Giuseppe Palmero ha partecipato al Convegno tenutosi a Ventimiglia con tema “Difendere e difendersi nelle città mdievali” proponendo l’intervento “Strutture e difesa urbana a Ventimiglia tra Età comunale e dominio genovese (secc. XI-XIV)” e gli abbiamo chiesto di raccontarci questo suo lavoro con un breve riassunto.
La questione storica affrontata consiste nel chiedersi se è possibile supportare anche dal punto di vista archeologico ciò che appare noto dall’analisi delle fonti documentarie di altra tipologia. Come si sa questa città capoluogo, a partire dalla seconda metà del Duecento, e cioè quando la genovesizzazione è ormai un fatto compiuto, subisce un drastico riorientamento tattico nelle sue strategie difensive. In sostanza si dismettono tutti quegli elementi difensivi approntati in precedenza in funzione antigenovese, mentre si potenziano quelli che potevano avere un valore nel contrapporsi ad un’avanzata provenzale (molto aggressiva nei confronti di Genova in quella fase che precede il trattato di Aix-en-Provence del 1262) e se ne costruiscono di nuovi.
Attraverso l’esame dei materiali e delle tecniche costruttive impiegate in quella circostanza, ed il confronto con ciò che resta dei costrutti difensivi preesistenti, è ben identificabile l’impronta genovese per via di un uso massiccio della puddinga, a conci ben squadrati e disposti con regolarità in corsi paralleli. Un processo costruttivo che in loco non riguarderà solo l’ambito fortilizio, bensì è riscontrabile anche in scelte cantieristiche relative all’edilizia privata e che vedrà il progressivo abbandono dei materiali lapidei precedenti, se non in termini di riutilizzo.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 19 maggio 2010 - Email info@archart.it

Interessante.
Il sapere non ha prezzo ed è bene accetto da qualunque parte provenga.
(Ivo Caramello 19/05/10 ancöi che l’è a mei festa)