La missione italiana, composta da sei persone, delle quali quattro operano presso l’Università di Torino, mentre due presso l’Accademia Kronos, aveva lasciato l’Italia all’inizio del mese di febbraio e il suo obiettivo era di riattivare il sito sudanese di Gebel Barkal, il quale, altrimenti, sarebbe rimasto chiuso per ragioni economiche. Grazie ai fondi reperiti dall’Accademia Kronos il cantiere di scavi archeologici è potuto essere attivato nuovamente.
Questi lavori di scavo hanno riportato alla luce reperti archeologici di enorme valore che testimoniano una civiltà poco nota, ma molto importante storicamente e archeologicamente: si tratta della cultura meroitica, fiorita all’ombra della grande civiltà egizia, ma non meno rilevante.
L’area archeologica di Gebel Barkal è sita vicino all’attuale Karima, a 400 chilometri circa in linea d’aria da Khartoum, la capitale. Il paesaggio nel quale s’inserisce il sito è straordinariamente suggestivo e il luogo fu popolato da tempi antichissimi. Verso il 1500 avanti Cristo venne conquistato dagli Egizi che supponevano che lì vi fosse l’origine del Nilo e, quindi, della loro sacra regalità in Egitto.
La zona è sovrastata da un monte peculiare, che s’innalza per circa sessanta metri sul pianoro sottostante a un chilometro dal fiume Nilo. In direzione meridionale si stacca un picco scosceso che venne associato al cobra, metafora della regalità. Ai piedi del rilievo venne, quindi, realizzato un sistema di palazzi e templi che restò funzionante sino al settimo secolo, quando vi giunse il cristianesimo.
L’obiettivo della missione era quello di procurarsi ulteriori informazioni su tre epoche:
- la conquista egizia del luogo avvenuta fra il 1500 e il 1100 avanti Cristo lasciò resti di alcuni santuari costruiti in pietra, fra i quali spicca per la sua imponenza il tempio di Amon. Napata diventà la capitale della Nubia, e viene rammentata anche nella famosa opera di Verdi intitolata Aida;
- nel corso dell’ottavo secolo avanti Cristo, la città di Napata diventò il fulcro di un impero i cui territori comprendevano dall’Egitto a Menfi, e realizzò nelle vicinanze alcune necropoli monumentali, che ripresero la forma a piramide per i sepolcri reali;
- in un’epoca che corrisponde alle monarchie ellenistiche, venne trasferita la capitale a Meroe, città collocata vicino al Nilo, dall’altra parte dell’area desertica di Bayuda; però, Napata restò una delle più importanti città del regno, dove veniva ripetuta la cerimonia nella quale veniva incoronato il re.
Per Accademia Kronos si è trattato di un’altra importante esperienza che si aggiunge alle altre che ha realizzato in sei anni all’estero: e questa volta sono riusciti a salvare un’area archeologica importantissima per la cultura del mondo intero, un sito che, altrimenti, avrebbe dovuto chiudere, dopo trent’anni di lavori, per l’insufficienza di fondi.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 10 marzo 2009 - Email info@archart.it


