l’accenno che è stato fatto alle vibrazioni del traffico veicolare. La cesura di Via dei Fori Imperiali potrebbe essere riconsiderata – almeno a livello di studi il cui effetto-annuncio sarebbe di per sé eclatante nel mondo – alla luce di questi fatti nuovi che si aggiungono a quanto risulta a tutti evidente. Vale anche qui l’ammonimento: “Non si interrompe un’emozione”, e che emozione!

Le risposte che abbiamo avuto nella piccola ricognizione svolta non sono state di chiusura, a parte la notazione di Bottini che “c’è il vincolo su Via dei Fori Imperiali, non si può toccare”, riteniamo sia sempre superabile per via normativa se c’è la volontà politica: con tutto il rispetto per la storia del regime, la storia romana dovrebbe avere la precedenza sul piano sia storico che culturale.

Carandini, sulla prospettiva di ricostituire l’unità dei Fori Imperiali superando l’innaturale cesura, ci ha detto che “si va in quella direzione, ma ci vogliono tempi lunghi”. E, rispetto all’effetto-annuncio di studi preliminari si è dichiarato contrario, “riaprirebbe polemiche, sarebbe negativo”. Cecchi è stato possibilista pur non nascondendone la complessità: “Se ne parla da trent’anni, è una di quelle cose su cui si dovranno fare delle riflessioni. E’ di certo più complicata delle altre parti”.

Non potevamo lasciar perdere una simile occasione per questa verifica, sono risposte che si aggiungono a quella che ci diede a suo tempo l’onorevole Giro in una precedente occasione ufficiale in presenza del ministro Bondi: almeno per l’intera legislatura non se ne parla, c’è la priorità assoluta di porre rimedio al degrado dei Fori. “Primum vivere, deinde philosophari”, commentammo, e in questa circostanza abbiamo visto come sia complesso il compito indicato dal sottosegretario e tale da impegnare tutte le risorse e le energie della soprintendenza e del commissariato con l’apporto delle migliori intelligenze del mondo dell’università e della cultura.

Tuttavia le caute aperture riscontrate fanno sperare che prima o poi, anche se certamente poi, si comincerà a filosofare: a “fare delle riflessioni” come ventilato da Cecchi per andare “in quella direzione” come prospettato da Carandini” anche se “ci vogliono tempi lunghi”. Chi vivrà vedrà.

Area dello Stadio di Domiziano
Colonne del Tempio di Venere e Roma nel Foro Romano

Come memorandum per tali riflessioni vogliamo, però, rimarcare quanto si legge nel Rapporto Cecchi e abbiamo già citato, riguardo alle nuove opportunità che pongono in una luce diversa la questione dei Fori Imperiali, di cui “si parla da trent’anni”, a riprova della sua persistenza: “In questa fase il progetto di fruizione si concentra sul tema dell’area centrale”.

E lo fa considerando che “l’area compresa tra Palatino, Colosseo, Fori e Circo Massimo ha una chiara vocazione unitaria”. Di qui la riflessione: “E’ facile, cioè, immaginare di poter vedere questi beni riuniti all’interno di un unico, ideale perimetro, superando quelle divisioni che ne rendono difficile e poco comprensibile la fruizione”. Cecchi precisa subito che non è una riflessione nuova, se ne parla non solo negli ultimi trent’anni, ma dall’’800 e c’è un progetto dell’architetto Benevolo del 1988; non se n’è fatto nulla “per l’impossibilità di intervenire così in profondità sul tessuto della città”, e con realismo aggiunge che “questo vale anche oggi, allorché contenute modifiche viabilistiche possono innescare processi difficilmente controllabili”.

Ci permettiamo di far presente che le “modifiche viabilistiche” sono state rilevanti, dalle isole pedonali alla Ztl che ha sottratto al traffico privato l’intero centro, a parte gli autorizzati; per non parlare della chiusura festiva di Via dei Fori Imperiali a seguito della scelta di favorire il passeggio, ben più modesta e meno impellente di quella strategica della ricomposizione dell’unitarietà in un’area archeologica unica al mondo con probabilità di nuovi ritrovamenti. Non abbiamo visto in queste circostanze “innescare processi difficilmente controllabili”, tutt’altro.

Ma c’è di più, il rapporto arriva alla conclusione già da noi sottolineata, che “all’interno dei Fori l’eliminazione della via Alessandrina potrebbe contribuire a rendere più semplice e più stimolante la lettura e la percezione in continuità del Foro Romano e dei Fori medesimi, compresa l’area dei Mercati Traianei, togliendo un’infrastruttura su cui si sono esercitati nel tempo episodi di forte degrado”.

Per ora portiamo a casa questa conclusione. De iure condendo ci piacerebbe leggere in un testo analogo Via dei Fori Imperiali oltre a Via Alessandrina: non c’è il ”forte degrado” della via ma quello che genera nel Colosseo e nei Fori con l’inquinamento e le vibrazioni di origine veicolare.

In questa legislatura non se ne parla, e quando l’onorevole Giro lo ha detto non c’era ancora la manovra “lacrime e sangue”, figurarsi per il prossimo triennio con i tagli e il blocco delle retribuzioni dei dipendenti pubblici per risparmiare sulla spesa. Ma per la prossima legislatura tutto sarà possibile. E se fosse l’equivalente del “Ponte sullo Stretto”? Meditate gente, meditate….

(foto tratte da: “Roberto Cecchi, Roma archaelogia, Interventi per la tutela e la fruizione del patrimonio archeologico – Secondo Rapporto , Electa, Roma 2010)

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