Italia, Isernia. Il Premio di Archeologia “I Sanniti” giunge alla V edizione


 

Sabato 22 maggio 2010, la Sala Convegni del Palazzo della Provincia di Isernia ospiterà la V edizione del Premio Internazionale di Archeologia “I Sanniti”, organizzato dai Distretti 2090 e 2100 del Rotary International, dai Club Alto Casertano Piedimonte Matese – Valle Caudina – Isernia, con la partecipazione dei Club di Campobasso e di Benevento. 

Dopo il saluto di benvenuto da parte di Vincenzo di Luozzo, Presidente Rotary Club Isernia, e il saluto delle autorità da parte di Gabriele Melogli, Sindaco di Isernia, Silvia Cianciullo, Presidente del Gruppo Giovani dell’Associazione Industriali Molise, Luigi Mazzuto, Presidente della Provincia di Isernia, e di Angelo Michele Iorio, Presidente della Regione Molise, l’evento incomincerà con il Forum Pansabellico sul tema “I Sanniti tra mos e jus”. Interverranno: Domenico Caiazza con “Sull’ammissibilità di un diritto italico”, Jorge Martinez-Pinna con “Una lex italica: il bronzo di Rapino”, Maria Pia Marchese con “Testi giuridici italici” e Loredana Cappelletti con “Le magistrature italiche”.

A seguire verrà consegnato al Professor Antonio Guarino il Premio “I Sanniti”, istituito per premiare i grandi studiosi della civiltà sannitica, favorire la riappropriazione culturale e la coesione delle aree interne, promuovere gli studi sannitici e sabellici. Lo statuto prevede che possa essere anche assegnato a personaggi nativi dell’area sannitica distintisi per meriti eccezionali. Nelle prime tre edizioni, l’onorificenza è stata assegnata ai più importanti studiosi di archeologia sannitica: Adriano La Regina, Giovanni Colonna e Aldo L. Prosdocimi; mentre la IV edizione ha premiato opere di autori giovani.

Antonio Guarino, vincitore dell’edizione di quest’anno, è nato a Cerreto Sannita nel 1914, giurista, avvocato, magistrato nonché professore di Diritto Romano, Accademico dei Lincei e Senatore della Repubblica, importante caposcuola di studi sulla società, sul diritto e la civiltà romana, al cui principio non fu estranea la civiltà safina, rappresentata dai re sabini di Roma.

 

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